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martedì 27 giugno 2017

Un Nabucco deludente per qualità musicale apre la 95° Stagione dell'Arena. Il vero rilancio può passare solo da una guida artistica di alto livello che ormai da anni manca al Teatro. La ricostituzione del Corpo di Ballo nei programmi del neo sindaco Sboarina. Solo propaganda elettorale o intenzioni reali?!!

Dopo ben tre anni dall'ultima novità presentata in Arena ("Un ballo in maschera" nella stagione 2014) il nuovo allestimento del "Nabucco" che ha inaugurato l'edizione del 95° Festival d'Opera in Arena lo scorso 24 giugno, avrebbe sicuramente voluto e dovuto rappresentare un importante segnale di inversione di marcia rispetto ad un periodo nero per la Fondazione Lirico Sinfonica in riva all'Adige.

Un periodo buio che ha visto da prima la Fondazione Arena sprofondare nel baratro di un gravissima crisi economico/artistica che l'ha trascinata fino ai limiti del punto di non ritorno del fallimento, per poi passare ad un commissariamento ministeriale che, per scongiurarne la liquidazione ed, almeno per il momento, l'ipotesi di una gestione di tipo privatistico del Festival in Arena (soprattutto dei suoi introiti), ha lasciato dietro di se una lunga scia di sangue e cadaveri a danno di quanti nella fallimentare gestione del teatro degli ultimi anni poche responsabilità avevano, cioè i lavoratori.

Purtroppo sembrerebbe invece che i pesanti sacrifici imposti nell'ultimo anno ai dipendenti della Fondazione Arena sotto il ricatto della liquidazione coatta amministrativa, a nulla siano valsi e che quindi poco sia sostanzialmente cambiato rispetto al passato, per lo meno sotto il profilo della qualità artistica degli spettacoli in Arena.

In fin dei conti qualsiasi sacrificio da parte dei lavoratori, compreso lo sterminio dell'intero organico stabile del corpo di ballo dell'Arena, a nulla può servire se poi vanificato da chi venga lasciato a gestire un teatro, si da risanare, ma anche da rilanciare dal punto di vista artistico.

I piani industriali di risanamento, in buona parte costituiti da sacrifici quasi esclusivamente a carico dei lavoratori (taglio delle retribuzioni, cassa integrazione, mobilità, licenziamenti collettivi, cessazioni di rami aziendali, etc.) non possono certamente servire a molto quando non mirino, oltre che a rimettere in carreggiata un'azienda dal punto di vista delle finanze, anche ad affidarla a mani esperte e competenti che possano segnare un vero punto di svolta con le fallimentari precedenti gestioni.

Quando si parla di teatro, un tipo di "azienda" dove ciò che fa veramente la differenza è inevitabilmente la qualità di quanto si veda e si ascolti in e dal palcoscenico, se un netto taglio con il passato non riguarda soprattutto la gestione artistica del Teatro stesso, allora le mensilità di stipendio lasciate dai lavoratori e la mattanza dei ballerini di un intero corpo di ballo possono solo cadere nell'oblio dei sacrifici resi vani.

Ritornando al nuovo allestimento del "Nabucco" che ha aperto la 95° stagione in Arena, è ad esso ed alla cura registica del francese Arnaud Bernard che era stato affidato il compito di mettere in scena lo spettacolo kolossal di riscatto per la lirica a Verona che potesse segnare l'inizio dell'era del rilancio. 

Ma se questi erano gli obbiettivi, ben poco si è visto, o meglio, udito in tale direzione, poiché pur sollevando critiche contrastanti in merito alle scelte registiche, questa prima rappresentazione del nuovo "Nabucco" in Arena, pochi dubbi ed incertezze sembra aver lasciato in merito alla qualità dell'esecuzione musicale che ben poco ha convinto, e quando si parla di uno spettacolo che rientra nel campo delle arti musicali, di certo non è questo un aspetto che può passare in secondo piano.

Non ci sembra proprio, quindi, che questa nuova produzione areniana, quella del "Nabucco" firmata da Arnaud Bernard, se pur giudicata da qualche critico divertente dal punto di vista registico e gradevole per impatto visivo, salvo voler poi, per qualcun altro, soprassedere su madornali errori di natura storica in cui sia incorso il regista francese nel voler ambientare in modo del tutto improbabile libretto e trama nel periodo delle Cinque giornate di Milano, creando però per questo una grave frattura tra ciò che si ascolta e ciò che si vede in scena, possa realmente costituire per la Fondazione Arena la direzione giusta per una reale svolta dal punto di vista della qualità artistica degli spettacoli proposti, in quanto molto criticata dal punto di vista della qualità musicale, per la direzione, per l'esecuzione orchestrale, certamente non a causa della qualità indiscussa di ogni singolo professore d'orchestra, e soprattutto per il deludente cast dei cantanti. Giudicata invece buona direzione è prestazione del comparto corale.

In tal senso sarebbe stato auspicabile uno sforzo maggiore proprio rispetto a quanto ormai da troppi anni il Festival d'Opera in Arena ci abbia abituato dal punto di vista della qualità musicale, a favore di un chiaro cambiamento di rotta tale da poter richiamare quel pubblico di appassionati melomani che da troppi anni, scottati dalle troppe delusioni, dissertano il Festival in riva all'Adige per affollare festival limitrofi quali Salisburgo piuttosto che Bregenz, Torre del Lago, Macerata o Caracalla. Un pubblico, questo, ben diverso da quello in bermuda, infradito e frigobar abituato ad affollare l'ultimo anello dei gradoni dell'anfiteatro romanico più famoso al mondo, quello dei posti low-cost, solo per una visita alternativa al monumento, o per spezzare la monotonia dei bagni al lago e dell'emozioni adrenaliniche del Blue Tornado a Gardaland.

Certo! Gli spettacoli in Arena sono pur sempre degli spettacoli emozionanti anche solo per il colpo d'occhio offerto dal contesto stesso, e comunque questa edizione tutta nuova del "Nabucco" dal punto di vista dell'appagamento visivo può ben giocarsi i suoi numeri.

Grande merito per questo va alle scenografie di Alessandro Camera, ma soprattutto alla loro realizzazione da parte dei tecnici dei laboratori della Fondazione Arena, "veri" professionisti che dopo aver per troppi anni subito la frustrazione di dover metter mano solo a scene commissionate all'esterno, finalmente quest'anno sono tornati a produrre in casa dando sfoggio di grande professionalità e competenza.



La riproduzione del Teatro alla Scala che padroneggia sul palcoscenico dell'Arena è un capolavoro di ingegneristica e manifattura, che lascia ancor più a bocca aperta quando ruotando su se stessa sveli una riproduzione, anche se non fedelissima, della sala interna del teatro firmato dal Piermarini, compresi tre ordini di palchetti più loggione affollati, platea e parte del palcoscenico.

Purtroppo l'impianto scenografico, se rapportato al vuoto lasciato dalla vista dei gradoni posteriori, è ben lontano dai fasti degli allestimenti più a dimensione areniana dei tempi d'oro.
Ricordiamo tutti ad esempio la prima edizione nel 1996 della "Carmen" di Zeffirelli. Ben altro colpo d'occhio.

Certo, per un allestimento messo su dai laboratori in soli due mesi dopo un'astinenza di anni, appare questo già un mezzo miracolo. Di più non si poteva pretendere.

Ma se il colpo d'occhio merita, quando di melodramma si parla, di certo l'appagamento visivo non può supplire alle gravi carenze musicali che anche i critici più indulgenti non hanno potuto evitare di sottolineare.

Se il poco spazio per le prove lasciate dal sempre più invadente programma pop in Arena può costituire un alibi per direzione ed esecuzione musicale, giustificazione che però poco può interessare a chi spenda dai duecento euro in su per sedersi in platea, la qualità del cast dei cantanti di certo non può trovare giustificazione.

Se l'obbiettivo è quello del rilancio di un teatro, le economie sono forse da perseguire nei compensi dei dirigenti ancora troppo alti e praticamente invariati anche dopo un commissariamento, negli oboli per gli straordinari forfettizzati di quadri e funzionari, nelle figure professionali inutili e cloni di se stesse o nei tanti superminimi accordati ad personam ancora a troppi lavoratori dei settori artistici dei livelli più alti, ma non di certo nella qualità del cast degli artisti ospiti.

Però un mezzo passo in avanti rispetto al passato sembra sia stato fatto, almeno per la sorte dei tecnici dei laboratori scenografici arenaiani che dopo lunghi anni di astinenza son tornati a produrre un allestimento per l'Arena, invertendo magari quel processo di deterioramento delle professionalità del teatro veronese che avrebbe previsto, ancora non molto tempo fa, anche la chiusura dell'attività dei laboratori.

E' bene però ricordare, come anche il corpo di ballo sotto la guida di Zanella, prima di esser immolato sull'altare del sacrificio in nome del risanamento economico, fosse ritornato dopo anni di "garofalismo" ad esprimersi ad un livello artistico più elevato, anche grazie ad una programmazione concepita ad oc.

Ma da ieri qualcosa a Verona può esser cambiato anche per le sorti della Fondazione Arena. Non sappiamo se la nuova amministrazione cittadina saprà mettere in campo energie e competenze necessarie per assicurare futuro certo alla Fondazione Arena per un vero rilancio artistico ed un risanamento economico, quest'ultimo obbiettivo, quello del risanamento finanziario, d'obbligo entro il 2018 rispetto alle previsioni della contestatissima Legge n.160/2016, pena il declassamento a teatro lirico e conseguente perdita dei finanziamenti governativi derivanti dal FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Di certo l'amministrazione uscente, qualora riconfermata, avrebbe portato il Teatro esattamente lì dove solo un anno fa l'aveva opportunamente condotta, vicino al fallimento e alla dismissione della Fondazione Lirica per consegnare l'Arena nelle mani degli interessi privati.

Il neo sindaco di Verona Federico Sboarina
L'impegno del nuovo Presidente della Fondazione, il neo eletto sindaco di Verona Federico Sboarina, una volta ricostituito il Consiglio di Amministrazione sarà necessariamente quello di riportare una figura di grande spessore che possa guidare artisticamente il Teatro e che ne possa assicurare un vero rilancio della qualità artistica degli spettacoli offerti, tanto per la stagione invernale, quanto per l'Arena che deve tornare ad essere sinonimo di tempio della lirica a livello mondiale.

La figura di un "vero" Direttore Artistico, ormai da anni inesistente alla Fondazione Arena, risulta quantomai fondamentale, magari pensando di sopprimere quelle molteplici figure professionali che, al di fuori delle previsioni di qualsiasi pianta organica senza riscontro in nessun altro teatro italiano, da troppi anni gestiscono artisticamente l'Arena in qualità di funzionari stabili pur assorbendo risorse economiche pari alle paghe di una figura dirigenziale, con gli evidenti risultati che ben tutti conosciamo.

Se il "Nabucco" edizione 2017 non ha segnato il passo atteso per un serio segnale di ripresa artistica, di certo men che meno si poteva sperare per questo in una ripresa di un'Aida "brutta" che già aveva molto deluso le aspettative nel 2013 al suo debutto, quella del centenario firmata da La Fura dels Baus, Aida spaziale sia per gli allestimenti che nei costi, quella che pur dovendo rimanere in programmazione per quattro anni di seguito, dopo soli due era stata lasciata in magazzino per aver fatto registrare meno pubblico nella storia delle edizioni di Aida in Arena.
Rispolverarla in una stagione in cui si cerchi il rilancio non sembra proprio una gran bella trovata, probabilmente i costi vanno ammortizzati, sono forse le scelte artistiche che invece all'origine andrebbero ben meglio ponderate.

Di certo la campagna elettorale a Verona ha visto la crisi della Fondazione Arena grande tema di scontro e confronto. Auspichiamo che le parole espresse dal neo primo cittadino anche nei confronti del corpo di ballo, verso la cui vicenda si è molto esposto, non rimangano solo propaganda elettorale, e che quindi in un prossimo futuro possa vedersi veramente ricostituito il settore del balletto in Arena.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena ancora
sotto la guida dell'ultimo direttore Zanella prima della
sua dismissione
Chi sa se il vero rilancio della Fondazione Arena possa passare anche attraverso l'inaugurazione di una futura stagione in Arena con il ritorno del balletto sul palcoscenico più famoso al mondo. Magari proprio con quel "Zorba" che tutti ricordano o di cui hanno sentito parlare, proprio nel momento in cui, dopo la soppressione del balletto anche a Caracalla, il palcoscenico dell'Arena potrebbe essere l'unica spazio in Italia ad offrire spettacoli di balletto in un grande teatro all'aperto.

Parliamo ovviamente di "spettacoli di balletto", e non di quella ormai ripetitiva serata di "Bolle & friends" che in una unica replica costa quanto una intera produzione di balletto e nulla lascerà alla storia dei grandi balletti. Certo, un'azzeccata operazione di marketing che fa registrare sempre il tutto esaurito, circa 14.000 spettatori, ma se le stesse risorse economiche fossero investite in anche sole cinque serate di un "Romeo e Giulietta" (titolo da anni assurdamente assente a Verona) prodotto dall'Arena che vedesse lo stesso Bolle protagonista e l'anfiteatro si riempisse anche solo per due terzi della capacità se ne avrebbero 50.000 di spettatori. Ben altri risultati.

La vera sfida è forse questa.

Come già detto precedentemente in qualche altro articolo di questo blog, ci vuole molta preparazione e competenza nel concepire una programmazione artistica di balletto perché, oltre al vastissimo repertorio già esistente, rappresenta sicuramente la forma di espressione artistica musicale tra quelle teatrali su cui si concentrano la maggior parte degli sforzi e delle energie a livello mondiale per nuove creazioni, sia per la gestione di costi minori che per i molteplici linguaggi di espressione a disposizione.

Le programmazioni di melodramma e sinfonico hanno ben poco di nuovo da offrire agli spazzi teatrali, per lo meno quelli tradizionali gestiti dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, programmazioni per lo più basate al 99% percento da libretti e partiture di repertorio alle quali si registrano novità solo negli allestimenti e nelle diverse interpretazioni registiche. Il palcoscenico dell'Arena insegna, la vera novità sarebbe oggi forse il balletto.

Ma è forse proprio questa mancanza di competenza da parte di chi gestisce i teatri oggi artisticamente che pone il balletto a serio rischio di estinzione, solo in Italia però, perché nel resto del mondo hanno già ben capito da anni che se si vogliono vedere i numeri è proprio nel balletto che si dovrebbe investire.


Ortensia Sal





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