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domenica 25 giugno 2017

"Nabucco" Arena 2017 - RECENSIONE da OperaClick.com: promossa la regia di Arnaud Bernard, allestimento all'altezza della gloriosa storia dell'Arena per il quale un meritato riconoscimento va ai tecnici dei laboratori areniani. Dal punto di vista musicale, bene coro ed orchestra, bocciato il cast dei cantanti.


Verona - Arena: Nabucco inaugura la stagione 2017

La nuova stagione areniana 2017, è proprio il caso di dirlo, si è aperta col botto anzi, per essere precisi, con i botti: le esplosioni dei cannoni, delle spingarde e dei moschetti asburgici che sedavano nel sangue i moti rivoluzionari del celebre '48 milanese. È infatti in questo periodo chiave del risorgimento italiano che il regista francese Arnaud Bernard ha pensato di spostare la vicenda del Nabucco verdiano. Così gli assiro-babilonesi vestono divise austro-ungariche e gli ebrei si trasformano nel popolo italiano assetato di libertà. L'impatto visivo è di grande effetto, quasi da kolossal cinematografico. Le scene di Alessandro Camera sono un autentico capolavoro di ingegneria artistica; la fedele riproduzione del Teatro alla Scala la cui piazza, insieme alle vie circostanti, diventa epicentro degli scontri fra italiani e austriaci, nel secondo atto ruota su sé stessa e mostra sul retro gli interni di un palazzo nobiliare. Ma la cosa più impressionante ci viene mostrata nel corso del quarto atto: l'imponente struttura scenografica ruota nuovamente e si trasforma nell'interno della sala del Piermarini. La platea é popolata da ufficiali austriaci mentre palchi e loggione appaiono affollati da spettatori italiani che rumoreggiano, lanciano volantini e al momento opportuno urlano e fanno comparire bandiere tricolori e striscioni con scritto VIVA VERDI. Incredibile il lavoro che è stato fatto intorno a questa costruzione al fine di rendere la necessaria fedeltà visiva ma è ancora più interessante pensare al contenuto di questo splendido involucro, in grado di portare decine di persone sino al punto più alto della struttura, garantendone ovviamente la sicurezza. Un lavoro di progettazione e realizzazione di assoluto livello.

Le idee registiche funzionano. Zaccaria diventa una sorta di Giuseppe Mazzini che arringa gli italiani a stare uniti, resistere e combattere. Nabucco, l'imperatore Francesco Giuseppe. Fenena è una principessa austriaca ed ovviamente Ismaele un ufficiale italiano. Abigaille, anch'essa principessa austriaca ma anche virago spietatissima che non esita a finire con colpi di pistola alla testa i rivoltosi agonizzanti. Una regia che intelligentemente non cerca l'inutile filologia storica ma si prende quelle piccole libertà utili a far funzionare il tutto, quasi fosse un film. Infatti potremmo dire che a Milano sarebbe stata più congrua la presenza del generale Radetzky; durante i moti milanesi del '48 non vi erano soldati italiani e tantomeno le crocerossine che nacquero a fine '800: imprecisioni certamente volute e senza dubbio perdonabili.

Davvero ben risolto il quarto atto, soprattutto il momento in cui Nabucco concede la libertà agli ebrei: per rendere la cosa più credibile la scena si svolge all'interno della Scala con Nabucco tornato ad essere babilonese sul palcoscenico insieme agli ebrei ed il pubblico rumoreggiante sulle teste degli austriaci seduti in platea; per qualche minuto abbiamo vissuto i brividi del risorgimento e non ci è stato possibile rimanere impassibili di fronte ai tricolori svolazzanti e alle scritte VIVA VERDI.

Un allestimento indubbiamente all'altezza della gloriosa storia dell'Arena di Verona.

Sotto il versante musicale le cose sono andate solo discretamente.

Innanzi tutto si è potuto contare sulla sicurezza offerta dall'esperta bacchetta di Daniel Oren. Il direttore israeliano ama da sempre Nabucco e si sente; una direzione intensa e passionale la sua, mai prevaricante delle voci e sempre con grande attenzione a tutto ciò che avviene sul palcoscenico. Pochi direttori hanno la capacità nel grande spazio areniano di far quadrare bene i conti come riesce Oren.

Buona la resa dell'Orchestra dell'Arena di Verona e davvero ottima la prova del Coro ben preparato da Vito Lombardi.

George Gagnidze nel ruolo protagonista di Nabucco non evidenzia una vocalità particolarmente voluminosa ma canta con gusto, senza forzature, mostrando un bel legato e sforzandosi di dare un senso al testo cantato.

Inizia male Tatiana Melnychenko nel difficile ruolo di Abigaille: nel primo atto infila una discreta sequenza di note calanti. Si riprende abbastanza bene nella grande aria di apertura del secondo atto ma pasticcia parecchio nella cabaletta le cui agilità sono piuttosto approssimative. Nel prosieguo dell'opera acquisisce maggiore sicurezza ma non riesce a convincere.

Non ci ha entusiasmato nemmeno Stanislav Trofimov nei panni di Zaccaria. Il basso russo ha mostrato un ottimo volume sui centri ma alcune difficoltà sul registro acuto piuttosto forzato e sui gravi raggiunti con difficoltà.

L'Ismaele di Walter Fraccaro è scenicamente atletico (corre come un ragazzino nonostante il caldo asfissiante dell'Arena) e vocalmente baldanzoso, sonoro e squillante. Ottima davvero la sua resa vocale.

Impressione positiva ha destato la Fenena ben cantata di Carmen Topciu.
Buona anche la prova del giovane Romano Dal Zovo nel ruolo del Gran Sacerdote di Belo il quale ci ha fatto sentire una vocalità maturata vocalmente e tecnicamente rispetto ai nostri precedenti ascolti.

Paolo Antognetti, qui impegnato nel ruolo di Abdallo, mostra una voce che potrebbe ambire a ruoli di ben altro spessore.

Brava anche Madina Karbeli nel ruolo di Anna.

Al termine grande e meritato successo di pubblico, nonostante il caldo torrido al limite del sopportabile.

La recensione si riferisce all'inaugurazione del 23 Giugno 2017.


Danilo Boaretto

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