Post più popolari ultima settimana

lunedì 22 maggio 2017

Rassegna Stampa - 21 maggio 2017


L’Arena cresce al botteghino e programma già il 2018 «Una Carmen tutta nuova»
Polo: «Più 13% di biglietti in prevendita per il prossimo festival»

Domenica 21 .05. 2017

VERONA Date e diversi titoli già definiti e un prezzario già on line. Mentre la stagione 2017 dell’Opera Festival deve ancora iniziare (inaugurazione il 23 giugno con il «nuovo» Nabucco), la Fondazione Arena si avvantaggia con la vendita dei ticket per l’anno prossimo. «Sul 2017 non siamo riusciti ad organizzare una campagna promozionale adeguata, viste le vicende della Fondazione e il poco tempo per agire, da fine dicembre ad oggi – spiega il sovrintendente Giuliano Polo -: a fine anno, dunque, ci siamo trovati un calendario dove c’era una serie di date, ma si dovevano ancora definire gli accordi con alcuni ospiti e con diversi artisti. Ora ci aspettiamo che, avendo agito d’anticipo già con la pubblicazione on line di alcune date 2018, ci sia un riscontro adeguato, che inizi prima».

La vendita on line dei biglietti per la futura estate lirica (sul sito www.arena.it) è iniziata da martedì scorso. Con una notizia: il prossimo festival vedrà una nuova produzione della Carmen di Bizet, l’opera fra le più conosciute e rappresentate al mondo, che inaugurerà la stagione il 22 giugno dell’anno prossimo.

In programma, poi, cinque titoli d’opera: oltre a Carmen (proposta per 13 serate in «un nuovo allestimento tutto da scoprire» promettono da via Roma), mentre il debutto di Aida (quella di Zeffirelli) è il 23 giugno, con 7 date. Il terzo titolo in programma, per 5 recite, dal 30 giugno, è Turandot (anche questo firmato da Zeffirelli), mentre dal 7 luglio, per sei giorni, torna Nabucco, per la regia e i costumi di Arnaud Bernard. L’Aida di Gianfranco de Bosio è in cartellone dal 27 luglio per 9 serate; infine, dal 4 agosto, toccherà a Il Barbiere di Siviglia, ideato da Hugo de Ana, per 5 serate. Immancabili, poi, ma ancora misteriose, le due date (29 luglio e 21 agosto) con eventi extra-festival con ospiti d’eccezione (probabile l’ormai consueto appuntamento annuale con il ballerino Roberto Bolle e una serata dedicata ai grandi della lirica, con una formula pop).

Nel frattempo, anche i risultati per il 2017 stanno appagando: «Lo confermo, anche se scaramanticamente eviterei di parlare di questo argomento – spiega Polo, sorridendo -, ma devo dire che sulle vendite 2017 stiamo avendo belle soddisfazioni. Senza troppa pubblicità, come dicevo, e con lo stesso numero di serate dell’anno precedente, cioè 48 spettacoli, stiamo registrando un incremento dei biglietti venduti del 13 per cento, sullo stesso periodo del 2016. Un segnale decisamente positivo, ne siamo contenti».

Lo spettacolo che ha venduto di più, per ora, è Nabucco: la prima è già sold out e anche le altre serate registrano prenotazioni. «Molta attenzione anche per l’Aida della Fura del Baus, oltre a quella tradizionale, che va sempre – conclude Polo – per non parlare delle serate speciali dedicate a Bolle e a Placido Domingo: rimangono pochissimi posti. Insomma, mantenendo una certa scaramanzia, posso dire che al momento, siamo davvero soddisfatti».

Silvia Maria Dubois


L’INTERVENTO
Il metodo Alitalia riproposto con la lirica
di Giorgio Benati

«Lo spettacolo dal vivo da un lunghissimo tempo aspetta un intervento di carattere normativo che lo razionalizzi e che semplifichi un po’ il sistema»(Carlo Fontana, presidente Agis, alla Settima Commissione del Senato il 22 novembre 2016). Sappiamo che alla Settima del Senato è in discussione dallo scorso ottobre il disegno di legge denominato «Codice dello spettacolo». Nelle intenzioni dovrebbe essere la legge che, dopo la n. 800 del 1967, risolverà gli attuali e annosi problemi dello spettacolo in Italia. Ho seguito in streaming i diversi interventi in Commissione e ho tenuto una corrispondenza con alcune senatrici portando un mio contributo d’idee. Ora si attende che il Disegno di legge passi alle Camere per la discussione in aula. Nel frattempo, la senatrice Rosa Maria Di Giorgi (Pd), relatrice del Ddl citato, ha avanzato una proposta al ministro Franceschini di pervenire come Governo a sanare tutto l’indebitamento delle fondazioni lirico-sinfoniche mettendo nel piatto 320 milioni di euro. La partenza non è una delle migliori dato che molti si sono subito chiesto: cui prodest?

La risposta a tale quesito è già stata anticipata su queste pagine nei giorni scorsi: ovviamente al disastrato bilancio dell’Opera di Firenze, teatro già aiutato nel 2013 dalla Legge Bray con 29 milioni e ora, a distanza di soli tre anni, con un debito lievitato a 70 milioni a fronte di un bilancio di 60. Tutto ciò, nonostante la messa in mobilità e prepensionamenti di circa 150 dipendenti (erano 430 nel 2012 ora circa 280). Come ben ricordiamo, la senatrice Di Giorgi era assessore a Firenze ai tempi del sindaco Renzi e già aveva collaborato, come lei ha affermato, al contenuto dell’art. 11 della disastrosa Legge Bray che destinava 75 milioni (poi lievitati a 130) alle fondazioni liriche in crisi (Firenze in primis). Il Teatro La Fenice di Venezia è una delle poche fondazione che non vi hanno attinto essendo ben gestita e virtuosa. Invece, data l’attuale situazione di Firenze, chiunque porterebbe i libri in tribunale ma non tutti hanno la disponibilità della brava e solerte Di Giorgi, nel frattempo diventata senatrice e recentemente anche vice presidente del Senato (per i servizi resi?)

Infatti, eccola nuovamente all’opera con la sua proposta dei 320 milioni … ad usum Delphini. Purtroppo, come Firenze anche altre fondazioni liriche già aiutate dalla Bray, versano ancora in precarie situazioni. Quando si dice una legge fatta bene (ironicamente). Ergo: non servono nuovi denari ma serve invece mettere mano con forza, coraggio e visione politica allo status normativo che regola lo spettacolo dal vivo. Servono nuove regole, una visione manageriale, minore tassazione, flessibilità nel rapporto di lavoro e semplificazione delle procedure per innovare un settore ormai al collasso e aiutarlo a rinnovarsi e a progredire.


Certo, politicamente è un lavoro difficile e urticante, ma tant’è, se vogliamo salvare il settore. Su questi aspetti abbiamo letto con piacere nei giorni scorsi le dichiarazioni di alcune (poche) forze politiche e (molte) forze sindacali ed economiche coinvolte e interessate. È un atteggiamento responsabile e lungimirante che abbiamo apprezzato. Purtroppo, è la politica che manca. Essa, a cadenze ormai cicliche, continua ad erogare denari a pioggia con un solo scopo: teniamoli buoni. Si sceglie la strada dell’incremento della spesa pubblica, comoda e appagante elettoralmente. Diciamolo: una vergogna! Almeno cercassero di legare tale intervento alla Cassa depositi e prestiti (come da noi proposto su queste pagine tempo fa) con il Mibact e le municipalità che si fanno garanti. In questo modo, almeno, i futuri presidenti, sovrintendenti e consigli di Indirizzo sarebbero maggiormente responsabilizzati dato che questi denari dovranno poi essere restituiti. Nulla di tutto ciò. Metodo Alitalia docet, soldi a perdere per un ritorno elettorale. A margine: non serve un concorso internazionale per scegliere il nuovo sovrintendente dato che i concorsi sono sempre europei ma servirebbe invece una giuria selezionatrice internazionale per togliere alla politica politicante lo spazio vitale per scelte inopportune.

Nessun commento:

Posta un commento