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giovedì 18 maggio 2017

Rassegna Stampa - 17 maggio 2017


Ammazza-debito per la lirica. «Buona idea, ma puzza di spot elettorale in salsa Pd»

Mercoledì 17 .05. 2017

VERONA Un colpo di spugna salverà i bilanci della Fondazione lirica Arena di Verona, cancellandone tutti i debiti? La notizia, data ieri dal nostro giornale, è ovviamente di quelle che fanno molto discutere. Di cosa si tratta? Di una norma in legge di Bilancio che azzera l’esposizione di tutti gli enti di cui si è fatta promotrice la senatrice fiorentina del Pd Rosa Maria Di Giorgi. Un impegno da 320 milioni di euro. «Occorre uno sforzo - ha detto ieri al Corriere Di Giorgi - per dare ai teatri la possibilità di ripartire davvero». Da Roma, sia pure con grande cautela, il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, conferma che qualcosa si sta muovendo («parliamo di somme molto importanti – ha detto ieri - e stiamo ragionando con il ministero dell’Economia per capire come si può affrontare il problema, ma io non voglio dire ”gatto finché non è nel sacco” e quindi dico che c’è ancora molto da lavorare»). Intanto però, a Verona l’argomento è più che mai al centro dell’attenzione.
Dal Movimento Cinque Stelle, il candidato sindaco, Alessandro Gennari, premette che «l’annunciata norma ammazza-debiti potrebbe essere un’ottima occasione per l’Arena», ma aggiunge che «stupisce la mancanza di coerenza da parte del governo: prima si propone la legge 160/24 che vuole declassare le Fondazioni non in ordine con i bilanci a enti lirici, mentre ora compare questa norma che, fatalità, appare essere concepita per salvare il Maggio Fiorentino, ambiente molto vicino al governo». Gennari conclude augurandosi che l’ammazza-debiti diventi comunque realtà ma sottolinea che «sarebbe anche auspicabile che si provvedesse a individuare i responsabili amministrativi che hanno causato il buco da 30 milioni con obbligo di rispondere in solido».

Anche il senatore di Forza Italia, Stefano Bertacco, spiega che «l’iniziativa della vicepresidente del Senato De Giorgi sull’azzeramento del debito va bene solamente se finalizzata alla ripartenza delle Fondazioni. Questo significa – spiega Bertacco - che l’aiuto economico deve essere puntellato dall’obbligo di azzerare il management produttore di tale disastro. Se invece tale iniziativa, - prosegue - nascesse solo per vestire di democraticità un provvedimento volto a coprire la disastrosa situazione del Maggio Fiorentino, allora dico no, perché salvare i soliti noti dal fallimento e per coprire i costi andare ad attingere dalle tasche degli italiani, magari alzando le imposte, non va bene».

La senatrice di Fare! (e candidata a sindaco) Patrizia Bisinella sostiene da parte sua che «sarebbe bello, con un colpo di bacchetta magica, cancellare tutti i debiti delle Fondazioni: peccato – aggiunge - che la realtà sia ben diversa e che questa proposta della mia collega Di Giorgi suoni un po’ troppo elettoralistica. Il problema vero – afferma Bisinella – è che questo “acuto” non è risolutivo, perché il problema delle Fondazioni sta nel loro modello di gestione: possiamo anche ripianare gli attuali debiti, ma con queste strutture tempo due anni e ci saranno altri rossi da sanare. E non potrà che essere così finché i ricavi saranno il 50 per cento - quando va bene – dei costi di produzione».

Dal Pd, infine, la candidata a sindaco Orietta Salemi, replicando anche ad alcune critiche arrivate dopo un intervento del ministro Giuliano Poletti per ricordare che «nessuno può mettere in dubbio l’impegno del Pd e del governo sul tema della Fondazione Arena: di fatto, - ricorda Salemi - grazie a un emendamento firmato dai deputati veronesi, il Pd ha salvato la Fondazione e ora c’è anche una strada normativa, certamente non facile e complessa, su cui il governo sta cercando soluzioni sostenibili e indolori per la riduzione del debito delle fondazioni. Nonostante ci siano anche delle perplessità, - aggiunge Salemi -si è comunque in una fase di valutazione iniziale. È comunque fuor di dubbio che il futuro della Fondazione Arena e le possibilità del suo rilancio dipendono dal rinnovamento della governance e da scelte di discontinuità, a partire da un bando internazionale per la selezione del sovrintendente e da una profonda revisione della Direzione artistica e amministrativa».

Lillo Aldegheri  



«Il vero aiuto alla Fondazione Arena si dà accelerando l’accesso alla Bray»

Mercoledì 17 .05. 2017


VERONA I 320 milioni non sarebbero la soluzione: così pensano i sindacati di Fondazione Arena. La proposta della vicepresidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi non sembra entusiasmarli. Non perché non vorrebbero vedere azzerati i debiti della fondazione, i 320 milioni da inserire nella legge di Bilancio, infatti, secondo il progetto della senatrice, servirebbero a cancellare i debiti di tutte le fondazioni lirico – sinfoniche italiane, ma perché lascerebbero immutati gli attuali problemi del settore. Dario Carbone, segretario provinciale Fials, analizza: «Ammesso che si riescano a trovare i soldi, questi fondi permetterebbero di ripartire da zero, ed è un fatto positivo, ma non garantirebbero un futuro. Ciò che serve davvero sono capacità manageriali che, a oggi, non si vedono. Io credo che senza adeguate competenze da mettere a capo delle fondazioni, fra due anni ci ritroveremmo di nuovo con 50 milioni di debiti. Per noi servono nuovi sovrintendenti e serve che siano chiamati a rispondere di loro eventuali responsabilità nei dissesti. Cosa che fino ad ora non è mai avvenuta». Eventualmente poi, a questi 320 milioni, andrebbero aggiunti anche quelli per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo, cosa che appare piuttosto improbabile. Il grande timore delle organizzazioni sindacali è che questo «miraggio» dei soldi sia in realtà un ricatto per il futuro: quel teatro non in regola con i conti sarà declassato da fondazione lirico – sinfonica a teatro di tradizione. «Questa che vediamo – spiega Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil – è la mano che dà, mentre gli emendamenti che la stessa Di Giorgi presenta sono la mano che toglie. È sempre lei che vorrebbe teatri di serie A e di serie B. Quindi, se davvero vuole aiutare Fondazione Arena, la invito ad impegnarsi per farci accedere alla Bray in tempi rapidi». Con Ivano Zampolli, segretario provinciale Uilcom, che conclude: «Vedersi il debito azzerato sarebbe sicuramente una prospettiva interessante, ma capire da quali altre misure è accompagnata questo progetti, potrebbe chiarire meglio la situazione».

Samuele Nottegar   

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