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martedì 9 maggio 2017

Manifestazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche a Verona - Rassegna Stampa - 9 maggio 2017


Fondazioni liriche, lavoratori in piazza «Sì alla cultura, no alla calcolatrice»
Protesta nazionale con concerto e corteo. Lettera a Mattarella. Incontro con il prefetto

9 maggio 2017

VERONA C’è un vocabolario dove, alla lettera C, «cultura viene prima di calcolatrice». Anche perché: «Il buco di bilancio non è “opera” nostra».

È la lingua - pure ironica - parlata da striscioni, cartelli, cori, lettere come quella al Presidente della Repubblica che una volta chiusa la raccolta di firme - circa 800, a Verona, in due mesi - sarà spedita a Roma. È anche il senso del documento consegnato ieri mattina dai sindacati in prefettura, a Verona, dopo che tra Piazza dei Signori (concerto diretto dal maestro Fabio Fapanni) e Piazza Bra (corteo) i lavoratori della Fondazione Arena si sono mescolati - nella protesta - con i rappresentanti delle altre tredici Fondazioni italiane.

Parliamo di un documento che «porta il prefetto», parola di Dario Carbone di Fials, «a condividere le nostre preoccupazioni» e in cui - ribadendo «la grave situazione dovuta agli effetti dell’art.24 della legge 160/2016» - si ricorda come «la crisi che interessa le Fondazioni liriche è conosciuta ma lo stato d’indebitamento fin qui è stato affrontato solo agendo sul costo del lavoro, dalla progressiva espulsione della danza alle esternalizzazioni di molti servizi e la riduzione dei salari dei lavoratori dell’Arena di Verona». Il punto: «Non s’è mai agito nella verifica delle gestioni ma il problema principale è ora quello delle risorse», ossia quelle locali «che calano», quelle del Fus «decurtato del 54,94% dal 1985 al 2015», quelle private che «scontano una mancata attenzione delle imprese verso il mecenatismo». 

A chiedere attenzione sono loro, cioè i 500-600 professionisti dell’arte che ieri si mescolavano tra loro per gridare che «d’arte ci abbiamo fin qui vissuto, dopo studi e sacrifici, e ora non vogliamo morirne». Tipo Nicola Pozzan, 30enne, tecnico di scenografia, uscito dall’Accademia di Belle Arti di Verona, stagionale da 5 anni: «Sono disposto a tutto pur di non perdere questo lavoro. Tanto che quest’anno farò avanti e indietro fra l’Arena d’estate e il Regio di Torino in inverno. Come anche tanti macchinisti, cerco un equilibrio nel precariato». «Chi va in pensione non è rimpiazzato, “esternalizzano” lavori che potremmo fare noi, sembra vogliano far morire il reparto», testimonia Pierluigi Marcolungo, fabbro ai laboratori dell’Arena dal 1981. «La direzione di una cultura che si autofinanzia è un non-senso e Verona deve rendersi conto di quale fonte di cultura sia la Fondazione», suggerisce Evgeni Kurtsev, primo ballerino di quel corpo di ballo dell’Arena che ora non c’è più: «Siamo in 13, licenziati da poco perché dichiarati “esuberi”, eravamo l’unico balletto del nordest italiano…».

Tutte voci cui dovrà prestare ascolto la prossima amministrazione - nel corteo, ieri, i candidati sindaco Alessandro Gennari del M5S, Michele Croce e Michele Bertucco («Fondazione Arena deve restare pubblica e vanno tagliati i rami secchi come Arena Extra e Museo Amo», dice quest’ultimo) - c’è poi uno dei tasti su cui battono i sindacati. Detta ai taccuini Massimo Castellani della Cisl: «Spero che il prossimo sindaco veda nell’Arena un tutt’uno: se ospito in Arena un cantante pop per 13 serate, poi non posso dire di non avere i soldi per la Fondazione Arena». Spiega Lucia Perina di Uil: «Verona rischia di diventare il capolinea del massacro della cultura, servirà una visione della città e l’augurio è di un nuovo sovrintendente contrario a privatizzare la Fondazione». «Anche perché le categorie economiche pensano soltanto a spremerla, l’Arena», le va dietro Michele Corso di Cgil: «Il prossimo sindaco nomini un sovrintendente dalle competenze adatte e con un piano di rilancio che sfrutti le competenze dei lavoratori». Rimarca Paolo Seghi di Slc-Cgil: «Il prossimo sindaco dovrà ricordarsi che l’impatto della Fondazione sulla città è duplice, d’estate in Arena e d’inverno al Filarmonico». E infine Paolo Carbone di Fials: «A oggi su Verona sembra non esistere il tema della responsabilità di chi ha provocato il disastro. Servono scelte artistiche e amministrative fatte da persone competenti. Solo a quel punto si potrà recuperare anche un’immagine dopo il colpo assestato due anni fa dal sindaco Tosi, quando disse che la lirica non tira più…».

Matteo Sorio 




MANIFESTAZIONE. In piazza dei Signori e poi in Bra è andata in scena l'iniziativa nazionale dei lavoratori dello spettacolo

Fondazioni liriche nella bufera
Proteste a suon di musica
 Arie dal Nabucco e dalla Traviata hanno accompagnato le rivendicazioni sindacali «contro la legge 160 che rischia di trasformare gli enti in semplici teatri senza fondi»

martedì 09.5.2017 CRONACA, p. 17

Salviamo la cultura. Salviamo le fondazioni lirico sinfoniche».È questo l'inno che si è alzato ieri in piazza dei Signori, mentre i lavoratori della Fondazione Arena intonavano dal palcoscenico gli Arredi festivi del Nabucco o il Coro dei mattatori e delle zingarelle della Traviata. A poche settimane ormai dall'inizio della stagione, è andata in scena una manifestazione di protesta nazionale contro l'articolo 24 della legge 160 del 2016 e il disegno per un nuovo Codice dello Spettacolo che, secondo gli addetti ai lavori, rischiano di portare al declassamento delle fondazioni "che perderebbero, oltre alla loro identità e capacità di offerta professionale, la loro enorme capacità e potenzialità di offerta».

La legge 160 e il disegno per il nuovo codice, secondo i segretari nazionali di Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal e Slc Cgil «riducono le fondazioni ad aziende che devono mantenere in equilibrio il proprio bilancio, mentre il problema della cultura è ben diverso e il Paese dovrebbe capire l'importanza di investire in questo settore». Delle attuali 14 fondazioni liriche, solo due potrebbero restare tali: la Scala di Milano e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, garantite da un finanziamento triennale e dal riconoscimento di una condizione di eccellenza. Tutte le altre, inclusa quella di Verona, rischiano presto di essere trasformate in teatri lirici, «declassate al livello dei teatri non stabili, senza più undici mesi lavorativi, nell'ottica di ridurre i contributi statali», attaccano i rappresentanti sindacali.Che sia un momento delicato per le fondazioni liriche, è un fatto assodato. A maggior ragione ciò vale per la Fondazione Arena, che da due anni sta lottando per la sopravvivenza, ma è ancora in attesa dell'ammissione al percorso di salvaguardia intrapreso con la legge Bray. «Riteniamo che questo ritardo sia gravoso, incomprensibile e persino dannoso agli sforzi che si stanno comunemente facendo affinche la prossima stagione lirico-sinfonica segni una svolta nella proposta artistica e culturale», commentano Paolo Seghi della Slc Cgil, Antonio Belviso della Fistel Cisl, Ivano Zampolli della Uilcom Uil e Dario Carbone della Fials Cisal. I sacrifici ci sono stati. Attualmente i dipendenti in organico sono circa 280, a cui vanno poi aggiunti 800-900 lavoratori stagionali: tra ottobre e novembre ci sono stati due mesi di interruzione dell'attività (i dipendenti hanno aderito al Fondo integrativo di solidarietà, una sorta di cassa integrazione) e dallo scorso gennaio è stato cancellato il corpo di ballo. Ma l'ammissione alla legge Bray non è ancora stata confermata. Qualche riscontro positivo, in termini di recupero di progettualità, sembra comunque già esserci sotto la guida del commissario Carlo Fuortes e del sovrintendente Giuliano Polo: la direzione ha annunciato ai sindacati che entro fine mese verranno già messi in vendita i biglietti per la stagione 2018. I passi da fare, però, sono ancora tanti.

Se il segretario generale della Uil Lucia Perina ha voluto porre l'attenzione sul senso di responsabilità dei lavoratori, che hanno accettato numerosi sacrifici loro malgrado, Michele Corso della Cgil ha chiesto che il rilancio della Fondazione Arena «rientri tra le priorità dei candidati sindaci e di chi andrà ad amministrare la città». D'accordo anche Massimo Castellani della Cisl, secondo cui in futuro «ci dovrà essere una gestione integrata dell'Arena intesa come monumento e contenitore di spettacoli lirici e concerti pop, in modo che anche la musica leggera vada a sostegno del festival areniano».

I sindacati hanno poi presentato le proprie preoccupazioni in Prefettura al capo di gabinetto Alessandro Tortorella, prima di trasferirsi in corteo in Bra, dove hanno metaforicamente abbracciato la loro, e nostra, Arena.

Manuela Trevisani


UN NO alla privatizzazione quello di Michele Bertucco, candidato sindaco per le liste Verona in Comune e Sinistra in Comune, che ieri era alla manifestazione in piazza dei Signori.

«L'atteggiamento ambiguo di una grossa parte della politica cittadina nei confronti della Fondazione Arena tiene in bilico lavoratori e futuro dell'ente: si passa dall'aperta ostilità del sindaco uscente, che qualche tempo fa ha chiesto la liquidazione coatta dell'ente, al cerchiobottismo di altre formazioni che non sanno cosa dire sulla proposta di privatizzazione», dice. «Per noi la Fondazione Arena deve restare in mano pubblica e va rilanciata: oltre a essere fonte di ricchezza per la città, è una risorsa culturale inestimabile che non si adatta ai progetti di mercificazione proposti»

Manuela Trevisani

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