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giovedì 11 maggio 2017

Intervento di Tosi dopo la Manifestazione delle Fondazioni Liriche a Verona - Rassegna Stampa - 10 maggio 2017


Enti in crisi.
Il sindaco replica dopo la manifestazione nazionale.

«La lirica è in crisi Va cambiato il modo di gestirla»

Tosi: «Tutti i grandi teatri, ad eccezione della Scala hanno debiti milionari. Bisogna cambiare la politica sindacale che è basata sulla difesa dei privilegi»

Mercoledì 10 maggio 2017

VERONA - All'indomani della manifestazione nazionale di protesta che ha portato i rappresentanti delle fondazioni liriche a Verona, il sindaco Flavio Tosi interviene con l'intento di dimostrare come le difficoltà vissute in riva all'Adige siano in realtà simili a quelle delle altre realtà italiane.«Se la quasi totalità delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la sola eccezione della Scala di Milano (che ha tra gli sponsor nove multinazionali), vivono uno stato di crisi è perché esistono motivi strutturali nelle loro modalità di gestione, per le quali è ormai necessaria e indifferibile una svolta profonda e radicale», sostiene Tosi, che è stato presidente del consiglio di indirizzo della Fondazione fino all'aprile del 2016, con l'arrivo del commissario Carlo Fuortes. Il sindaco snocciola le cifre dei debiti delle varie fondazioni a fine 2015: 24,9 milioni per il Teatro Comunale di Bologna, 69,7 per il Maggio Musicale Fiorentino, 38,3 milioni per il Teatro Carlo Felice di Genova, 43,8 milioni per il Teatro San Carlo di Napoli, 54 milioni per il Teatro dell'Opera di Roma, 27,2 milioni per il Teatro Verdi di Trieste. «Chi, come Cgil e Fials veronesi (cioè grillini e comunisti), pensa di risolvere i problemi con vecchie soluzioni, con lo sguardo rivolto al passato, prospetta soluzioni che appartenevano a un mondo che non esiste più: quello del debito pubblico senza limiti e freni», sostiene Tosi, rilanciando l'idea di una privatizzazione della Fondazione, così come prevede ad esempio il progetto Manni-Lambertini-Maccagnani. «Una situazione tutta italiana perché all'estero sopravvivono brillantemente Teatri lirici che prosperano grazie a una gestione con impostazione di tipo manageriale e privatistico». Secondo Tosi, numeri alla mano, è evidente che lo squilibrio strutturale fra costi e ricavi non è dovuto all'extra lirica, bensì alla modalità di gestione pubblica: nel 2006 (sotto la gestione Orazi) il totale dei costi di produzione fu di 51,8 milioni di euro, mentre il totale dei ricavi di biglietteria fu di 24,4 milioni. Nel 2015 (gestione Girondini) il totale dei costi di produzione fu di 45,9 milioni e quello dei ricavi di biglietteria di 22,2 milioni. Nel frattempo, dal 2009 al 2014, i contributi pubblici sono scesi di 7 milioni di euro. «Solo salvando i bilanci si possono salvaguardare i posti di lavoro, ma la salvaguardia dei bilanci presuppone l'abbandono di una politica sindacale imperniata sulla difesa ad oltranza dei privilegi contrattuali». E conclude: «In questo senso è apprezzabile, allora come ora, la posizione costruttiva del segretario della Cisl, Massimo Castellani, che vede nel connubio lirica-extra lirica un modo per sostenere la lirica e mantenere i conti in ordine».
Manuela Trevisani

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