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giovedì 18 maggio 2017

Cecilia Gasdia: "il declino dell'Arena iniziò con Girondini" - da Vvox.it


Arena, la cantante lirica Gasdia: «declino iniziò con Girondini» 
Candidata per Sboarina, boccia il progetto di “privatizzazione”. E guarda alla sovrintendenza della Fondazione: «ho le competenze necessarie»

Cesare Galla - 17 maggio 2017

La prima volta che ha calcato il palcoscenico dell’Arena aveva 16 anni e ancora adesso quando ne parla s’infervora. «Avevo il mito dell’opera nell’anfiteatro. Sono riuscita a farmi prendere come figurante per l’Aida del regista Carlo Maestrini, uno spettacolo passato alla storia perché le scene di massa non lo erano per modo di dire: mille persone tutte insieme. Esperienza indimenticabile e fondamentale». Ben presto, Cecilia Gasdia sarebbe passata dai foltissimi ranghi delle comparse a quelli ultra-selezionati delle primedonne areniane, ovvia conseguenza di una carriera di alto livello sbocciata nel 1982, quando all’ultimo sostituì Montserrat Caballè nell’Anna Bolena di Donizetti alla Scala e raccolse il suo primo trionfo.


Tutto suo un “primato” non invidiabile ma sintomatico del carattere del personaggio: avere rischiato la pelle per l’Arena. È accaduto vent’anni dopo il suo debutto come comparsa, nell’agosto 1996, durante una replica del Barbiere di Siviglia, in cui cantava la parte della protagonista, Rosina. «Stavo malissimo già prima che si andasse in scena, lancinanti dolori addominali, ma la sostituta non c’era, non si trovava. Così ho fatto lo spettacolo, in condizioni devastanti. Alla fine mi hanno portata direttamente all’ospedale e operata d’urgenza nel cuore della notte. Avevo un’imponente emorragia interna, mi hanno presa per i capelli».

Ci furono molte polemiche, allora, sui problemi organizzativi che portarono a questa situazione, ma l’anno dopo Cecilia Gasdia era ancora e nuovamente protagonista in anfiteatro, questa volta come Hanna Glawari nell’operetta “La vedova allegra”. Da allora e fino a quando le sue presenze operistiche non si sono diradate, il soprano veronese è stato nome ricorrente nelle locandine areniane: oltre che nel Barbiere ha cantato in Bohème, Carmen (Micaela), Turandot (Liù), perfino in Pagliacci. E spesso la si è sentita anche al teatro Filarmonico, in opere e concerti.

Oggi, meno pressanti le esigenze esecutive, il soprano veronese è alla guida di Opera Academy Verona, un consorzio privato finanziato dalla regione e dal ministero della Pubblica Istruzione che ha forti legami con la Fondazione Arena (il sovrintendente ne è presidente) e realizza master di primo livello in regia lirica, scenografia e composizione teatrale. L’incarico ce l’ha dal 2015 e in questi due anni è riuscita a rinsaldare le non floride finanze dell’Accademia e a garantirne la prosecuzione per un altro decennio (fino al 2028) mentre a Verona c’era chi pensava, da amministratore pubblico, alla chiusura.

In questo stesso periodo, la Fondazione Arena ha attraversato i momenti più drammatici e convulsi della sua crisi, rientrata ora in un alveo più normale con il sacrificio dei dipendenti (che hanno accettato un piani di ristrutturazione molto pesante) e l’arrivo alla sovrintendenza di Giuliano Polo, nominato dal commissario Carlo Fuortes. Già nella primavera 2016 Gasdia non era rimasta a guardare, e aveva scritto una lettera aperta al ministro Franceschini, pubblicata sui giornali veronesi, per scongiurare l’ipotesi della liquidazione coatta, che il Consiglio di Indirizzo presieduto da Flavio Tosi aveva deliberato, e per invocare le ragioni della qualità artistica e della competenza.

Oggi, mentre la volontà di impegnarsi per Verona si concretizza anche nella scelta, a lungo meditata, di candidarsi al consiglio comunale (è capolista di Fratelli d’Italia, che sostiene la candidatura a sindaco di Federico Sboarina) se ripensa a quegli eventi Cecilia Gasdia non cambia opinione. «Il declino della Fondazione è iniziato con la nomina a sovrintendente di Francesco Girondini, che avrà altre competenze ma certamente non aveva quella di amministratore e gestore di una Fondazione dell’importanza e delle dimensioni di quella areniana. Né ha dimostrato di maturarla. So che ora chi difende la passata gestione punta il dito contro la diminuzione dei fondi pubblici, ma nessuno ha percorso l’unica strada possibile in una situazione del genere: se i soldi diminuiscono, bisogna investire sulla qualità, per riuscire ad attrarre altri finanziamenti. E non è solo un discorso di cantanti famosi. Ma alla Fondazione Arena, dal 2008 in avanti, invece di investire delle cose da fare, per farle sempre meglio, hanno deciso di mettere soldi in iniziative disastrose come il Museo Amo. Prima di Girondini? C’erano figure professionali. Certo ci saranno stati alti e bassi, ma questo accade nella vita dei teatri. Il fatto è che il sovrintendente dev’essere insieme manager, amministratore, artista».

E sul fatto che ci sia chi propone (una parte dei sindacati e ora anche i 5 Stelle) di trovare una figura super partes, magari all’estero, Gasdia riporta comunque al punto: «Si può anche fare, ma il nodo è un altro: chi lo sceglie, il sovrintendente? Se chi sceglie non ha le conoscenze e a sua volta le competenza necessaria, siamo da capo». La chiamata alla competenza e alla centralità del “prodotto-lirica” si riflette anche in un’altra idea del soprano veronese. «Concordo con il sovrintendente Polo, le attività extra-Arena vanno gestite dalla Fondazione, e organizzate in modo che si preservino i tempi necessari a realizzare spettacoli di lirici di alta qualità. In quel 1976, quando ho fatto la comparsa per la prima volta, già in maggio si facevano prove dentro all’anfiteatro. Oggi, spesso non c’è neanche lo spazio per le generali. Io non sono assolutamente contro il rock, ma gli eventi di questo tipo devono essere delimitati cronologicamente nel corso dell’anno: in primavera fino a maggio, poi da settembre».

Quanto alle istanze privatizzatrici, non ha soverchio trasporto per le “sirene” veronesi. «È per strada una riforma del sistema-lirica che porterebbe alla privatizzazione forzosa di tanti teatri, ovvero alla loro chiusura. E questo è inaccettabile. Nella situazione attuale e di Verona, la presenza dei privati è già prevista dalle legge come pure dallo statuto della Fondazione Arena, ed è meglio fermarsi qui». In passato, il nome di Cecilia Gasdia è stata varie volte fra quelli che giravano per l’incarico di direttore artistico.


La sua discesa nel campo politico-amministrativo rende inevitabile che da più parti la si veda di fatto candidata alla sovrintendenza, specialmente in caso di vittoria di Sboarina. Lei non si nasconde: «sono interessata, naturalmente. Perché credo di avere le competenze necessarie, specialmente artistiche e teatrali, e perché non voglio più limitarmi a stare nel folto gruppo dei veronesi arrabbiati per le sorti della Fondazione Arena, ma penso sia giusto intervenire. Non ho bisogno di fare carriera, cerco di dare una mano a questa città e fare risorgere l’Arena. Oltre alle competenze servono intuito, fantasia, amore per il teatro. E voglia di puntare in alto».

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