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giovedì 11 maggio 2017

"Arena, chi vota per Tosi vota per privatizzazione" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena, chi vota per Tosi vota per privatizzazione           
Il destino della Fondazione dovrebbe essere uno dei temi principali della campagna elettorale. Ma le ambiguità si sprecano e nessuno ascolta chi ne sa


di Cesare Galla - 11 maggio 2017

Il sindaco uscente di Verona Flavio Tosi ha dettato la linea del suo schieramento su Fondazione Arena. Inevitabile il riaccendersi della polemica, che era finita sotto traccia da quando il ministro dei beni Culturali, Dario Franceschini, ha dato il benservito a lui e al suo Consiglio d’indirizzo, ormai più di un anno fa. Dopo un lungo silenzio solo occasionalmente interrotto da ininfluenti sortite, Tosi non ha detto in sostanza nulla di nuovo, ripetendo i suoi tormentoni sulla crisi della lirica, sulla necessità di cambiare registro gestionale, sui “privilegi” e sulle “colpe” dei dipendenti e via banalizzando.

Inesistente qualsiasi considerazione sulle responsabilità dirigenziali nel crack dei conti verificatosi durante la sua decennale presidenza della Fondazione. Il solito aggressivo armamentario dialettico, lo stesso che un anno e mezzo fa aveva incendiato lo scenario della crisi, distruggendo quel che restava delle relazioni sindacali, e che stavolta ha suscitato un paio di puntute repliche dalle organizzazioni dei lavoratori finite nel mirino. Risposte stizzite, nelle quali si ribadisce ciò che è noto a tutti: i dipendenti il conto della crisi lo hanno già pagato (azzerato il corpo di ballo) e lo stanno ancora pagando con una riduzione dello stipendio annuo di oltre il 16 per cento (due mensilità su 12 in meno) per i prossimi tre anni.

Il sindaco uscente continua a battere gli stessi chiodi, ma almeno per un aspetto questa volta la sua sortita giunge opportuna – e non è un giudizio di merito, ma sui tempi. Ha chiarito infatti che se la sua fidanzata, la senatrice Patrizia Bisinella, venisse eletta al suo posto, si assisterebbe al tentativo di accelerare sulla strada della privatizzazione degli spettacoli lirici nell’anfiteatro. Secondo lui – così in una una conversazione con il quotidiano “L’Arena” – la “gestione manageriale privatizzata” è l’unica che può assicurare prosperità ai teatri lirici. Un via libera ufficiale, in pratica, al piano messo a punto dagli avvocati Lambertini e Maccagnani e dall’imprenditore Manni.

Evviva la chiarezza. Nel bel mezzo di una campagna elettorale complicata, frammentaria e confusa, i cittadini elettori di Verona almeno una cosa ora la sanno: chi vota per lo schieramento di Tosi vota per la privatizzazione dell’Arena. Sul tema, alcuni candidati degli altri schieramenti si sono talvolta espressi con discreta chiarezza contro la privatizzazione (pensiamo a Croce, Gennari, Bertucco), ma quasi casualmente, in via di discorso, senza la convinzione di chi è consapevole che la questione è cruciale, imprescindibile, fondamentale.

Ora che Tosi ha preso posizione così nettamente, diventa a maggior ragione evidente che il destino di Fondazione Arena non può essere solo un argomento complicato e ingrato, da trattare con le pinze, ma uno dei temi principali e centrali nella campagna elettorale. Basterebbe considerare l’importanza di tutto quel che gira intorno al festival dal punto di vista economico e produttivo (lasciamo stare i valori culturali, che tanta sensibilità, ahimè, non raccolgono da nessuna parte) per imporre questo soggetto sulla prima pagina di tutte le agende. Ma così non è. I tatticismi e le ambiguità si sprecano, al top il “nuovo approccio al dialogo fra pubblicato e privati” della candidata Pd, Salemi (che vorrà dire?). L’impressione è che la poca concretezza sia direttamente proporzionale alla scarsa o approssimativa informazione sul merito.

Per esempio, il sindaco uscente non si cura di quello che il sovrintendente Polo negli ultimi mesi ha più volte assicurato, e cioè che i conti sono ora in una situazione di compatibilità strutturale. Ovvero che il bilancio è in pareggio, e l’emorragia delle perdite è finita. E preferisce impugnare come una clava i dati del debito di tutto il sistema lirico, notoriamente molto pesanti. Trascurando però il fatto che lo Stato ha già fatto il suo per “congelare” questa situazione, con una (costosa) legge apposita, la famosa o famigerata Bray. Che è l’atteso salvagente anche per l’Arena.

In questo momento, agli antipodi della “crisi della lirica” evocata da Tosi (il pubblico dell’opera cala nell’anfiteatro, ma altrove cresce e anche molto. Strano, vero?), la sfida è esattamente la stessa che in generale riguarda le periclitanti economie dell’Unione Europea: investire per crescere. E come potrebbe crescere, in saldezza gestionale e forza propositiva, la Fondazione Arena? Una proposta di soluzione l’abbiamo sentita, a sorpresa, in occasione della prima delle “Messedaglia Lectures” organizzate dall’Università di Verona, ed è venuta dal sovrintendente Polo.


La sortita era importante, ma è rimasta confinata nell’aula magna dell’ateneo, perché i giornali non ne hanno mai parlato. Il 20 aprile il sovrintendente ha detto che Fondazione Arena sarebbe pronta per assumere in proprio la complessa partita della gestione extra-lirica. Per ottimizzare il rapporto oggi conflittuale (specie sul piano organizzativo) fra i vari tipi di spettacoli, per renderlo davvero profittevole molto più di quanto non sia, guardando gli asfittici conti della controllata fuori controllo “Arena Extra”. Addirittura per impostarne la logica artistica fuori dal bailamme attuale di gran baraccone del pop-rock purchessia. Ecco, sarebbe importante che tutti i candidati sindaci si esprimessero su un’idea del genere, visto il ruolo fondamentale del Comune in questa partita. Tosi non serve che aggiunga nulla, quello che pensa e quello che ha fatto (e non ha fatto) in tutti questi anni lo sappiamo già.

1 commento:

  1. Penso,e spero,che nessun dipendente stabile oaggiunto voti ancora per questo individuo.Familiari,amici e conoscenti compresi!! TOSI-BISINELLA NO GRAZIE

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