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mercoledì 5 aprile 2017

Rassegna Stampa - 5 aprile 2017


Arena Extra, Tosi sfratta Girondini. E a Roma bilancio in rosso per Fuortes
Tolta la stanza a Palazzo Barbieri.
Bertucco: la società va messa in liquidazione

mercoledì 5 aprile 2017

VERONA Tosi «sfratta» Girondini, e intanto a Roma Carlo Fuortes (commissario straordinario dell’Arena di Verona) si ritrova in cattive acque con il Teatro dell’Opera di cui è sovrintendente e che pare spenda più di quanto incassi.

Partiamo da Palazzo Barbieri, dove la società Arena Extra, guidata dall’ex sovrintendente areniano, Francesco Girondini, non ha più la disponibilità dell’ufficio che il Comune le aveva messo a disposizione il 5 settembre scorso. In realtà, l’impiegata che avrebbe dovuto lavorarvi non s’è mai vista, e quella stanza non era mai stata utilizzata. Ma Michele Bertucco (Piazza Pulita) va subito all’attacco. «Questa decisione – dice Bertucco - infittisce il mistero su quella che è sempre di più una società fantasma: il nuovo corso della Fondazione Arena (il nuovo sovrintendente Polo, ndr) ha detto chiaramente di non volerne più sapere di Arena Extra, tanto è vero che ha preteso e ottenuto che ad occuparsi della gestione dell’extralirica sia il Comune. L’organizzazione degli eventi pop – aggiunge - sembra essere finita nelle mani della giunta, ma a questo punto appare lecito domandarsi: cosa si aspetta a mettere in liquidazione Arena Extra, oggetto misterioso dai bilanci opachi e dalla gestione discutibile?».

Da Roma, intanto, arrivano notizie negative sul Teatro dell’Opera della capitale, guidato da Carlo Fuortes, nonostante i 25 milioni ottenuti dalla Bray. Secondo Il Fatto Quotidiano , «il costo degli spettacoli è superiore agli incassi, i debiti sono aumentati, il teatro è alla canna del gas e la liquidazione è quasi una certezza». Lo stesso Fuortes ribatte che il Teatro produce cultura e non saponette. Ma secondo il quotidiano romano Il Tempo , sarebbe in corso un’inchiesta da parte della procura regionale della Corte dei Conti, dopo un esposto presentato dall’Acf (Arbitro per le Controversie Finanziarie), secondo cui «il monitoraggio e l’analisi eseguite indicano un buco di bilancio pari a 40 milioni di euro» mentre «i cittadini romani avrebbero subito un danno erariale di ben 130 milioni di euro».Da rilevare infine come nella capitale si litighi su di un tema sollevato più volte anche in riva all’Adige. Sentito da Il Fatto , Federico Mollicone di Fratelli d’Italia tuona infatti che «ammesso che la biglietteria sia aumentata, ma è tutto da dimostrare, lo ha fatto sostituendo la lirica con la musica pop trasgredendo il regolamento delle fondazioni liriche sinfoniche che prevedono la promozione della lirica».

Lillo Aldegheri

Il Nabucco e la co-produzione con San Pietroburgo che non c’è.
La brutta figura e quella pace sindacale

di Giorgio Benati

Quando si dice «un fulmine a ciel sereno». È quello che abbiamo vissuto nel leggere domenica su queste pagine il contenuto dell’articolo a firma Gloria Bertasi: l’annunciata (con enfasi e ai quattro venti) coproduzione del Nabucco inaugurale tra la Fondazione Arena e il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo non è mai esistita. Nei virgolettati del citato articolo le dichiarazioni ufficiali rilasciate dal Mariinskij alla giornalista. Non ho parole. Siamo basiti. Dopo la brutta immagine che abbiamo offerto al nostro pubblico e al mondo intero con il commissariamento dell’ente ora, ad maiora , aggiungiamo anche questa brutta figura internazionale. Le scuse alla città non sono bastevoli. Chi ha causato questo enorme danno all’immagine dell’Arena deve trarne le debite conseguenze. Ovviamente, con le scuse (quelle sì), di chi ha voluto questo stato di cose a Verona. Avevamo già avanzato tempo fa la fragilità (oltreché la inopportunità) della nomina del sovrintendente. Purtroppo, come già avvenuto in passato, siamo stati anticipatori di uno stato di cose. Con la Fondazione Arena non c’è mai fine al dolore e alla vergogna. Ma non è tutto, purtroppo. Una domanda: come mai i lavoratori e i sindacati sono tranquilli e non evidenziano, come fatto in passato, carenze gestionali e qualitative pur in presenza di gravi inadempienze gestionali (vedi il Nabucco ma non solo)? La risposta è semplice: perché il prof. Polo continua ad erogare nelle buste paga i benefici del Contratto Integrativo Aziendale il cui costo per l’ente, come sappiamo dai bilanci, è di oltre 5 milioni di euro. Cui prodest ? Ovviamente alla pace sindacale e anche, aggiungiamo noi, a far vedere all’esterno che si è un bravo manager essendo i dipendenti tutti al lavoro senza lamenti e contestazioni. Ma la Legge Bray all’Art. 11, comma 1, lettera g) obbliga le Fondazioni che chiedono di accedere ai benefici della legge per risanarne i bilanci «la cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore …», cioè di uno dei significativi capitoli di spesa. Auguriamoci che tale decisione non attivi l’interesse indagatore della Corte dei Conti, posteritas iudicet . A tutto questo, va poi aggiunto che tali risparmi, qualora accantonati, sarebbero serviti a sanare i debiti accumulati in questi anni oppure a far fronte ai costi per il rilancio dell’ente. Ma tant’è! Evidentemente ognuno pensa al proprio tornaconto presente e futuro e non al bene comune che, come sappiamo, si chiama Fondazione Arena di Verona. Da ultimo, credo sia corretto e opportuno ricordare che i contatti in corso tra San Pietroburgo e Verona vertono unicamente sulla trattativa nel merito della supposta tournée a novembre della Fondazione Arena in quella città per l’inaugurazione del nuovo stadio. Evento questo già programmato e pianificato dalla passata gestione Girondini.

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