Post più popolari ultima settimana

Post più popolare ultimo mese

sabato 1 aprile 2017

Lettera di Marco Fagioli, ballerino licenziato dall'Arena - da A.L.A.T.O. al servizio della Cultura (English version)

      Mi chiamo Marco Fagioli.



    Scrivere è già di per sé un’operazione estremamente difficile per la difficoltà di rendere su carta i sentimenti, ma in questo caso principalmente per due motivi: il primo è che non vedo  perché qualcuno debba interessarsi a ciò che scrivo;  il secondo motivo è che scrivere non è il mio mestiere…perché  il mio mestiere è

…danzare.

    Mi ammalai di danza da bambino, quando avevo circa cinque anni, per colpa di mia madre, che volendomi trovare un’attività pomeridiana, pensò a quella che era stata la sua passione.   Onestà vuole che io confessi che tra me e Tersicore non fu esattamente un colpo di fulmine.     La mia prima lezione di danza si concluse in una decina di minuti, il tempo di appendermi mani e piedi alla sbarra e percorrere così parte del perimetro della sala, prima di essere placcato dalla povera maestra e riconsegnato alla sbigottita genitrice. Ciò nonostante parve a tutti una buona idea che io mi  ripresentassi alla lezione successiva.

    I primi anni trascorsero così ,come per tanti altri bambini che fanno danza: un impegno bisettimanale, la difficoltà di darsi una disciplina, qualche sfotto  a scuola. Ma nel frattempo già andava accendendosi  quel fuoco  che accomuna tutti i danzatori : era ormai  impensabile ritirarsi.

    Alcuni giorni odiavo tutto: i vestiti ridicoli, la musica noiosa di solo pianoforte, che per di più dovevo imparare a dividere e contare in otto battute; odiavo le bambine che davano libero sfogo alla loro vanità infantile, pettinandosi con cura e conciandosi come dei carillons. Eppure non mi ritirai mai. 

    Non lo feci perché quello che imparavo ad amare era molto più elettrizzante di tutto il resto. Imparavo a controllare il mio corpo e il mio carattere, imparavo a saltare e a cercare di restare fermo in aria, mi faceva sentire un super eroe (avevo anche la calzamaglia) e ,soprattutto, imparavo ad andare in scena. Imparavo quella sensazione di panico lucido che ti prende prima di uno spettacolo, i momenti in cui il sangue ti scorre nelle vene con una tale velocità da farti formicolare le dita, la tua mente che accelera i pensieri e la sensazione di  non riuscire a concentrarti su niente, due mani fredde che ti stringono lo stomaco: una lo stringe da fuori e l’altra lo allarga da dentro.  Senti di avere la febbre ,ti senti bruciare da dentro, il costume é scomodo e sembra che ti imprigioni; le bambine intorno a te parlano e sembra che non gli importi niente, un  tuo amico parla di calcio,l’altro mangia ,tu hai la sensazione di esplodere per la tensione, ma non puoi. Quando finalmente vai in scena,magicamente tutto si calma e torna a posto, il cervello funziona e ricorda i passi, le gambe li eseguono.

    Negli anni impari anche a sorridere, ricordare le correzioni e cercare la credibilità in quello che interpretavo. In scena, allora come oggi, guardavo il pubblico e restavo con il fiato sospeso aspettando l’applauso, che immancabilmente mi metteva in pace con me stesso e con gli altri, mi svuotava di ogni tensione e mi riempiva di un’energia nuova . E da allora, è sempre stato così. Mi lasciai allora prendere da questo turbinio e decisi che era quello che volevo continuare a sentire nella vita quante più volte possibile. Quello che volevo lo costruii allora con sacrifici e rinunce…e  lo ottenni.

    Riuscii a diplomarmi in una Accademia prestigiosa, dove mi insegnarono ad essere un professionista, a lavorare con intelligenza e umiltà,ad essere affidabile e serio nel lavoro. Scoprii in seguito che erano queste le qualità principali che deve avere un ballerino. Imparai anche a conoscere il Teatro nel suo insieme che non è fatto solo di danza. Esistevano  l’ Opera lirica, i concerti Sinfonici e anche l’immenso lavoro di retropalco, gli scenografi e i costumisti. Imparai la complessità e il fascino del Teatro nel suo insieme e quanto fosse importante la perfetta sincronia di tutti questi ingranaggi.

    Un anno dopo la fine della scuola vinsi il concorso di stabilità all'Arena di Verona che mi offrì un contratto a tempo indeterminato.

Avevo 20 anni.

    Gli anni che seguirono furono quanto mai altalenanti, ma come potrebbe non essere così? Ho vissuto grandi emozioni e profonde delusioni, ho incontrato grandissimi artisti e cialtroni (nel teatro c’è spazio anche per loro), ho cercato qualche volta la fuga in esperienze più appaganti artisticamente,ma alla fine l’Arena di Verona rappresentò che per me  l’unico “ canto delle Sirene”: il più grande palcoscenico del mondo, il teatro all'aperto più grande del mondo. Il più grande applauso del mondo.

    Non c’è niente da fare, si può essere sicuri e strafottenti quanto si vuole, ma per tutti la prima Arena provoca la stessa reazione: il colpo d’occhio stordisce pubblico e artisti, l’ Arena è essa stessa uno spettacolo: da artista non puoi chiedere di più. La Marcia trionfale dell’Aida non è la stessa in nessun altro teatro. Ho ormai il ricordo di più di una generazione di giovani danzatori sicuri e sprezzanti in retropalco, perché in fondo l’ Aida non è un balletto, iniziare a tremare come foglie una volta in scena. Quando alla fine l’applauso arriva, non ti appaga come al solito, ti travolge come una valanga.

    Purtroppo però ho imparato anche altre cose, quanto quell'amore per la danza ed il suo valore artistico  non sia  riconosciuto. Così ho visto negli anni Corpi di Ballo italiani chiusi uno dopo l’altro, “sacrificati all'altare del bilancio” perché il teatro è un’azienda e deve produrre ricchezza materiale. Quella spirituale non è monetizzabile, quindi non ha valore.   Le difficoltà economiche raggiunsero anche Verona e dal 2009 niente fu come prima. I nuovi allestimenti diminuirono, si contrassero le repliche degli spettacoli della stagione invernale, calò di anno in anno la qualità degli spettacoli. I grandi artisti divennero rari e l’afflusso di pubblico iniziò a calare. Il punto più basso, personalmente l’ho percepito  nel 2013, l’ anno del centenario: la sera della prima, la Marcia trionfale dell’Aida nell'allestimento curato da La Fura del Baus, fu accompagnata dai fischi per tutta la durata della scena. Alla fine, al posto della valanga di applausi ci fu qualche secondo di imbarazzante silenzio seguito da un timido battimani di circostanza.

    L’epilogo è scontato: due anni dopo la Direzione del Teatro gettò la maschera e ammise la gravità della situazione economica, fino ad allora pervicacemente negata. Dopo una trattativa durissima che niente aveva a che fare con l’arte e il teatro, dopo proteste e manifestazioni simili alle lotte operaie degli anni ’70, il “sacrificio all'altare del bilancio” si è compiuto:

il Corpo di Ballo dell’Arena di Verona è stato dismesso, la programmazione di Balletto è stata cancellata dal cartellone del teatro e noi danzatori siamo stati licenziati nel Gennaio del 2017.

    La nostra passione, il nostro amore per quel Teatro, i sacrifici di una vita non hanno avuto nessun valore davanti ai freddi numeri, la nostra professionalità è stata ignorata e messa in dubbio sui giornali, da chi non ha mai neanche visto una sala di danza, non ha mai toccato una sbarra, e che pure ha avuto l’arroganza di decidere che, in Italia e solo in Italia, i Corpi di Ballo sono la parte sacrificabile di un teatro.


Mi chiamo Marco Fagioli e nella vita vorrei continuare a danzare…
per il pubblico e per l’amore dell’arte!



(English version)
"My name is Marco Fagioli.

Writing is in itself an extremely difficult task because of the difficulty of making the feelings on paper, but in this case for two main reasons: the first is that I do not see why anyone would be interested in what I write; the second reason is that writing is not my job ... because my job is

…dance.

I was sick as a child dancing when I was about five years old, because my mother, who, wanting to find an activity afternoon, he thought of what had been his passion. Honesty wants me to confess that between me and Terpsichore was not exactly love at first sight. My first dance lesson ended in about ten minutes, the time to hang me hand and foot and walk to the bar so the perimeter of the room, before being plated by poor teacher and returned to the bewildered parent. Nonetheless it seemed a good idea at all that I ripresentassi me to the next lesson. The early years well spent, as for many other children who dance: a twice-weekly commitment, the difficulty to achieve a discipline, some teasing at school. But in the meantime he was already lighting up the fire that unites all dancers: it was now impossible to withdraw. Some days I hated everything: the ridiculous clothes, boring music only for piano, which moreover had to learn to divide and count eight bars; I hated girls who gave free rein to their childish vanity, combing carefully and conciandosi like carillons. Yet I never retired. Not because I did what I was learning to love it was much more exciting than all the rest. I learned to control my body and my character, learning to jump and try to remain stationary in the air, made me feel like a super hero (I also tights) and, above all, I learned to go on stage. I learned that feeling of glossy panic that you'll take before a show, the moments when your blood flows in the veins so fast to make you tingle your fingers, your mind that speeds up the thoughts and feelings of not being able to concentrate on nothing, two cold hands holding your stomach: a still pressing from the outside and the other enlarges it from within. Do you feel you have a fever, you feel burning from within, the costume is uncomfortable and it seems that you imprison; girls around you speak and it appears that the amounts at all, your friend is not about football, the other eats, you have the feeling to explode with tension, but you can not. When you finally go on stage, magically everything is calm and back in place, the brain works and remember the steps, his legs carrying them out. Over the years he learns also to smile, remembering the corrections and seek credibility in what I interpreted. On stage, then as now, looked at the audience and remained in suspense waiting for the applause, which invariably put me at peace with myself and with others, emptied me of all tension and filled me with new energy. And since then, it has always been so. I let time take from this swirl and decided that was what I wanted to continue to feel in life many times as possible. What I did construct it with sacrifices and then ... and I got. I managed to graduate in a prestigious academy, which taught me to be a professional, working with intelligence and humility to be reliable and serious work. I found out later that these were the main qualities that must have a dancer. I also learned to know the theater as a whole that is not just dance. There were l 'Opera, Symphonic concerts and even his immense work backstage, set designers and costume designers. I learned the complexity and charm of the theater as a whole and how important it was perfect synchronization of all these gears. One year after the end of the school I won the contest to 'stability Arena di Verona which offered me a permanent contract.

I was 20 years old.

The years that followed were erratic than ever, but how could it not be so? I lived strong emotions and deep disappointments, I met great artists and charlatans (in the theater there is room for them too), I tried a few times to escape to experience the most rewarding artistically, but in the end the Arena represented for me the only "song of the Sirens": the biggest stage in the world, the largest outdoor theater in the world. The biggest applause of the world. There's nothing to do, you can be confident and arrogant as you want, but for all the first Arena causes the same reaction: the glance stuns audiences and artists, the 'Arena is itself a show: an artist you can not ask for more. The Triumphal March from Aida is not the same in any other theater. I now the memory of more than a generation of young dancers safe and derogatory in backstage, because basically the 'Aida is not a ballet, start shaking like leaves once on stage. When at last the applause comes, it does not satisfy you, as usual, overwhelms you like an avalanche. Unfortunately, I also learned other things, how that 'love for dance and its artistic value is not recognized. So I've seen in years Bodies of Italian Dance closed one after the other, "sacrificed at the altar of the budget" because the theater is a business and needs to produce material wealth. That spirit can not be compensated, so it has no value. Economic difficulties also reached Verona and since 2009 nothing was as before. The new productions declined, twitched replicas of the winter season shows, fell from year to year the quality of the shows. Great artists became rare and the number of visitors began to decline. The lowest point, personally I felt in 2013, the 'year of the centenary: opening night, the Triumphal March from Aida in setting curated by La Fura del Baus, was accompanied by boos throughout the duration of the scene . In the end, instead of the avalanche of applause there was a moment of awkward silence followed by a timid applause condition. The epilogue is obvious: two years after the management of the theater threw the mask and admitted the gravity of the economic situation, which had stubbornly denied. After a tough negotiation that had nothing to do with art and theater, after protests and similar events the workers' struggles of the 70s, the "sacrifice to the altar of the budget" was fulfilled:

the Arena Ballet of Verona was decommissioned,

the Ballet program was removed from the theater and billboard

We dancers have been laid off in January of 2017.

Our passion, our love for the theater, the sacrifices of a life no value have not had before the cold numbers, our professionalism has been ignored and questioned the newspapers, by those who have never even seen a dance hall , he has never touched a bar, and which also had the arrogance to decide that, in Italy and only in Italy, the Corps de Ballet are the expendable part of a theater.

My name is Marco Fagioli and in life I will continue to dance ... for the public and for the sake of art!"

1 commento:

  1. Sono i disastri del Capitalismo rampante :l'abbrutimento della società tramite l' attacco alla cultura ( che fa paura a "lor signori" ) . Pure mentendo perchè ogni euro investito nello spettacolo lirico / sinfonico ne genera almeno tre , questo é assodato ; é questo dato che smaschera il vero intendimento dei governanti . Consegnare all' imbecillità il popolo per poterlo governare più facilmente . Non so cosa si possa fare concretamente per invertire questa tendenza visto che non ci sono proteste che servano a qualcosa : arriveremo alle ghigliottine in piazza ? non me lo auguro ma se LORO non la smettono potrebbe succedere E NON SAREBBE COLPA DEL POPOLO .

    RispondiElimina