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lunedì 3 aprile 2017

Dal Mariinskij di San Pietroburgo la smentita alle parole di Polo, "Nessuna coproduzione con l'Arena". Il "Nabucco" italo-russo solo un ipotesi già data per certa dal Sovrintendente. - Rassegna Stampa - 2 aprile 2017


«Nessuna coproduzione con l’Arena». Il Mariinskij frena sul Nabucco di Verdi
Per ora non è prevista la collaborazione annunciata dal sovrintendente Polo

domenica 2 aprile 2017

VERONA «Non abbiamo nulla in coproduzione con l’Arena di Verona». Il teatro Mariinskij frena l’entusiasmo del sovrintendente Giuliano Polo. Ma anche di chi sperava che il rilancio dell’anfiteatro romano iniziasse con un Nabucco a doppia firma, italo-russa. Nulla però è perso, il Mariinskij, inaugurato nel 1860 e progettato dal veneziano naturalizzato russo Alberto Cavos, non esclude in assoluto qualche collaborazione con la Fondazione Arena e non nega che ci siano contatti con Verona.

«Al momento non c’è una coproduzione del Nabucco e non è nemmeno detto che ci sia in futuro – fanno sapere a San Pietroburgo -. In ogni caso, non è previsto nulla per quest’anno, si parla, forse, di qualcosa, nel 2018. Potrebbe esserci una rappresentazione con anche qualche nostro artista nel cast ma al momento è prematuro parlarne».

L’idea di una «joint venture» italo-russa è stata avanzata dall’Arena al teatro di San Pietroburgo ma, stando alle parole del Mariinskij, è ancora solo un’ipotesi. Eppure, a Verona la collaborazione tra le due realtà è stata già data per certa. Ai primi di marzo, il soprintendente ha infatti informato: «L’allestimento del Nabucco sarà in collaborazione con il teatro Miriinskij di San Pietroburgo, diretto da Valerij Gergiev, è la prima volta che la Fondazione Arena realizza una coproduzione, si lavorerà ad un modulo degli allestimenti adattabili, ci auguriamo il massimo del consenso da parte del pubblico».

Dal 3 marzo, data dell’annuncio di Polo, del Nabucco russo-veronese non se ne è più sentito parlare e sono iniziati i lavori per la versione dell’opera di Giuseppe Verdi, a regia di Arnaud Bernard e direzione Daniel Oren, che debutterà in Arena la sera del 23 giugno.

In città, specie tra i dipendenti della Fondazione, l’entusiasmo per la buona notizia della coproduzione è stato soppiantato dal dubbio. «Temiamo che la notizia non sia vera – dice Paolo Seghi , segretario di Flc Cgil -. I lavoratori dei laboratori non hanno indicazioni sulla realizzazione di scenografie adattabili al teatro di San Pietroburgo, se non ci sono novità a breve, difficilmente faremo in tempo a predisporre due diversi allestimenti». Al tavolo di trattativa tra sindacati e Fondazione è stato spiegato che ci sarà una coproduzione ma, sottolineano i rappresentanti dei lavoratori, senza alcun dettaglio. «Pare procedano i contatti ma noi non abbiamo alcun riscontro se non quanto ci è stato riferito al tavolo – dice Ivano Zampolli, segretario Uilcom Uil -, Verona è in piena campagna elettorale, c’è molta confusione in questo momento, se ci sarà o meno la trasferta a San Pietroburgo non lo sappiamo, non ci sono documenti, nemmeno c’è il supporto tecnico, potrebbe però succedere, nel caso di conferme, che si adattino pezzi di scenografie non in uso».


Congetture a parte, quello che per ora è sicuro sul fronte trasferte è l’appuntamento dell’8 novembre in occasione del Forum internazionale della cultura in Russia. Tra poco più di sette mesi, orchestrali, maestranze e cantanti metteranno in scena l’Aida di Franco Zeffirelli, non il Nabucco, in un nuovo stadio da 35 mila posti che sarà usato per i Mondiali di calcio del 2018.

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