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mercoledì 26 aprile 2017

Copertura Arena - Ricorsi al TAR per invalidare la graduatoria del concorso di idee promosso dal Comune di Verona - Rassegna Stampa - 15/16 aprile 2017


sabato 15 aprile 2017

Arena coperta, primo ricorso al Tar L’escluso: graduatoria da invalidare
Il promotore del progetto finito quarto: «I primi tre sono senza i requisiti richiesti»

VERONA - Arriva il primo ricorso al Tar sul concorso di idee per la copertura dell’Arena. D’altra parte, Vinicio Venturi, promotore del quarto progetto classificato, lo aveva annunciato: «Andro fino in fondo».
Detto, fatto. Il suo studio legale, dopo aver chiesto la relazione alla commissione e l’accesso a tutti gli atti del bando, ha prodotto tutta la documentazione per il ricorso che chiede di invalidare la graduatoria.
Un malloppo di carte e grafici pronti a dimostrare quanto, per Venturi, «sospettato» già mesi fa: i progetti che si sono piazzati prima del suo «non avrebbero i requisiti richiesti dal bando».

«Il progetto classificatosi per primo (ndr: Schlaich Bergermann Partner di Stoccarda) non è reversibile, in quanto prevede l’inserimento di colonne in acciaio all’interno dell’anello perimetrale esterno co carotaggi delle gradonate dalla sommità fino alla base dell’anfiteatro per inserire colonne gemellate di 30 centimetri di diametro» si scrive. Non solo: sempre il primo classificato «non tutela il monumento» e «non indica e risolve il problema dello smaltimento delle acque meteoriche, in quanto viene genericamente indicato che confluiscono in una grondaia, senza specificare come e dove vengono posti i pluviali».
Ma la «demolizione» del progetto tedesco viene fatta anche su altre questioni: «In materia sismica, nella relazione (ndr: della commissione) si dichiara che la proposta risulta strutturalmente indipendente e autosufficiente e pertanto non impone carichi aggiuntivi sul tessuto antico». Un’affermazione infondata per l’architetto veronese, «considerati i carichi gravanti, la connessione verticale con le gradonate e le fondazioni».

Infine, oltre «a mancare il requisito della fattibilità tecnica», il progetto vincitore, per Venturi «non è compatibile con gli aspetti di prevenzione incendi e di capienza complessiva dell’anfiteatro in quanto l’unica zona di evacuazione dei fumi è quella compresa fra il tetto e la ciotola, quindi assolutamente insufficiente a garantire tempi di evacuazione richiesti dalle normative antincendio». Stesse criticità vengono rilevate nel progetto secondo classificato (a parte l’antisismica) e al terzo (sempre ad eccetto dell’antisismica) a cui viene addebitata anche «la mancata indicazione dei tempi di apertura e chiusura del sistema che dovrebbero essere i più rapidi possibili».

Requisiti richiesti (reversibilità, capienza, smaltimento acque, prevenzione incendi, fattibilità) che l’ingegnere Venturi, ancora una volta, mira a dimostrare per quanto riguarda il proprio progetto di copertura dell’Arena.
L’incarico, dato all’avvocato Donato Dozzi, chiede di invalidare la graduatoria, escludendo le prime tre proposte classificate, e, in subordine, la revisione dei punteggi alla luce delle considerazioni esposte.

«Questi tre sono tutti progetti irrealizzabili - spiega Venturi - io credo che qui i soldi dovrebbero essere spesi in maniera più attenta, che siano del pubblico o del privato per progetti realmente fattibili e utili all’Arena».

Al centro della polemica anche le valutazioni dei commissari. «Su sette, due di loro mi han dato il massimo dei punti, un altro mi ha dato il voto più basso: una combinazione che mi ha abbassato la media - conclude Venturi -. Questo dimostra che non vi è assolutamente stato un dibattito, questi han votato per i fatti propri, come si fa, ad esempio, ad un concorso di bellezza. Una modalità anomala, visto il contesto. Valutazioni che io, dunque, contesto».


S.M.D. 


domenica 16 aprile 2017

Arena coperta, altra protesta al concorso «Ha vinto chi non rispetta l’anfiteatro»
Dopo il ricorso al Tar, ecco l’architetto Cenna: ignorate le condizioni del bando

VERONA - Non è solo l’architetto Vinicio Venturi, come raccontato sul Corriere di Verona di ieri, a trovare inaccettabile la graduatoria stilata dalla giuria del concorso per la copertura dell’Arena. Anche il 39esimo classificato, il veronese Luciano Cenna, con l’ingegnere strutturista Massimo Majowiecki dello studio Arteco, dopo aver scritto una lettera al sindaco Flavio Tosi, rimasta senza risposta, si sfoga sul nostro giornale. E anche per Cenna, come per Venturi, «i primi tre progetti selezionati non rispettano il bando dove chiedeva di non interferire nei con i visuali, né con la struttura aperta, né chiusa. Di fatto le tre soluzioni premiate – sintetizza l’architetto - hanno ignorato ciò che di fondamentale il bando stesso indicava: il rispetto per il monumento Arena e per il suo prezioso contesto». Prima ancora di entrare nel merito dei progetti che hanno incassato il premio in denaro, Cenna fa una premessa fondamentale: «La nostra partecipazione al concorso voleva essere una risposta all’interessante sfida di natura intellettuale e tecnica che il tema poneva. Ma il tema in se stesso è assolutamente stupido: l’Arena per principio – spiega - non ha bisogno di copertura perché coperta non è più l’Arena, né come monumento, né come teatro: l’acustica ne verrebbe senz’altro alterata, ancor di più in caso di pioggia o vento. Inoltre – aggiunge l’architetto – non è nemmeno chiaro per quale motivo verrebbe fatta una copertura: per salvaguardare il monumento o la stagione lirica? Di fatto non funzionerebbe né per il primo né per il secondo scopo, e anzi, sarebbe un intervento di una gravità assoluta, che snaturerebbe il monumento».

Per quanto riguarda le questioni relative alle norme di sicurezza sollevate da Venturi, anche Cenna rileva l’assoluta incongruenza: «Le norme per un teatro chiuso in Italia sono cinque volte più restrittive che per un teatro aperto. Già l’Arena ha un’agibilità in deroga fino a tredicimila persone, perché ha un esodo difficoltoso, anche per la presenza delle sedute, tra le quali gli spazi sono molto angusti. Il nostro progetto ha avuto uno scarso punteggio benché, per ospitare e nascondere alla vista la copertura ripiegata, avessimo ridotto la capienza di spettatori (le norme a teatro chiuso ne vorrebbero, se interpretate rigorosamente, solo 2600). Sarebbe bello capire – si chiede Cenna - come gli altri progetti abbiano risolto la questione. Mi va bene essere anche valutato terzultimo, ma non dopo questi progetti nominati vincitori. Sono d’accordo anch’io – conclude - che sarebbe meglio pensare a investire il denaro che questa copertura richiederebbe per presidiare in maniera continuativa l’anfiteatro dagli agenti atmosferici e dai danni del tempo».

Camilla Bertoni  

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