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giovedì 27 aprile 2017

Arena di Verona: Polo replica al trio Lambertini, Maccagnani, Manni di Arena Lirica Spa - di Cesare Galla da Vvox.it


Arena, Polo: «debito, paghiamo inerzia del passato»
Dopo l'ultima sortita del trio Manni-Maccagnani-Lambertini il sovrintendente ribadisce il suo no al progetto di privatizzazione. Il direttore artistico? «Con il nuovo consiglio d'indirizzo»

Cesare Galla
 giovedì 27 aprile 2017

Almeno all’apparenza, Giuliano Polo è imperturbabile, anche se dallo scorso autunno il commissario straordinario Carlo Fuortes lo ha paracadutato in uno scenario tutt’altro che pacifico. Se qualche tensione il sovrintendente della Fondazione Arena lascia trapelare, semmai è per via del nuovo allestimento di “Nabucco” che inaugurerà la prossima stagione in Arena il 23 giugno: i tempi ormai sono stretti, c’è molto da fare e la posta è alta, perché Polo punta moltissimo su questo spettacolo per rilanciare le sorti areniane. Per il resto, l’aplomb di questo triestino con radici venete resiste anche dopo la lettura quotidiana dei giornali e dei siti internet. Non lo smuove dunque l’ultima sortita del trio di Arena Lirica spa, fresca di giornata la mattina della nostra conversazione. Una lettera ai soci istituzionali in cui si nota un cambio di strategia, almeno a breve termine: si fanno paralleli (ovviamente sfavorevoli per l’Arena) con la situazione di Santa Cecilia dove Polo era capo del personale fino a pochi mesi fa, si parla di direttori d’orchestra, confrontando Pappano con una figura stabile a capo dell’orchestra areniana che non esiste (e peraltro non è mai esistita), ma soprattutto ci si chiede che cosa accadrebbe alla fine della stagione se le cose non dovessero andare bene.




Maestro Polo, che cosa risponde agli avvocati Lambertini e Maccagnani e all’imprenditore Manni?
Che cercherò di fare in modo che le cose vadano bene, e che in ogni caso il progetto privatistico di questi signori è irrealizzabile. Che lo vogliano o no, l’attività della Fondazione Arena, come di tutte le altre tredici in Italia è un bene pubblico fortemente finanziato dallo Stato. Mi sembra che il progetto Arena Lirica Spa metta insieme questioni di carattere economico – che toccano un contesto pubblicistico molto complesso – con altre considerazioni di carattere qualitativo, senza molta consequenzialità. L’ho già detto e lo ribadisco, a me pare una costruzione giuridica avventata.

In varie occasioni lei ha affermato di ritenere ormai consolidato l’equilibrio della gestione economica. Tuttavia, rimane incombente un debito che sfiora i 30 milioni di euro. Come si conciliano queste due situazioni?
La realizzazione delle condizioni per un pareggio economico strutturale derivano dal piano del commissario Fuortes e dal decisivo apporto dei dipendenti, che hanno accettato di sottoporsi a una decurtazione del loro stipendio di un sesto all’anno per tre anni, e che io per questo non manco mai di ringraziare sentitamente. Si tratta di un riordino del quale già si vede traccia nel pre-consuntivo 2016, che è sostanzialmente in pareggio. Il discorso del debito è un’altra partita e il suo consolidamento è collegato all’ingresso nelle agevolazioni della legge Bray.

Ma in questa partita si segnalano ritardi che creano nervosismo a vari livelli. Che segnali arrivano da Roma? Perché tante lungaggini?
I tempi si sono prolungati, ma resto fiducioso. In questo momento siamo in attesa del parere del commissario governativo per il risanamento delle Fondazioni, Gianluca Sole, al quale abbiamo inviato le delucidazioni e le integrazioni al piano richieste all’inizio dell’anno. Sono convinto che il suo via libera non tarderà ad arrivare, dopodiché tutto l’incartamento passerà al Mef, il Ministero dell’Economia e della Finanza, per l’emissione del decreto che sancirà l’ingresso di Arena nella Bray. Dev’essere, chiaro, però, che in questo modo non è che una parte del debito svanirà miracolosamente. Il debito rimane quello che è, semplicemente se ne avrà una ristrutturazione con spostamento dei parametri temporali a un arco trentennale e con condizioni estremamente vantaggiose, quasi azzerate.

Parliamo un po’ di questo debito. Quando era esplosa la precedente crisi gestionale della Fondazione (correva l’anno 2007, sovrintendente era Claudio Orazi, sindaco appena eletto Flavio Tosi) i numeri che giravano erano un po’ sopra, o un po’ sotto, i 10 milioni. Orazi se n’è andato, è arrivato Francesco Girondini (non senza un interludio commissariale) e nel giro dei due mandati di quest’ultimo c’è stata l’esplosione che ha portato il debito a 34 milioni. Nella sua analisi, che cosa è accaduto?
Il grosso della crescita del debito è maturato a partire dal 2011-2012. È stato in quel momento che si è creata una forbice negativa in cui l’Arena era presa in mezzo fra un calo dei ricavi, corrispondente al calo del pubblico, una decisa diminuzione dei contributi pubblici, soprattutto statali e gli effetti di una profonda crisi congiunturale, ben chiara a tutti.

Detta così, sembra quasi che la lievitazione del debito sia stata una fatalità, l’ineluttabile conseguenza di elementi esterni non controllabili. Ma sul piano della gestione non ha nulla da osservare?
C’è un fatto tecnico incontrovertibile: l’Arena è stata molto penalizzata dai nuovi criteri per la ripartizione dei fondi statali. Se lei mi sta chiedendo se vedo responsabilità dirette…

Sì, glielo sto chiedendo…
Le rispondo che le analisi devono necessariamente essere fredde e oggettive. Si era creata una situazione oggettivamente sfavorevole, però è vero che tale situazione avrebbe richiesto azioni e “contromosse” e invece è prevalsa l’inerzia.

Quanto durerà il suo incarico di sovrintendente all’Arena?
Finché dura il commissariamento continuerò il mio lavoro. Non c’è una data di scadenza, dipende tutto dal momento in cui verrà ricostituito il consiglio di indirizzo.

Questo discorso si lega alle elezioni amministrative a Verona, che porteranno al successore di Tosi. Una delle prime cose di cui dovrà occuparsi il nuovo sindaco sarà la Fondazione. Chiunque sarà il primo cittadino, lei che cosa si aspetta?
Non mi aspetto nulla. Da qualche anno, la nomina dei sovrintendenti è di pertinenza del ministero, anche se ovviamente il Consiglio d’indirizzo e il suo presidente, che è il sindaco o un suo delegato, hanno un ruolo molto importante.

Punta a essere confermato?
Sarei molto contento di rimanere, certo. Quella della Fondazione Arena è una grande sfida culturale in uno spazio di spettacolo unico al mondo. Il mio auspicio è che tutti i soggetti chiamati alle valutazioni si fondino su considerazioni tecniche, che tengano conto delle competenze e del lavoro compiuto.

È facile immaginare che il nuovo sindaco, prima di muoversi, aspetterà di vedere come sarà andato il festival estivo in Arena. E il dato fondamentale, a settembre, sarà la risposta del pubblico. Lei e i suoi collaboratori vi siete posti degli obiettivi precisi, al proposito?
Non sul numero degli spettatori, ma abbiamo fatto una previsione degli incassi, che si attesta a 21,5 milioni. Sarebbe un bel successo arrivarci.

Qual è secondo lei la ricetta per far tornare il pubblico in Arena?
Bisogna offrire spettacoli di qualità, senza chiudere le porte all’innovazione ma tenendo conto del gusto del più grande pubblico popolare della lirica al mondo. A questo puntiamo, investendo un milione e mezzo, una cifra molto importante, sul nuovo “Nabucco”. E pensando già a un grande nome della regia per il nuovo allestimento di “Carmen”, in programma nel 2018. Bisogna anche migliorare la percezione della qualità di quanto si farà in Arena, ricreare la “narrazione” dell’opera nell’anfiteatro. L’anno scorso l’occupazione è stata del 57%, nel 2007 era dell’80%. Ecco, quello è un obiettivo importante, almeno di tendenza.

Focus sugli allestimenti, meno sugli aspetti musicali?
Gli aspetti musicali sono importantissimi, è ovvio. Ma credo che il grande margine di miglioramento oggi non sia nei cast vocali, ad esempio. Qualsiasi addetto ai lavori vede che i nomi dei cantanti, anche nelle stagioni recenti, sono stati spesso di alto livello. E sul podio si sono succedute buone bacchette. Se vogliamo ricostruire il carisma dell’Arena, dobbiamo proporre spettacoli affascinanti, che facciano parlare, che si facciano ricordare.

Però ad oggi la Fondazione è senza un direttore artistico. Quando verrà nominato?
Dopo la ricostituzione del consiglio d’indirizzo, sarà uno dei primo obiettivi.

A quando una nuova produzione anche al Filarmonico?
Non nella prossima stagione. Ma l’inaugurazione, posso già anticiparlo, sarà con uno spettacolo importante, “Otello” di Verdi con regia di Francesco Micheli. È una coproduzione dell’Arena con la Fenice del 2013, che qui a Verona non è mai arrivata. È ora di valorizzarla anche da noi.


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