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mercoledì 22 marzo 2017

Rassegna Stampa - 22 marzo 2017


Arena, Polo scarica la Spa privata «Non serve, ce la facciamo da soli»
Confronto in commissione con i promotori che ribadiscono: «C’è spazio per un altro modello»

mercoledì 22 marzo 2017

VERONA A sorpresa, c’è anche il sovrintendente Giuliano Polo. Che spiega come in Arena, adesso, le cose vadano bene, ragion per cui non c’è problema ad andare avanti così. E in questo modo «spegne» praticamente l’atteso dibattito sull’ipotesi di trasformazione della Fondazione in una spa.
A esporre il progetto Lirica Spa alla commissione comunale sul Bilancio, presieduta da Cristiano Maccagnani, su richiesta della consigliera comunale del Pd, Elisa La Paglia erano venuti tutti e tre i promotori: l’industriale Giuseppe Manni e gli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani. Inutile nascondere che ci si aspettava fuoco e fiamme, viste le polemiche di questi mesi. Ma non è andata affatto così. Lamberto Lambertini ha riepilogato con toni molto pacati i cardini del «progetto. L’avvocato ha ricordato che «si era partiti da alcuni dati di fatto ben precisi, in base ai quali si deduceva esistere una fase di crisi della musica lirica che a noi sembrava (e sembra tuttora) se non irreversibile, molto ma molto seria e impegnativa». Di qui il progetto che, ha detto Lambertini, «offre un’ipotesi di gestione manageriale, con un ragionamento rivolto agli attuali soci della Fondazione. Mai abbiamo peraltro pensato – ha aggiunto – che la Fondazione dovesse chiudere, e mai abbiamo detto che non ci sarebbe più stata una stagione musicale invernale. Perché affidare la lirica ai privati? Per rimotivare – ha spiegato Lambertini – sia gli attuali soci che nuovi mecenati, proponendo una gestione che venisse vista non come una specie di carrozzone che c’è comunque e che ci si aspetta continui a sopravvivere, ma proponendo invece un colpo di reni». Lambertini si è poi rivolto a Polo: «Ho letto – ha spiegato - che il sovrintendente la ritiene impossibile (Polo ride, ndr), e mi son detto…ohibò, perché dovrebbe essere impossibile una società con tutto i soci attuali più alcuni privati già disponibili, e con il supporto di un Fondo internazionale, incapsulando il tutto in una società benefit i cui utili siano tutti destinati a scopo sociale (e cioè a pagare il debito della Fondazione?)».
Conclusione di Lambertini: «Sta a Fondazione, adesso, dimostrare che questa ipotesi non serve e che è in grado di riprendersi da sola».
Ma proprio in questa linea è andata la replica immediata di Polo, sulla base delle cifre da lui esposte alla commissione consiliare solo due ore prima (vedi articolo sotto), e aggiungendo che «la spa è scarsamente praticabile perché questa scelta l’ha fatta il socio di maggioranza, che è lo Stato italiano, che si é attivato per salvare l’Arena di Verona restando nel sistema del comparto musicale pubblico».
Giuseppe Manni ha ribattuto che «un imprenditore come me non può non riflettere sul fatto che Fondazione ha circa 30 milioni di debito (e sottolineo circa), e portarsi dietro questo…zaino è un po’ come per l’Italia avere il debito pubblico che ha…». E Giovanni Maccagnani ha aggiunto che «facciamo tutti il tifo per Polo, ma fin dal 1996 sono e resto convinto che per l’Arena (diversamente da tutti gli altri teatri) ci sia la necessità e lo spazio per un modello diverso, autonomo e in grado di crearsi il suo auto-sostentamento, che non rinuncia ai finanziamenti pubblici ma può vederli anche ridimensionati».
Ma Polo ha ribattuto che i milioni di debito sono in realtà non 30 ma 28, che quest’anno si va in pareggio e che si sta ripartendo bene. Concludendo con un «Lasciateci provare». Frase che Michele Bertucco ha chiosato dicendo che «i dati esposti dal sovrintendente ci danno più tranquillità».

Lillo Aldegheri 

«Gli spettatori devono crescere E nel 2017 si va verso la tranquillità»

VERONA Ottimista, tranquillizzante, sicuro che se ne verrà fuori bene. Così il sovrintendente della Fondazione Arena, Giuliano Polo, ha passato un lungo pomeriggio a Palazzo Barbieri, dividendosi tra due audizioni: la prima da solo, la seconda (vedi articolo sopra) confrontandosi con i promotori di Lirica spa. Nella prima seduta, di cui è stato protagonista assoluto, Polo ha citato una lunga serie di dati confortanti. «La stagione invernale, tanto importante per noi, ha registrato un aumento del 7 per cento nel numero degli di spettatori - ha detto – mentre è confermata la produzione del nuovo allestimento di Nabucco (che aprirà la stagione operistica estiva, per poi andare il 18 novembre a San Pietroburgo, ndr)». Poi il dato più rilevante: «Il bilancio pre-consultivo del 2016 – ha spiegato Polo - chiude con un attivo di 350mila euro».
Di rilievo il giudizio del sovrintendente sulle presenze negli ultimi anni: «La media di spettatori in Anfiteatro era di 6.600 a sera, ovverosia il 55% della capienza, il che significa un insuccesso, visto che un tempo si arrivava sempre al 70-80 per cento. A questo dobbiamo puntare». Sul modo dell’extra-lirica, pur senza attacchi specifici, il tono del sovrintendente è sembrato molto diverso rispetto a quello del sindaco Flavio Tosi. Polo ha peraltro confermato che l’extra lirica sarà gestita dalla Fondazione che verserà 1.100.000 euro al Comune. Quando sarà approvato il Piano Fuortes? «Speriamo presto – si è limitato a dire il sovrintendente – ma il ministero ha i suoi tempi. I contributi della Camera di Commercio? Per il 2016 sono stati confermati, poi però c’è stato il taglio a tutti gli enti camerali italiani, che crea problemi ovunque». E gli aiuti di Agsm? «Ho incontrato il presidente, non ci saranno problemi, ci sono impegni informali, anche se non scritti». Quanto a Palazzo Barbieri «confermerà il contributo di 300mila euro, anche perché, a differenza che in passato, non abbiamo deficit da ripianare». Il licenziamento del corpo di ballo? «Scelta dolorosa ma inevitabile: erano 18, 10 dei quali assunti per ordine dei magistrati. Abbiamo offerto loro 70 mila euro netti, più un lavoro per 120 giorni l’anno (il limite che garantisce il diritto alla pensione), e 12 su 18 hanno accettato». Polo ha poi detto che «l’Arena ha un autofinanziamento vero dalla biglietteria, flussi di cassa che farebbero la gioia di qualsiasi mio collega, la stagione invernale è pienamente soddisfacente, la gestione 2016 chiude con pareggio vero, senza trucchi contabili. E per il 2017 si va verso la tranquillità, anche grazie all’atteso accesso al fondo rotativo di 10 milioni di euro, che è una previsione realistica».

Lillo Aldegheri

L’INTERVENTO
I diritti incomprimibili della persona vengono prima del pareggio di bilancio: la sentenza rivoluzionaria della Corte Costituzionale

di Giorgio Benati

Nei giorni scorsi si è saputo di una riunione «a porte chiuse» all’hotel San Marco dei segretari provinciali di tutte le sigle sindacali che si occupano della Fondazione Arena di Verona al cui tavolo sono stati invitati anche alcuni parlamentari veronesi. Sulla stampa locale, comprese queste pagine, sono state riportate alcune affermazioni e tracce di discussione. Una di queste, a nostro avviso, ha avuto lo slancio di stagliarsi sopra le altre uscendo dal desueto prontuario annunciativo: «… rimangono da chiarire alcuni punti fondamentali della Legge Bray, come quello del pareggio di bilancio». Si è poi saputo che il dibattito verteva sulla discussione dell’art. 24 della Legge n. 160 del 7 agosto 2016 con tutto il suo corredo ultimativo e vessatorio. Non eravamo presenti a tale riunione ma, forse, i nostri parlamentari avranno certamente citato la recente sentenza della Corte Costituzionale (n° 275 del 16 dicembre 2016) con la quale si è affermato - al punto 11 delle «considerazioni in diritto» - che «È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione» tranquillizzando tutti (lo supponiamo ma non ci è noto se è andata così). La Corte Costituzionale, pertanto, ha ribadito che la nostra Costituzione mette al centro la dignità della persona e che i Diritti Costituzionali vengono prima del pareggio di bilancio. Per completezza di informazioni va detto subito che la Corte è intervenuta nel procedimento vertente tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo che aveva condizionato il contributo per il trasporto degli studenti disabili alle risorse stanziate in bilancio negandone il servizio. Doverosa evidenza: ma anche il «pareggio di bilancio» è in Costituzione! (Art. 81, legge costituzionale 20 aprile 2012, n.1). Purtroppo, non abbiamo lo spazio per addentrarci ma sono contenuti diversi. È, comunque, una sentenza storica, rivoluzionaria, che potrebbe aprire un mondo tutto nuovo dato che i «diritti incomprimibili» non possono sottostare ai vincoli di bilancio. Ora sarà interessante vederne gli sviluppi futuri. Ad esempio, nel merito dell’Art. 9 della Costituzione «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» cosa succederà ora? Essendo tale Art. 9 parte dei «Principi fondamentali» della Costituzione (Artt. 1-12) essi non possono essere toccati né tantomeno incomprimibili. Ergo: non possono sottostare ai vincoli di bilancio e lo Stato (la Regione o il Comune) deve/devono provvedere.
Non più citando il «vincolo di bilancio» però. Pertanto, la Sanità dovrà essere un bene incomprimibile e tutti potranno accedervi senza limitazioni, le pensioni dovranno essere adeguate alle esigenze di vita, l’istruzione dovrà essere veramente gratuita, chi non ha un lavoro avrà diritto al «reddito di cittadinanza», dovrà essere garantita adeguata assistenza ai disabili e, l ast but not least , la spesa per la cultura non dovrà subire limitazioni dovute al «vincolo di bilancio» dato che è un «principio fondante incomprimibile» della nostra Costituzione alias Nazione.

Sappiamo, l’intera faccenda è molto più articolata e contempla anche altri doveri costituzionali che confliggono con tale assunto e obblighi legislativi che ci vengono imposti dalla Comunità Europea come il Patto di Stabilità e Crescita e il rispetto dei requisiti di adesione all’Unione economica e monetaria. Ma tant’è.

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