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lunedì 27 febbraio 2017

Maggio Fiorentino: lascia il sovrintendente Bianchi. La crisi del Maggio fa paura all'Arena di Verona - Rassegna Stampa - 26 febbraio 2017 (Corriere di Verona)


Maggio Fiorentino, la crisi mette paura anche all’Arena
Lirica, pronte interrogazioni al ministro. Tosi: «Noi meno debiti»

26 febbraio 2017

La crisi del «Maggio Fiorentino», con le dimissioni del sovrintendente Bianchi e un «rosso» di oltre 60 milioni di euro nonostante i 29 ricevuti dalla Bray, mette paura anche alla Fondazione Arena, che non ha ancora terminato il percorso di adesione alla Bray per «salvare» l’ente. Il senatore Bertacco annuncia un’interrogazione al ministro Franceschini, mentre il sindaco Tosi dice che «Verona non ha i debiti di Firenze».
Quattro anni turbolenti, poi l’annuncio: «lascio». Dimissioni a sorpresa per il sovrintendente del «Maggio Fiorentino» Francesco Bianchi, dopo una stagione a luci e ombre, fra licenziamenti, tensioni con sindacati e politici, e buchi di bilancio di oltre 60 milioni di euro, nonostante i 29 arrivati con la legge Bray. Un terremoto in lontananza che spaventa la Fondazione Arena.
«Preparerò subito un’interrogazione al ministro Franceschini perché faccia luce su quanto accaduto a Firenze e sulle ripercussioni nelle altre fondazioni - spiega il senatore azzurro Stefano Bertacco -. Il problema è sempre quello: si tamponano situazioni mai risolte. Verona ha bisogno di un manager esperto che rilanci l’intera offerta culturale e di qualcuno che verifichi, posizione per posizione, le singole competenze nell’ente. La Bray? Smettiamola di vederla come panacea».
«L’addio di Bianchi dal “Maggio Fiorentino” lascia stupiti e senza alcun dubbio è un brutto campanello di allarme per la Fondazione Arena - gli fa eco il deputato Mattia Fantinati (M5S) -. Devo ammettere con rammarico che la situazione qui non è migliorata, anzi, e non vorrei fosse stato un sacrificio inutile la drammatica scelta di licenziare il corpo di ballo. Scelta che si poteva benissimo evitare. Siamo in una situazione di stallo, un limbo in cui si attende di ultimare l’iter per accedere alla Legge Bray mentre la cordata privata guidata da Lambertini, Maccagnani e Manni, spinge per realizzare al più presto l’Arena Lirica Spa. Quest’ultima soluzione è senza senso perché l’Arena, patrimonio dell’umanità e simbolo di Verona nel mondo, non può essere gestita da quattro aziende private del territorio, dato che l’anfiteatro romano è, e rimarrà, un bene pubblico che appartiene a tutti noi».
Una posizione condivisa dal candidato sindaco grillino Alessandro Gennari: «Il silenzio statale su Fondazione Arena e i suoi lavoratori è assordante. Solo interrogazioni e spot sulla stampa. Stiamo lavorando ad un progetto per il suo rilancio, per mantenerla pubblica, ma inviando un sos al mondo. Non è possibile che l’Italia, Paese della cultura, destini 200 milioni al Fus per 13 teatri e fondazioni mentre Budapest per la sola filarmonica ne assegni più del doppio».
Furiosi anche i sindacati: «Il 27 marzo grande manifestazione nazionale a Firenze - annuncia Paolo Seghi (Cgil) -: una piazza che avevamo scelto in precedenza, a metà strada fra le diverse fondazioni e in vista del G7 della cultura, ma che ora, alla luce di questa novità, assume ancora più senso. Piena solidarietà ai colleghi di Firenze. Qui si sta finalmente capendo che le fondazioni sono un corpo unico in tutta Italia. Verona? Ha il teatro all’aperto più grande e bello del mondo, mi auguro che i sacrifici fatti qui non vadano dispersi. E la Bray non deve trasformasi in carota quando dietro la schiena hai il bastone».
E ancora: «Quanto sta succedendo al “Maggio Fiorentino” conferma quanto abbiamo sempre sostenuto: non è sufficiente l’intervento dello Stato se gli enti locali non fanno la loro parte - aggiunge il consigliere Michele Bertucco(Piazza Pulita) che ripercorre la storia locale -. Siamo convinti che nessuna fondazione in Italia riuscirebbe a stare in piedi senza Fus e senza altri contributi e sponsorizzazioni, ma gli approfondimenti che abbiamo fatto ci segnalavano gravissime criticità organizzative con molte direzioni che operavano in “assenza di un budget visibile”; preoccupanti mancanze di controllo sui costi e sulla qualità di molti fornitori, con particolare riguardo ai servizi di approntamento dell’anfiteatro Arena per la stagione estiva. Criticità nell’organizzare trasporti e facchinaggio». Bertucco cita anche il caso del Museo Amo e di Arena Extra.
«Il disimpegno di Agsm, destinata a mantenere un piccolo ruolo solo come sponsor, il venir meno dei contributi della Provincia e della Camera di Commercio e dei contributi straordinari del Comune - prosegue Bertucco -. A tutto ciò si dovrà supplire con i nuovi sponsor, e con una gestione organizzativa molto più meticolosa. Altro che privatizzazione, con l’unica eccezione di Unicredit i grandi soggetti cittadini sembrano aver già abbandonato Fondazione Arena».
Di diverso avviso il sindaco Flavio Tosi: «Qualcuno strumentalmente dava sempre la colpa a Girondini per una presunta malagestione, mentre la verità è che le fondazioni dappertutto sono in grande difficoltà, soprattutto per il crollo dei finanziamenti pubblicispiega -. E a chi dà ancora la colpa all’ex sovrintendente, chiedo: c’era Girondini in questi anni anche a Genova, a Firenze o a Napoli? Detto questo, penso che fra Verona e Firenze ci siano situazioni molto diverse. Da noi la Bray può essere realmente d’aiuto perché i conti sono in sicurezza, noi non abbiamo i debiti del “Maggio Fiorentino”:qui ci sono 24 milioni di debiti, per altro somma dovuta anche ai mancati fondi pubblici, dunque direi che la situazione è sotto controllo. La firma per la Bray? Io credo che ci siano solo passaggi burocratici, tempo qualche mese e avremo delle novità da Roma».
Fantinati Il sacrificio drammatico dei ballerini rischia di essere stato inutile
Bertacco La Bray non è la panacea, qui serve anche gente preparata

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