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domenica 5 febbraio 2017

Il mistero sulla doppia nomina di Giuliano Polo e dibattito Copertura Arena - Rassegna Stampa - 5 febbraio 2017


Santa Cecilia, la «strana firma» di Polo

domenica 5 febbraio 2017

VERONA Magari non c’è nulla di strano. Magari si tratta solo di una coincidenza. O di una distrazione di qualche dipendente. Ma resta il fatto che in un documento dell’Accademia Santa Cecilia di Roma (l’ente dove l’attuale sovrintendente della Fondazione Arena Giuliano Polo prestava servizio come direttore degli Affari Generali fino al 30 novembre 2016),compare - in data 19 dicembre 2016 - la firma dello stesso Polo. In quel periodo Polo risulta essere a tutti gli effetti un dipendente della Fondazione Arena, con un contratto da 180 mila euro annui, iniziato proprio l’1 dicembre del 2016 e che si protrarrà «fino alla ricostituzione del Consiglio di Indirizzo».

La stranezza sta nel fatto che, a quanto risulta, Polo dall’Accademia di Santa Cecilia sarebbe (il condizionale a questo punto è d’obbligo) in aspettativa. A meno che... il fatto che il sovrintendente divida la sua settimana in tre giorni a Verona e altrettanti a Roma non lasci presupporre che tutti hanno capito male e che in realtà lui è a mezzo servizio tra l’Arena e l’Accademia di Santa Cecilia.

Arena, ecco i costi per la manutenzione In quattro anni si spendono 18,4 milioni
Sigillature dei gradoni e impianti elettrici le voci più importanti. Il dibattito sulla copertura

domenica 5 febbraio 2017

VERONA Ci costi: ma quanto ci costi? L’intervista al nostro giornale del «conservatore» dell’Arena di Verona, l’ingegner Sergio Menon, rilancia la discussione, sempre accesissima, sulla copertura dell’Arena e sui costi della manutenzione e del restauro dell’anfiteatro. Tra i nemici principali degli antichi gradoni c’è sicuramente anche la pioggia. Ma quanti danni fa, Giove Pluvio, e quanto costa mettervi rimedio?
Nell’ultimo anno sono stati destinati 250mila euro ai lavori di sigillatura dei gradoni, ovvero all’inserimento tra un blocco di marmo e l’altro di speciali malte per impedire la «percolazione», ossia l’infiltrazione di acqua piovana, con danni alle «volte» sottostanti, quelle che ricoprono gli arcovoli interni dell’anfiteatro.
Nel bilancio triennale 2014-2016 erano stati stanziati 1.200mila euro per manutenzioni straordinarie e 2.250mila euro proprio per la sigillatura delle gradinate, mentre nel 2015 altri 300mila euro sono stati destinati a interventi sui cunicoli interrati e sul sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Altri 400mila euro erano stati destinati alla messa insicurezza del coronamento sommitale e dei vomitoria (le uscite per gli spettatori).
Nel bilancio di quest’anno e dell’anno prossimo, invece, sono stati inseriti i 14 milioni di euro stanziati (sette milioni da Fondazione Cariverona e altri 7 da Unicredit) per un restauro più «strutturale», comprendente non solo la sigillatura ma anche il rifacimento dell’impianto elettrico e di altri servizi. Su questo tema, peraltro, sembra esserci qualche ritardo, perché la progettazione non sarebbe stata completata, cosa che potrebbe anche causare un intervento della Soprintendenza. Fatti due conti, quindi, il costo generale per la manutenzione dell’Arena è di 18 milioni e 400 mila euro.
Tornando al problema della pioggia, nel presentare il progetto di copertura dell’Arena, il sindaco Flavio Tosi ha ripetuto che «lo scopo principale del concorso di idee non era quello di evitare lo stop alle serate liriche a causa del maltempo, ma era invece proprio quello di proteggere e tutelare il monumento dal degrado continuo provocato dagli agenti atmosferici».
E nell’intervista pubblicata ieri dal nostro giornale, l’ingegner Menon spiega che «le infiltrazioni causano un lento ma inesorabile degrado, tanto che si sono registrate cadute di pezzi di voltato. Proprio per evitare rischi a chi passa sotto gli arcovoli – aggiunge Menon - compiano regolarmente quella che si chiama la ‘ricognizione preventiva dei voltati’, soprattutto nei punti da cui passa il pubblico». Il «conservatore» areniano ha ricordato che da cinque secoli a questa parte, le soluzioni possibili erano due: la rimozione delle gradinate, per poi ricollocarle nuovamente con un sistema più valido di sigillatura tra un gradone e l’altro, oppure quello di una continua risigillatura delle piccole crepe che vengono inevitabilmente a riformarsi, anno dopo anno.
Il primo sistema era stato seguito tra il 1560 e il 1660, ma proprio allora era nato il problema, perché nel ricollocare i gradoni non erano state adottate le tecniche degli architetti imperiali per la raccolta e lo smaltimento delle acque. Altre riposature di gradoni erano state eseguite nell’Ottocento, ma la radice del guaio era rimasta irrisolta, e le sigillature sono continuate. Adesso però, a queste due possibili soluzioni «storiche», si aggiunge la fattibilità della copertura del monumento. E chi avrà il compito di decidere (Ministero, Soprintendenze, Comune) avrà davanti tre possibili strade, anziché solo due.

Lillo Aldegheri

Arena coperta, il veronese Venturi «Il mio progetto non è stato capito»
L’ingegnere arrivato quarto: chiederò l’accesso agli atti della commissione

domenica 5 febbraio 2017

VERONA « Il mio progetto? È una macchina, una cosa staccata dall’Arena e rispettosa della storia di questo monumento. Devo ancora capire perché la nostra idea sia arrivata quarta e proprio per questo farò richiesta di accesso agli atti della commissione del concorso di idee per la copertura dell’Arena». Amarezza, ma mista a combattività, nelle parole di Vinicio Venturi, ingegnere veronese che ha redatto uno dei piani di copertura dell’anfiteatro.
«Il bando era fatto bene, chiedeva delle cose specifiche, per questo non ne capisco l’esito - spiega Venturi -. Nel testo si parlava chiaramente di tutela della fruibilità nelle attività di spettacoli, ora il sindaco parla di salvaguardia del manufatto dagli eventi atmosferici: vuole la copertura anche durante le visite turistiche in Arena?». Non solo: «Credo che il nostro progetto non sia stato capito - prosegue Venturi -: noi abbiamo avuto un approccio completamente diverso dagli altri. Non abbiamo voluto e progettato qualcosa che sovrastasse l’Arena, abbiamo pensato a qualcosa di completamente nuovo, ad una macchina scenica che si monti e si smonti all’occorrenza. Un elemento meccanizzato che non interagisca con il monumento e che si faccia ruotare senza ridurre di un posto il numero di spettatori». Una situazione resa possibile grazie all’apertura sul lato, dietro le scene («Ma è solo una questione di grafica: se leggevano la relazione, vedevano la motivazione della capienza»). Già, perché la questione della capienza era una delle imposizioni del bando chiesta negli allegati, insieme all’aspetto della sicurezza.
«Io mi domando come facciano i tedeschi, ora, a risolvere alcune problematiche come la prevenzione incendi e lo smaltimento delle acque piovane a posteriori - prosegue il professionista -. Forse continueranno a dare la colpa alla burocrazia italiana? O ci sarà un rimpallo fra ministero e soprintendenza? Non si può presentare un progetto, in virtù del fatto che alcune criticità si affronteranno dopo. Un bando o si segue seriamente o diventa aria fritta per tutti».
Proprio sul bando, le critiche di Venturi sono chiare: «La metodologia di svolgimento è stata corretta - spiega - ma mi hanno comunicato che la commissione ha impiegato cento ore per valutare 84 progetti. Se si tiene conto che ognuno aveva almeno venti tavole e una cinquantina di pagine di relazione, è stato dedicato meno di un minuto ad ogni foglio. Forse l’Arena si meritava più tempo. Per questo, e per conoscere i motivi del mio quarto posto, chiederò l’accesso agli atti del concorso».
L’ingegnere, che per studiare il progetto ha dedicato lunghe visite all’Arena, pone il problema su alcune preoccupazioni circa il piano vincente, quello presentato da Schlaich Bergermann Partner di Stoccarda: «Spiegatemi come faranno a far defluire le acque piovane e come si potrà accettare il peso invasivo di quelle tonnellate di anelli che si vogliono posizionare - spiega Venturi - forse in pochi sanno che l’ultimo gradino dell’Arena non ha un’altezza regolare, ecco perché nel nostro progetto il binario si attacca alle piastre già esistenti. L’acqua? Defluirebbe nella colonna che abbiamo previsto, all’interno di questa grande macchina scenica, e andrebbe direttamente nella fognatura. Non solo: qualcuno si è chiesto che temperatura si raggiungerà all’interno di quella struttura, con la copertura dei tedeschi?».

Dallo studio del professionista veronese ci si chiede anche come mai non sia stato dato un peso, a livello di punteggio, al fattore costi. «Vorrei chiarezza su tante cose, vorrei capire dove abbiamo sbagliato, per questo chiedo l’accesso agli atti».

1 commento:

  1. Il sito della Fondazione Santa CeCilia,aggiornato al 2 dicembre 2016,annovera Giuliano Polo ancora come dipendente..

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