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sabato 4 febbraio 2017

Il Dibattito sulla Copertura dell'Arena - Rassegna Stampa - 31 gennaio 6 febbraio 2017


Vincono i tedeschi
Il loro progetto costa 13 milioni

martedì 31 gennaio 2017

Svelati oggi al Politecnico di Milano, nel corso di una cerimonia in rettorato, i progetti vincitori del concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena di Verona. 84 i progetti esaminati, una trentina quelli stranieri.
Tosi: «Per qualcuno coprire l'Arena è una bestemmia, ma da oggi ne valuteremo la fattibilità, d'accordo con il Ministero». Sandro Veronesi, presidente gruppo Calzedonia: «Qualcuno forse mi odierà, ma sono orgoglioso di partecipare a questo progetto per la città di Verona».

IL VINCITORE
Primo premio n. 59 – RTI SBP e GMP Stoccarda/Berlino (Germania) La soluzione prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell’Arena e permette di raccogliere i teli di copertura, disposti su un solo ordine di cavi, consentendo un rapido mutamento di assetto da aperto a chiuso. Significativo appare il sistema di riavvolgimento dei cavi che può permettere di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante. Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia interagisce in modo misurato con l’ellisse dell’Arena. La soluzione proposta, a copertura aperta, lascia quasi per intero visibile dalla cavea il tratto superstite svettante dell’anello esterno. L’anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell’anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all’esterno e all’interno coerente e appropriata. La proposta «appare presentare margini di miglioramento per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, collegamenti che nella configurazione attuale incidono sulle strutture dell’Anfiteatro».
Secondo premio n. 41 – RTI Capogruppo Vincenzo Latina (Siracusa) Il progetto propone una soluzione, descritta con chiarezza ed efficacemente argomentata, che risponde in buona misura ai diversi requisiti posti dal bando di gara. La copertura non altera i caratteri architettonici del monumento e l’anello strutturale posto in sommità richiama, verso l’interno un’idea di “portico sommitale”. Presenta una soluzione architettonica coerente con le strutture dell’Arena e definisce uno spazio appropriato nel rispetto della sua forma. Sostenuta da un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell’Arena, attraverso un sistema di cavi metallici distanziati tra loro in verticale nella zona centrale, permette la chiusura e la protezione con segmenti gonfiabili accostati. Il profilo del sistema di copertura è visibile dall’esterno, ma interagisce in modo discreto e complementare con l’immagine e il profilo dell’Arena. All’interno la presenza di strutture è maggiore al perimetro e, in condizione di copertura aperta, i cavi aerei sono costantemente presenti al di sopra della cavea. La proposta «appare presentare margini di miglioramento per quanto riguarda la soluzione strutturale e architettonica del traliccio perimetrale».
Terzo premio n. 66 – RTI Italo/Spagnola, Capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno – Lodi) La proposta progettuale poggia la copertura su un sistema di alti pali posti all’esterno dell’anello, evitando quindi ogni contatto e impatto diretto con l’Arena. La soluzione architettonica e strutturale appare coerente con la struttura formale dell’Arena. Relativamente snelli e radi, i pali/sostegni si accostano ai fronti esterni formando l’immagine architettonica di una protezione di segno nitido e non invadente, pur costituendo un filtro costantemente presente all’immagine esterna dell’Arena. La copertura è costituita da teli, sostenuti da cavi riavvolgibili in un anello centrale che, pur se latamente ispirata ai velari degli anfiteatri romani, rappresenta una forte presenza visiva nello spazio aereo della cavea.

IL COSTO
Il costo stimato del progetto è di 13,5 milioni di euro e il patron di Calzedonia Sandro Veronesi è pronto a impegnarsi. «Se abbiamo iniziato il percorso - ha osservato - è perchè c’era l’intenzione di impegnarci». Già ora al primo classificato sono andati 40 mila euro. Al secondo (Rti Vincenzo Latino di Siracusa) 20 mila, mentre al terzo (Rti Italo-Spagnola capofila Roberto GM Ventura di Codognno, Lodi) 10 mila.


IL PROGETTO
Il progetto, approvato un anno fa dalla giunta comunale guidata dal sindaco Flavio Tosi, prevede una copertura rimuovibile che verrebbe utilizzata per garantire che possano tenersi gli spettacoli in Arena anche nelle serate di maltempo.

Il bando, con l’obiettivo di coinvolgere i più bei nomi dell’architettura internazionale, è scaduto il 9 settembre scorso ed è stato finanziato dal Gruppo Calzedonia, che ha messo a disposizione dell’operazione 100mila euro: 70mila sono destinati ai progetti selezionati, 30mila sono stanziati per i lavori della giuria. Al progetto vincitore saranno assegnati 40mila euro, 20mila al secondo classificato, 10mila al terzo.



Un telo a scomparsa come 'tetto' per l'Arena di Verona: vince un progetto tedesco
È stato scelto tra 84 proposte presentate al concorso di idee per una copertura contro le intemperie indetto dal Comune a marzo scorso. Il costo stimato per l'opera, che prevede una struttura removibile, è di 13,5 milioni di euro

ROMA - Un progetto tedesco per dare una copertura (removibile) al secondo anfiteatro romano più famoso al mondo: l'Arena di Verona. È lo studio di ingegneria tedesco Schlaich Bergermann and partners, insieme con gli architetti del gruppo Gerkan Marg and partners, ad aver vinto il concorso di idee indetto dal comune veneto.

Un concorso internazionale per il quale sono state presentate 87 proposte (ma ne sono state esaminate solo 84, perché le altre sono state ritenute non erano idonee). Lo studio tedesco curerà un progetto dal costo stimato di 13,5 milioni di euro (sarà sponsorizzato da Calzedonia), che sarà oggetto di un tavolo di confronto con la sovrintendenza e il ministero dei Beni culturali.
 
Il progetto prevede una copertura removibile che verrebbe utilizzata per garantire che possano tenersi gli spettacoli in Arena anche nelle serate di maltempo, ma soprattutto ha lo scopo di preservare l'anfiteatro dai danni causati dalle intemperie.
Il progetto. L'opera prevede il raccoglimento del telo di copertura (circa 12mila metri quadrati) su un unico lato a scorrimento. Il telo - è stato spiegato in conferenza stampa - va a nascondersi sull'anello di copertura, con la possibilità di nascondere i cavi nel periodo in cui non c'è bisogno di copertura.

Ai vincitori - che hanno presentato il progetto in forma anonima - andrà un premio pari a 40mila euro. "È un progetto fantastico", ha affermato il sindaco, Flavio Tosi, che si è mostrato ottimista riguardo alla possibilità di realizzare l'opera in tempi brevi. "Da subito partirà l'iter" di confronto con la sovrintendenza e il ministero, ha spiegato il sindaco di Verona, parlando di 'atteggiamento pragmatico' di apertura mostrato nei mesi scorsi dal ministro, Dario Franceschini. "Ci vorrà qualche mese per la parte tecnica - ha continuato - un anno, un anno e mezzo per il cantiere. Se tutto va bene, da qua a tre anni, si fa".

Prima della proclamazione del vincitore, il sindaco ha spiegato che lo "scopo esclusivo primo" di ogni progetto di copertura dell'Anfiteatro romano è quello di "proteggere il monumento dalle intemperie".

"Per il 2017-2018 - ha ricordato Tosi - si spenderanno 14 milioni di euro, 7 milioni dalla Fondazione CariVerona e da 7 da Unicredit, per la sigillatura dei gradoni" dell'Arena.

"Il nemico principale dell'Arena è la pioggia", ha insistito il sindaco. Chiaramente la copertura servirà anche per permettere le esecuzioni delle opere in calendario in caso di maltempo. Ma non è questa la priorità, ha tenuto a precisare Tosi.
Il secondo premio - 20mila euro - è andato al progetto presentato da Vincenzo Latina, di Siracusa, che si basa su un sistema di camera d'aria indipendente. Il terzo - 10mila euro - è andato al consorzio italo-spagnolo con capogruppo Roberto Ventura di Codogno, con un progetto che raccoglie il telo centralmente.


Circa il 28 per cento dei progetti presentati era straniero (in totale 24, di cui 13 tedeschi, 11 extra Ue, ovvero da Giappone, Argentina, Gran Bretagna, Usa e Svizzera).

Piera Matteucci




Copertura per l'Arena di Verona, vince la «conchiglia» dei tedeschi Gmp

mercoledì 1 febbraio 2017

Lo studio Gmp con l'engineering Sbp si aggiudica il concorso internazionale lanciato dal comune di Verona che ha raccolto 84 canditature
Dalle avveniristiche coperture degli stadi tra i più famosi al mondo, alla progettazione di una protezione high-tech per uno dei più celebri anfiteatri romani. Lo studio di architettura Gmp - Architekten von Gerkan, Marg and Partners e la società di ingegneria Schlaich Bergermann partner si aggiudicano il concorso internazionale di idee per la copertura dell'Arena di Verona, lanciato lo scorso marzo dal Comune veneto. Si tratta di due grandi studi che hanno fondato il loro quartier generale in Germania per poi diffondere sedi in tutto il mondo. Insieme hanno progettato diversi stadi, tra cui l'arena del tennis per i Giochi olimpici di Rio 2016, la copertura del nuovo stadio di Manaus, in Brasile, e lo stadio del basket a Dongguan, in Cina.
Lo studio Gmp ha di recente firmato in Italia anche il restyling dello stadio Druso di Bolzano, insieme all'architetto Ralf Dejaco, socio della Dejaco + Partner di Bressanone, e allo studio di ingegneria altoatesino Bergmeister. Tra i progetti italiani realizzati dallo studio Gmp ci sono il terminal aeroportuale di Ancona, l'ospedale Borgo Trento a Verona, la Fiera e il Palacongressi di Rimini.

Per l'Arena il tema era complesso, perché oltre a ricercare una soluzione tecnologica e architettonica in grado di chiudere una vasta superficie (circa 12mila metri quadri), i progettisti dovevano anche confrontarsi con un contesto di rara eccezione. Rispettare i vincoli archeologici, architettonici e ambientali del delicato tessuto urbano in cui l'Arena si inserisce, ed inoltre, trovare soluzioni totalmente reversibili e rispondere al principio del minimo intervento, erano alcuni dei punti chiave a cui dare risposta. Doppia, poi, la funzione da affidare al grande "ombrello": permettere l'organizzazione di spettacoli anche in caso di pioggia e preservare le pietre dall'azione disgregante dell'acqua piovana, principale causa di degrado per l'antica struttura.

Tra i principali criteri scelti per selezionare i migliori progetti ci sono anche la «realizzabilità», la «transizione rapida tra assetto aperto e chiuso» della copertura, la «leggerezza», la capacità di «restituire la piena visibilità dell'anfiteatro quando la copertura non serve», il «rispetto dei vincoli archeologici, architettonici e ambientali», la capacità di dialogare con l'Arena senza primeggiare. Ad elencarli, in occasione della presentazione dei progetti vincitori tenutasi ieri nell'aula magna del Rettorato del Politecnico di Milano, è stato l'architetto Francesco Doglioni, già professore di restauro all'Università Iuav di Venezia e membro della giuria.

Per il team tedesco, fonte di ispirazione è il velarium: il sistema di copertura mobile in tessuto utilizzato dai Romani per ricoprire gli anfiteatri. Il progetto prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell'Arena, funi di acciaio e gli immancabili teli. E poi un sistema di riavvolgimento dei cavi che consente, quando la copertura è in assetto aperto, di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante l'anfiteatro. Quando la copertura è aperta i cavi e i teli vengono alloggiati, infatti, all'interno della struttura perimetrale. «L'anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell'anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all'esterno e all'interno coerente e appropriata», si legge nel verdetto della giuria.

Scelto il progetto vincitore, si aprirà un tavolo di confronto con la Soprintendenza e il Mibact. È quanto è merso nel corso della presentazione dei progetti vincitori. Mancano 13 milioni e mezzo di euro: è questo il costo stimato per la realizzazione del progetto tedesco. «Rilancio la palla nel campo di Sandro Veronesi», ha affermato alla presentazione il sindaco di Verona, Flavio Tosi, riferendosi al reperimento delle risorse finanziarie. «L'azienda è in grado di affrontare queste cifre», ha risposto il patron di Calzedonia che ha già finanziato il concorso con 100mila euro (il montepremi era di 70mila euro).

Sono stati 84 i progetti esaminati dalla commissione, presieduta dall'avvocato Marco Mastroianni, affiancato dal dottore ingegnere Sergio Menon, rispettivamente direttore generale e dirigente della sezione Edilizia monumentale del Comune di Verona. Cinque i membri esterni: l'archeologa Elena Francesca Ghedini (Università di Padova), l'ingegnere Pier Giorgio Malerba (Politecnico di Milano), l'architetto Gino Malacarne (Università di Bologna), l'architetto Francesco Doglioni (ex professore di restauro all'Iuav) e l'ingegnere Luca Scappini, consigliere del Consiglio nazionale degli ingegneri.
Al secondo posto si è posizionato il team dell'architetto siciliano Vincenzo Latina (vincitore del premio Architetto italiano 2015, bandito dal Consiglio nazionale degli architetti), che ha proposto un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell'Arena, associato a cavi metallici: un sistema che avrebbe permesso la chiusura e la protezione dell'anfiteatro attraverso segmenti gonfiabili accostati. Il terzo premio è andato ad un team italo-spagnolo guidato dall'architetto Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno - Lodi), che ha puntato su una copertura poggiante su pali verticali sistemati intorno al perimetro esterno del monumento.

Mariagrazia Barletta



Un telo come arma di distrazione di massa

Sarebbe tragico che mentre la Fondazione Arena rischia di fallire le autorità preposte alla conservazione del patrimonio monumentale concedessero i permessi per una tale eresia, costosissima ed antistorica.

mercoledì 1 febbraio 2017

Non intendo disquisire se il progetto che ha vinto il concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena sia realmente una buona proposta e soprattutto la migliore tra tutte quelle che hanno partecipato alla gara. E’ proprio l’idea che si possa coprire un antico anfiteatro romano che, prima di essere un teatro è un monumento e come tale da rispettare e conservare, che contesto totalmente. Questa strampalata idea è stata già più volte bocciata dalla Soprintendenza e lo sarà anche questa volta. Sono convinto che si tratti di sola pubblicità, per l’impresa industriale che ha finanziato il concorso, e per i politici che, in periodo elettorale, lo stanno cavalcando.

Sarebbe tragico che, mentre la Fondazione Arena rischia di fallire, molti creditori attendono di essere saldati, viene licenziato il corpo di ballo ed è trattenuta una mensilità a tutti i dipendenti, le autorità preposte alla conservazione del patrimonio monumentale concedessero i permessi per una tale eresia, costosissima ed antistorica. Mai l’Arena, nella sua lunga storia, è stata coperta.

La questione vera che voglio porre non è la copertura dell’Arena e quale impatto e danni potrà causare all’antico anfiteatro, ma come debba essere considerato il nostro patrimonio storico monumentale.

Il nostro sindaco e alcuni suoi sodali, assieme ad alcune categorie economiche, ritengono che i monumenti debbano essere valorizzati per realizzare, dalla loro fruizione, il massimo reddito possibile. Per loro è questo che significa valorizzare il nostro patrimonio culturale e storico.

Io invece ritengo che il valore dei monumenti non risieda in quanti denari si possano realizzare dal loro uso, ma nel loro alto valore culturale che testimonia il nostro passato e le nostre radici, valori questi che ci permettono di leggere i diversi periodi della storia della nostra città e quindi della nostra storia. Una civiltà senza la memoria del proprio passato è una civiltà orfana e priva di valori.

Se dovesse passare la logica consumistica ipotizzata dal sindaco, dovremo aspettarci che in seguito si ipotizzi la chiusura termica dell’Arena per utilizzarla anche nei mesi più freddi. Poi la stessa sorte toccherà al Teatro Romano. Il parco delle mura sarà trasformato in un parco di divertimenti con punti di ristoro, giostre, sale video e magari comparse in costume di armigeri scaligeri. L’Arsenale la vogliono ridurre ad un ennesimo centro commerciale.

A quel punto tra Gardaland e Verona la differenza sarebbe irrilevante.

Giorgio Massignan

VeronaPolis

L'Arena non è una scatola di biscotti

mercoledì 1 febbraio 2017

Ho visto allibito la presentazione dei progetti premiati nel concorso di idee per la copertura dell’arena. I progetti vincitori fanno assomigliare il monumento a una vecchia scatola di latta, quelle con i biscotti dentro, non vedo il minimo rispetto per le antiche pietre; a questo punto chiudiamo gli arcovoli con delle belle vetrate, magari con i profili di alluminio, per togliere la corrente d’aria che potrebbe strappare il telo di copertura.

Nel merito del progetto vincitore poi, vorrei sapere come si vogliono tendere i cavi d’acciaio della copertura e come viene ancorata la struttura all’arena. Ci vuole una forza che, per essere contrastata, richiederebbe un grande numero di fori di ancoraggio. Ulteriore sforzo deriverebbe dal vento, che causerebbe un forte effetto vela.

Altro aspetto che non mi pare sia stato preso in considerazione è relativo all’acustica: il velario originale proteggeva il pubblico di 20 secoli fa durante gli spettacoli circensi, oggi non penso che si possa ascoltare un’orchestra e dei cantanti che non sono amplificati con il vento che fa vibrare il telo e la pioggia che batte sulla copertura.

Non riesco a capire come si pensi di risolvere i problemi della stagione lirica con un telo, un telo ben più pesante ci vorrebbe per coprire la cattiva amministrazione dell’ente lirico veronese, gestito da anni in maniera “dubbia”.

Se lo sponsor ha un tale entusiasmo che vorrebbe sponsorizzare lui la realizzazione della copertura per 13 milioni di euro, perché non lo si fa diventare socio della fondazione e entrare nella gestione del disastrato ente lirico: con quella cifra si copre il passivo della fondazione, e si pensa a rilanciare la stagione lirica.

Luigi Lazzarelli
Architetto

Copertura Arena: sguardo avanti e verifica fattibilità

mercoledì 1 febbraio 2017

E’ un fatto positivo, meritevole di attenzione e che non va assolutamente trattato con sufficienza, e ancor meno deriso, che una grande impresa veronese sia disposta ad esporsi per la città fino al punto di farsi carico di un’opera milionaria come la copertura in oggetto.
Detto questo, e al di là dei gusti personali che rientrano nel giudizio soggettivo (è bella, è brutta, è un orrore, ci può stare…) va valutata con attenzione l’ utilità di un’opera simile andando oltre le sterili polemiche o gli sguardi di retroguardia.

Se, come pare assodato, la funzione principale della copertura non è quella di salvare le serate areniane, dal momento che il ticchettio della pioggia guasterebbe comunque l’acustica e dunque la fruizione della musica, occorre a questo punto concentrarsi sulla conservazione del monumento che dovrebbe garantire la riduzione dei costi di manutenzione diretta. Pertanto va valutato bene se il rapporto costi-benefici, a fronte di un intervento per certi aspetti invasivo, stia in piedi. Pertanto la palla passa agli enti preposti a questo tipo di verifica e, con buona pace di sostenitori e detrattori, saranno Sovrintendenza e Ministero in testa, nelle loro rispettive competenze, a doversi esprimere. È comunque da ritenersi un valore il movimento e il concorso di idee messo in moto dal mecenatismo di Sandro Veronesi.

Ora all’amministrazione uscente tutta protesa nello sforzo di un po’ di visibilità, suggeriamo di non fermarsi alla copertura. Perché l’avveniristico cappello è utile a coprire il contenitore, l’anfiteatro, ma non copre il contenuto che, ahinoi, in questi anni ha comportato la progressiva costante perdita di credibilità nel mondo. Insomma, per usare una metafora tratta dalla tecnologia, se il software non funziona anche l’hardware migliore alla lunga diventa inutile.

Luigi Ugoli, Damiano Fermo, Eugenio Bertolotti
Per il gruppo consiliare Pd



I duelli incrociati fra i critici d’arte
Daverio: «Un’idea utile per la città» Sgarbi: «Idiozia, bloccherò tutto io»
Contrario anche l’ex soprintendente Tinè: «Tanti dubbi, troppo impatto»

giovedì 2 febbraio 2017

VERONA «Un’ottima idea per una città che forse non è pronta». «Una schifezza che mi impegnerò fin da subito a bloccare, chiamando il ministro Franceschini».
Sulla copertura dell’Arena si dividono i due critici d’arte, Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi: due posizioni distanti che rappresentano anche la frattura locale che sta vivendo Verona sul progetto che riguarda il suo monumento simbolo.
«La vera difficoltà è che questo intervento farà fatica a farsi accettare dalla Soprintendenza, tendenzialmente già ostativa su tutto - spiega Daverio - e anche nella psicologia attuale non sarà facile far accettare questa innovazione. Si tratta di una cosa utile, che io condivido in pieno: solo utilizzando il patrimonio storico lo si preserva. Qui però siamo di fronte ad un’innovazione mentale che oggi ancora non c’è». Il critico, recentemente ospite di Idem, vede dunque un percorso in salita: «A meno che Franceschini in persona sblocchi la situazione - prosegue Daverio -. Insomma, chiediamo al ministro di fare il ministro. Ricordo che l’Arena costa al contribuente, ed è giusto che resti al contribuente: con la copertura ne gode l’intera città». Furioso Sgarbi: «La copertura è una profonda idiozia, segno di inciviltà di chi l’ha pensata, con la complicità della politica - sbotta il critico -. La fanno anche all’estero? Bene, si tengano i loro velari, qui siamo in Italia. L’Arena è esistita e si è preservata nei secoli, fino ad oggi, e continuerà a farlo. Dobbiamo portare rispetto a tutto questo». E ancora: «Farò di tutto per bloccare questo delitto - annuncia Sgarbi -: già oggi scriverò alla Sovrintendenza e al ministro Franceschini perché vietino questo scempio. E chi l’ha voluto, va punito». E Sgarbi non è una voce negativa fuori dal coro
«Mi sembrano tutti più o meno geniali “coperchi da pentola”, che non riescono a superare il livello minimo di impatto estetico e conservativo del monumento. Un livello teorico pari a zero in effetti». Bocciatura secca dei progetti vincitori, presentati mercoledì a Milano, da parte di Vincenzo Tinè, ex Soprintendente all’Archeologia del Veneto, ora a Genova.
«Il mio è solo un parere personale: se la soluzione vincitrice sembra forse migliore in quanto a spazialità, mi chiedo quanto impatti il peso dell’anello perimetrale. Troppi dubbi». Non solo: «Ci vorrebbe una mongolfiera che arrivi in volo da Boscomantico per aprire un ombrello sull’Arena senza toccare le pietre sulle quali la soprintendenza non autorizza nemmeno un chiodo» ironizza, dall’alto dei suoi 96 anni, Libero Cecchini, architetto, autore della ricostruzione post bellica di mezza città e di molti interventi di archeologia urbana.
«Un anello perimetrale – è la sua analisi - inganna sulla percezione dell’anfiteatro che in origine era diverso. L’unica copertura accettabile sarebbe una struttura completamente rimovibile, e nessuna di quelle selezionate lo è. E poi il fascino di assistere a uno spettacolo in arena è dovuto al cielo stellato sulla testa, se si toglie questo». Più possibilista Cesare De Seta, storico dell’architettura docente alla Federico II di Napoli, oppositore dell’ipotesi di ricostruire la cavea del Colosseo: «Non sono contrario per principio, ma il mio è un “ni” con tante riserve. Una volta che si accetti l’idea stessa di coprire l’arena, tra i progetti il vincitore mi sembra accettabile. Ho a disposizione solo un’impressione sommaria, ma l’anello d’acciaio sotto cui scompare la struttura non sembra costituire danno. Sia chiaro, dev’essere, nel caso, una copertura che dura l’esigenza di uno spettacolo, funzione intrinseca del monumento. E l’acustica? Sarà comunque la Soprintendenza che deve esprimersi». - S.M.D. C.B.

Fuksas promuove il velario contestato «Grande duttilità nei nostri monumenti» E cita l’esempio del Teatro di Marcello

giovedì 2 febbraio 2017

VERONA Conosce la Schlaich Bergermann Partner, in un certo senso garantisce sulla sua professionalità.
E promuove (ma questo non è un mistero) il progetto del velario plissettato per coprire, all’occorrenza, l’Arena, progetto che ha vinto il concorso di idee indetto dall’imprenditore Sandro Veronesi.
Lui è Massimiliano Fuksas, uno degli architetti italiani più quotati all’estero. «Come concetto la copertura dell’Arena non mi sconvolge - esordisce l’architetto, dal suo studio romano -, mi sembra anzi una buona idea, come ho detto anche in passato. Penso a quanto è già stato fatto, con successo, per l’Arena di Nimes, ma anche in altri luoghi all’estero: i veli, una volta che non si usano, vengono ritirati, tratti all’indietro, un intervento curato. E poi, sembra che pure il Colosseo fosse coperto da un grande velario in alcuni periodi».
Insomma, Fuksas è chiaro: «Se amministrazione e cittadini sono tendenzialmente d’accordo per coprire l’Arena, questa mi pare una buona idea da realizzare».
Non solo: la grande firma dell’architettura nazionale spende una parola anche per il vincitore del concorso di idee internazionale
«Per fortuna si è tenuto un concorso aperto, poteva capitare qualsiasi cosa - sorride Fuksas -, ma Schlaich è un grandissimo, un ingegnere con notevole esperienza. Io ho avuto al fortuna di lavorarci insieme e devo dire che lavora a cose che poi sa di poter realizzare, per di più con il massimo scrupolo». «Der ingenieur», in effetti, che dà il nome ad una delle imprese della cordata per l’Arena, sembra essere una garanzia da più parti, con il suo lungo curricula, la sua esperienza in ponti e coperture. Ma cosa risponde, ai più scettici (o ai detrattori veri e propri dell’opera)? L’architetto romano, per non farsi trascinare nel ring politico della discussione, cita uno dei più antichi simboli per lo spettacolo romani, esempio di buona conservazione ancora oggi, nonostante i trascorsi fantasiosi e turbolenti: il Teatro di Marcello.
«Si tratta di un monumento che abbiamo avuto la fortuna di avere ereditato oggi, nonostante le vicissitudini impressionanti che ha vissuto – spiega Fuksas -. Nel Il Teatro Marcello Medioevo fu usato addirittura come cava e poi come fortezza. Successivamente venne adibito a sorta di villa, per poi finire per ospitare pure degli appartamenti. Si tratta di un edificio che ha subito modifiche in modo errato e discutibile, dunque, ma con una capacità tale di flessibilità e di manutenzione che è la forza stessa dei nostri grandi monumenti storici».
Una previsione-auspicio per l’Arena di Verona, dunque.


IL VELARIO SULL'ANFITEATRO. La fattibilità del progetto tedesco va all'esame del ministero dei Beni culturali

Arena, Magani non chiude
Tosi: «Sono ottimista»

Il sovrintendente: «Si può andare avanti nel rispetto dell'identità del monumento». Il sindaco: «Ci sono possibili finanziatori e si può usare l'Art Bonus»

giovedì 02 .02. 2017 CRONACA, p. 10

Coprire l'Arena con il velario? Tosi ottimista, soprintendente Magani possibilista. Quindi: subito uno studio di fattibilità sul progetto vincitore del concorso internazionale. Da verificare con un confronto diretto tra ministero dei Beni culturali e Soprintendenza ai beni archeologici, belle arti e paesaggio. E se la proposta che ne esce è fattibile, si potrebbe partire con un progetto vero e proprio. «Vista la qualità dell'idea vincitrice, non sarei così pessimista». Parola del sindaco Flavio Tosi.A Palazzo Barbieri si va avanti dopo l'assegnazione del premio al vincitore del concorso internazionale di idee per la copertura dell'Arena. Cioè il velario - con un telo che si distende e riavvolge a scomparsa - ideato dal Raggruppamento temporaneo d'imprese (Rti) tedesco Sbp e Gmp di Stoccarda e Berlino.Il concorso ha avuto 84 partecipanti ed è stato promosso dal Comune e finanziato con 100mila euro dal Gruppo Calzedonia, guidato dall'imprenditore Sandro Veronesi. Il quale ha anche detto di essere disponibile a pagare i lavori, con i 13 milioni e mezzo che sarebbero necessari per il velario ideato in Germania.«Ci sarà subito un passaggio in giunta comunale per ratificare l'esito del concorso», spiega Tosi, «e poi cominceremo con ministero e Soprintendenza uno studio di fattibilità. E su quello che uscirà sarà possibile lavorare per realizzarlo». Ma come agirebbe il Comune, qualora dovesse davvero procedere con questa copertura per preservare l'anfiteatro romano anzitutto dalle infiltrazioni d'acqua? Quindi a tutela del monumento, oltre che per riparare della pioggia il pubblico di stagione lirica, concerti e manifestazioni? L'idea sarebbe un'iniziativa pubblica, ma con il sostegno di privati.«C'è già la disponibilità economica di un finanziatore», spiega il sindaco, riferendosi a Sandro Veronesi, «ma se ci fossero un'altra decina di mecenati disponibili ci si potrebbe confrontare e partire». E questi potenziali sostenitori, come conferma Tosi, potrebbero utilizzare l'Art bonus, che consente un credito d'imposta pari al 65 per cento dell'importo donato.DUNQUE, VIA al confronto con il ministero dei Beni culturali, guidato da Dario Franceschini, del Pd - in buon dialogo con l'amministrazione veronese - e con la Soprintendenza, a Verona diretta da Fabrizio Magani. In passato l'ex soprintendente ai beni archeologici del Veneto Simonetta Bonomi, oggi in Puglia, espresse forte contrarietà al tetto per l'Arena.Magani invece si dimostra più possibilista: «Il concorso di idee ha animato oltre ottanta studi di progettazione e la valutazione di una commissione, su un tema che credo non abbia precedenti. I passi successivi, se ci saranno», dice il soprintendente, «dovranno ispirarsi alla concreta fattibilità nel rapporto con l'identità del monumento, i suoi valori originali, materiali e immateriali, prima che tecnico-ingegneristici, già oggi oggetto di continue riflessioni in rapporto alla corretta fruizione del luogo».Sul fronte politico pareri discordanti. Il Pd, con i consiglieri Luigi Ugoli, Damiano Fermo ed Eugenio Bertolotti, auspica subito un approfondimento sulla fattibilità e ritiene «un valore il movimento e il concorso di idee messo in moto dal mecenatismo di Sandro Veronesi. Ora all'amministrazione uscente suggeriamo di non fermarsi alla copertura», dicono, «perché l'avveniristico cappello è utile a coprire il contenitore, l'anfiteatro, ma non copre il contenuto che, ahinoi, in questi anni ha comportato la progressiva costante perdita di credibilità nel mondo», e il riferimento è alla crisi della Fondazione lirica Arena.Il candidato sindaco di Verona Pulita Michele Croce, invece, non ci sta: «Si pensi piuttosto a risparmiare, si taglino i consulenti, i dirigenti a chiamata e i cda inutili ma strapagati, si utilizzino i soldi dei veronesi per opere essenziali e improrogabili: strade, marciapiedi, scuole, edilizia popolare».Giorgio Massignan, di VeronaPolis, stronca l'idea: «Sarebbe tragico che, mentre la Fondazione Arena rischia di fallire, molti creditori attendono di essere saldati, viene licenziato il corpo di ballo ed è trattenuta una mensilità a tutti i dipendenti, le autorità preposte alla conservazione del patrimonio monumentale concedessero i permessi per una tale eresia, costosissima e antistorica».

Enrico Giardini

«Serve solo per il rock e penalizza l'opera lirica»

giovedì 02 .02. 2017 CRONACA, p. 11

«Tutelare l'Arena dagli agenti atmosferici? Non mi sembra che il Colosseo sia stato rovinato dalla pioggia. Piuttosto, mi meraviglia che non sia mai emerso il problema dell'acustica. Una eventuale copertura dell'anfiteatro cambierebbe i termini di rifrazione e propagazione del suono, senza contare che la pioggia battente potrà fare rumore. Ma non c'è un ingegnere del suono che dice la sua?». Il giudizio e il quesito arrivano da Renzo Giacchieri, docente e regista di fama, sovrintendente dell'ente lirico dal 1982 al 1986 e oggi presidente del conservatorio scaligero «Dall'Abaco». «Penso» afferma «che questa ipotesi di lavoro sia a beneficio esclusivo di certe iniziative, mi riferisco ai concerti che prevedono l'amplificazione e l'elettronica. Perché non me lo immagino proprio, in questo scenario, il preludio di Traviata». Un progetto baldanzoso, così Giacchieri lo definisce, che subordina l'opera lirica al rock. «L'andazzo mi sembra questo» commenta. «Leggevo che in Arena ci sarebbero già una quarantina di concerti confermati, mentre non si è ancora stabilito a quale compagnia affidare la produzione del Nabucco. E siamo a febbraio. È chiaro: ciò che ha costituito l'anima dell'anfiteatro, nonché la sua fama nel mondo, oggi passa in secondo piano. E con il giusto tornaconto pubblicitario per i privati». L.P.





Copertura dell'Arena, il Pd: "Da valutare bene il rapporto costi-benefici"
Luigi Ugoli, Damiano Fermo e Eugenio Bertolotti, elogiano l'intenzione di Sandro Veronesi di finanziare i lavori dell'opera, rimandando la decisione della sua realizzazione a Ministero e Sovrintendenza, con quest'ultima che si è già detta possibilista

giovedì 2 febbraio 2017

A tenere banco in questi giorni a Verona, è principalmente la discussione relativa alla copertura dell'Arena.
Dopo la premiazione dei tre migliori progetti usciti dal concorso internazionale di idee, sono arrivati i pareri contrastanti di politici e associazioni, che non hanno mancato di criticare o elogiare l'operato dell'amministrazione comunale.

Luigi Ugoli, Damiano Fermo e Eugenio Bertolotti, del gruppo consiliare del Partito Democratico, intervengono sulla vicenda cercando di analizzarla da un punto di vista oggettivo e senza dimenticare di elogiare il patron di Calzedonia, Sandro Veronesi, che si è detto pronto a finanziare i lavori, il cui costo si aggira sui 13 milioni di euro.

È un fatto positivo, meritevole di attenzione e che non va assolutamente trattato con sufficienza, e ancor meno deriso, che una grande impresa veronese sia disposta ad esporsi per la città fino al punto di farsi carico di un’opera milionaria come la copertura in oggetto.
Detto questo, e al di là dei gusti personali che rientrano nel giudizio soggettivo (è bella, è brutta, è un orrore, ci può stare…) va valutata con attenzione l'utilità di un’opera simile andando oltre le sterili polemiche o gli sguardi di retroguardia.
Se, come pare assodato, la funzione principale della copertura non è quella di salvare le serate areniane, dal momento che il ticchettio della pioggia guasterebbe comunque l’acustica e dunque la fruizione della musica, occorre a questo punto concentrarsi sulla conservazione del monumento che dovrebbe garantire la riduzione dei costi di manutenzione diretta. Pertanto va valutato bene se il rapporto costi-benefici, a fronte di un intervento per certi aspetti invasivo, stia in piedi. Pertanto la palla passa agli enti preposti a questo tipo di verifica e, con buona pace di sostenitori e detrattori, saranno Sovrintendenza e Ministero in testa, nelle loro rispettive competenze, a doversi esprimere. È comunque da ritenersi un valore il movimento e il concorso di idee messo in moto dal mecenatismo di Sandro Veronesi.
Ora all'amministrazione uscente tutta protesa nello sforzo di un po' di visibilità, suggeriamo di non fermarsi alla copertura. Perché l'avveniristico cappello è utile a coprire il contenitore, l'anfiteatro, ma non copre il contenuto che, ahinoi, in questi anni ha comportato la progressiva costante perdita di credibilità nel mondo. Insomma, per usare una metafora tratta dalla tecnologia, se il software non funziona anche l'hardware migliore alla lunga diventa inutile.

Approfondire quindi la questione della fattibilità dell'opera è il primo passo da compiere.
Lo stesso sindaco Flavio Tosi, nelle ore successive all'annuncio, aveva infatti affermato che l'iter di confronto con sovrintendenza e Ministero sarebbe partito subito: "Ci vorrà qualche mese per la parte tecnica, un anno, un anno e mezzo per il cantiere. Se tutto va bene, da qua a tre anni, si fa". Sovrintendenza che per il momento si è detta possibilista sulla realizzazione della copertura, in attesa che la procedura prenda il via.



Arena di Verona, Vittorio Sagrbi: "La copertura? Solo una mente malata poteva ideare una cosa del genere"
La copertura, seppur removibile, dello storico anfiteatro costruito nel primo secolo dopo Cristo era stata fortemente voluta dal sindaco di Verona, Flavio Tosi. Ma secondo il critico d'arte si tratta di "un crimine, di un'idiozia totale"

giovedì 2 febbraio 2017 - di Davide Turrini

“Sono dei vandali, coprire l’Arena di Verona è un crimine, un’idiozia totale”. L’ira furibonda di Vittorio Sgarbi giunge all’indomani della vittoria del progetto architettonico degli studi tedeschi Schlaich Bergermann e Gerkan Marg per coprire l’anfiteatro romano del capoluogo veneto. “Solo una mente malata poteva ideare una cosa del genere”, ha spiegato il critico d’arte al FQMagazine. “Farò di tutto affinché la mia protesta venga ascoltata dal Ministero. Non si toccano i monumenti storici. Pensavo che il progetto fosse stato abbandonato, invece sono riusciti ad arrivare in fondo. Che gli amministratori abbiano idee ridicole ci può anche stare, ma il peggio sono gli architetti che non si frenano di fronte a nulla”.

La copertura, seppur removibile, dello storico anfiteatro costruito nel primo secolo dopo Cristo era stata fortemente voluta dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, sia come intervento di protezione dalle intemperie che, secondariamente per permettere lo svolgimento delle date dell’opera lirica altrimenti cancellate dalla pioggia. “Il tempo a livello atmosferico è della vita degli uomini, se piove torni un’altra volta – continua Sgarbi -, se vai all’Arena di Verona vivi una sua dimensione che appartiene alla storia, chi l’ha ideata non ci ha messo un tetto”. A livello storico però esistono diverse testimonianze del cosiddetto “velarium”, una copertura mobile di tessuto, principalmente canapa, per i teatri romani. In alcuni scritti antichi di Lucrezio, Svetonio e Plinio, vengono citati dei velarium progettati per proteggersi da pioggia e canicola anche per due anfiteatri come il Colosseo di Roma e l’Arena di Nimes, in Francia.


Sono stati Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia Group, main sponsor dell’operazione restyling, e il sindaco di Verona, a rivelare i vincitori del concorso lanciato lo scorso marzo per selezionare la migliore copertura mobile per l’anfiteatro romano. 87 le proposte, consegnate in forma anonima, ed un vincitore definitivo: il gruppo Schlaich Bergermann Partner di Stoccarda, specializzati in consulenze ingegneristiche, insieme agli architetti Gerkan, Marg and Partners di Berlino. La soluzione tedesca, che porta a casa 40mila euro di premio, prevede un anello perimetrale che poggia sul bordo superiore del teatro e che consente di raccogliere i teli di copertura per un veloce mutamento di assetto. Al secondo posto con 20mila euro di premio il gruppo Vincenzo Latina Architetti (Siracusa) con una soluzione un po’ più “pesante” con tanto di cavi metallici a forma di reticolato per reggere la copertura sul tetto. Al terzo classificato (10mila euro di premio), che ha come capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura di Codogno (Lodi), sono presenti dei pali/sostegni accostati ai fronti esterni e il “telo” verrebbe raccolto al centralmente


Ora partirà il confronto con la Sovraintendenza e il Ministero dei Beni Culturali. Il costo del progetto vincitore è di 13 milioni e mezzo di euro. “Se abbiamo iniziato questo percorso è perché siamo in grado di finanziarlo. Magari lungo il cammino potrebbero aggiungersi anche altri, ma l’azienda è anche capace di fare da sola. L’importante è che il progetto sia valido e condiviso”, ha spiegato Veronesi di Calzedonia. “Quello vincitore è un progetto fantastico: le infrastrutture di sostegno praticamente scompaiono”, ha affermato il sindaco Tosi. “Spendiamo centinaia di migliaia di euro all’anno per la manutenzione dell’anfiteatro, esposto alla pioggia e agli agenti atmosferici. Con questo progetto li risparmieremmo”. I tempi previsti per la copertura, sempre a detta del primo cittadino scaligero, non sono però rapidissimi: se tutto va bene ci vorranno tre anni.





L’apertura della dem Rotta «Nessun pregiudizio sull’Arena coperta»

venerdì 3 febbraio 2017

VERONA In attesa di un pronunciamento del ministro Dario Franceschini, che finora si è trincerato dietro un assoluto riserbo, sul concorso di idee per la copertura dell’Arena vanno registrate voci vicine al governo che comunicano una sostanziale apertura.
La deputata del Pd Alessia Rotta, vicinissima all’ex premier Matteo Renzi, spiega che non bisogna «avere pregiudizi», specialmente adesso che c’è un progetto, quello della cordata tedesca SBP-GMP, che ha vinto il concorso e ha incassato anche la disponibilità del patron di Calzedonia Sandro Veronesi a finanziarlo. «Sarebbe sbagliato dire un “no” a priori - sottolinea la deputata veronese - adesso c’è un progetto che verrà esaminato dal ministero e ci permette di ragionare su qualcosa di concreto. Certo, andranno fatte attente valutazioni: quanto questa struttura è invasiva, se davvero il finanziamento è disponibile e quali sono le condizioni per erogarlo, se sarà davvero efficace nella protezione dell’Arena dagli agenti atmosferici che sono la principale causa del suo degrado». Ma questa è una partita, sottolinea Rotta, che nulla centra con la crisi della fondazione Arena e il piano «lacrime e sangue» che ha portato al taglio del corpo di ballo. «Sono due piani diversi, che non vanno sovrapposti».
Non ha chiuso all’ipotesi della copertura - demandando però ogni intervento in merito - nemmeno il soprintendente di Verona Fabrizio Magani. Per il progetto fortemente voluto dal sindaco Flavio Tosi sembra insomma esserci la congiunzione astrale giusta, aspettando le parole di Franceschini a riguardo. Secondo il sindaco, se il progetto fosse approvato dal Ministero, potrebbe essere realizzato in circa tre anni, considerando i tempi dell’iter e del cantiere vero e proprio. Trattandosi di un finanziamento privato, potrebbe non esserci bisogno di una gara: i lavori potrebbero essere affidati direttamente ai progettisti tedeschi vincitori del concorso di idee, che sarebbero già in contatto con Veronesi. - A. C.


IL DIBATTITO SULLA COPERTURA. Commenti e prim e polemiche. E Sgarbi spara a zero: «Un crimine, un'idiozia totale»

Il «velario» dei tedeschi non risolve tutti i dubbi
Incognite sullo smaltimento dell'acqua e il fissaggio delle strutture. Luca Scappini, della commissione: Ma era un concorso di dee, non di progettazione»

venerdì 03 .02. 2017 CRONACA, p. 14

Tre giorni dopo la vittoria dei colossi tedeschi Sbp e Gmp per il miglior progetto sulla copertura dell'Arena, forse bisognerebbe ricorrere a Giorgio Gaber. «Un'idea fin che resta un'idea», cantava il cantautore milanese, «è soltanto un'astrazione». Sono molti i dubbi, infatti, anche dal punto di vista puramente tecnico, che restano sul tavolo circa l'effettiva realizzabilità dell'ambizioso piano. Dal miglior sistema di incanalamento e smaltimento dell'acqua piovana a quello di fissaggio della struttura ad anello - sotto il quale, tra l'altro, si riavvolgeranno i cavi della copertura - che dovrebbe reggere il telo in materiale fonoassorbente per «abbattere» il rumore della pioggia. Il primo problema i progettisti tedeschi lo risolvono attraverso un'inclinazione dei teli facendoli convergere verso la parte più grossa dell'anello da dove l'acqua viene fatta scaricare. Sul secondo punto ci si affida a strutture di appoggio. «Adesso», fa sapere il direttore generale Marco Mastroianni, che ha fatto parte della commissione giudicatrice, «invieremo al ministero il progetto vincitore, decisamente il meno impattante poiché lascia l'Arena libera quando non viene azionata la copertura, e vi allegheremo la soluzione a nostro avviso preferibile sul sistema di fissaggio dell'anello alla gradinata più alta».Non mancano, poi, le critiche, anche veementi, all'idea in sé di mettere un «coperchio» all'anfiteatro romano. L'attacco più duro arriva dal vulcanico critico d'arte Vittorio Sgarbi. «Un crimine, un'idiozia totale», ha tuonato su FQMagazine.E mentre il sindaco Flavio Tosi parla di studio di fattibilità sul progetto vincitore, c'è chi lo contesta radicalmente. «Un bel cartone animato, che però non tiene conto di alcuni requisiti fondamentali richiesti dal bando» protesta Vinicio Venturi, ingegnere veronese, nel suo studio in volto Fontane, zona Duomo. Con il suo gruppo di lavoro Venturi ha partecipato alla gara arrivando ad un soffio dal podio. E l'amarezza non manca, pur avendo sopravanzato ben 80 concorrenti, fra i quali studi di progettazione di rilevanza internazionale. «Il nostro quarto posto», dice, «lo viviamo come una non corretta valutazione del lavoro fatto, si chiedevano precise soluzioni tecniche, ma mi viene da pensare che ci sia stata una certa superficialità nella valutazione dei progetti in quanto, per esempio, non si capisce come risolvono il problema dello smaltimento dell'acqua piovana, 12mila metri quadrati, gli altri progetti. Noi», continua l'ingegnere veronese, «abbiamo previsto due pluviali da un metro di circonferenza nel pilone centrale e collegati direttamente con il collettore di cavea, ma negli altri progetti non c'è traccia di pluviali... A questo punto non posso che dare ragione a Sgarbi». Della commissione di sette esperti che ha valutato gli 84 partecipanti, il 30 per cento dei quali stranieri, ha partecipato anche Luca Scappini, del Consiglio nazionale dell'Ordine degli ingegneri. «Un lavoro», racconta, «cui abbiamo dedicato cento ore per la quantità di proposte che ci è arrivata, ma avremmo voluto dedicarci più tempo. Organizzare il lavoro è stato veramente molto impegnativo... Sopra i 70 centesimi di punteggio sono arrivati in cinque, ma tutti i lavori presentati erano estremamente interessanti e dignitosi». Quanto alle critiche, Scappini evidenzia «che si trattava di un concorso di idee e non di progettazioni. Tali idee in un secondo tempo si possono implementare e perfezionare dal punto di vista delle soluzioni tecniche, anche prendendo spunto da altre proposte progettuali. I primi tre classificati», sottolinea, «hanno raggiunto l'equilibrio di coraggio ed eleganza architettonica richiesta. Noi abbiamo assolto il compito richiestoci e ora ben venga un dibattito culturale». I progetti saranno presto esposti in Gran Guardia. «Il materiale raccolto nel concorso di idee che ha avuto il merito di far convergere sul nostro Paese progettisti di fama internazionale, sarà di grande interesse anche per la copertura di altri siti archeologici».
Enrico Santi



"Un tetto retrattile unico", ma la copertura dell'Arena non convince tutti
I vincitori del concorso di idee parlano di "design innovativo senza il minimo impatto visivo", ma sono ancora forti le resistenze

venerdì 3 febbraio 2017

"Un design innovativo che riflette la nostra esperienza con strutture mobili e tetti retrattili per gli edifici storici come la Plaza de Toros di Saragoza, il Palacio Vistalegre di Madrid e l'Arena di Nimes". Così i tedeschi di SBP (Schlaich Bergermann Partner) hanno descritto il progetto con cui hanno vinto il concorso di idee per la copertura dell'Arena di Verona.

"Un tetto retrattile unico e spettacolare", lo definisce SBP. Un progetto che ha avuto la meglio sugli oltre 80 che hanno partecipato al concorso, finanziato da Calzedonia e in parte dal Comune di Verona e realizzato per trovare la soluzione migliore per coprire e preservare il monumento.

Proprio la preservazione dell'Arena è il punto su cui si concentrano i sostenitori di un progetto, che comunque divide l'opinione pubblica tra favorevoli e contrari. La pioggia non rovina solo le serate della stagione lirica estiva, ma rovina l'anfiteatro stesso e con questa copertura si andrebbero a risparmiare parte dei soldi che il Comune spende per la manutenzione dell'Arena.

Della stagione lirica, il bando per la copertura dell'Arena non si è curato, tanto che non è stato fatto nessun accenno all'acustica. Quello che si voleva trovare era una soluzione che non rovinasse l'estetica dell'anfiteatro e proprio su questo SBP si è concentrato. "La caratteristica più spettacolare di questo progetto - scrivono i vincitori del bando - è che per la prima volta nella storia non solo la copertura del tetto, ma anche la struttura del cavo portante è completamente retrattile. Questa combinazione protegge completamente dalla pioggia e può scomparire senza lasciare il minimo impatto visivo dell'edificio".

Tutto molto bello, ma ancora non del tutto convincente. Gli argomenti dei dubbiosi sono diversi. Da una parte c'è chi parla di soldi spesi male, perché sarebbero più utili per rendere più attraenti gli spettacoli lirici dell'Arena. Per altri si va a snaturare un monumento che per 2.000 anni è sempre rimasto aperto. E poi c'è chi parla di un progetto difficile da realizzare, un sogno che tale resterà. E infatti il Partito Democratico, ricordando che alla fine l'ultima parola sul progetto spetterà al Ministero, ha chiesto di valutare con attenzione i costi e i benefici della copertura.




Consentire gli spettacoli o preservare il monumento?

Al di là dell’opportunità o meno di coprire l’Arena, l’operazione risulta carente anche sotto il profilo della comunicazione: a partire dal vero scopo della copertura fino al bando di gara per il miglior progetto, con relativo strascico di polemiche. Bene il mecenatismo ma la città andava coinvolta perché l’Arena è qualcosa di diverso dal Bentegodi.

sabato 4 febbraio 2017

Vorrei tornare sulla progettata copertura dell’Arena, già discussa in modo aperto, come è tradizione, su Verona In.

Secondo i consiglieri del Pd Ugoli, Fermo e Bortolotti (Copertura Arena: sguardo avanti e verifica fattibilità), la disponibilità di un imprenditore privato a finanziare opere pubbliche – ottenendone un ritorno pubblicitario, oltre che sconti fiscali – deve essere accolta con grande favore e riconoscenza dalla città.

Sono d’accordo. Aggiungo che, se a sinistra vi fosse ancora chi è pregiudizialmente contrario a interventi di questo tipo dei privati, si tratterebbe di posizioni fuori dal tempo e prive di logica. In ogni altra parte del mondo occidentale vi è un ritorno verso il mecenatismo. Spesso (anche se non sempre), si tratta di un mecenatismo illuminato: come nel Regno Unito, dove molti mecenati contribuiscono in modo importante, per esempio, alla cura dei parchi e degli edifici storici (pubblici o privati), assicurandone la fruizione pubblica in cambio di varie forme di benefici.

La vera questione, tuttavia, è che il mecenatismo dei privati deve essere indirizzato in modo intelligente, non subito passivamente, dalla politica. E questo nell’interesse pubblico, ma anche nell’interesse delle imprese sane, disposte ad investire per promuovere una realizzazione culturale o sociale.

Nel caso della copertura dell’Arena questo ruolo attivo e intelligente dell’Amministrazione comunale non si è visto, per una serie di ragioni.

In primo luogo, vi sono state indicazioni oscillanti sulle ragioni dell’intervento. Inizialmente, si parlava di salvare gli spettacoli operistici (prima motivazione contenuta del resto nel concorso di idee), mentre recentemente il Sindaco ha sostenuto che la motivazione di gran lunga prevalente sia la salvaguardia del monumento. Altri ritengono che il vero obiettivo sia quello di consentire concerti rock lungo gran parte dell’anno (difficilmente, del resto, l’opera sarebbe compatibile con i rumori causati dalla pioggia sul telo di copertura). Come si può anche soltanto pensare di incidere così radicalmente sull’immagine di Verona nel mondo (il nostro anfiteatro), senza averne ben chiare fin dall’inizio le ragioni?

Ma vi è di più. Diamo pure per scontato che la motivazione vera sia l’ultima citata dal Sindaco, la salvaguardia del monumento. Dove sono relazioni accurate sul costo medio annuale della manutenzione, senza la copertura? (non parlo ovviamente del costo di interventi straordinari, dopo lunghi periodi di incuria). E dov’è uno studio, anche approssimativo, sui costi minimi e massimi di manutenzione di una qualsiasi infrastruttura rimovibile di copertura? O pensiamo che un’opera come quella ideata dagli ingegneri tedeschi si mantenga nel tempo da sola? Eppure la vicenda del Mose dovrebbe aver insegnato qualcosa.

Il mecenatismo dei privati deve avere un ritorno fiscale e di immagine, su questo – come ho già osservato – un pregiudizio negativo sarebbe fuori dal tempo, oltre che dannoso per l’interesse pubblico. Tuttavia l’Ente pubblico non deve essere inutilmente timido o remissivo. A Verona abbiamo l’Arsenale da “resuscitare”, un vero trasporto pubblico di massa da creare, la stessa Arena da sottoporre a una importante manutenzione straordinaria e decine di altre opportunità di intervento, anche legate a monumenti famosi. Dove sono gli studi adatti a dimostrare che, fra tutte le opzioni possibili, quella da proporre prioritariamente al privato fosse proprio la copertura dell’Arena?

Ed infine, non stiamo parlando della copertura del Bentegodi. Se questa fosse l’opera in gioco, sarebbe sensato che la discussione avvenisse a valle della presentazione dei progetti e si limitasse al come la copertura debba avvenire. No, stiamo qui parlando del simbolo di Verona nel mondo, un regalo che ci è stato consegnato da una tradizione e da una cultura millenarie. Qualunque progetto di copertura o di alterazione del monumento dovrebbe perciò essere preceduto da una discussione culturale di alto livello sul se un intervento di questo tipo sia opportuno e architettonicamente giustificabile. Una discussione aliena da pregiudizi, positivi o negativi. Ma una discussione di alto livello, non una conferenza stampa trionfalistica e autocelebrativa.

Come si vede, vi è ampio spazio – quanto meno – per discutere alla radice ciò che sta avvenendo, senza per questo essere, necessariamente, degli estremisti trinariciuti.

PS: Mentre si discute dei 13 milioni che un imprenditore sarebbe disposto a pagare – per ora sulla base di qualche dichiarazione ai giornali – per la copertura dell’Arena, vi sono quasi 35 milioni che il Comune potrebbe ottenere senza sforzo, grazie alla vendita delle azioni di A4 e all’incasso della garanzia relativa al Traforo delle Torricelle. Vogliamo, prima di ogni altra cosa, insistere tutti insieme, a partire dal Pd, perché queste somme non vadano perse?

Luciano Butti

Art bonus e mecenatismo in salsa veronese

sabato 4 febbraio 2017

Con la cultura non si mangia diceva il ministro Tremonti; a quanto pare a Verona lo hanno preso sul serio e applicano alla lettera, da anni, questo presupposto. I privati vengono coinvolti quando fa comodo alla nostra Amministrazione: vedi il bando di copertura dell’Arena, oppure il tentativo di creare un ente privato che possa gestire a suo piacimento la stagione lirica estiva ignorando quella invernale. E poi ci sono le aziende pubbliche usate come bancomat, vedi AGSM.

E’ significativo che sul sito del Comune non ci sia una pagina dedicata all’Art Bonus. I contributi vengono richiesti all’occasione, non c’è un progetto di fundraising, non interessa coinvolgere possibili donatori e/o mecenati. Sul sito di Art Bonus i contributi per i progetti veronesi sono di AGSM Energia e Fondazione Cariverona, Unicredit Spa, Banco Popolare, Ente (forse Camera di Commercio?) in ogni caso il valore più elevato è stato elargito dalla nota Fondazione bancaria e dalla multiutility locale.

Ma gli imprenditori illuminati di Verona dove sono? A parte il patron di Calzedonia impegnato a mettere il cappuccio ad un bene monumentale che sta lì da più di duemila anni, a garanzia che non bastano le trovate pubblicitarie e i capricci del sindaco di turno per comprometterne il valore.

E’ indecente e scandaloso che un Comune come Verona non abbia un assessorato alla Cultura, una task force impegnata a fare progetti in proprio, a scandagliare i fondi europei, a creare legami con enti museali italiani e stranieri. Niente di tutto questo e la delega è ben salda nelle mani del Sindaco, perché? Non ci sono a Verona persone competenti per un simile incarico?

Lo scandalo della Fondazione Arena è sotto gli occhi di tutti, convivono insieme concerti rock e spettacoli lirici, con i secondi sempre più relegati in seconda posizione già al momento delle prove, con tempi sempre più ristretti. E poi come viene trattato l’anfiteatro da chi monta e smonta i palchi dei mega concerti per  “Arena extra”? Una verifica andrebbe fatta visto che l’Amministrazione comunale ha tanto a cuore la manutenzione del monumento.


Daniela Motti



IL COMMENTO
Quegli articoli della Costituzione che tutelano il patrimonio culturale

sabato 4 febbraio 2017

Nel merito della discussione sulla copertura o meno dell’Arena va ricordato che la norma principale in materia di beni culturali ed ambientali è l’art. 9 della Costituzione, richiamato dal «Codice dei beni culturali e del paesaggio» (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Secondo il principio costituzionale «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» (1° comma) ed ancora «tutela il paesaggio ed il patrimonio storico artistico della Nazione». Il diritto di godere di questi beni nella pienezza della loro bellezza originale è un diritto inviolabile della persona e come tale rientra senz’altro nella tutela disposta dagli artt. 2 e 9 della Carta Costituzionale. Il patrimonio artistico ha la peculiarità di suscitare un giudizio estetico puro a prescindere dal giudizio teleologico proprio della ragione (I. Kant, Critica del giudizio ). L’opera d’arte, e il patrimonio culturale di cui siamo conservatori, non esiste perché qualcuno se ne appropri per servirsene, ma per un puro godimento estetico dei singoli, senza interessi e senza scopo. Il patrimonio artistico e archeologico sono la forma della civiltà laddove la ragione è il suo contenuto. L’interesse alla conservazione del patrimonio culturale ma anche quello alla sua salvaguardia, per la loro collocazione nella Carta Costituzionale, devono prevalere sull’interesse allo svolgimento di attività economiche, e sull’interesse alla proprietà privata dei beni. In questo senso deve anche essere letto il disposto contenuto nell’art. 41 della Costituzione laddove garantisce la protezione dell’iniziativa economica privata solo nella misura in cui essa non si svolga in contrasto con l’utilità sociale e non leda la libertà, la sicurezza e la dignità umana. Questa lettura dell’art. 41 consente di attribuire legittimità alle limitazioni ed ai vincoli all’attività economica organizzata che da sempre è stata causa di distruzione dell’ambiente e della mercificazione dei valori culturali. Nello specifico va altresì ricordato che nel 2001 l’allora sovrintendente Renzo Giacchieri era stato denunciato (e poi costretto a pagare 8 mila euro di sanzione in alternativa a 16 giorni di prigione) dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Verona per aver permesso che, nella fase di cambio-scena durante uno spettacolo, alcuni elementi scenotecnici venissero momentaneamente collocati nel vallo areniano violando in questo modo il dettato legislativo di rispetto e conservazione del bene archeologico. Condanna penale, pertanto. Tale precedente è ora giurisprudenza e ci permettiamo ricordarlo all’attuale Soprintendente (o al ministro Dario Franceschini) che dovrà decidere se permettere al vincitore del noto concorso di trapanare «le sacre pietre areniane» per assicurarvi nella sommità il cappello vincitore. Ai medesimi, inoltre, ricordiamo che la fruizione del patrimonio culturale è un diritto soggettivo inviolabile … sempreché qualcuno non pensi di essere a Palmira dalla parte sbagliata.

 di Giorgio Benati

«Vero, la pioggia fa male all’Arena. La copertura è un’altra possibilità»
L’ingegner Menon: «Ogni anno interventi contro le infiltrazioni. I gradoni? Non sono più romani»

sabato 4 febbraio 2017

VERONA «Il problema dei danni all’Arena causati dall’acqua piovana esiste da secoli: fino ad ora si era sempre pensato a due soluzioni fattibili, oggi si può considerarne fattibile anche una terza, quella della copertura». L’ingegner Sergio Menon, dirigente del settore Edilizia Monumentale a Palazzo Barbieri, è il «conservatore» dell’Arena e ha fatto parte della commissione giudicante del concorso di idee. Con lui abbiamo parlato degli aspetti tecnici della vicenda. Nella conferenza stampa dei giorni scorsi, a Milano, è stato spiegato che il progetto nasce soprattutto allo scopo di riparare il monumento dai danni causati dall’acqua piovana agli antichi gradoni. E Menon sottolinea che «è antico anche il problema della percolazione dell’acqua, che s’infiltra e danneggia sia la cavea che le volte sottostanti, con possibili problemi anche per la sicurezza di chi opera all’interno».

In che senso?
«Le infiltrazioni – spiega l’ingegnere - causano un lento ma inesorabile degrado, tanto che si sono più volte registrate cadute di pezzi di voltato. Proprio per evitare rischi negli arcovoli, noi compiano regolarmente la ”ricognizione preventiva dei voltati”, soprattutto nei punti in cui passa il pubblico».

Gli antichi romani non ci avevano pensato?
«Facciamo una premessa: l’attuale cavea areniana non è quella originale, perché tra il 1560 ed il 1660 c’era stato un intervento radicale. Molti gradoni erano stati già trafugati nei secoli successivi alla caduta dell’Impero, quando l’Arena era stata considerata quasi come una… cava naturale, venendo di continuo depredata dei suoi marmi. Dal 1560 si decise allora di risollevare i gradoni, per poi posarli nuovamente ma con una tecnica totalmente diversa da quella usata dai romani, senza adottare le tecniche romane per la raccolta e lo smaltimento delle acque».

Da quel momento in poi…
«…si intervenne per impedire o rallentare le infiltrazioni tra un gradone e l’altro, cambiando le malte o in altri modi. Ma le percolazioni hanno continuato a essere macroscopiche».

Non si cercarono soluzioni più radicali?
«Nell’Ottocento il conte Antonio Pompei e il suo successore, Perez, ripercorsero la strada di sollevare e risistemare tutto, e questo fu fatto nella parte di cavea che guarda verso le scuole Segala. Il tentativo fu poi ripetuto (anche sopra l’Arcovolo Uno) ma sempre parzialmente».

Si sono percorse altre strade?
«L’alternativa era stata finora quella tra la sigillatura e il risollevamento totale dei gradoni (che se si dovesse rifare oggi, però, comporterebbe la chiusura totale del monumento per alcuni anni)».

C’è anche qui una…terza via?
«Adesso, con il concorso d’idee che si è concluso nei giorni scorsi, sappiamo che è percorribile anche l’ipotesi della copertura, che sino ad oggi si pensava ben difficilmente praticabile».

Ma della copertura si parlava già negli anni ’70 del secolo scorso…
«Sì, ma solo sul piano teorico. Al massimo, c’è qualche tesi di laurea. E infatti il nostro bando di gara puntava soprattutto a verificare la fattibilità di un intervento del genere. Del resto, già in un primo gesto di apertura in questo senso, l’allora ministro dei Beni Culturali Bray diceva esplicitamente che si sarebbe potuto discuterne sulla scorta di un’accertata fattibilità. E i progetti presentati, in molteplici modi, anche…non usuali, dimostrano che questa fattibilità c’è».

Tutto risolto, allora?
«Certo che no. Resta ovviamente da discutere la compatibilità della copertura col sito antico e anche col contesto urbano. Noi però oggi sappiamo che la copertura è fattibile. Poi ovviamente va discusso e deciso tutto il resto. Il problema peraltro non riguarda solo l’Arena: pensiamo a quanto si legge ogni giorno sui crolli a Pompei e sulla necessità di protezioni maggiori anche dai fattori atmosferici, senza con questo snaturare il sito storico. Un tema su cui andrebbe fatta più di qualche riflessione…».

Lillo Aldegheri 



IL PIANO CHE FA DISCUTERE. Parlano da Amburgo i responsabili della progettazione per il tetto dell'anfiteatro. «Abbiamo già lavorato a Verona, una sfida bellissima»

«L'Arena coperta, sogno che si realizzerà»

L'ingegnere Friedrichs, direttore dello studio vincitore: «Tutti i problemi sono risolvibili, il più grosso ostacolo è la burocrazia»

sabato 04 .02. 2017 CRONACA, p. 13

«Noi non siamo architetti di sola immagine, i nostri progetti sono fatti per essere realizzati». A mettere le cose in chiaro è l'ingegner Robert Friedrichs, direttore della Gmp Architekten von Gerkan, Marg und Partner, lo studio di architettura, con sede ad Amburgo e Berlino, che ha vinto il concorso di idee, finanziato da Calzedonia, sulla copertura dell'Arena. L'iniziativa, dato l'eccezionale valore storico del monumento simbolo della nostra città, ha dato vita ad un dibattito molto acceso. E non sono mancate le contestazioni di altri partecipanti - in tutto sono stati 84 gli studi di progettazione che si sono cimentati - sull'effettiva «fattibilità» della proposta. «Se siamo soddisfatti per il risultato? Moltissimo», confessa Friedrichs, «e il primo posto è stato assolutamente inaspettato, vista la grande partecipazione al concorso di idee e per noi si è trattato di un compito e di una sfida molto bella anche se tanti dicevano che una cosa del genere non si poteva fare... Non vediamo l'ora di lavorare a Verona».Alla nostra città, tra l'altro, lo studio tedesco celebre in tutto il mondo per aver firmato progetti di grande prestigio, dal Brasile alla Cina, è particolarmente legato. In riva all'Adige gli architetti ed ingegneri della Gmp hanno già lavorato. «Ci siamo occupati del progetto del nuovo polo chirurgico Confortini dell'ospedale di Borgo Trento», fanno sapere da Amburgo, «inoltre, una decina d'anni fa ormai, abbiamo anche realizzato anche un masterplan per Veronafiere, un lavoro che ridisegnava completamente la struttura, ma che purtroppo è rimasto sulla carta». Per la Fiera i professionisti tedeschi hanno tuttavia progettato gli ultimi tre padiglioni. Lo stesso Volkwin Marg, uno dei fondatori della Studio, ha spesso visitato la nostra città, assistendo anche ad alcuni spettacoli operistici in Arena. E ai collaboratori italiani aveva confidato, quando si era cominciato a parlare di possibili soluzioni per coprire l'anfiteatro, che l'impresa l'avrebbe appassionato. La concretizzazione del masterplan resta però un sogno nel cassetto. «Era un progetto cui tenevamo molto, vista la rilevanza internazionale della Fiera di Verona e delle manifestazioni che ospita, essa però», commenta l'ingegnere, «meriterebbe un'immagine architettonica ben diversa da quella attuale, assolutamente inadeguata. Entrando nella struttura fieristica attraverso l'ingresso Sud, da viale del Lavoro, la sensazione che si prova è di squallore...».Fondato nel 1965 da Meinhard von Gerkan e da Volkwin Marg, lo Studio di architettura opera in Italia da una ventina d'anni. «Abbiamo cominciato con la Fiera di Rimini», fa sapere il direttore Friedrichs, «e il nostro ultimo intervento riguarda il Tecnopolo di Bologna, un ex complesso industriale costruito negli anni '50 e '60 su progetto di Pier Luigi Nervi e che diventerà un centro per l'innovazione e la sperimentazione».Interventi, tuttavia, assolutamente diversi dalla necessità di costruire un tetto per un anfiteatro romano. «Comprendiamo il fatto che ci sia molta discussione sull'opportunità di fare un'opera di questo genere, per noi sarebbe una grande sfida, ma voglio rassicurare i veronesi: Gmp è in grado di portare a termine questo compito, non siamo architetti di sola immagine e i nostri progetti sono fatti per essere realizzati. Spesso», continua l'ingegnere tedesco, «abbiamo già lavorato con coperture che si aprono e si chiudono, come, ad esempio, lo stadio di Francoforte per i Mondiali del 2006, ricordo poi lo stadio di Berlino, di valenza storica in quanto costruito negli anni del nazismo. Lì», spiega, «abbiamo fatto una copertura leggerissima». E continua ricordando l'operazione sullo stadio di Varsavia. «Anche lì abbiamo vinto un concorso proponendo la possibilità di chiudere la struttura con del materiale tessile che valorizza l'acustica, in collaborazione con uno gruppo di professionisti della materia di livello internazionale». Un'esperienza, sottolinea, che diventerà preziosissima nel caso si debba intervenire sull'Arena.«Come Gmp, quindi», rimarcano gli autori della proposta progettuale, «siamo perfettamente in grado di portare a termine nel migliore dei modi l'eventuale copertura dell'Arena di Verona». I tempi? «Per quanto ci riguarda, siamo in grado di portare a termine una progettazione definitiva in tempi molto rapidi, certo, poi bisogna tener conto della burocrazia italiana e soprattutto dei pareri della Soprintendenza». La quale, tuttavia, non ha chiuso la porta a tale ipotesi. «Ci fa molto piacere», conclude Robert Friedrichs, «perché la caratteristica della proposta che abbiamo sviluppato è che si tratta di un intervento che minimizza le strutture utilizzate per non alterare l'armonia del monumento. E oltre a rispettare l'anfiteatro risponde a tutte le esigenze acustiche e funzionali, secondo il compito che ci era stato affidato».

Enrico Santi


Copertura Arena, dubbi sui tempi. Appello di Croce a Veronesi di Calzedonia
Il complesso progetto di dotare l'anfiteatro romano di una copertura che lo preservi dalle intemperie e consenta lo svolgersi degli spettacoli anche con la pioggia, continua a far discutere tra dubbi, consigli e qualche certezza

sabato 4 febbraio 2017

In una lunga intervista riportata oggi dal quotidiano L'Arena, l’ingegner Robert Friedrichs, direttore della Gmp Architekten von Gerkan, Marg und Partner, lo studio tedesco di architettura che ha vinto il concorso di idee per il progetto di copertura dell’Arena finanziato da Calzedonia, ha voluto rassicurare tutti i veronesi. Le idee e i progetti del suo studio sono destinati ad essere realizzati e ciò varrà anche nel caso dell'ambizioso e complesso progetto di copertura dell'anfiteatro romano.

L'ingegner Friedrichs, difendendo l'operato del proprio studio e rivendicando di aver voluto minimizzare quanto più era possibile l'impatto delle strutture per non alterare "l'armonia del monumento", ha voluto comunque sottolineare come a risultare fondamentali saranno i pareri che la Sprintendenza si troverà ad esprimere. La sua sola vera preoccupazione sono i tempi, sì proprio quelli tipici della celebre, o forse per meglio dire "famigerata", burocrazia italiana.

Ma tempistiche a parte, in molti ad oggi sono ancora perplessi, altri decisamente contrari, circa la necessità di realizzare un'opera simile. Se da un lato un papabile candidato Sindaco, giovane e promettente, come Damiano Fermo del Pd ha speso parole più che possibiliste, pur sollevando problemi anche di "contenuti" interni all'Arena (vedi una diversa e più propositiva gestione dell'omonima Fondazione), dall'altro lato tra gli oppostiori più convinti ritroviamo Michele Croce, leader di Verona Pulita ed anch'egli in lizza per la poltrona di primo cittadino scaligero.


Quest'ultimo ha scelto di rivolgere il suo appello direttamente all'imprenditore mecenate che ha finanziato il concorso dei progetti per la copertura dell'Arena e che si è detto disponibile a finanziare i lavori: "Mi rivolgo a Sandro Veronesi - ha spiegato l'Avv. Croce - mecenate e imprenditore di cui Verona deve andare orgogliosa, che si è reso disponibile a sostenere i costi per la copertura dell'Arena: Veronesi, lei ha un talento gestionale e manageriale che hanno pochi pari. Le chiedo di non spendere quelle risorse in un progetto che, bello o brutto, non è fondamentale. Piuttosto entri con i suoi capitali, ma soprattutto con la sua competenza, nella gestione diretta della Fondazione. La questione primaria è gestirla bene: un'Arena coperta, ma senza futuro e senza maestranze, senza un valore, sarà sempre in perdita. Faccia vedere come si può risollevare la lirica, il teatro, il ballo e più in generale lo spettacolo areniano; prenda il posto delle "incompetenze" che negli anni si sono rese responsabili del disfacimento dei conti e delle maestranze".





Sgarbi contro la copertura dell’Arena
«Toccarla significa violentarla»
In un video postato su Facebook, il critico d’arte si è scagliato contro la decisone di coprire il monumento più famoso della città

lunedì 6 febbraio 2017


Non si è fatta attendere la reazione di Vittorio Sgarbi in seguito al concorso per la progettazione della copertura dell’Arena, vinto dagli ingegneri tedeschi della Schlaich Bergermann Partner di Stoccarda, per la quale Sandro Veronesi, patron di Calzedonia, ha dato disponibilità per finanziarla. In un video postato sulla sua seguitissima pagina Facebook (ha più di un milione e mezzo di follower), il critico d’arte si è scagliato, senza mezzi termini, contro la decisione di coprire il monumento più famoso della città scaligera. «L’Arena va lasciata com’è, toccarla significa violentarla. Chi deve valutare il progetto, sappia che deve stracciarlo, perchè è un progetto contro Verona, contro l’Italia e contro tutti i nostri monumenti. Lasciate l’Arena libera. Come il Colosseo, basta a se stessa».

1 commento:

  1. Povera Arena e povera lirica! Il sig. Calzedonia,ops Veronesi,viene chiamato "mecenate", forse chi ha detto questo è bene si compri un dizionario della lingua italiana e studi bene il significato della parola! È stato paragonato al sig. Dalla Valle che ha tirato fuori un tot di milioni per RESTAURARE il Colosseo, non per rovinarlo! Poi una domanda per la quale mi piacerebbe una risposta : cosa entrerà nelle personali tasche del sig. Calzedonia con la copertura dell'arena? E nelle tasche di Tosi & c. ? Non ditemi nulla, non è credibile con tutto questo accanimento! Lo studio di ingegneria tedesco vincitore ha scambiato la povera millenaria Arena per un moderno stadio di calcio o similare!!!!

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