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sabato 11 febbraio 2017

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena muore per ignoranza e indifferenza. Lasciano grande delusione le argomentazioni del Commissario Sole sul licenziamento dei ballerini davanti alla 7a Commissione Cultura del Senato.

il Commissario Straordinario del Governo Gianluca

Sole in audizione alla 7a Commissione Cultura del

Senato della Repubblica Italiana
Suscitano profonda delusione e sconcerto le dichiarazioni dell'avv. Gianluca Sole, Commissario straordinario del Governo per il risanamento delle gestioni e il rilancio delle attività delle Fondazioni lirico-sinfoniche, ascoltate in merito alla vicenda dei ballerini della Fondazione Arena di Verona e rese lo scorso 8 febbraio 2017 in sede di audizione davanti la 7a Commissione Cultura in merito alla situazione delle Fondazioni Lirico Sinfoniche (vedi registrazione integrale intervento

Su specifica interrogazione posta dall'On. Michela Montevecchi, membro della 7a Commissione permanente (Istruzione e Beni Culturali), proprio in merito alla discussa procedura di licenziamento dei ballerini della Fondazione Arena, indicati da lei come unici a pagare per responsabilità politiche e dirigenziali nella gestione che ha portato all'attuale stato di grave crisi economica del teatro, il Commissario Sole replica con le argomentazioni che abbiamo qui di seguito riassunto:

- in merito al licenziamento del corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona il Commissario straordinario governativo non ha potere riguardo le misure contenute nel piano di risanamento della Fondazione atte ad ottenere risparmi strutturali sul costo del personale

- accoglie l'osservazione della Fondazione Arena che ha prospettato in 18 posizioni lavorative, di cui 10 stabilizzate solo nell'ultimo anno, un numero insufficiente per consentire al teatro di poter svolgere degli spettacoli di danza, se non con l'intervento di l'integrazione di altrettanto numero di ballerini per poter fare uno spettacolo. Vi sarebbe poi l'esigenza di assumere un direttore ed un maestro del ballo, due figure apicali che genererebbero ulteriori costi attualmente non sostenibili dalla Fondazione

- il meccanismo di assunzione degli aggiunti che venivano chiamati regolarmente con dei contratti a termine per gli spettacoli è stata la causa di contenziosi legali che hanno determinato l'assunzione a tempo indeterminato di molti lavoratori tramite vittoria giudiziale, cause che le Fondazioni hanno subito pesantemente

- sulla procedura di licenziamento dei ballerini il Commissario non ha peraltro facoltà di intervenire trattandosi di una scelta di natura organizzativa aziendale della chiusura di un ramo d'azienda, scelta insindacabile anche da parte di un giudice, per questo non poteva intervenire ed assumere una posizione diversa.

Noi invece pensiamo che il Commissario Sole poteva ben intervenire, ed anche assumere una posizione molto diversa in merito alla vicenda del licenziamento dei ballerini della Fondazione Arena.

In primo luogo perchè la Fondazione Arena ha presentato il suo Piano di Risanamento che prevedeva la chiusura del corpo di ballo all'interno della domanda presentata per l'adesione alla L. 112/2013 detta "Bray", nata ancora nel 2013 e recentemente prorogata e rifinanziata per assicurare la sopravvivenza di quelle Fondazioni Lirico Sinfoniche che si trovassero in uno stato di grave indebitamento economico, attraverso finanziamenti a tasso agevolato provenienti da un fondo di rotazione appositamente istituito a patto della ristrutturazione del proprio debito attraverso una serie di interventi ed azioni che seguissero ben determinati principi e linee guida.

La legge nasce proprio col principio di salvaguardare l'attività istituzionale fondamentale di una Fondazione Lirico Sinfonica, ossia quella della produzione e rappresentazione artistica di spettacoli di lirica, balletto e sinfonico, prevedendo un rilancio artistico dello stesso teatro attraverso l'aumento della qualità e della varietà degli spettacoli, e del numero delle alzate di sipario. Ovviamente gli interventi di ristrutturazione del debito attraverso la riduzione dei costi aziendali mirano alla tutela dei settori cosiddetti "produttivi" e fondamentali per l'attività di un teatro, cioè quelli costituiti dalle maestranze artistiche quali coro, orchestra e corpo di ballo.

Così, pur prevedendo una "razionalizzazione" del personale artistico sulla base delle proprie finalità produttive, razionalizzazione intesa a compensare evidenti squilibri di carenza o sovradimensionamento degli organici tra settori, mirata ad assicurare la dotazione organica corretta e non di certo in previsione dell'estinzione o lo smantellamento di interi settori artistici, la Bray prevede invece la possibilità di intervenire sui costi del personale attraverso "la riduzione della pianta organica del personale tecnico ed amministrativo fino al cinquanta per cento di quella in essere al 31 dicembre" dell'anno precedente la presentazione della domanda di adesione, tra l'altro con la possibilità di riduzione dell'impatto sociale dovuto al licenziamento attraverso la ricollocazione in ALES S.p.A. Arte Lavoro e Servizi, società in capo al Ministero dei Beni culturali e dello Spettacolo che si occupa della gestione di siti archeologici e museali.

Il piano della Fondazione Arena invece ha previsto unicamente la dismissione del corpo di ballo ed il licenziamento dei suoi 19 ballerini (numerico corretto dei licenziamenti), mantenendo in essere tutti i contratti di lavoro dei reparti tecnici ed amministrativi del teatro, compresi gli interinali, che contano oggi su di un numerico di circa 120 tra tecnici ed impiegati amministrativi.

Ma se la legge "Bray" a cui la Fondazione ha chiesto di aderire per usufruirne dei benefici fiscali indicava di agire per abbattere i costi del personale sui i reparti considerati "accessori" all'attività teatrale, cioè tecnici ed amministrativi, perché la Fondazione Arena ha voluto licenziare il corpo di ballo menomando gravemente la propria capacità di offerta artistica al pubblico e minando seriamente le proprie capacità di rilancio artistico?

Proprio in questo senso, dato che tra le finalità di una Fondazione Lirico Sinfonica ci risulta rientri la produzione e rappresentazione di spettacoli di balletto e non di certo la compilazione di buste paghe, solo per fare un esempio, servizio che senz'altro può essere affidato ad uno studio commerciale esterno, così come anche la manutenzione degli impianti o i servizi di portierato e vigilanza, ci risulta assai singolare come il Commissario Sole non abbia avuto argomenti da eccepire o la possibilità di intervenire chiedendo alla Fondazione Arena di adottare misure specifiche previste ed indicate dalla legge a cui ha chiesto adesione, agendo con azioni che assicurino la possibilità di mantenere in vista uno degli obbiettivi principali della stessa legge, cioè, oltre quello del risanamento economico, anche quello del rilancio del teatro e non certo della sua mortificazione artistica.

Ed ancora, il Commissario Sole, prima di accogliere le istanze della Fondazione Arena in merito al pretesto dell'insufficienza del numerico dei suoi ballerini per programmare balletti, non avrebbe forse dovuto prendere qualche informazione circa la storia recente del balletto dell'Arena prima di bersi la "versione" della Fondazione.
In verità ci risulta come lo stesso Commissario abbia avuto diversi incontri, sia ufficiali che ufficiosi, con le rappresentanze sindacali, che sicuramente hanno dato una versione più corretta della questione.

Per sua praticità la ricordiamo qui brevemente.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona ancora nel 2010, per effetto della legge di riforma dell'età pensionabile dei tersicorei (che riportava il limite dell'età di messa in riposo dal servizio dei ballerini dai 52 e 47 anni rispettivamente di uomini e donne ai 45, poi aumentati a 46 anni per effetto "Fornero"), si ritrovava in pochi mesi a passare dalla disponibilità di un numerico di 23 posizioni lavorative stabili a soli sette ballerini fissi. L'ultime assunzioni risalivano al 2002, quando il settore era stato reintegrato di 10 unità stabili. Ricordiamo come nella pianta organica ministeriale tuttora depositata l'organico funzionale stabile indicato per il settore ballo dell'Arena fosse di 30 unità, numerico mai raggiunto dagli anni '90 in poi (massimo 27 unità nel 2002).

Dal 2010 la Fondazione Arena, pur stabilizzando posizioni in altri settori, comprese figure dirigenziali e bandendo peraltro concorsi per cariche fuori dalle previsioni delle piante organiche delle Fondazioni Liriche e tuttora occupate, ha mantenuto negli anni il numerico di sette ballerini stabili su cui ha costruito la sua programmazione artistica di balletto fino ancora al maggio 2016, integrando l'organico fino ad un massimo di 18/20 unità per ogni produzione, eccezion fatta per il picco produttivo della stagione estiva dove il numerico saliva. La programmazione della Fondazione Arena si è quindi basata sin dal 2010 e fino al 2016 su di un numerico di circa 18/20 ballerini.

La decisione di non effettuare assunzioni per integrare l'organico stabile del ballo, (l'ultimo concorso nel 2002, il precedente ancora nel 1991), fu scelta aziendale e non di certo dei lavoratori, che, in conseguenza anche delle ultime riforme sul lavoro che ponevano limiti ridotti per tempi di impugnazione dei contratti, ha conseguentemente portato i lavoratori che da decenni collaboravano continuativamente con la Fondazione partecipando all'attività programmatica ordinaria del teatro con contratti a tempo determinato successivi l'uno all'altro, a chiedere il riconoscimento da parte della magistratura dell'esistenza di un rapporto di lavoro di natura continuativa e quindi a tempo indeterminato.

Nonostante gli esiti scontati delle vertenze, anche a seguito della famosa pronuncia della Corte Costituzionale n. 250/2015, la Fondazione Arena sceglie di non risolvere in forma transativa le vertenze e le porta tutte in giudizio con evidenti conseguenze in termini di costi legati a spese legali e indennità di risarcimento pregresso.

La Fondazione Arena è quindi pienamente responsabile dei gravi costi assunti a causa delle vertenze dei lavoratori (solo nel maggio 2016 ha perso una cinquantina di vertenze promosse da altrettanti lavoratori), vertenze che avrebbe potuto risolvere tranquillamente proponendo l'assunzione del lavoratore ed evitando di pagare milioni di euro in spese legali e mensilità di arretrati.

Già dal 2012 per effetto delle sentenze di stabilizzazione, l'organico del corpo di ballo della Fondazione Arena crescerà di 3 unità arrivando a dieci, ritornando poi ad essere nel maggio del 2016 per effetto delle stabilizzazioni di 22 ballerini stabili, numerico che ha costituito la base per la programmazione degli ultimi sei anni, dal 2010 al 2016.
Ma proprio nel momento in cui il teatro si ritrova nella possibilità di non dover più ricorrere ai contratti a tempo determinato potendo disporre di un'organico fisso adeguato per portare avanti una programmazione di balletto in linea con quella già promossa da anni, dichiara che il numerico sia insufficiente e necessiti di investimenti nell'assunzione di altrettanto numero di ballerini per la programmazione di attività di balletto, decidendo per la chiusura del settore.

Il Commissario Sole sembra quindi essere un po' in difetto di conoscenza verso lo stato reale della situazione, prendendo così ciecamente per buona la tesi "ingannevole e non sincera" della Fondazione, che, dopo aver mantenuto volutamente per anni un corpo di ballo limitato anche a meno di dieci posizioni stabili pur ben potendo investire meglio nel suo organico le stesse risorse economiche depauperate inutilmente per mantenere insostenibili posizioni legali, decide poi, una volta che l'organico diviene di venti ballerini fissi, che questi sono troppo pochi per poter essere utilizzati. Sostenendo inoltre che, dopo aver mantenuto un direttore e un maestro al ballo per diversi anni per gestire dieci elementi, poi queste figure professionali fossero un costo esagerato per venti ballerini.

Quindi dieci erano sufficienti, ma venti troppo pochi?!!

Ora, lungi da noi offendere le capacità cognitive e professionali del dott. Sole, ma reperendo giusto qualche informazione in merito alle recenti politiche gestionali dell'attività del corpo di ballo dell'Arena, dati di certo non segretati dal mistero e dentro le proprie disponibilità e possibilità professionali dato la posizione che occupa, ed ancora facendo un semplice ragionamento matematico, forse le contraddizioni nella scelta di sopprimere il balletto e le dichiarazioni in merito alle motivazioni edotte dalla Fondazione potrebbero essere così evidenti da essere comprese anche da un bambino.


Otto dei dieci ballerini storici, oggi licenziati, su cui si è basata la
programmazione degli ultimi anni del Corpo di Ballo della Fondazione
Arena di Verona sotto la guida del M° Zanella (in mezzo).
Con loro il maestro al piano non interessato dalla procedura di mobilità.
Nel maggio del 2016  quando i ballerini stabili diverranno 22,
la Fondazione Arena deciderà per la dismissione del settore per carenza
di personale.
Non sarà per caso che la Fondazione Arena abbia voluto licenziare tutti i suoi ballerini per chiudere la partita su delle sbagliate ed incomprensibili scelte gestionali di chi abbia diretto l'azienda in questi anni? Magari per compensare il peso delle assunzioni imposte anche negli altri settori? Se mettiamo sul piatto della bilancia le spese legali sostenute per portare avanti inutilmente le cause con la cinquantina di lavoratori poi assunti per effetto delle sentenze solo nel maggio 2016 e le mensilità di indennizzo pagate ad ognuno di loro, facendo due calcoli, a quest'ora la Fondazione avrebbe avuto le risorse per mantenere un corpo di ballo di 20 persone per i prossimi dieci anni.

Il Commissario tiene poi a chiarire come su l'inevitabilità dell'espulsione, se pur drammatica, dei 19 lavoratori del ballo, penda la scelta della Fondazione della "cessazione di un ramo aziendale", azione su cui si dichiara inerme poiché non avrebbe comunque potuto assumere posizioni diversa essendo questa scelta aziendale insindacabile anche in sede giudiziale.

In merito ci domandiamo, vista anche la competenza in materia giurisprudenziale e la sua professionalità in quanto consulente stragiudiziale di enti, imprese e fondazioni culturali, se lo stesso Commissario Sole si sia mai posto il quesito se quella dell'attività dei ballerini possa essere identificata come un ramo aziendale?

Noi su questo qualche riflessione l'abbiamo fatta e qualche dubbio ci è venuto.

Quella del tersicoreo è difatti una posizione lavorativa che rientra nelle mansioni e competenze specifiche previste all'interno dell'organigramma di una Fondazione Lirico Sinfonica, mansioni e competenze necessarie per la produzione e rappresentazione degli spettacoli di balletto, opera e sinfonico. In altre parole il ballerino, con la propria specifica prestazione lavorativa concorre in collaborazione e sincronia con i lavoratori degli altri settori, in particolar modo con quelli degli altri settori artistici, cioè coristi ed orchestrali, ma anche tecnici, attrezzisti, maestri collaboratori, etc., alla realizzazione ed esecuzione degli spettacoli. Il ballerino all'interno del teatro difatti, e quelli dell'Arena in particolar modo data l'importanza della stagione estiva d'opera in Arena, non eseguono solo balletti, ma partecipano anche alle produzioni di opera e talvolta anche ad i concerti dove vengano previsti interventi coreografici. Inoltre il ballerino, all'interno del suo mansionario, ha previsto contrattualmente anche la possibilità di utilizzo come comparsa e mimo.

La Fondazione Arena, quindi, andando a sopprimere la programmazione di balletto, non ha chiuso un ramo aziendale sopprimendo tutte le mansioni specifiche che attendono ad un tersicoreo, ma bensì a solo deciso, ed anche discutibilmente rispetto ai vantaggi economici derivanti, di non rappresentare un tipo di forma di spettacolo, quella del balletto, dove peraltro non risulta che i ballerini danzino senza la musica prodotta dai colleghi dell'orchestra, non indossino i costumi cuciti dalla sartoria, non si esibiscano intorno alle scene progettate e costruite dai tecnici scenografi o non risaltino sotto i riflettori montati dai colleghi elettricisti.

Ma se allora a fare i balletti partecipa tutta questa gente, perché la procedura di licenziamento collettivo non è stata aperta per tutti i lavoratori che partecipano alla vita di questo ramo di produzione aziendale soppresso?

E' stato soppresso un ramo di attività aziendale o sono stati soppressi i ballerini?
I ballerini sono un ramo aziendale? ..o forse sono solo lavoratori che con la loro professionalità partecipano alla vita produttiva di un più grande ramo aziendale che è quello costituito dall'intero organico artistico del teatro?

Non ci risulta difatti che la Fondazione Arena, sopprimendo la programmazione di balletto, abbia eliminato la necessità di utilizzare ballerini nelle produzioni d'opera, e solo questa estate dovrà assumerne almeno una cinquantina per le necessità della stagione estiva, o anche comparse o mimi nei suoi spettacoli.

Per le rappresentazioni al Teatro Filarmonico dell'opera "Pagliacci" nell'allestimento di Zeffirelli andate in scena ancora fino a qualche settimana fa, dopo aver licenziato i ballerini ancora a metà gennaio, la Fondazione Arena è dovuta ricorrere all'assunzione di una quarantina tra mimi e comparse, figure che rientravano nel mansionario degli stessi ballerini licenziati.

Questa versione del ramo aziendale non ci convince molto.

Volendo poi anche prender per buona la versione dell'identificazione del ramo aziendale nello specifico del "settore ballo" inteso come singola unità produttiva dotata di propria autonomia gestionale, ci domandiamo: prevedendo da sempre l'organizzazione aziendale della Fondazione una specifica posizione lavorativa da impiegato amministrativo nella funzione di ispettore del settore corpo di ballo, ed ancora, quella del maestro al piano con la specifica qualifica di "maestro accompagnatore" al ballo, figura professionale ben identificata dal CCNL e strettamente legata all'attività dei ballerini, da sempre seguiti ed accompagnati nelle lezioni di danza, prove di sala e prove di palcoscenico, come mai chiudendo il "ramo aziendale" ballo, contravvenendo a quanto prevederebbe la stessa normativa sui licenziamenti collettivi, non sono stati investiti dalla procedura di licenziamento anche tali posizioni lavorative?

Nel maggio del 2016 ci risulterebbe inoltre come, tra la cinquantina di dipendenti stabilizzati per effetto delle sentenze, due di loro abbiamo occupato alternandosi per anni proprio il posto vacante di ispettore al ballo e mai coperto stabilmente dalla Fondazione Arena. Entrambi i lavoratori hanno ottenuto la stabilizzazione per un unico posto in organico, ma entrambi sono rimasti in forze alla Fondazione Arena nonostante il licenziamento dei ballerini per la presunta chiusura dell'attività del settore. La Fondazione quindi ha ritenuto di mantenere due posizioni lavorative da impiegato amministrativo, pur avendo chiuso l'attività del settore che ne giustificasse l'impiego.

E' questa una logica che non comprendiamo, se chiudi il ballo, forse non hai bisogno neanche del suo ispettore, del suo maestro al piano, di chi pulisce i camerini dei ballerini ora non più utilizzati, di chi presta servizio di portineria presso la sala prove ballo, etc. etc. etc.

Forse le risposte alle nostre perplessità stanno nelle motivazioni addotte dalla Fondazione in merito ai criteri che hanno determinato l'identificazione dei lavoratori in esubero e per i quali si sono aperte le porte del licenziamento, quello "di essere un ballerino", non quelle di appartenere all'unità produttiva autonoma per la produzione di balletto, ma di indossare la calzamaglia o il tutù e farsi venire le vesciche ai piedi per ballare sulle punte. 

Ancora una volta si assiste inermi allo sterminio di un ennesimo corpo di ballo, al genocidio di un determinato gruppo di lavoratori colpevoli solo di essere portatori sani di una passione e professionalità difficilmente rimpiazzabile dal mercato del lavoro, considerata l'alta specializzazione dettata dalla specificità delle mansioni a cui assolvono, condannati per appartenere alla categoria di professionisti meno tutelata tra le figure presenti nei teatri, sacrificabile anche rispetto a chi faccia buste paghe, di chi ne controlli la presenza sul posto di lavoro o si occupi di far funzionare i termosifoni in teatro.

Certo, anche i ballerini (che a quanto si pensi hanno figli da far crescere, vestire, sfamare e studiare, pagano bollette, mutui etc.) invece di essere licenziati si poteva offrire l'alternativa di una ricollocazione o di un cambio mansione. Ma su questo Fondazione è stata categorica: lavoratori dalla professionalità troppo specializzata e specifica per essere ricollocati. Troppo competenti, così tanto da non poter essere neanche messi dietro una scrivania a far le fotocopie pur di poter continuare a mantenere un lavoro e campare.. Di certo un amministrativo od un tecnico sarà difficile possa rimpiazzare un ballerino in scena, ma magari evadere una pratica al computer o sistemare il leggio in buca per l'orchestrale un ballerino potrebbe anche riuscire ad abbattere le proprie competenze artistiche per poterlo fare.

Quindi di argomentazioni e riflessioni possibili per porre qualche dubbio in merito alla modalità e la valenza della decisione di licenziare i ballerini da parte di Fondazione Arena forse il Commissario Sole poteva anche almeno sforzarsi di trovarla, invece ha preferito nascondersi dietro l'impotenza di ogni intervento a causa dell'insindacabilità dell'operato dell'azienda.
Che tristezza signori miei.

Ciliegina sulla torta di tutta questa vicenda è quella di continuare a vedere i diversi attori in qualche modo coinvolti ed intervenuti a più titolo e che avrebbero potuto fare e dire qualcosa per il corpo di ballo dell'Arena, usare e sbandierare quei 70 mila euro promessi ad ognuno dei 19 ballerini licenziati per crearsi un alibi dietro al quale occultare le proprie responsabilità ed alleggerirsi la coscienza in merito alla questione, come se qualsiasi cifra offerta per sacrificare ogni singola esperienza professionale frutto di anni di studio, impegno, sacrificio e competenze acquisite per raggiungere l'obbiettivo di poter continuare ad esprimere la propria passione artistica, fosse solo una questione personale, e con quei 70 mila euro si possa compensare la distruzione di un entità artistica patrimonio culturale della storia di una città e di un intero paese.
Locandina di Zorba il Greco in Arena,
spettacolo di grande successo
inspiegabile mai più rappresentato
nel Teatro romanico più famoso
al mondo. 

Tra vent'anni a Verona, quando Bolle avrà superato i suoi sessanta di vita, probabilmente la gente forse non si ricorderà neanche più di Bolle ed amici, ma continuerà a ricordare o avrà sentito parlare dai più anziani di quel magnifico "Zorba il greco" portato in scena in Arena e che per il corpo di ballo della Fondazione Arena è stato creato, domandandosi ancora, così come succede oggi a distanza di trent'anni, come mai non sia stato più rappresentato uno spettacolo che è rimasto nella memoria popolare di un'intera città e non solo.

Purtroppo Commissario Sole, temiamo che il corpo di ballo della Fondazione Arena non sia morto per inevitabili scelte aziendali, ma sarà morto di ignoranza e indifferenza, e molto probabilmente in questo, così come la politica, i sindacati, e tutte le istituzioni a vario titolo intervenute o rimaste a guardare, anche l'istituzione che lei rappresenta e dovrebbe tutelare i "Beni Culturali", forse un grandissimo peso di responsabilità lo ha.

Certo! Le scelte aziendali saranno pure insindacabili, ma la storia ci insegna che sugli stermini di massa forse si potrebbe anche avere il dovere di dire e fare qualcosa.


Ortensia Sal

12 commenti:

  1. VERGOGNA!!! Leggere tutto questo fa venire veramente la pelle d'oca. E queste sarebbero le istituzioni che dovrebbero tutelare i diritti dei cittadini italiani.
    Tutta la mia solidarietà ai ballerini dell'Arena.

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  2. Il risparmio che otterrà l’Arena con la cancellazione del corpo di ballo della Fondazione, sarà comunque vanificato dall'impoverimento dell'attività e della vita artistica del Teatro, dalla perdita di capacità di offerta al pubblico, dalla conseguente perdita di punteggio FUS e quindi dai minori finanziamenti governativi che verranno assegnati alla Fondazione Arena in base ad una valutazione sfavorevole su produttività, qualità e varietà dell'offerta artistica rispetto alle altre Fondazioni concorrenti.
    La Fondazione Arena, con tacito assenso dei sindacati CGIL, CISL e UIL , pur avendo mezzi per agire diversamente, ha sacrificato in modo incomprensibile una importante parte produttiva del Teatro che contribuiva a creare introiti e ricchezza, salvaguardando peraltro l'attività di settori considerati accessori, che, pur avendo la loro dignità ed importanza nella gestione e nell'organizzazione tecnica ed amministrativa delle attività di un teatro, e pur vero che non producono direttamente punteggio FUS e non costituiscono sicuramente il "prodotto" finale oggetto della promozione dell'offerta artistica del teatro.
    Ricordiamo difatti come in un teatro, le maestranze artistiche, ossia orchestrali, coristi e tersicorei, oltre a costituirne la manodopera, ne costituiscono anche la materia prima e lo stesso prodotto finale destinato al pubblico, poiché sono essi stessi, con la loro musica, il loro canto ed i movimenti coreografici del proprio corpo, a costituire ciò che il pubblico ascolta e guarda. Sono loro il prodotto per il quale lo spettatore decide di acquistare un biglietto.
    E’ veramente inconcepibile, anche in caso di estrema necessità, come si possa preferire menomare un teatro anche di un solo artista per salvaguardare chi fa un lavoro di amministrazione in un ufficio, e qui si ta parlando della cancellazione di un'intera realtà artistica e produttiva del teatro stesso.
    Licenziare è pur sempre un dramma per chiunque, ma menomare un Teatro della propria anima artistica significa rinnegare l'essenza del teatro stesso e mettere alla lunga a rischio anche tutte qui lavoratori che sono da supporto all'organizzazione del lavoro degli artisti stessi.
    Di certo un teatro potrà continuare ad esistere e sopravvivere in quanto teatro inteso come luogo di ideazione, creazione e promozione di spettacoli di cultura musicale dal vivo solo fino a quando potrà contare anche sulla presenza di un solo ballerino, di un solo orchestrale o di un solo corista, mantenendo così la propria capacità produttiva e creativa.
    In caso contrario sarà solo un edificio vuoto da amministrare e manutendere, un contenitore di eventi, che si trasformerà in teatro solo per qualche ora ospitando spettacoli già preconfezionati, tornando poi ad essere un semplice edificio senza anima ed identità, poiché svuotato della sua vitalità creativa, perché incapace di produrre.
    Domandiamoci come avrebbero mai potuto creare i loro capolavori Verdi, Puccini, Toscanini, Mascagni se ai loro tempi nei teatri italiani non avessero avuto la possibilità di creare qualcosa per e con le maestranze artistiche presenti e a loro disposizione, maestranze che rappresentarono la materia prima oggetto della plasmazione derivata dal loro genio creativo. Senza gli artisti il loro genio sarebbe sicuramente rimasto inespresso ed oggi l'Italia non sarebbe riconosciuta a livello mondiale come il paese di eccellenza musicale qual'è.

    Un lavoratore del Teatro alla Scala di Milano

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  3. Cara Ortensia Sal..e se invece del corpo di ballo avessero licenziato lavoratori tecnico-amministrativi?Avresti scritto un cosí accorato,e giustissimo articolo?

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    1. Caro anonimo,
      la procedura non è stata aperta per i tecnici e gli amministrativi, ma per una categoria di lavoratori per la quale la legge 112/2013 non prevedeva la messa in mobilità, cosa prevista invece per i reparti tecnici ed amministrativi, ma i sindacati hanno saputo evitare questo sottoscrivendo un accordo che escludesse tale ipotesi, pur essendo prevista dalla legge.
      Appare evidente come i ballerini siano stati oggetto di scambio per evitare il licenziamento di altre categorie di lavoratori, ma probabilmente se l'azienda in questione fosse stata una fabbrica di bulloni nessuno avrebbe urlato allo scandalo se avessero licenziato dei ballerini.
      I ballerini per fare bulloni non sono certo indispensabili, ma per portare in scena gli spettacoli di una Fondazione lirico sinfonica sicuramente si.

      Ortensia Sal

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    2. Ma che ti rode pure il culo perché per mantenere il posto a te qualcun'altro ora non ha più il suo di posto di lavoro?
      Almeno uno sta zitto e rispetta chi scrive le cose come stanno.

      Una ballerina licenziata

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    3. Non mi rode propio nulla.anzi,piena solidarietà e hompurevfatto tutte le manifestazioni organizzatevper difendere il nostro corpo di ballo e i miei colleghi del ballo.Ma se avessero licenziato dei tecnici no degli amministrativi..ci sarebbe stato tutto questo fervore nel difenderli?O tanto,per i tecnici si possono chiamare le cooperative?

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  4. Continuate a farvi la guerra fra di voi! Siete così ottusi da non aver capito che è quello che tosi e company volevano!la guerra dovevate farla a loro,ma compatti! Ma cosa pensate che fatto fuori il corpo di ballo sia finita lì....illusi! Si è creato il precedente.così dimostrano che si può benissimo farne a meno. Poi si potrà fare a meno anche di coro e orchestra!e nel frattempo voi lì a sbranarvi l'un l'altro! E sì che ve lo stanno "dicendo"a gran voce da tempo! Vedi la famosa società di Lambertini, Maccagnani, Manni, tutti grandi esperti di gestione di teatri! Quanto ai Vs sindacati.....meglio stendere un velo, come Tosi vuol fare sull'arena!

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  5. Il problema qui non è tanto quello del personale dramma di chi sia stato licenziato, nel senso che certamente è un dramma a prescindere chi sia stato licenziato, oggi i ballerini, così come poteva essere per dei tecnici del teatro o degli impiegati degli uffici amministrativi. Il licenziamento non sarebbe stato assolutamente meno drammatico e meritevole di essere contrastato con fervore.
    Il vero problema è che nella vicenda della fondazione arena quella del corpo di ballo è stata una dipartita programmata e volutamente mirata a smantellare il primo tassello di quello che rappresenta il core business di un’azienda che avrebbe come mission quella di produrre e rappresentare spettacoli teatrali. Questo almeno fino ad oggi, poiché, come possiamo ben apprendere in questi giorni dalle notizie dei quotidiani locali, è in atto un duro attacco al sistema teatrale di produzione a Verona che si vuole sostituire con una macchina commerciale promotrice di eventi e spettacoli, non per forza prodotti in casa, per poter sfruttare appieno le potenzialità economiche dell’anfiteatro Arena e destinarne gli utili nelle poche mani di chi finanzierebbe e gestirebbe il tutto.
    Il fatto che i sindacati abbiano sottoscritto un accordo dove si sono voluti tutelare i reparti tecnici ed amministrativi dall'applicazione del punto c) dell’art. 11 della L.112/2103 detta “Bray” e, sotto il ricatto della liquidazione coatta amministrativa dell’intera Fondazione, non si sia riusciti a tutelare invece un settore artistico che, nelle previsioni della stessa legge doveva invece essere tutelato a discapito di quei settori ritenuti dai principi della stessa 112/2013 di supporto all'attività di quelli artistici, è una evidente contraddizione.
    Quella delle cooperative è un problema che l’Arena si trascina da anni e sul quale sia sindacati che lavoratori non hanno mai preso una forte posizione. Non ci risultano negli anni scioperi ad oltranza del personale tecnico stabile per difendere l’occupazione dei colleghi aggiunti che, grazie all'introduzione delle cooperative, siano rimasti a casa. I ballerini per lo meno nel dicembre del 2015 hanno sostenuto una lunga serie di scioperi per difendere la propria occupazione, seguiti dal resto del teatro in una sola unica occasione per poi essere abbandonati al proprio destino.
    Dietro il sistema delle cooperative temiamo inoltre vi siano grossi interessi economici legati a chi gestita e ha potere in determinati reparti da anni, situazione che crea anche forte omertà nei lavoratori stessi del teatro e difficoltà nel prendere posizioni di contrasto verso certe situazioni per paura di perdere il proprio posto di lavoro.
    Comunque l’utilizzo delle cooperative non ci risulta abbia mai comportato negli anni al licenziamento di personale stabile della Fondazione, al massimo alla sostituzione della forza lavoro venuta a mancare a causa del pensionamento o in alternativa all'assunzione a tempo determinato.

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  6. Oggi, andando ad intaccare il primo dei settori artistici del teatro, tra l’altro quello che ha dimostrato di opporre più resistenza alla propria dipartita ed ad un sistema gestionale che ha volutamente portato il teatro sull'orlo del baratro affinché potesse essere consegnato nelle mani degli interessi privatistici, si è incrinata l’integrità di un teatro che oggi risulta più spaccato che mai. Manifestazioni, comunicati sindacali, proclami, sono solo palliativi utili a salvare la faccia per quanto non si sia fatto nel momento in cui bisognava agire e contrastare tutto questo. Raggiungendo questo obbiettivo la dirigenza della Fondazione Arena ha fatto capire che chi vuole sopravvivere e mantenere il proprio posto di lavoro deve necessariamente girare la testa dall'altra parte e lasciar massacrare qualcun altro. E’ la vecchia strategia del terrore.. oggi non tocca a me! Sono vivo.. "mors tua vita mea".
    Non so dire se il licenziamento di un tecnico od un amministrativo avrebbe comunque scatenato tanto fervore, forse i ballerini avrebbero preferito evitare tanto fervore per loro ed aver letto su un qualche accordo sindacale una tutela anche per la loro sopravvivenza oltre che per i reparti tecnico ed amministrativo. Domandiamoci piuttosto se tecnici ed amministrativi ora vorrebbero essere al posto loro e godere da casa di tanta solidarietà piuttosto che dover andare ogni giorno al posto di lavoro che, almeno per ora, hanno conservato e consente loro di vivere.
    Una cosa è sicura, la riduzione della pianta organica fino al 50% dei reparti tecnico ed amministrativo, non avrebbe necessariamente comportato l’estinzione di questi due settori, il licenziamento del 100% dei ballerini ha provocato la morte definitiva di una realtà artistica e storica di Verona, patrimonio culturale della città e di un intero paese.

    Forse tanto fervore nasce anche da questa considerazione.

    Un'ultima considerazione sull'applicazione della "Bray", la legge non prevedeva l'obbligo di licenziare qualcuno. Altri teatri quali Napoli, Roma, Palermo, hanno utilizzato questo strumento legislativo ma hanno mantenuto integri tanto i loro reparto tecnico-amministrativo quanto i loro corpi di ballo risanando la loro situazione. A Firenze dove sono stati licenziati tutti, ballerini, tecnici ed amministrativi, il teatro sta andando in malora..

    ..proprio come accadrà anche a Verona.

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  7. Come impiegato tecnico dell'Arena, personalmente faccio molta fatica quando incrocio uno dei ballerini licenziati a sostenere lo sguardo.
    Se ho avuto la possibilità di lavorare in un mondo affascinante come quello del teatro invece che in una officina di fabbrica è anche perché qualcuno da ragazzino ha avuto la passione, la costanza e lo spirito di sacrificio di studiare e perfezionare un'arte che poi è diventata un mestiere.
    Posso solo ringraziare di aver incontrato queste persone nella mia vita professionale.
    I ballerini poi sono sempre i primi ad arrivare in teatro e gli ultimi ad andarsene, la categoria con più abnegazione al proprio dovere, quelli dotati di coscienza professionale maggiore, quelli spinti da tale passione ed amore per la propria arte da accettare spesso qualsiasi condizione economica pur di esprimere la loro arte.
    Forse per questo sono stati i primi ad esser stati tagliati fuori. I più pericolosi, quelli meno comprabili, quelli che avrebbero contrastato di più il progetto di privatizzazione che sta uccidendo questo teatro.

    Se fossi al posto degli altri miei colleghi dei reparti tecnici o degli uffici amministrativi, eviterei commenti contro chi denuncia l'ingiustizia del loro licenziamento e rispetterei in silenzio la tragedia di rimanere senza lavoro che i nostri purtroppo ex colleghi del balletto stanno vivendo.
    Pensiamo alla fortuna che abbiamo, almeno al momento, di non essere al loro posto e quanto poco molti di noi hanno fatto per evitare che questo capitasse. Potrebbero essere molti di noi adesso a casa senza un lavoro.

    Un tecnico della Fondazione Arena

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