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lunedì 20 febbraio 2017

"Fondazione Arena: Passo d'addio" di Marco Fagioli - da Radio Popolare Verona FM104 (English version)

Riportiamo dal sito di Radio Popolare Verona FM 104, una lucida analisi di uno dei ballerini della Fondazione Arena recentemente licenziato per effetto della procedura di licenziamento collettivo aperta dal Teatro e che ha riguardato tutti i lavoratori del Corpo di Ballo.


FONDAZIONE ARENA: PASSO D'ADDIO

Riceviamo da Marco Fagioli, uno dei ballerini licenziati per la chiusura del Corpo di ballo di Fondazione Arena, un lungo e articolato contributo, una cronistoria delle vicende che hanno segnato il destino della Fondazione Arena.

La Fondazione Arena di Verona si affaccia al 2017 dopo aver affrontato, nel corso dell' anno appena concluso, un gravissimo e violento attacco da parte delle istituzioni locali e nazionali. Il tentativo è stato quello di forzare la dismissione della Fondazione, a favore dell' istituzione di un progetto che avrebbe previsto il solo allestimento del Festival estivo, sostenuto unicamente da fondi privati.

Per comprendere meglio la questione occorre andare con ordine

Si può individuare come punto di partenza le linee ministeriali dettate dall'allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi che coadiuvato dal Commissario Straordinario per le Fondazioni Lirico Sinfoniche, Salvatore Nastasi, dichiarano che non è più sostenibile il mantenimento di 14 Fondazioni con i fondi del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Non solo, introducono il concetto di Teatro-Azienda, con i necessari vincoli di bilancio e la necessità di attenervisi. Da allora, nonostante i cambi di governo, la linea non è mai cambiata: il punto di arrivo deve essere la dismissione delle Fondazioni, eccezion fatta per il Teatro alla Scala e l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Nello specifico la Fondazione veronese viene affidata allo scopo di contenere i costi, a Francesco Girondini, nella veste di Sovrintendente. Francesco Girondini, favorito dal Sindaco e Presidente della Fondazione Flavio Tosi, inizia il suo primo mandato nel 2008 e successivamente, sotto la supervisione di Salvatore Nastasi, istituisce Arena Extra, società partecipata della Fondazione Arena, di cui è Presidente unico.

Scopo di Arena Extra sarebbe dovuto essere l'organizzazione degli eventi extra lirici previsti nell' anfiteatro Arena durante il periodo estivo contestualmente al Festival Lirico. Per anni la situazione sembra essere sotto controllo, o almeno così dichiara il Sovrintendente, tanto che nel 2013 rinuncia alla richiesta di adesione alla legge 112, detta Bray, dal nome dell' allora Ministro del Mibact, sotto il governo Letta.

La legge Bray prevede un fondo rotativo a tassi agevolati alle Fondazioni che ne avessero fatto richiesta, a fronte di un piano di rientro del debito che preveda sì un contenimento dei costi, ma anche un incremento della produttività per un triennio. Nel caso in cui fossero necessari tagli al personale, questi avrebbero dovuto essere individuati in prima istanza nel personale tecnico amministrativo, mentre per le masse artistiche si parla genericamente di “razionalizzazione “.

Richiedono l'adesione alla legge Bray la maggior parte delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, tutte in evidenti difficoltà economiche.

Nel Settembre del 2015, mentre il Teatro si trova in tournée in Oman, lo scenario cambia completamente. I lavoratori apprendono dagli organi di stampa che la Fondazione ha accumulato negli anni un debito che oscilla tra i 24 e i 30 milioni di euro e si è affidata alla società KPMG per la realizzazione di un piano di rientro del debito, piano che prevede, tra le altre cose, una drastica riduzione del personale a termine, fondamentale soprattutto nella stagione estiva, la riduzione della stagione invernale e la chiusura del Corpo di Ballo, quest'ultimo punto vecchio pallino del Sindaco Presidente Flavio Tosi.

Al rientro dalla tournée, con la ripresa della stagione invernale, inizia un violento braccio di ferro tra i lavoratori e l'amministrazione della città, che culmina a Novembre con la sospensione arbitraria del contratto integrativo aziendale da parte della Direzione del Teatro e l'occupazione, durata poi quattro mesi, da parte dei lavoratori. Alla fine di dicembre la questione della Fondazione Arena è diventata un caso di politica cittadina e, dopo alcuni consigli comunali straordinari, con conseguenti interrogazioni del Sovrintendente e del Sindaco sulla gestione della Fondazione, il Consiglio di Indirizzo decide di presentare al Ministero la richiesta di adesione alla legge Bray, con ormai due anni di ritardo rispetto alle altre Fondazioni.

Nel corso dei mesi particolarmente grave si presenta la questione del Corpo di Ballo, la cui chiusura pare essere il punto più caro al Presidente Tosi, che ha di fatto esautorato il Sovrintendente e si occupa ormai in prima persona della vicenda areniana. “Il Corpo di Ballo non ha più senso”: questo il leit motiv del Sindaco per cancellare più di trent'anni di storia della danza a Verona.

Gli attacchi mediatici ai lavoratori della Fondazione si fanno sempre più violenti da parte del Sindaco (notevole quando furono accusati di sciacallaggio per aver esposto la bandiera Francese dopo l' attentato terroristico che sconvolse Parigi). I punti salienti erano, al solito, i presunti privilegi di cui i lavoratori godrebbero, responsabili, a detta del Sindaco, della grave crisi economica in cui versa la Fondazione.

La situazione sembra cambiare nel Febbraio del 2016 quando arriva a Verona, con il ruolo di Direttore Operativo, Francesca Tartarotti. I lavoratori, su insistenza anche delle organizzazioni sindacali, sgomberano i locali della Fondazione che occupavano da Novembre, dimostrando di essere pronti a fare un passo indietro in favore della trattativa che si aprirà a breve per la riorganizzazione del Teatro in vista della Bray e la ridiscussione del Contratto Integrativo Aziendale.

Ad Aprile un'ipotesi di accordo viene raggiunta tra le organizzazioni sindacali e la Fondazione. Tale accordo viene sottoposto all' approvazione della assemblea dei lavoratori, che però lo boccia, non avendo riscontrato in tale accordo segni di discontinuità con il recente passato e soprattutto la completa assenza di presa di responsabilità da parte della Direzione del Teatro per la grave situazione di crisi in cui versa la Fondazione veronese, crisi che invece grava unicamente sulle spalle dei lavoratori.

Alla notizia della bocciatura dell'accordo il Sindaco, in qualità di Presidente della Fondazione Arena, scioglie il Consiglio di Indirizzo e richiede al Ministero la Liquidazione Coatta Amministrativa della Fondazione.

Il Ministro Franceschini, ora coinvolto direttamente e chiamato a riferire alla Camera, opta invece per il Commissariamento e individua in Carlo Fuortes, già Sovrintendente alla Fondazione del Teatro dell'Opera di Roma, colui che dovrà occuparsi di assicurare l'allestimento dell' imminente stagione estiva e di traghettare la Fondazione Arena nel regime della legge Bray.

A questo scopo stila un ulteriore piano di rilancio da presentare al Ministero e questa volta la scure è ancora più pesante e prevede addirittura la chiusura di tutto il Teatro per un periodo di due mesi all' anno per tre anni, il taglio del personale a termine, la ridiscussione del Contratto Integrativo e “ naturalmente “ la chiusura del Corpo di Ballo, che nel frattempo ha rimpinguato le sue fila grazie alla vittoria, da parte dei lavoratori di una decina di vertenze che si sono risolte con la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Da specificare che questo ultimo punto è stato inserito unilateralmente nel piano e senza alcun accordo sindacale.

In questo clima di calma apparente si tiene, senza troppi intoppi il Festival Lirico, che riscontra, alla fine dell' estate, risultati che si possono definire positivi.

Ad Agosto, però, un' altra tegola si abbatte sui lavoratori: la legge 160.

Promulgata dal Ministero agli inizi del mese e approvata in tempi brevissimi, la legge pare creata col preciso scopo di limare quei punti del piano Fuortes che parevano stridere con l' approvazione per l'accesso al fondo della precedente legge Bray. Inoltre prevede, in caso di mancato pareggio del bilancio entro il 2018, il declassamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche allo status non meglio precisato di Teatri d'Opera, alla perdita dei fondi del FUS, all'obbligo di ridurre la produzione e alla possibilità di trasformare arbitrariamente i contratti dei dipendenti da tempo indeterminato a part time di tipo verticale. Da notare come il tentativo di trasformazione del contratto dei dipendenti era stato già fatto a giugno da Fuortes a Verona, in sede di discussione del piano, tentativo poi rientrato e sostituito dall' accesso ai fondi del FIS, usati dalla Fondazione in sostituzione degli ammortizzatori sociali per i mesi di sospensione dell' attività, ammortizzatori sociali che non sono previsti per i lavoratori dello spettacolo.

Con l'autunno del 2016 e il Teatro in regime di sospensione dell' attività, si avvia  l'ultimo atto dell' esistenza del Corpo di Ballo, per il quale, ai primi di ottobre si apre la procedura di mobilità.

Viene nominato, direttamente dal Ministro, su indicazione di Carlo Fuortes, un nuovo Sovrintendente, Giuliano Polo, ma la direzione della Fondazione Arena nei confronti del Corpo di Ballo non cambia. A nulla valgono le numerose proposte fatte dai lavoratori e dalle OOSS. Il 31 dicembre 2016, dopo i 75 giorni previsti per la trattativa in sede aziendale e provinciale, questa si chiude con un mancato accordo: la Fondazione Arena di Verona procederà entro 120 giorni al licenziamento dei tersicorei, prima tra le Fondazioni Lirico Sinfoniche a cessare un intero settore artistico attraverso la 223, per dismissione di ramo d'azienda.

Fin qui la cronaca di quanto avvenuto nell' ultimo anno, quanto impegno sia stato profuso dallo Stato per colpire al cuore uno dei più grandi teatri lirici al mondo. Quello che avrebbe dovuto essere uno dei fiori all'occhiello della cultura del nostro paese esce moribondo e menomato dallo scontro con chi avrebbe avuto il dovere, anche istituzionale, di tutelarlo.

Considerazione a parte per il destino del Corpo di Ballo

*Marco Fagioli è uno dei
ballerini licenziati a causa
della chiusura del Corpo di
ballo di Fondazione Arena
Da sempre vittime designate dei Teatri in difficoltà, siano queste vere o fittizie, l'atteggiamento tenuto nei confronti dei Corpi di Ballo e dei danzatori è indice di quanto in Italia la politica e la società sia ignorante di quest' arte, che considera da sempre subalterna e accessoria alle altre masse artistiche, senza mai considerare davvero quanto invece la danza possa apportate ai teatri in termini di botteghino e fidelizzazione del pubblico. In Italia pare vigere un regime di persecuzione dei Tersicorei, specie di coloro che hanno osato avere un contratto a tempo indeterminato e percepire uno stipendio. Gli anni di studio dedicati a quest' arte non vengono minimamente presi in considerazione, tantomeno l'alta specializzazione dei danzatori, che spesso vedono la loro carriera costretta a dirigersi fuori dal proprio paese. La mentalità stessa dei giovani danzatori si forma con l'aspirazione massima di poter lavorare fuori dall' Italia solo per vedere riconosciuta la dignità del proprio mestiere. Non solo i grandissimi artisti della danza si sono affermati all'estero, prima di essere riconosciuti in patria, ma anche e soprattutto le centinaia di professionisti che svolgono il loro lavoro quotidianamente e ad altissimi livelli di professionalità e artisticità.

Uno Stato che ignora tutto questo è culturalmente criminale, non meno dei terroristi dell' Isis che distruggono tutto ciò che in medio Oriente esuli dalle loro folli idee.

Se questa è l'idea che l'Italia ha della danza e dei danzatori, allora significa che questa Italia non merita i danzatori che ha.

Marco Fagioli*
Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena Bene Comune

fonte: http://www.radiopopolareverona.com/old/?q=content/fondazione-arena-passo-d%E2%80%99addio

English version

The Arena di Verona Opera House Foundation, look out to the 2017 after dealing, during the past year, a serious and violent attack from the local and national institution. The attempt was to force dismissing of the Theatre and help a project that want to stage just the Summer Opera Festival, supported just whit private founds.
For a better understanding of  the situation, we need to begins whit order.
WE can recognize as a starting point, the leading line of the Minister of Culture and Arts Sandro Bondi, around 2010,and his Supervisor for Opera Foundation, Salvatore Nastasi, that says the is impossible, for the Government, to support 14 Opera Foundation by the FUS ( Found Unique for Performing Art). More, they introduce the concept of “Theatre as a Company”, whit the necessary budgetary constrains. Since then, despite a lot of changes in the Government, the ministerial lines never changes: the goal have to be the decommissioning of Opera Foundations, except Teatro alla Scala  and Accademia di Santa Cecilia.
In particular, the Arena di Verona was lead by Francesco Girondini as Superintendant. Francesco Girondini, supported by the Major and President of the Theatre Flavio Tosi, was entrusted in 2008 and after that, under the supervision of Salvatore Nastasi, he establishes the Arena Extra Corporate, subsidiary company of the Arena Foundation, with Girondini as the chairperson.
The purpose of Arena Extra should has been the staging  of extra lyrics events during the summer season in the same period of the Opera Festival. In the following years, the situation seems to be under control, as in the Girondini’s declarations, in fact in 2013 he renounces to ask the benefit of the 112 law, called “Bray” law (the name is taken from the surname of the promoter, Minister Massimo Bray).
The Bray Law consists in a credit given to the Foundations , conditioned by  a debt rescheduling plan that consists first in a limitation of the costs but also in a relaunch in terms of productivity and artistical offer in a period of three years. In the necessity of a human resources’ reduction, this option would be operated catching in the technical and administrative corporation, as a first approach;  for the artistic masses the law considers generically a “rationalization”.
At this point, the majority of the Italian Opera Foundations (all in evident economic crisis) requests to adhere.
In September 2015, during a tournée in Oman of the Arena di Verona, the scenario totally changes. The workers read in the newspapers that their Foundation has accumulated a huge debt, the goes from 24 and 30 millions of euro, and has designated KPMG (an Audit, Tax and Advisory services’ company) to realize a debt rescheduling plan that considers a drastic cut of the extra workers (essential personnel for the summer season, the reduction of the winter season offer and the closure of the Ballet company (as always desired by the Major Flavio Tosi, President of the Arena Foundation).
As the tournée ends, the winter season restarts with a strong struggle between the Foundation workers and the Verona administration, that has his most important point in November, with the  suspension of the integrative agreement between workers and Foundation, operated by the Theatre management. At this point the workers decide to occupy the direction offices as a form of protest and this lasts 4 months.  This occupation garners the attention of the politicians and after some meetings in the Town Hall, the management decides to adhere to the Bray facilitation (with a delay of 2 years comparing to the other Foundations).
In the following months, the position of the Ballet company grows worse even because the Major Flavio Tosi  does his best to close it. He dismisses the superintendant Girondini and gets involved  personally in the facts of the Arena. “The Ballet Company has no sense anymore in a Theatre” is the leitmotiv that he repeats as a lullaby to support his purpose of deletion of more than 30 years of Ballet in the roman Arena.
The media attacks of the Major against the Arena workers become more and more violent (even in the occasion of the Paris terrorist fasts, when a flag is exposed out of the offices for compassion, the Major points to the workers and defines them “profiteers”).
The circumstances seem to change with the arrival of a new Operational Manager, Francesca Tartarotti, at the beginning of February 2016. The workers leave the occupied offices of the management, in agree with the Labor Unions, after 4 months. This should has been considered the proof of the wish to conclude an agreement between the parts.
In April, as in the wishes, in effect an hy              pothetical  transaction is near but, at the votes, it is refused by the workers as not clear, not effective, with no new proposals nor any concrete renewal idea. The management, as usual, seems to undertake the situation and justify itself. The workers are the only ones that have to pay for the crisis.
As a consequence of the missed agreement, the Major of Verona (and President of the Arena di Verona Foundation) asks to the Italian Government to declare the bankruptcy of the Theatre.
Dario Franceschini, Italian Minister of the Arts and Culture, now directly involved in the affair and forced to report to the Deputy Chamber, decides for the compulsory administration of the Theatre and designates Mr. Carlo Fuortes (Superintendant of the Rome Opera House) as the commissioner that will have  to prepare the summer season and help the Foundation to have the requirements to benefit of the Bray law.
For this purpose, he prepares a brand new ministerial plan for the recovery of the Theatre,  in which the conditions are worst then even: the forced stop of the productions and relative salaries for 2 months every year for 3 years, the cut of the extra workers, the reduction of the salaries and “obviously” the closure of the Ballet company (that in the meanwhile has 10 elements more, due to the win of legal actions done by some dancers).
The death of the Ballet Company was ordered unilaterally by the management, without any agreement with the Labor Unions of the workers.
In this apparently quiet mood, the Lyrical Festival goes on without any obstacle, with, at the end of the summer season, a good profit in terms of public and cash.
But a new nightmare is behind the corner: a new law, n. 160, is promulgated.  This new regulation is about the relegation of the Lyrical and Symphonic Foundations to a status of Opera Theater, that means no government funds, reduction of productivity and part-time workers instead of full-time. A little more than a little country theatre. Seems to be the perfect time for the perfect law: Arena di Verona crisis and a brand new law that helps to reduce the difficulties to obtain the Bray benefits.
Autumn 2016: the production is suspended and the process for the dismissal of the Ballet Company starts.
A new technical figure arrives: the Superintendant Giuliano Polo. He is the new individual in charge of the Italian Government to SAVE the Arena of Verona.
The behavior regarding the Ballet doesn’t change at all. Several propositions are made by the dancers and the Workers Units without any success (even the idea of a Ballet of the North of Italy that could work in many Italian theaters that has no local dancers and that seemed a good idea also to the owners). None pays attention.
So we arrive to the 31st of December, when the negotiation ends with a missed agreement, another time, and the end of the discussions’ table. The Ballet Company is given up for dead. Every single dancer is fired, the rehearsal locals closed. The Arena of Verona is the first Theatre to close an entire artistic branch. One of the most Theaters in the World is shut in the hearth. One of the flagships of the culture of our Country has been maimed by the ones that should have been the institutional guardians.
A consideration about the dancers, dance and Ballet in Italy: from a long time they are the intended victims of the Theatres’ managements in difficulties. The attitude to Dance, in our Country, is a reflex of a deep ignorance of the Institutions and of the entire society about this Art form. Dance has always been considered less than the other arts, without considering the strong importance of it in terms of earnings and customer loyalty. We have the impression that in Italy persists a regime of persecution against the dancers, especially the ones that had the fortune to transform a passion in a real job, with a real salary. The work and sacrifice and pain to achieve the technique, the perfection of the movements mean years of study and preparation. Nothing is left to improvisation and a daily engagement is needed. The dancers are highly specialized workers frequently obligated to expatriate in other Countries to increase their careers.
The mentality of the young dancers develops with the maximum aspiration to work out of Italy, where the dignity of this work is well appreciated. Not only the great Italian etoiles have asserted themselves abroad, before having been recognized in their Country, but also the hundreds of professionals that work every day at the higher levels of artiness.
A Nation that ignores these facts is culturally guilty, at the same level of Isis, with the same destructive approach.
If this is the idea that Italy has regarding Dance and dancers, this means that Italy doesn’t deserve the dancers it has.

1 commento:

  1. Bravo Marco! Peccato che anche il tuo racconto preciso, dettagliato e sopratutto molto eloquente,non tocchi minimamente i responsabili di questo disastro!A questa gentaglia rozza e ignorante interessa solo l'utile personale! E la cittadinanza? Purtroppo molto sorda, quando eravate in piena occupazione, la maggior parte non ne sapeva nulla!!!la gente legge le bugie o quantomeno le verità modificate ad uso e consumo di tosi ed amici, che spesso sono sul quotidino locale. Quelle x loro sono le verità!!!

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