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martedì 7 febbraio 2017

DIBATTITO COPERTURA ARENA - Salvatore Settis: "Opera inutile.. Fare chiarezza, distinguere mecenatismo da sponsorizzazioni per profitto". - da Tiscali News (video)


Arena di Verona, Settis :“Copertura inutile. Art Bonus serva al recupero dei tesori culturali nascosti”
In Italia rischiamo di avere una lista di 50 o 100 monumenti in cui si concentrano tutte le risorse mentre tutto il resto va in malora. Occorre saper riconoscere e fermare per tempo questo processo di degrado, prima che sia troppo tardi”.

di Paola Pintus

“L’Arena ha vissuto 2000 anni senza il velarium, potrebbe continuare a farne a meno per altrettanto tempo. Meglio sarebbe investire le stesse risorse nel recupero delle migliaia di monumenti oggi fuori dai circuiti del turismo e che -senza un’inversione di tendenza- sono destinati a scomparire nel degrado e nell’incuria”.

Salvatore Settis - Storico dell'Arte
Lo storico dell’arte Salvatore Settis interviene nel dibattito sul progetto per la realizzazione di una copertura amovibile sul secondo anfiteatro romano più famoso al mondo: l’Arena di Verona. Pochi giorni fa era stato reso noto il nome dei vincitori del concorso di idee indetto dall’amministrazione comunale veronese: si tratta della cordata tedesca Schlaich Bergermann -Gerkan Marg, prima classificata su oltre 80 proposte arrivate da ogni parte del mondo.

Il progetto  prevede una copertura ritraibile molto simile all’antico velarium romano, comunemente utilizzato al Colosseo come negli altri anfiteatri dell’ impero per garantire agli spettatori un’adeguata protezione in caso di maltempo o di canicola.

Nel caso dell’Arena, l'opera prevede il raccoglimento del telo di copertura (circa 12mila metri quadrati) su un unico lato a scorrimento, con la possibilità di nascondere i cavi nel periodo di non utilizzo. Il “velarium 2.0” avrebbe, nelle intenzioni dell’amministrazione guidata da Flavio Tosi, anche un altro scopo: quello di preservare l’anfiteatro veronese, prossimo ad un’ intervento di restauro dell’importo di 14 milioni di euro, da futuri danni causati dalle intemperie.

Il costo di oltre 13 milioni di euro sarebbe interamente coperto dal patron di Calzedonia Sandro Veronesi, ultimo fra i mecenati privati che dietro l’impulso dell’Art Bonus (il credito d’imposta per le erogazioni liberali a favore del patrimonio culturale, introdotto nel 2014) ha deciso di adottare un antico monumento italiano.

Prima di lui quello di Diego della Valle è l’esempio  più famoso e uno fra i più recenti: l’uomo Tod’s ha finanziato il restauro del Anfiteatro Flavio di Roma con 25 milioni di euro, aggiudicandosi un’esclusiva ultraventennale sui diritti d’uso del marchio “Colosseo” e sollevando i dubbi della Corte dei Conti sulla valutazione dell’inestimabilità del bene da parte dell’amministrazione capitolina, sull’efficacia nella valorizzazione del bene, sulla congruità fra impegni contrattuali e raggiungimento degli obbiettivi proposti.

Per Settis, autore di diversi saggi sul tema della conservazione dei beni culturali e del paesaggio, il problema è anzitutto culturale: “L’Art Bonus ha inaugurato una tendenza positiva, ma, rispetto a quel che accade in altri paesi è una goccia nel mare. Beninteso: va apprezzato chiunque ha desiderio di intervenire nel recupero del patrimonio culturale italiano, anche l’impegno di Veronesi.  Sarebbe meglio tuttavia cercare di indirizzare i finanziamenti  anche verso l’immenso tesoro dei monumenti meno noti del nostro paese e della stessa regione veneta. In Italia rischiamo di avere una lista di 50 o 100 monumenti in cui si concentrano tutte le risorse mentre tutto il resto va in malora. Occorre saper riconoscere e fermare per tempo questo processo di degrado, prima che sia troppo tardi”.

“Sarebbe bene poi fare chiarezza”, prosegue poi lo studioso “distinguendo il mecenatismo dalla sponsorizzazione per profitto: il primo, a differenza della seconda, non chiede mai contropartite. Questo è quello che accade normalmente ad esempio in Francia, con un’ottima legge che basterebbe copiare”.


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