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giovedì 12 gennaio 2017

Dal fallimento della privatizzazione della Fondazione Arena, alla caduta del suo governo. Si avvicina la fine dell'era Tosi a Verona.

Riportiamo questo articolo che ben evidenzia la situazione dell'amministrazione Tosi a Verona, sindaco ed ex presidente della Fondazione Lirico Sinfonica della città di Verona tanto discusso anche in merito alla politica gestionale dell'Arena.

Dopo aver portato il Teatro sull'orlo del fallimento ed averne chiesto la liquidazione nel tentativo di privatizzare l'attività nell'anfiteatro romanico più famoso al mondo al fine di convogliarne gli utili nelle tasche esclusive di pochi eletti, rischia lui stesso di veder liquidare la propria amministrazione.

Assistiamo oggi al decadimento di un governo cittadino improntato su otto anni di cementificazione selvaggia, sul depauperamento dei beni storici e culturali appartenenti alla città e ai cittadini svenduti ai privati, sul fallimento del progetto di numerose opere pubbliche promesse e mai arrivate a realizzazione, e sulla privatizzazione di molti poli economici fondamentali per la città, ad esclusivo vantaggio di banche ed imprenditori che ne hanno sostenuto l'amministrazione.

Verona, la caduta di Tosi in mano ai tre “casaleros”
La giunta rischia di cadere già a fine gennaio sul bilancio. Per crisi interna del tosismo

Matteo Castagna - 11 gennaio 2017

La giunta di Flavio Tosi a Verona rischia di cadere entro fine gennaio, a pochi mesi dalle elezioni comunali. Per deflagrazione interna del tosismo. I consiglieri comunali che fanno riferimento a Stefano Casali, capogruppo in Regione della lista Tosi, da tempo manifestano un certo malessere nella compagine del sindaco scaligero: fin dai tempi della liason tra questi e l’ex premier di centrosinistra Renzi, malvista da “Verona Domani” (l’associazione dei casaliani) che ha, invece, una vocazione neo-democristiana collocata nel centrodestra. Il mal di pancia si è trasformato in aperto dissidio in occasione del referendum costituzionale: i supporter di Casali si sono apertamente schierati per il No, mentre Tosi per il Sì. Alle recenti, sia pur pasticciate e rimandate elezioni proviciali, si sono presentati nel listone di centrodestra contrapposto a quella dei tosiani.


In aula consiliare, Andrea Sardelli, Filippo Rando e Rosario Russo negli ultimi mesi hanno contribuito all’ostruzionismo e a far mancare il numero legale, dando ulteriori segnali di prossima rottura.Il loro peso potrebbe contare eccome a sfavore della maggioranza di Tosi sulla variante 23, che il sindaco non pare intenzionato a ritirare nonostante le sollecitazioni di Michele Bertucco, il pugnace ex capogruppo Pd unico ad aver giusto l’altro ieri sottolineato il pericolo di caduta. Per Tosi sono lontani anni luce gli anni del consenso plebiscitario e della fedeltà dei suoi “fino all’estremo sacrificio”. Le sue scelte politiche nazionali, dalla rottura con la Lega al filo-renzismo hanno provocato un graduale “fuggi-fuggi” di amici e compagni di viaggio.

Entro il 31 Gennaio, l’assessore Pier Luigi Paloschi dovrà presentare il bilancio. Se gli equilibri dovessero rimanere come quelli che emergeranno dalle provinciali, la maggioranza di 17 consiglieri potrebbe perdere l’appoggio dei tre casaleros. E quand’anche dovesse arrivare, come nel passato, il “soccorso bianco” dei due del gruppo misto, Marisa Brunelli e Luigi Castelletti, alla maggioranza mancherebbe comunque 1 voto. Un consiglio che non approva il bilancio, atto fondamentale di un’amministrazione, andrebbe a casa.


Ora, in politica tutto può succedere, anche all’ultimo minuto. Non è detto al 100% che i tre consiglieri “in bilico” votino per forza contro il bilancio per far cadere il sindaco. Potrebbero, infatti, mantenerlo in vita per i prossimi quattro mesi “a comando”, diventando (se già non lo sono) l’ago della bilancia. Ma così facendo, rosolando Tosi a fuoco lento, sancirebbero comunque la fine del tosismo a Verona, come dice Bertucco. C’è chi spera in un “election day” con le elezioni politiche a giugno. E forse è anche per questo che, a parte qualche candidatura di bandiera, i partiti maggiori hanno dichiarato che scopriranno le carte a febbraio.

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