Post più popolari ultima settimana

domenica 15 gennaio 2017

Arena di Verona come il Maggio, avanti con i licenziamenti. Spedite lelettere ai ballerini dell'Arena. Il Corpo di Ballo muore per risparmiare 300 mila euro, ma Arena Extra e Museo AMO che hanno creato i debiti, sopravvivono!! ..e le istituzioni in silenzio restano a guardare.

Il Teatro Petruzzelli di Bari
Mentre al Petruzzelli di Bari, grazie all'intervento della Regione Puglia,  ancora nel dicembre scorso (vedi art. de la Repubblica) si era evitato il licenziamento di 74 dei suoi dipendenti mediante un intervento di finanziamento straordinario di un milione di euro, a Verona e Firenze si tira dritto con la linea dei licenziamenti sia per i ballerini dell'Arena che per tecnici, amministrativi ed il personale di sala del Maggio fiorentino.

Per i 28 lavoratori del Maggio sembra difatti confermato il licenziamento (vedi art. da il Sole 24 ore) nonostante nei giorni scorsi una notizia aveva fatto ben sperare, cioè quella dello stanziamento, all'interno dell'imminente approvazione del decreto "Milleproproghe 2017", di un finanziamento straordinario di due milioni di euro da parte del Governo per la crisi del Maggio Fiorentino. Il teatro fiorentino da anni è alle prese con una profonda crisi finanziaria, già costata l'inutile morte del proprio corpo di ballo, sacrificio che ad oggi non risulta aver sortito alcun beneficio, dato il l'aggravarsi del debito salito dai circa 40 milioni di euro agli attuali 62 milioni.

Il Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze,
sede della Fondazione del  Maggio Musicale Fiorentino
Ricordiamo come la procedura di licenziamento collettivo per gli attuali 28 lavoratori sia stata aperta a seguito del fallimento di una precedente e medesima procedura, aperta sempre secondo le linee dettate dalla Legge 112/2013 (cosiddetta "Bray"), e che aveva interessato anche allora una trentina di lavoratori del teatro.
I lavoratori allora messi in mobilità avevano difatti avuto ragione del ricorso di impugnazione del licenziamento a causa dell'errata valutazione aziendale dei criteri di scelta per individuare i lavoratori stessi da porre in mobilità, così come per termini di legge, ottenendo per questo il reintegro al proprio posto di lavoro.

Così, la Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un esborso per indennizzi, rimborsi e spese legali dovute al fallimento della prima procedura che hanno ulteriormente aggravato la situazione economica del Teatro, e per il quale fallimento nessun responsabile ha pagato per i propri errori, si è dichiarata costretta a riaprire una nuova procedura di licenziamento per gli attuali 28 lavoratori ritenuti in esubero. Scadrebbe il 22 gennaio prossimo il termine della trattativa tra sindacati e direzione per trovare un'accordo per evitare i licenziamenti, e nonostante le parole del Sovrintendente Bianchi sembrano lasciar poche speranze, può sempre avvenire qualche miracolo, magari con l'interessamento di qualche istituzione, così come avvenuto a Bari.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena impegnato
nella coreografia della Carmen di "Zeffirelli" in Arena
A Verona invece, dove il debito comunque rimane la metà di quello del Maggio, sono già partite le lettere di licenziamento per i componenti del Corpo di Ballo della Fondazione Arena (vedi art. de l'Arena). Per essi la trattativa sindacale si era già conclusa ancora il 30 dicembre scorso, davanti al funzionario della Provincia del Veneto e senza un accordo tra le parti per evitarne i licenziamenti.

La procedura di licenziamento collettivo per i 21 ballerini stabili della Fondazione Arena si aperta ancora a fine settembre, dopo la stagione estiva, in seguito al commissariamento del Teatro e delle disposizioni previste dal Piano di risanamento firmato "Fuortes", predisposto per consentire all'Arena l'accesso ai benefici economici della "Bray", piano che prevedeva nei suoi interventi di azione proprio la dismissione del settore ballo.

Ricordiamo come la Legge 112/2013, la quale prende il nome dal suo promotore, l'allora Ministro dello Spettacolo Massimo Bray, vide la luce nel 2013 per consentire il salvataggio di quelle Fondazioni Lirico Sinfoniche che fossero in grave difficoltà economica. Questo attraverso un fondo di rotazione opportunamente istituito e finanziato dal quale i Teatri avrebbero potuto ricevere finanziamenti a tasso agevolato e restituibili in 30 anni, a fronte della predisposizione di un piano industriale di risanamento che operasse secondo direttrici di azione previste all'interno della stessa legge.

Nel 2013, nonostante la Fondazione Arena avesse già accumulato debiti per circa 13 milioni di euro (vedi bilancio 2013), l'allora direzione non ritenne necessario ricorrere ai benefici della Legge "Bray".
Solo nel dicembre del 2016 il Cdi del Teatro presieduto dall'allora presidente di Fondazione, il sindaco di Verona Flavio Tosi, aveva chiesto l'adesione alla "Bray", quando, dopo esser venuta allo scoperto una situazione debitoria di quasi 30 milioni di euro, i politici dei gruppi parlamentari veronesi avevano presentando una mozione al governo per riaprire i termini della "Bray" ormai decaduta, ottenendone un rifinanziamento per salvare l'Arena o forse i suoi amministratori.


Ricordiamo come il deficit della Fondazione Arena fosse passato in soli 8 anni, cioè dal 2008 al 2015, durante tutto il periodo della gestione Tosi/Girondini precedente al commissariamento "Fuortes", da 11 milioni di euro ai quasi 30 milioni. Questo nonostante ancora nel giugno del 2015 il Presidente di Fondazione Arena e sindaco Tosi dichiarasse come lo stato economico della Fondazione Arena godesse di ottima salute, tanto da far dichiarare allo stesso sovrintendente Girondini da lui nominato, poi commissariato, come meritasse il premio Nobel per l'Economia (vedi art. 10/09/2013).

In quegli stessi anni nasceva Arena Extra srl, società di cui amministratore unico in pieno conflitto di interessi, su cui tra l'altro starebbe indagando l'antitrust, lo stesso Girondini. Arena Extra veniva creata per occuparsi dell'organizzazione degli eventi extra-lirica in Arena, fino ad allora gestiti direttamente dal Comune di Verona.
Di questa società già tanto si è detto. Nasce come partecipata al 100% della Fondazione Arena con lo scopo di finanziare l'attività teatrale istituzionale con i proventi dagli spettacoli di musica pop. Di essa non si è mai chiarito quali benefici o meno abbia portato alle casse del Teatro, questo nonostante gruppi politici comunali abbiano fatto richiesta di accesso agli atti finanziari, richiesta peraltro bocciata dal Tribunale Amministrativo Regionale. I propri bilanci sono e rimangono oscuri. Solo dai bilanci della Fondazione Arena si conosce come, nel 2013, Arena Extra srl abbia acquisito dalla Fondazione un cosiddetto ramo aziendale costituito da costumi, bozzetti e scenografie, per un patrimonio totale stimato di 12 milioni di euro. Tale cifra, scritta in bilancio della Fondazione, avrebbe consentito nello stesso anno la chiusura dello stesso in positivo, comportando tra l'altro la corresponsione del bonus di 50 mila euro allo stesso Sovrintendente Girondini, importo pattuito come da contratto per il raggiungimento del risultato di equilibrio finanziario e in aggiunta ai 200 mila all'anno di ingaggio.

Peccato che quei 12 milioni di euro non siano mai arrivati nelle casse di Fondazione Arena data la loro inesigibilità a causa dell'indisponibilità di tale cifra nelle casse stesse di Arena Extra srl. Lo stesso sovrintendente avrebbe definito questa una operazione del tutto legale anche se di "finanza creativa". Per noi una vera beffa ai danni della Fondazione Arena.


Palazzo Forti, sede del Museo AMO a Verona.
La sua istituzione ha comportato per la Fondazione
Arena una perdita annuale di circa un milione di
euro, più o meno il costo di un intero Corpo di
Ballo costituito da una trentina di elementi.
Sempre negli stessi anni, sempre sotto l'amministrazione Tosi/Girondini, nasce anche il Museo AMO (Arena Museo Opera). Il Museo verrà allestito all'interno di Palazzo Forti, un palazzo storico prima appartenente alla città di Verona e ceduto sotto l'amministrazione Tosi a Fondazione Cariverona per compensare debiti bancari dello stesso Comune di Verona.

All'interno del Palazzo veniva così istituita nel 2013, con il patrocinio dello stesso Comune di Verona, la mostra permanente dell'Opera in Arena. L'operazione veniva peraltro finanziata impiegando diversamente fondi governativi extra FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) allora destinati dal Ministero per la programmazione artistica di carattere eccezionale prevista per le celebrazioni del centenario dell'Opera in Arena e per le quali la stessa Arena aveva richiesto finanziamenti speciali. Alla Fine tali finanziamenti non andarono per la produzione artistica ma per il finanziamento del Museo AMO.

Il canone di locazione del Palazzo, pagato alla proprietaria Fondazione Cariverona, si pensa sia stato scaricato sulla Fondazione Arena al fine di saldare i debiti rimanenti con l'istituto bancario stesso ed appartenenti al Comune. Anche l'allestimento del Museo risulteranno a carico della Fondazione Arena stessa, mentre Arena Extra sfrutterà gli spazzi dello stesso Palazzo Forti, sede del museo, per l'allestimento di mostre temporanee di diversa natura.

Tale operazione comporterà, a fronte di un esiguo risultato di affluenza di pubblico, un aggravio del debito della Fondazione Arena per circa un altro milione di euro all'anno tra affitto (450 mila euro l'anno) e costi di gestione dell'esposizione permanente. In soli cinque anni di vita, dal 2013 al 2015, significherà 5 milioni di perdita ulteriori per Fondazione Arena.

E' facile quindi intuire come abbia fatto la Fondazione Arena a passare in così pochi anni da 11 milioni di debito agli attuali 28,6 milioni dichiarati dal Piano di Risanamento.

A questo poi va aggiunta una progressiva disaffezione del pubblico che negli anni ha sempre più dissertato l'Arena per indirizzarsi verso le mete e far la fortuna di altri festival operistici, quali Salisburgo, Torre del Lago, Macerata, Caracalla, Bregenz.
Un progressivo deterioramento della qualità artistica degli spettacoli, sempre più improvvisati direttamente in scena, dato anche il poco spazio lasciato per le prove dagli eventi extra-lirica, divenuti nell'ultima stagione oramai quasi pari al melodramma per numero di serate.
La qualità decrescente dei cast degli artisti ospiti, da anni sempre di meno richiamo per i melomani incalliti.
La mancanza di un rinnovo dell'offerta artistica data la ripetitività di titoli mantenuti in cartellone anche per 20 anni di seguito che, pur di successo, ormai esausti di interesse da parte del pubblico.
La tendenza da anni alla presentazione di allestimenti e cast degli artisti del Festival Estivo in Arena con inconcepibile ritardo e solo a ridosso della stagione operistica stessa. Questo quando, un evento che per l'80% dovrebbe vivere sulle prevendite, i giochi risulterebbero già fatti, poichè nessuno acquisterebbe preventivamente un biglietto per uno spettacolo per il quale non si conoscano ancora cast di artisti, allestimenti o direzione.
Queste le cause della crisi di identità artistica dell'Arena che hanno fatto scappare il pubblico, passato dagli oltre 500 mila spettatori dei primi anni 2000 a sotto i 400 mila dell'ultima stagione, per una copertura media del solo 50% dei posti disponibili a fronte del 90% del Festival di Salisburgo. 

Operazioni finanziarie sbagliate, clientelari e ai limiti della legalità, create forse a danno della stessa Fondazione, gestioni artistiche incapaci di operare al fine di favorire l'afflusso del grande pubblico ed un marketing assolutamente non all'altezza di quello che dovrebbe essere il Teatro di lirica all'aperto più famoso al mondo, non lasciano dubbi su nomi e cognomi di chi dovrebbe assumersi le proprie responsabilità per il declino finanziario ed artistico in cui sia stata condotta negli anni la Fondazione Arena di Verona.
Ad essi andrebbero aggiunte tutte le istituzioni politiche, amministrative ed economiche locali, che, pur potendo beneficiare su un indotto spalmato sul territorio della provincia stimato di oltre 400 milioni di euro all'anno generato proprio dal movimento turistico che si crea ogni anno intorno all'attività teatrale dell'Arena, non hanno mai sostenuto adeguatamente il Teatro rispetto a quanto beneficiato dalla sua stessa attività.

Nonostante siano chiare motivazioni e responsabilità del declino del Teatro, oggi a pagare sembrano essere principalmente ed esclusivamente gli unici ad aver, se mai ne avessero, una minima parte di responsabilità in tutto questo: i lavoratori.


In primis i tersicorei stabili del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, per i quali si sono aperte le porte del licenziamento attraverso la procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/91, per effetto della cessazione dell'attività del settore e in conseguenza di una cancellazione della programmazione di balletto all'interno dell'offerta artistica della stessa Fondazione Arena.
Tutto questo per un risparmio preventivato a bilancio, così come è contenuto all'interno del Piano di Risanamento siglato "Fuortes", di ben 300 mila euro all'anno.

Una goccia in un mare di milioni di euro accumulati in anni di gestione inefficiente e fallimentare.
pag. 73 del Piano di Risanamento della Fondazione Arena firmato dal Commissario Fuortes, dove si evidenzia come il sacrificio del corpo di ballo frutti al Teatro un risparmio di soli 300 mila euro

Quel che spaventa di più è il completo disinteresse e silenzio da parte delle svariate istituzioni sia a livello locale che nazionale, più volte chiamate ad intervenire con appelli da parte dei sindacati (vedi art. del 24/12/2016), che rimanendo a guardare inermi lo sterminio dell'ennesima realtà teatrale, artistica e culturale qual'è, anche se ormai potremmo dire qual'era, quella del Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona, si rendono complici e a questo punto, artefici, di un ben chiaro progetto governativo di smantellamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane attraverso la loro progressiva destrutturazione fino alla conduzione al fallimento.
Ne è chiara testimonianza la legge 160/2016 approvata quasi di nascosto dal Parlamento nello scorso agosto senza possibilità di discussione, e che vorrebbe declassate tutte le Fondazioni Liriche in semplici Teatri Lirici senza sovvenzioni statali, ad eccezion fatta per due eccellenze riconosciute quali Scala di Milano e Conservatorio di Santa Cecilia.


I ballerini dell'Arena in protesta davanti al Teatro Ristori
durante gli scioperi dello scorso dicembre. A nulla sono
valsi un anno di manifestazioni e mobilitazione a cui
hanno partecipato molti altri lavoratori e cittadini con
i comitati per evitare l'annunciata dismissione del settore.
Nonostante lo slogan "TUTTI A CASA, MA NOI NO!"
indirizzato  ai responsabili del dissesto economico del
Teatro,sono proprio loro che vanno a casa.
Una cosa è certa, a Verona nonostante il commissariamento ministeriale del Teatro con il Commissario Fuortes, uomo mandato in rappresentanza dello Stato, e quindi a garanzia di legalità, giustizia e trasparenza, ad oggi nessuna responsabilà sembra esser stata perseguita per il disastro economico della Fondazione Arena, Arena Extra srl sopravvive e continua ad operare amministrata dall'ex Sovrintendente Girondini commissariato dal Ministero, il Museo AMO continua a rimanere aperto nonostante gli esigui risultati di pubblico e il danno economico indotto alla Fondazione.

Neanche la nomina del nuovo sovrintendente, il Prof. Giuliano Polo, sembra aver voluto segnare una chiara svolta di cambiamento con il passato per la Fondazione Arena.

Insediatosi al fine di portar avanti il progetto già impostato nel Piano di Risanamento da Fuortes e per accompagnare la Fondazione all'interno della "Bray", della quale al momento attuale dal Ministero non si è avuta ancora notizia di risposta affermativa in merito alla domanda di adesione, avrebbe già dichiarato in un'intervista di non voler andare a fondo nella ricerca di eventuali responsabilità nel dissesto del Teatro, affermando ancora di esser certo che non vi siano in questo delle "gravi" colpe, pur ammettendo allo stesso momento di non averle neanche cercate. Singolare, tante certezze senza indagini, quasi fosse stato mandato proprio con il compito di non farle.

Di sicuro il nuovo Sovrintendente non sembra aver preso troppe distanze da chi lo abbia preceduto, almeno in termini economici, visto che, mentre firmava le lettere di licenziamento per chiudere la partita sui ballerini e nonostante la crisi del teatro sia già costata due mesi di stipendio a tutti i lavoratori,  concordava contemporaneamente un compenso d'incarico in linea con il passato, di soli 20 mila euro inferiore all'ex Girondini (vedi art. del 12 gennaio). 

Gli unici per i quali ad oggi sembra essersi mossa la macchina di (in)giustizia, nel senso di esser stati letteralmente giustiziati, è per i 21 ballerini del Corpo di Ballo della Fondazione Arena che, aspettando le loro lettere di licenziamento, al momento pagano un conto salato per tutti.

Oggi il Corpo di Ballo della Fondazione Arena non esiste più, forse anche solo per coprire responsabilità e mantenere situazioni in cui si intrecciano poteri politici, economici ed interessi di natura privata, ancora una volta protetti ed assicurati da istituzioni incapaci di tutelare interessi e diritti comuni dei cittadini di questo stato, che vanno dal diritto alla cultura a quello del posto di lavoro.

Cultura e lavoro, due parole di cui si riempono ben bene la bocca i nostri politici e governanti durante le loro campagne elettorali, ma che sono due concetti a loro evidentemente sconosciuti, avendo molti di loro spesso lavorato veramente pochi giorni e essendo ancor più spesso dotati di un basso profilo culturale.

E' la storia di un paese che, per mantenere in piedi questa classe politica fallimentare costituita da una casta di imbroglioni ed incompetenti, deve necessariamente abbassare il livello culturale generale di un intero paese. Questo affinché possa continuare a governare indisturbata, a mantenere i propri privilegi e proseguire a gestire questo paese nel proprio esclusivo interesse.


Ortensia Sal







Nessun commento:

Posta un commento