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venerdì 30 dicembre 2016

Rassegna Stampa - 28 dicembre 2016






Arena in crisi
Tre dirigenti donano parte dello stipendio
Tartarotti: «Un gesto di responsabilità».
Ma i sindacati aprono il fronte del coro

Martedì 28 dicembre 2016

Tre dirigenti di Fondazione Arena hanno deciso di donare parte del proprio stipendio al teatro. L’ammontare non è stato reso noto ma, come gesto di responsabilità nei confronti degli altri dipendenti della Fondazione che per due mesi, e in base agli accordi per il piano Bray, non hanno lavorato in teatro, i tre hanno pensato al gesto. Sempre tesi i rapporti con i sindacati.

I tre dirigenti di Fondazione Arena, Francesca Tartarotti, direttore operativo, Andrea Delaini, direttore amministrativo, e Corrado Ferraro, direttore marketing, hanno deciso di donare parte del proprio stipendio al teatro. L’ammontare non è stato reso noto ma, come gesto di responsabilità nei confronti degli altri dipendenti della Fondazione che per due mesi, e in base agli accordi per il piano Bray, non hanno lavorato in teatro, i tre dirigenti hanno deciso di fare una donazione liberale proprio alla Fondazione per cui lavorano. «È un atto volontario – ha chiarito il direttore operativo Tartarotti – non richiesto, ma che abbiamo sentito come dovuto. Lo abbiamo fatto per un segno di responsabilità verso il luogo in cui lavoriamo, nonostante, anche con il teatro chiuso, ciascuno di noi abbia sempre lavorato».

Una decisione in linea con l’incarico assunto dal commissario Carlo Fuortes che ha svolto - e sta svolgendo - il proprio operato in forma gratuita. La cifra donata non è destinata a risolvere i problemi economici della Fondazione, ma è comunque un segnale che i vertici del teatro inviano a tutto il personale. I prossimi giorni, infatti, potrebbero essere decisivi per Fondazione Arelerino. na. Venerdì 30 dicembre, è in programma un nuovo incontro sul futuro del corpo di ballo. Com’è noto, il piano approntato da Fuortes prevede che un corpo di ballo stabile non sia più parte del teatro; le organizzazioni sindacali, ovviamente, si oppongono al licenziamento dei ballerini. Nel frattempo, la procedura di mobilità è già stata avviata. Rimane valida l’opzione dell’incentivo all’esodo, con 70mila euro netti e la garanzia di lavorare 120 giorni all’anno, per tre anni, prevista per ciascun bal- Rimane aperto, poi, il capitolo dell’adesione alla legge Bray. La richiesta è partita dagli uffici di via Roma, alla volta del Ministero della Cultura, ormai a settembre, ma una risposta ufficiale ancora non è arrivata. «Credo che a breve si scioglierà il nodo – ha spiegato Tartarotti – non ci sono problemi, ma solo i tempi delle verifiche. Anche a Firenze, il via libera arrivò dopo sei mesi».

E per un capitolo che, forse, si chiuderà positivamente, un’altra polemica sembra aprirsi. Le organizzazioni sindacali lamentano che, a causa di una variazione nel cartellone, alcune produzioni non prevedono più l’uso del coro. «Ci è stato comunicato – hanno chiarito i sindacati – che per ragioni logistiche il palco del Filarmonico non è sufficiente ad ospitare il coro». La prima rappresentazione che potrebbe esserne interessata sono i Tristia di Berlioz, a fine gennaio. «Se questa direzione agisce in questo modo sul fronte della programmazione e delle relative entrate, ci chiediamo quali possano essere le garanzie offerte per condurre in porto il salvataggio e soprattutto il dichiarato rilancio», hanno i sindacati in una nota.


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