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sabato 17 dicembre 2016

Rassegna Stampa - 15 dicembre 2016


Il sovrintendente Polo
Via i debiti, poi la Fondazione ritroverà il futuro

giovedì 15 dicembre 2016 CRONACA, p. 13

Giuliano Polo, triestino, già direttore agli Affari generali e dei Rapporti istituzionali dell'Accademia di Santa Cecilia: un vero addetto ai lavori, che il Ministero dei Beni Culturali ha incaricato come nuovo sovrintendente della Fondazione Arena. Ci ha concesso un breve giro di orizzonte sulle condizioni del nostro teatro lirico.

A che punto della Legge Bray si trova la Fondazione Arena?
Ha presentato il piano seguendo i canoni previsti. C'è stata una richiesta di ulteriori chiarimenti al Ministero da parte del commissario Fuortes per cui la domanda ha subito alcune leggere modifiche. Il piano sarà valutato dal commissario straordinario preposto. Immagino che il ministero l'approverà presto.

Ma questa tanto discussa legge cosa in effetti prescrive?
Elenca una serie di misure, che stiamo già adottando, per portare in pareggio il bilancio. E riguarda in particolare, la rimodulazione degli organici, la rinegoziazione dei debiti, con l'obiettivo di ristrutturare il conto economico.

Pensa che l'eventuale erogazione sia sufficiente per fare uscire il nostro teatro dalle secche in cui si trova?
Certamente. Il teatro ha grossi problemi debitori, ma il nuovo finanziamento consentirà di applicare tutte quelle misure utili per il contenimento delle sue difficoltà.

Secondo lei, una maggiore contribuzione dei privati farebbe ripartire in pieno la macchina?
L'intervento privato è sempre auspicabile. Si dovrebbe lavorare di più sull'applicazione di quelle opportunità stabilite con l'art bonus, perché l'Arena eccella nel panorama italiano e nell'autofinanziamento, come nessun altro dei nostri teatri.

È vero che la Camera di Commercio di Verona ritirerà il suo contributo, come è stato scritto in questi ultimi giorni?
In realtà quello uscito sulla stampa è un grido di allarme di carattere generale. Il governo ha tagliato le contribuzioni dovute dalle imprese e quindi alle Camere di Commercio manca l'ossigeno nei confronti del territorio. È un provvedimento del Governo abbastanza incomprensibile. Si vanno ad abbattere i contributi che sono risorse molto significative. Credo che tuttavia ci siano ancora le condizioni avere il nostro contributo. Con i propri laboratori L'Arena potrebbe fornire una maggiore produzione.

Intensificando magari le coproduzioni con altri teatri?
Sicuramente. Una maggiore produzione nel piano di risanamento è già prevista, cominciando dal 2017 con un nuovo allestimento operistico di Nabucco, cosa non fatta negli ultimi anni. Ma pensiamo anche di aumentare le collaborazioni con altri teatri, dopo di che i nostri allestimenti continuano a circolare e quelli degli altri teatri ad arrivare.

Utilizzare maggiormente questa nostra forza?
Uno spazio c'è in effetti.

Fra i suoi compiti ci saranno anche delle correzioni di rotta su quanto ha già tracciato il commissario?
Non credo. Condivido totalmente tutte le linee che Fuortes ha messo in atto. Non vedo alcuna necessità di correzione di rotta. I suoi obiettivi hanno criteri realistici, di prudenza. Quindi non credo ci siano delle significative modificazioni da apportare.

Quando scadrà il suo mandato a Verona?
Quando si ritornerà alla ricostituzione degli organi di gestione della fondazione. Non c'è una data precisa, dipende da molti fattori. Io rimango comunque a disposizione.

Lascerà indicazioni o consigli al suo successore per la gestione futura della Fondazione?
Ovviamente, se ce ne sarà l'occasione. Oggi sono concentrato solo sul presente.

Pensa ad un direzione artistica provvisoria per i restanti mesi del commissariamento? O faremo con quanto abbiamo in casa?
La stagione invernale al Filarmonico sta già partendo bene: la prima di Turandot è esaurita. Si tratta di gestire quella nuova. Con le forze artistiche interne siamo in grado di farlo. Più avanti vedremo.

Durante l'incarico Fuortes le resta anche il compito di programmare qualcosa della futura stagione?
Sicuramente. Bisognerà tracciare un bilancio preventivo e le linee programmatiche per il prossimo triennio. Le potenzialità dell'Arena sono enormi, anche se bisognerà fare qualche passo in avanti e mettere in atto alcuni correttivi.

Gianni Villani



Arena, i sindacati al sovrintendente «La malagestione è facile da trovare»
Le sigle replicano all’intervista di Polo: ma se tutto è a posto perché c’è il commissario?


Giovedì 15 dicembre 2016

VERONA Non è passata inosservata la prima uscita pubblica del sovrintendente di Fondazione Arena, Giuliano Polo. Ieri, nella sua intervista al Corriere di Verona , ha chiarito il perimetro del suo mandato, ma anche la sua visione sul futuro e sul passato della Fondazione lirico sinfonica scaligera.
Per riassumere il suo approccio: sì al taglio del corpo di ballo, più di qualche dubbio sulla privatizzazione del teatro, no a episodi manifesti di malagestione per quanto riguarda il passato. Senza dimenticare che la liquidità continua ad essere un problema per il teatro.

Opinioni che hanno scaldato gli animi delle organizzazioni sindacali, impegnata ormai da mesi, in trattative per salvare il corpo di ballo e per ridiscutere l’integrativo di cui, in attesa di giungere un accordo, sarà concessa comunque una proroga.

«Al di là delle parole – analizza Nicola Burato, segretario provinciale Fistel Cisl – vorremmo che si passasse ai fatti. Se mancano risorse ci si attivi per trovarle, mentre mi sembra, invece, che questa spinta propulsiva manchi. E poi da una parte si riconoscono gli sforzi fatti dai lavoratori e dall’altra si vuole legare il loro contratto integrativo al pareggio di bilancio. Cioè, alle capacità del prossimo sindaco o alle disponibilità economiche dei soci».

Ma il nodo della trattativa non è l’unico punto che ha sollevato la discussione. Le dichiarazione sulla malagestione («Non ho trovato episodi di malagestione, né li ho cercati», ha detto Polo), hanno prodotto più di qualche ironico commento.

«La malagestione – ha attaccato Paolo Seghi, segretario Slc Cgil – non era così difficile da trovare, si faceva anche poca fatica a cercarla. Per questo, abbiamo sempre detto che c’era bisogno di discontinuità».
Mentre Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione, chiede: «Ma se tutto è a posto, come si spiega la presenza di un commissario, poi confermato, o gli accertamenti della Guardia di Finanza? Quindi, se Fondazione si trova in una condizione così difficile, o è colpa dei lavoratori o di un destino cinico e baro. Altri responsabili sembrano non esserci».

Tuttavia, Matteo Bragantini, parlamentare del movimento Fare, condivide l’analisi del sovrintendente. «Il fatto che 9 fondazioni liriche su 14 abbiano chiesto di aderire alla legge Bray indica che il problema è strutturale e riguarda tutti i teatri italiani. E dice anche che la gestione del sovrintendente Francesco Girondini è stata buona. I fattori che hanno portato a questa situazione sono molti: non vanno dimenticati i benefit riconosciuti ai dipendenti che, con il mondo che è cambiato, appaiono come fuori dal tempo».
Rispetto al tema privatizzazione, invece, Bragantini non chiude completamente la porta: «È vero che si rinuncerebbe a finanziamenti pubblici, ma ci sarebbero quelli privati che adesso non ci sono. Ora è un’incognita, ma andrebbe fatto sul tema un ragionamento pragmatico e non ideologico, con riflessioni che entrano nel merito della questione sia per quanto riguarda l’indotto che l’Arena produce, sia per quanto riguarda i dipendenti».

Di parere opposto Stefano Bertacco, senatore di Forza Italia. «Se, come sostiene il sovrintendente, non c’è stata malagestione, allora l’unica decisione da prendere è chiudere l’Arena. Cioè se tutto è stato fatto bene e se i risultati dicono che non è possibile gestire il teatro all’aperto più famoso al mondo in attivo, o almeno in pareggio, allora non vedo altra soluzione. Si chiuda l’Arena. Poi la si potrebbe coprire in modo da farne un bel centro commerciale e, con via Mazzini, che è già stata coperta, tutto il centro di Verona sarebbe dedicato allo shopping».

Samuele Nottegar

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