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sabato 24 dicembre 2016

Mentre a Bari i lavoratori del Petruzzelli potranno passare un sereno Natale, i ballerini a Verona si preparano al peggio. Si spera in un miracolo di Natale, ma da notizie giunte oggi, sembra che anche per il Coro si sia rovinato il clima festivo.

il Teatro Petruzzelli di Bari
Buone notizie da Bari, dove i dipendenti del Teatro Petruzzelli, potranno festeggiare un sereno Natale grazie al blocco della procedura di licenziamento collettivo che pendeva sulla testa di 74 dei suoi dipendenti. I licenziamenti sarebbero stati scongiurati grazie all'interessamento e all'intervento della Regione Puglia che, con uno stanziamento di un milione di euro di finanziamento straordinario, ha consentito la messa in sicurezza dei conti economici della Fondazione Lirico Sinfonica barese, almeno per il momento.

Non giungono invece notizie confortanti da Verona, dove per altri colleghi sembra prospettarsi un pessimo Natale.

l'Arena di Verona
Così, dopo che a Bari l'allora amministrazione del Teatro di Fuortes aveva provocato le condizioni per le molteplici cause che hanno portato alla stabilizzazione per sentenza di 74 lavoratori, contro i quali il teatro aveva aperto la procedura di licenziamento collettivo oggi bloccata, a Verona sembra proseguire senza ripensamenti la procedura avviata dallo stesso Fuortes per l'eliminazione del corpo di ballo della Fondazione Arena attraverso il licenziamento dei suoi 22 componenti.

Nonostante i sindacati nei mesi scorsi abbiano interessato Ministero, Provincia e Regione per trovare soluzioni al fine di evitare i licenziamenti, a differenza di quanto avvenuto a Bari con la Regione Puglia, nessuno si è mosso in tal senso per poter assicurare la sopravvivenza del balletto a Verona.

In mille sedi i rappresentanti dei lavoratori hanno dimostrato conti alla mano come la chiusura del corpo di ballo sia una scelta non solo antieconomica, ma che rischia di mortificare ulteriormente un teatro alle prese non solo con un grave problema economico, ma anche con una crisi di affezione di pubblico, così come dimostrano soprattutto i dati relativi all'inesorabile costante calo di affluenze che da anni non trova inversione di tendenza per quanto riguardi la stagione estiva di opere in Arena.
Menomare il teatro di una sua componente artistica, quella del balletto, significa compromettere ancor di più la propria capacità produttiva, la propria capacità di offerta al pubblico e la qualità degli spettacoli prodotti, rischiando di agevolare ulteriormente l'esodo degli spettatori verso festival limitrofi in piena crescita, quali per esempio Salisburgo.

il Teatro la Fenice di Venezia
Gli stessi sindacati si erano anche adoperati presentando un valido progetto per un corpo di ballo per macroregione, esistendo solo nel nord est d'Italia ben tre Fondazioni Lirico Sinfoniche, di cui due residenti nel Veneto, quali Arena di Verona e Teatro la Fenice di Venezia, ed una in Friuli Venezia Giulia, il Teatro Verdi di Trieste.
Di queste tre solo l'Arena possiede un corpo di ballo, mentre le altre due sono costrette al ricorso a compagnie esterne, spesso estere, al fine di arricchire e completare il proprio programma artistico con le serate di balletto tanto richieste dal pubblico.

Ricordiamo in tal senso come dai dati SIAE degli ultimi anni, il balletto, in controtendenza a melodramma e sinfonico, risulti essere l'unica forma di spettacolo musicale dal vivo delle tre in crescita percentuale per numero di spettatori.

il Teatro Verdi di Trieste
Il progetto prevederebbe la coproduzione di balletti attraverso l'impegno economico delle tre Fondazioni, produzioni che poi dovrebbero circuitare per tutti e tre i teatri, magari sostenuti da specifici finanziamenti di Regioni e Provincie atti a premiare ed incentivare quelle sinergie tra teatri, tanto auspicabili per la creazione di collaborazioni virtuose finalizzate, oltre che al risparmio economico, a promuovere e produrre il prodotto italiano invece di impiegare gli stessi soldi del FUS, finanziati peraltro con le tasse dei cittadini italiani, per promuovere  e produrre realtà estere che, con il progressivo sterminio dei corpi di ballo italiani, conquistano sempre più spazio nei cartelloni dei nostri teatri.

il Teatro Regio di Torino
Anche il Teatro Regio di Torino attraverso i propri sindacati aveva sensibilizzato la direzione del proprio Teatro nel promuovere un accordo con la Fondazione Arena per rappresentare nel proprio teatro le produzioni di balletto dell'Arena al fine di incentivarne il mantenimento in vita. Ricordiamo come lo stesso Teatro Regio abbia sacrificato il proprio balletto ancora negli anni '90, per poi dover in seguito ricorrere continuamente a compagnie esterne per completare il proprio cartellone con una delle forme d'arte più amate dalla maggioranza del pubblico, quello meno melomane od amante del sinfonico.

Nonostante tutto questo nessuna istituzione ha ritenuto di muovere un passo per evitare il licenziamento dei ballerini a Verona e quindi l'inevitabile estinzione del corpo di ballo della Fondazione Arena.
Sembra neanche dal ministero, dove l'altro ieri si dovrebbero essere incontrati la Direzione Generale dello Spettacolo ei sovrintendenti delle quattro Fondazioni Liriche che hanno avviato le procedure di licenziamento collettivo quali Verona, Bari, Firenze e Bologna, siano arrivati segnali positivi per i ballerini di Verona, nonostante lo stesso Ministro Franceschini, riconfermato dopo la caduta del Governo Renzi, abbia annunciato dei sostanziosi aumenti nei finanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo per il prossimo triennio.

E' programmato per il giorno trenta l'ultimo incontro in provincia tra sindacati e Fondazione Arena, incontro durante il quale il funzionario mediatore della provincia dovrà verbalizzare la fine della trattativa con un accordo o meno.
I ballerini si aspettano nel silenzioso disinteresse generale delle istituzioni ad ogni livello le lettere di licenziamento già per il 31 di dicembre.
Manca ancora qualche giorno. Se qualcuno dalle istituzioni si volesse fare avanti..
Sotto Natale possono succedere a volte anche dei miracoli.

Oggi a Verona, ultima dell'opera "Turandot" andata in scena in queste settimane come titolo inaugurale della stagione invernale 2016/2017, mentre tutti gli altri lavoratori dopo due mesi passati senza di stipendio a causa dello stop forzato dell'attività del teatro prevista dal piano Fuortes ritrovavano un po' di normalità scambiandosi gli auguri in un clima già prefestivo, i ballerini avevano ben poco da festeggiare.

Ma lo stesso clima Natalizio è poi stato attenuato dalle tensioni nate in seno al coro a seguito delle notizie giunte durante la recita in merito a comunicazioni affisse nelle bacheche del Teatro Filarmonico, sede dell'attività invernale della Fondazione Arena. Da tali comunicazioni si apprendeva difatti la completa cancellazione dalla programmazione artistica del sinfonico dell'attività del coro, data la sostituzione dei quattro concerti sinfonico-corali previsti dal cartellone artistico 2016/2017 con quattro concerti di solo sinfonico.

il Corpo di Ballo della Fondazione Arena durante l'ultimo
spettacolo al Teatro Romano nel 2015, tutto esaurito per
un'unica serata dedicata a Stravinsky (Uccello di Fuoco e
Sagra della Primavera). Nel 2016 l'attività di balletto al
Teatro Romano è stata completamente eliminata.
Dopo la chiusura del Corpo di Ballo forse tra qualche mese in direzione ci si comincerà a chiedere se sia opportuno mantenere il costo fisso per un coro stabile per 12 mesi all'anno quando si potrebbe rappresentare solo le opere durante il festival estivo dell'Arena concependo una stagione invernale concentrata solo sul sinfonico.

Visto che si è riusciti a cancellare una programmazione artistica di balletto dall'oggi al domani senza troppe proteste e troppi intoppi, grazie anche all'inerzia di qualche sigla sindacale che ha assicurato la tranquillità dello svolgimento dello scorso festival estivo, forse prima di quanto si possa pensare, non sarà un grande problema eliminare anche la programmazione di opera dal cartellone invernale della Fondazione Arena.

I segnali ci sono tutti, così come da anni i ballerini di Verona denunciavano il lento smantellamento del loro settore attraverso la progressiva riduzione degli impegni con il pubblico, passati delle trenta serate dei primi anni 2000 alle sole 12 del 2016, e l'eliminazione dell'impegno nella passata stagione estiva anche del Teatro Romano dopo la scomparsa definitiva del balletto in Arena dal 1993.

L'orchestra della Fondazione Arena durante un concerto al
Teatro Filarmonico - il sinfonico perde ogni anno a Verona
circa 2 milioni di euro all'anno.
Dai conti economici del piano di risanamento Fuortes si evidenzia come la chiusura dell'attività del balletto frutterà alla Fondazione Arena un risparmio di 300 mila euro l'anno, mentre si vocifera come dai dati economici della stessa Fondazione l'attività di sinfonica comporti al teatro una perdita annuale di ben 2 milioni di euro.
Certo, forse facendo i conti della serva sarebbe stato più logico sospendere l'attività di sinfonico per qualche anno piuttosto che massacrare il corpo di ballo e ridurre capacità produttiva del Teatro ed offerta al pubblico.

Ma probabilmente levare agli orchestrali quell'attività sinfonica che tanto frutta introiti economici attraverso indennità ed impegni solistici alle prime parti, ed ancora prezioso terreno di scambi artistici tra teatri che coinvolgono qualche singolo personaggio che bazzica in arena, non sarebbe stato accolto con molta tranquillità e pace sindacale.

Magari è proprio in questa ottica che bisognerebbe trovare le vere motivazioni del licenziamento dei ballerini a Verona.

Ma sembra che il sacrificio dei ballerini alla dirigenza della Fondazione Arena non basti, e quindi, via i ballerini.. avanti i prossimi! Toccherà al coro?!

Ortensia Sal


    

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