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mercoledì 14 dicembre 2016

La scarsa copertura mediatica per l'Opera in Arena, un'eccellenza che andrebbe fatta conoscere - da Verona-In

Verona, quarta città d’arte d’Italia, ha scarsa copertura mediatica per l’Opera in Arena, un’eccellenza che andrebbe adeguatamente fatta conoscere al resto del Paese e al mondo.



10 dicembre 2016

Gli italiani hanno potuto assistere su RAI 1 alla Prima della Scala, all’inaugurazione della stagione lirica invernale nel Teatro di Milano, capofila dei teatri e delle Fondazioni liriche italiane, sede storica della musica e dell’Opera. Anche grazie alla RAI, Madama Butterfly ancora una volta ha replicato la magia rilanciando l’Opera e quanto ci gira intorno: musica, canto, circuiti internazionali delle grandi voci, ma anche scenografia, tecnici di palcoscenico, ecc. .

Dovrebbe avvenire lo stesso a Verona, città che ospita il più grande teatro (anfiteatro) d’opera, dove tutti i grandi cantanti sognano di esibirsi almeno una volta nella vita, perché l’Arena è un teatro unico, con un’ottima acustica e che permette l’ascolto ad un numero enorme di spettatori.

Ma l’Opera in riva all’Adige non ha l’attenzione dei grandi media e questo è l’ostacolo più grosso al successo ed alla sopravvivenza finanziaria della Fondazione Arena di Verona. Senza rappresentazione sul piccolo schermo, senza adeguata promozione, la musica colta e l’opera lirica non possono avere successo.

Parte a dicembre al Teatro Filarmonico la stagione lirica invernale, parte con un’altra opera pucciniana ma non credo che la RAI, e RAI Veneto in particolare, seguiranno l’evento come è avvenuto al Teatro alla Scala. Certo, Verona non è Milano, non è capitale culturale come la metropoli lombarda, ma anche la nostra città ha dei grandi primati: è la quarta città d’arte italiana, dopo Firenze, Roma e Venezia.

Venerdì 16 dicembre alle 20.30 al Teatro Filarmonico va in scena Turandot, l’ultima opera incompiuta del grande maestro toscano, di Torre del Lago, Giacomo Puccini, morto prima della conclusione del suo lavoro. Turandot è piena di aspetti culturali e musicali unici, innovativi, è uno spettacolo meraviglioso, e vedere la prima su uno dei canali RAI nazionali permetterebbe un’azione pubblicitaria e culturale enorme, anche verso i veronesi, che, si dice, hanno un po’ abbandonato l’opera e l’Arena.

L’Arena ospita sempre più spesso interpreti diversi da quelli dell’opera, perché girano molti più soldi con questa musica, con biglietti più cari, con spese di affitto dell’anfiteatro irrisorie: l’Arena attira molto, è unica, tutti vogliono venirci, e allora basterebbe aumentare un po’ le spese di nolo, moltiplicarle per 2, per 5, per 10, e la Fondazione pagherebbe facilmente ogni suo debito e potrebbe anche tenere la scuola di balletto.


Ma ciò che interessa ora è che la prima opera della stagione della Fondazione veronese abbia spazio sulla RAI. E così si farà anche un’azione artistica educativa, perché molti italiani e molti giovani conoscono poco l’opera, nata in Italia e che tutti ci invidiano, tanto che in Cina (la patria di Hui Hè, la grande soprano che ha scelto di vivere a Verona) stanno nascendo altre 17 stagioni liriche.

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