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sabato 17 dicembre 2016

"Arena, la luce in fondo al tunnel è lontana" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena, la luce in fondo al tunnel è lontana
Mentre Polo, il più anomalo sovrintendente di tutta l'opera italiana, trasforma la parola "normalizzazione" in mantra, Tosi scopre il fascino del silenzio...



Cesare Galla
16 dicembre 2016 - Poiché piove sempre sul bagnato, la Fondazione Arena sta per essere risucchiata nell’ingorgo istituzionale-elettorale seguito al referendum. Se la trionfale vittoria del No ha allontanato la possibilità che l’Arena diventasse un “premio” per il sostegno del sindaco di Verona al fronte del Sì, questo non toglie che la situazione sia complicata e a tratti confusa, nell’accavallarsi degli appuntamenti elettorali prossimi venturi e nelle incertezze politiche e legislative dilaganti. Fra i pochi spunti di chiarezza, l’evidenza del fatto che Flavio Tosi sta allentando la presa sulle questioni lirico-sinfoniche. Da quando il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha nominato Giuliano Polo sovrintendente, unico in Italia ad avere come riferimento non un Consiglio d’Indirizzo (secondo il dettato della legge) ma un commissario straordinario (formale detentore di tutti i poteri del CdI), il sindaco di Verona non è più intervenuto.


Certo, c’era ben altro di cui occuparsi, con la campagna elettorale in corso. Ma la campagna era in corso anche pochi giorni prima della nomina, quando Tosi si era proclamato sicuro di poter ricostituire un Consiglio d’indirizzo addirittura entro il 2016. Poco dopo, Tosi ha scoperto il fascino del silenzio. Solo su questo tema, beninteso. Un mese prima del voto, era parso che l’inopinato arrivo di un sovrintendente servisse ad evitare che in caso di vittoria del Sì fosse Tosi a scegliersi cdi e sovrintendente prima di passare la mano nella guida del Comune di Verona. A maggior ragione questo non accadrà dopo l’affermazione del No, che ha fatto cessare l’idillio Tosi-Renzi. E a questo punto, anche la possibilità di un terzo mandato per il sindaco uscente – legata a una legge ad hoc – è ormai tramontata.

Sull’Arena, Tosi è dunque ormai fuori dal gioco. Ed ecco che il sovrintendente decide di uscire allo scoperto per la prima volta, concedendo un’intervista ai quotidiani locali. La mossa avviene una quarantina di giorni dopo il suo insediamento. Ma soprattutto – sarà un caso? – avviene dopo il referendum e quasi in contemporanea con la fiducia al “governo-fotocopia” di Paolo Gentiloni, che ha dovuto fare a meno, al Senato, dei voti dei tosiani capitanati da Patrizia Bisinella. Anche questa volta, zero reazioni da palazzo Barbieri. Libero anche politicamente (oltre che tecnicamente, per la mancanza di cdi) dall’incombente presenza del primo cittadino, Giuliano Polo è intervenuto a largo raggio, con tono felpato e rassicurante, molto istituzionale, molto “garantista”, molto lontano dalla linea Tosi. Se non altro per la netta contrarietà alla privatizzazione.

E poi, quando mai, negli ultimi 12 mesi, le organizzazioni dei lavoratori si erano sentite definire «controparte schietta, leale e corretta?» Ma d’altra parte, ecco anche una benevola “assoluzione” di Girondini: nessuna “mala gestione”, ha detto. Di più, una difesa d’ufficio del suo predecessore, come se la crisi fosse stata “inevitabile”, vista la congiuntura, e meno grave per il fatto che è comune a tante altre Fondazioni. Discorso capzioso, che sorvola disinvoltamente sulla realtà delle Fondazioni che invece fanno programmi di alto livello culturale e riescono a far quadrare i loro conti. Fermamente deciso a salvare capra e cavoli, Polo ha dipinto un quadro francamente surreale. Ha dovuto ammettere che si è stati a un passo dal baratro, ma sembra credere che il peggio sia passato, anche se l’ingresso sotto l’ombrello della Legge Bray è lungi dall’essere perfezionato, la crisi di liquidità incombe, i debiti restano molto alti, l’ultimo festival estivo ha visto crollare ancora il pubblico, giunto a meno di 360 mila presenza (escludendo la serata Bolle), il contratto integrativo è una mina vagante, il salvataggio del corpo di ballo un’opzione non considerata.

La sua parola chiave è “normalizzazione”, lui che è il sovrintendente più anomalo di tutto il panorama operistico italiano. E se gli si chiede quanto pensa di durare, risponde che resterà «fino alla nomina del futuro Consiglio d’indirizzo». Minimo sei mesi, ma possono essere molti di più: Verona nella prossima primavera avrà un sindaco, ma non è detto che a nei mesi successivi ci sia un ministro al Mibac. Ci sarà da giocare la partita delle elezioni politiche – forse prima dell’estate, forse dopo – con tutto quello che ne consegue.

Di mezzo c’è anche il progetto di riforma dalla lirica in Italia, per la quale il precedente governo aveva ricevuto delega con la legge 160 del 7 agosto 2016. Si tratta del tristemente noto articolo 24, “Misure urgenti per il patrimonio e le attività culturali e turistiche”, che al famigerato comma 3bis prevede che il settore sia ristrutturato distinguendo le Fondazioni lirico-sinfoniche dai Teatri lirico-sinfonici; le prime continueranno a percepire i finanziamenti pubblici del FUS, i secondi no. Non sarà semplice per la Fondazione Arena riuscire a stare nel primo grupppo. Finisse nel secondo, lo scenario sarebbe la trasformazione della stagione estiva in festival (aperto a tutte le ipotesi di privatizzazione) e la chiusura di ogni attività invernale al Filarmonico. La desertificazione culturale di Verona per nove mesi all’anno.


Di sicuro non è questa riforma la preoccupazione principale della politica italiana, chiamata a trovare il bandolo di una nuova legge elettorale. Non sarebbe da stupirsi, quindi, che se ne riparlasse dopo le elezioni politiche. Nel frattempo, Polo e Fuortes resteranno dove sono. Il primo ha competenza nella gestione del personale, ma di programmazione artistica non si è mai occupato. Il secondo di Verona non vuole più sentire parlare, e resta al suo posto di commissario solo per non far cadere tutto l’accrocchio. Si andrà avanti in regime di proroga: artistica, gestionale, politica. In questa emergenza permanente, l’alba di una vera ripartenza per la Fondazione Arena è lontana. È sempre notte fonda.

fonte: http://www.vvox.it/2016/12/16/arena-la-luce-in-fondo-al-tunnel-e-lontana/

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