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giovedì 24 novembre 2016

Siamo "Lavoratori dello Spettacolo, non ci confondete con il "Mondo dello Spettacolo" - Lettera di Alfonso Liguori

Sono molti i personaggi del "mondo dello spettacolo" che anche nei giorni scorsi si siano spesi a favore del Si per il prossimo referendum costituzionale, da Andrea Bocelli a Roberto Bolle, dal Volo a Carla Fracci, da Paolo Sorrentino a Roberto Benigni, ed ancora Luca Zingaretti, Beppe Fiorello, Isabella Ferrari, Michele Placido, Ricky Tognazzi e via dicendo.

Molti altri sostengono il No, come Andrea Camilleri, Toni Servillo, Piero Pelù, Fiorella Mannoia, Alba Parietti, Fedez, Anna Oxa, Toni Servillo, Claudio Santamaria, Rosita Celentano e molti altri.

Ad essi viene data eroneamente voce in rappresentanza di tutto il comparto dello spettacolo, ma questi vip che hanno deciso di schierarsi pubblicamente a favore del Si oppure del No, rappresentano veramente la voce dei lavoratori dello spettacolo?

A questa domanda rispondiamo riportando questa significativa lettera scritta ad opera di Alfonso Liguori, attore salernitano, e pubblicata il 22 novembre sul suo profilo Facebook e sul blog "ipocrita civitas".

I nostri più sinceri complimenti ad Alfonso Liguori!!


SIAMO "LAVORATORI DELLO SPETTACOLO", PER FAVORE NON CI CONFONDETE CON "IL MONDO DELLO SPETTACOLO"

"Ha girato in questi giorni una sorta di appello, documento, non si sa bene cosa, sottoscritto da una serie di intellettuali e soprattutto da artisti a sostegno del Sì al referendum costituzionale.

Per ciò che i social sono divenuti, si possono immaginare i commenti da parte dei sostenitori del NO sui rappresentanti del “mondo dello spettacolo”.

Io sono un attore, professionista, ho 52 anni, svolgo questo lavoro da oltre trenta, e non ho mai capito cosa sia “il mondo dello spettacolo”. Non lo conosco.
Ciò che conosco è il mondo dei “lavoratori dello spettacolo”, delle seconde e terze linee che quotidianamente affrontano questa professione con onestà.

Vivo prevalentemente in Teatro, e intorno a noi attori c’è il silenzioso e valente mondo dei tecnici, dei trasportatori, delle scenotecniche, delle sartorie... tutte persone che si “guadagnano la giornata”, fanno sacrifici, crescono i figli, comprano casa, pagano il mutuo; combattono col “rosso in banca”, con la paga che arriva in ritardo, la diaria insufficiente, i treni o le autostrade, il costo dei ristoranti, degli alberghi (non i grandi alberghi, un tre stelle è un lusso!); che devono periodicamente controllare che i contributi gli siano stati effettivamente versati, che a fine lavoro aspettano mesi l’ultimo bonifico, che vanno in scena pure ammalati perché non puoi fare diversamente; che terminata la scrittura non sanno quando ne arriverà un’altra, che non vedranno mai un TFR, e veramente non sanno se prenderanno una pensione.

Gente che accoglie con amore tutte le difficoltà di un lavoro che è vera passione, che non ha protezione di alcun genere, non ha riconoscimento professionale, che si è vista negli ultimi e durissimi anni di crisi sottrarre spazio da gruppi di amatoriali che possono pesantemente abbattere i costi avendo ovviamente altra entrata.

Ma non fa niente. È il lavoro che ci siamo scelti, che amiamo, e per il quale quotidianamente combattiamo, perché come diceva Peter Brook: “il vero lavoro di un attore è cercare lavoro”, il resto, quando la scrittura arriva, è solo amore.

Io voto NO. Perché amo il mio Paese e la mia Costituzione. Perché sento di volerlo difendere da un subdolo assalto, perché la revisione l’ho letta e la trovo orrenda. Perché non vedo come si possa credere a un premier che farebbe, oggi, una battaglia contro l’Unione Europea, quando ha inserito nella riforma l’obbligo per noi, Stato italiano, di assorbire pedissequamente i dettami della UE (art. 117).

La crisi che ha investito la Cultura e lo Spettacolo italiano ha nulla di diverso da quella che ha colpito operai, contadini, pescatori, commercianti, impiegati, piccoli e medi imprenditori, che ha creato precarietà, insicurezza di lavoro e dunque di vita, abbattimento dei salari, restrizione dello Stato Sociale, che ha visto i ricchi divenire sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

È accaduto anche a noi. Perfettamente uguale. Lo Stato è praticamente sparito se non che per pochi “circoli” accortamente scelti, il teatro privato, che ha dato da vivere a tantissimi, è ormai in ginocchio, prendi oggi paghe che percepivi dieci anni fa, le lunghe tournée non esistono più, e di deflazione in deflazione salariale, alla fine i vincenti sono i dilettanti.

Anche da noi, ormai, si è creata una élite, distante dal resto dei lavoratori, che non si occupa dei loro problemi, che evita accuratamente di prendere posizione, distante, assente, autoreferenziale, dove talvolta salta fuori qualcuno con un minimo rigurgito di coscienza, poi più niente. E niente a che vedere con i Volontè, o le Magnani, o i Cervi che un tempo erano in prima linea per i diritti della categoria.

Certo, anche i componenti di questa odierna élite, per “arrivare” avranno fatto le loro gavette, ma la sensazione netta è che costoro abbiano totalmente dimenticato di quando... erano come gli altri.

Pensare che ogni lavoratore dello spettacolo, sia “il mondo dello spettacolo”, ci offende profondamente. Queste élites non ci rappresentano. E non per il Sì o per il No, ché pure tra noi lavoratori ci sono sostenitori della Riforma, ma perché ormai essi vivono lontani dalle nostre vite, come Marchionne dai suoi operai, Briatore dai suoi camerieri.

Per favore, non ci confondete.

Grazie".
Alfonso Liguori

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