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lunedì 21 novembre 2016

Roberto Bolle celebra in tv ed al cinema la "sua danza".. ma intorno a lui, nella "sua" Italia, la danza muore nel silenzio!!


Mentre Roberto Bolle, il più famoso ètolie internazionale italiano, celebra la sua "Arte della Danza" nel film in uscita proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane, forte anche del successo televisivo con il programma a lui dedicato "Roberto Bolle - La Mia Danza Libera" andato in onda in prima serata su RAI Uno l'8 ottobre 2016, intanto nel più completo silenzio il balletto in Italia è in via di estinzione.

La locandina del film in uscita
domani nelle sale cinematografiche

Questo grazie principalmente alle politiche gestionali fallimentari dei teatri italiani degli ultimi anni che, unite a scelte governative che penalizzano sempre di più gli investimenti nella cultura, hanno fatto ricadere la responsabilità di parare i colpi di una crisi economica che affligge ormai in modo cronico la maggior parte delle istituzioni teatrali del nostro paese prevalentemente su quella che è considerata per antonomasia la cenerentola delle arti dello spettacolo dal vivo, ossia quella coreutica, che rispetto a melodramma e sinfonico ha sempre ricevuto un trattamento di sfavore.

Tutto questo nonostante i dati SIAE degli ultimi anni abbiano fatto registrare contro tendenza rispetto al resto del comparto un buon incremento delle presenze di pubblico rispetto alle rappresentazioni di balletto.


Purtroppo un po' di complicità in questa crisi del balletto in Italia l'ha anche chi, come Roberto Bolle, forte della propria posizione di grande visibilità mediatica, oltre a promuovere se stesso, avrebbe dovuto ben sfruttare la propria notorietà per denunciare questa situazione preoccupante che ormai si trascina da anni nel nostro paese, lo stesso paese che l'ha visto crescere professionalmente fino a divenire il grande artista che oggi è riconosciuto come tale in tutto il mondo.

A volte però, difronte ad un grande talento artistico, non sempre si riscontra anche una grande sensibilità dal punto di vista umano.


Lo spunto per questo nostro articolo parte dall'intervista rilasciata dal ballerino piemontese formatosi al Teatro alla Scala di Milano alla giornalista Silvia D'Onghia de "il Fatto Quotidiano", riportata in un articolo nell'edizione del 15 novembre 2016 (di seguito potete leggere l'intero articolo).

L'intervista nasce dall'occasione del film "Roberto Bolle: l'Arte della Danza" in uscita nelle sale cinematografiche italiane, e come ogni intervista che si rispetti dedicata ad una star anche quella all'ètoile di Vercelli è incentrata su di se, sui propri successi, sul proprio stile di vita, sui fan e sull'immagine mediatica e "social" dell'artista Bolle. Fin qui nulla di strano, ma quello che ci ha fatto veramente dispiacere e storcere la bocca è la risposta data alla seguente domanda che potete leggere direttamente in questo stralcio dell'articolo in questione:



Roberto Bolle nel ruolo di "Apollo"
in "Apollon Musagète" di Balanchine
Quel che è più grave in questa risposta è il fatto che il Roberto nazionale non solo consideri quello che ha visto la crisi e la scomparsa di diverse realtà del balletto un periodo ormai passato, dimostrazione di scarsa capacità cognitiva di ciò che gli stia accadendo intorno, ma che proprio nei giorni in cui rilasciava questa intervista un altro corpo di ballo, quello della Fondazione Arena, era ed è tuttora in pericolo di estinzione a causa di politiche gestionali incomprensibili che ancora una volta hanno penalizzato la forma d'arte che tanto lo hanno reso famoso e su cui ha creato un bel businnes con il target "Bolle & Friends".

Quel che bisognerebbe ricordare è che se Roberto Bolle è divenuto Roberto Bolle, questo è stato grazie anche e soprattutto alla fortuna che ha avuto di poter da prima studiare in una scuola di ballo dove ha trovato dei maestri che hanno creduto nelle sue doti e qualità, peraltro ex ballerini che prima di lui hanno calcato le scene e trasferito la propria esperienza agli allievi come anche lui, per poi aver la possibilità di entrare in un corpo di ballo, quello del Teatro alla Scala, dove da prima ha fatto esperienza come ballerino di fila e solista per poi divenire primo ballerino e definitivamente ètoile internazionale di una delle compagnie più prestigiose al mondo, quella dell'American Ballet Teatre.

Un momento del "Bolle and Friends" in Arena
Spendere quindi una parola a salvaguardia della sopravvivenza dei corpi di ballo nei teatri italiani sarebbe stato quindi assolutamente d'obbligo, affinché possa esserci anche un Roberto Bolle di domani, perché anche lui, oggi già a quarantuno anni, invecchia, e un domani, come prima Nureyev, poi Barysnikov ed oggi anche per lui, ci sarà qualcuno che lo farà cadere nel dimenticatoio, sempre che non voglia oggi impegnarsi oltre che per la "sua danza" anche per la danza di tutti, lasciando magari un tangibile segno oltre che della sua arte anche dell'uomo Roberto Bolle, dando un contributo a favore di chi oggi lo ammira e ne emula le gesta in una sala ballo e aspiri a divenire il Bolle di domani.

Roberto Bolle è ormai un fenomeno mediatico di tale rilevanza la cui immagine pubblica è legata al mondo del balletto tanto da esser considerato un ambasciatore dell'arte della danza nel mondo.

La compagnia di balletto del Maggiodanza
sotto la direzione di Francesco Ventriglia in tempi
ancora non sospetti dell'imminente scomparsa
della compagnia
L'invito allora è proprio quello di sfruttare tale notorietà per fare qualcosa di buono affinché in questo nostro paese possa invertirsi la rotta di un processo degenerativo nei teatri che nel giro di solo un anno ha visto sparire dalle scene da prima il Maggio Danza, e che oggi rischia di portare alla scomparsa il corpo di ballo dell'Arena.

Ricordiamo come allo stesso Maggio Danza così come all'Arena di Verona, Roberto abbia danzato affianco a molti colleghi che hanno perso la loro possibilità di danzare mentre altri rischiano di perderla oggi.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona
sotto l'ultima direzione, quella di Renato Zanella,
precedente la decisione del Commissario Fuortes
di cessare l'attività di balletto della Fondazione e di
aprire la procedura di licenziamento per i suoi ballerini 

Purtroppo non è questo un periodo buio" per la danza del nostro paese ormai superato, lo stiamo vivendo nel pieno della sua drammaticità e se non arrestato potrebbe avere degli effetti irreversibili.

Ricordiamo come negli anni '80 il nostro paese potesse contare per la produzione di balletti sui corpi di ballo di molti Teatri quali Torino, Milano, Venezia, Bologna, Trieste, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo più molte altre compagnie importanti disseminate per tutto il paese.

Oggi i teatri che ancora posseggono un corpo di ballo sono solo Milano, Roma, Napoli e Palermo mentre Verona lo sta dismettendo, anche se ancora si nutre qualche speranza di poterlo salvare, a cui si aggiungono compagnie come l'Aterballetto, il Balletto di Toscana, il Balletto di Roma e poche altre realtà di qualità che ancora riescono a sopravvivere avendo ridotto di molto la loro produttività rispetto a tempi più gloriosi.


Anche a Roma da poco è scattato l'allarme per l'esclusione dopo quasi quarantanni del balletto dalla stagione estiva di "Caracalla", un segnale questo non molto confortante che ha determinato lo stato di agitazione sindacale dei tersicorei della capitale. Palermo poi conta un numero esiguo di stabili, e se la produzione di balletto è ora incentivata, è solo grazie alla presenza di un sovrintendente illuminato, e non è detto che la situazione rimanga quella attuale se non si investe in un organico fisso adeguato, anche se neanche questo è garanzia di sopravvivenza, visto che a Verona Fuortes ha deciso di cancellare un corpo di ballo con venti stabili.   

In questo scenario sarà molto improbabile che qualche giovane fanciullo italiano dalle doti eccezionali come il nostro Roberto nazionale possa un giorno trovare terreno fertile per percorre la stessa strada che lo porti al successo, sempre che non scappi all'estero per far migliore fortuna.

Il manifesto del "Bolle and Friends"
2016 all'Arena di Verona
Il grande Roberto a cui va il nostro più assoluto riconoscimento per la "grandezza" dell'artista che è in lui e per l'orgoglio di noi italiani nell'essere rappresentati ai più alti livelli dell'arte coreutica a livello mondiale, non sprechi quindi altre opportunità per difendere la propria arte e di chi come lui sin da bambino si è voluto attaccare ad una sbarra per ascoltare una passione che viene dal cuore ed inseguire un sogno.

La trasmissione andata in onda su Rai Uno che l'ha visto protagonista, l'intervista a "il Fatto Quotidiano" ed ancora l'aver portato il suo "Bolle & Friends" sul palcoscenico più famoso al mondo quale quello dell'Arena proprio mentre il teatro che lo ospitava contemporaneamente  decideva di sopprimere il proprio corpo di ballo, erano forse opportunità importanti per dire qualche parola a favore della danza in Italia e dei colleghi che rischiano di rimanere senza la possibilità di poter esprimere la sua stessa arte.

Siamo sicuri che non mancheranno altre occasioni per poter rimediare.

Ortensia Sal



di seguito l'articolo completo da "il Fatto Quotidiano" del 15 novembre 2016:





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