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venerdì 11 novembre 2016

Rassegna Stampa - 10 novembre 2016


LA CRISI DELLA LIRICA. Sindacati e Fondazione

Arena, uno spiraglio per tenere i ballerini. La trattativa riparte

E il nuovo sovrintendente Polo già al lavoro con la Tartarotti

giovedì 10.11. 2016 CRONACA, p. 21

Si apre un piccolo spiraglio di luce nella trattativa fra sindacati e Fondazione Arena per evitare il licenziamento del corpo di ballo, composto da venti elementi. Mentre a Roma il nuovo sovrintendente della Fondazione lirica Giuliano Polo ha avuto, ieri, un primo incontro con il direttore operativo Francesca Tartarotti per delineare il quadro della situazione, in riva all'Adige qualcosa di muove, dopo dure polemiche.Nel duplice incontro di inizio settimana (aggiornamento a lunedì prossimo, quando fra l'altro dovrebbe giungere a Verona Polo) sindacalisti dello spettacolo di Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno proseguito, appunto, nella trattativa sul corpo di ballo. E si stanno esplorando proposte alternative al licenziamento dei ballerini.Il corpo di ballo, come da Piano di risanamento proposto dal commissario straordinario Carlo Fuortes (che resterà nel suo incarico a Verona, nonostante sia anche sovrintendente all'Opera di Roma) verrebbe infatti eliminato. Questa sarebbe una di alcune misure - come la chiusura della Fondazione in ottobre e novembre, il che sta già portando a un taglio di 2,4 milioni di spese del personale - previste appunto dal piano Fuortes, per il triennio 2016-2018. In vista dell'accesso ai contribuiti della legge Bray, rifinanziata dal governo per le fondazioni lirico-sinfoniche in crisi. Come quella di Verona. Se il ministero dei beni culturali, direzione Spettacolo, approverà il piano Fuortes, la Fondazione lirica scaligera otterrebbe dieci milioni per avere liquidità in cassa (pagamenti ora bloccati con fornitori e altri creditori) e potrebbe rinegoziare, spalmandoli su 30 anni, i mutui con le banche.Nel frattempo come detto il nuovo sovrintendente Giuliano Polo, nominato dal ministro della Cultura Dario Franceschini, ha già cominciato a visionare il caso Fondazione Arena, in vista dell'inizio della sua attività. La quale, come Polo stesso ha detto al nostro giornale nei giorni scorsi, sarà incentrata sul proseguire, da subito, nel piano di risanamento, in vista appunto dell'accesso ai fondi della legge Bray. Come ci ha detto ieri Polo, la prossima settimana sarà a Verona, per cominciare quanto prima a lavorare, anche sul fronte della programmazione artistica.

Enrico Giardini



Crisi di liquidità e fuga degli sponsor Il film che l’Arena non vuole rivedere

La nomina del sovrintendente Polo e le preoccupazione di Tosi per la situazione economica

giovedì 10 novembre 2016

VERONA È una bella gatta da pelare quella che Carlo Fuortes ha passato a Giuliano Polo, da qualche giorno nuovo sovrintendente della Fondazione Arena.

Fuortes aveva chiarito in un tutte le salse al ministro Dario Franceschini di non sentirsela di proseguire l’incarico come commissario straordinario a Verona oltre il 15 ottobre. Considerava da tempo esaurito il suo compito (per altro svolto a titolo gratuito) dopo aver ottenuto il consenso dei lavoratori ad un accordo per tagliare il costo del lavoro e aver condotto in porto la stagione lirica estiva. Franceschini ha però insistito per continuare la gestione commissariale almeno fino all’approvazione del piano di rilancio (misteriosamente invischiato in noie burocratiche), cui è legata l’erogazione dei fondi straordinari (10 milioni di euro) previsti dalla legge Bray.

Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, ha così chiamato in causa Polo, dirigente alla Fondazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sempre a Roma (dove era direttore del personale, degli affari generali, degli affari istituzionali). Tecnicamente un sovrintendente, nei fatti un sub-commissario, di sicuro una scelta che è stata accolta con le fanfare dall’opposizione in città e mal digerita invece dal sindaco Flavio Tosi, che puntava alla nomina di un nuovo Consiglio d’Indirizzo e quindi di un sovrintendente da lui indicato con pieno mandato.

La prospettiva di nominare il nuovo sovrintendente non è ancora sfumata per Tosi, che però ha tempo solo alcuni mesi prima della scadenza del mandato. Altrimenti toccherà al prossimo sindaco. Ma quella del primo cittadino non è solo una preoccupazione politica, al di là di chi già immaginava chissà quale trattativa sottobanco tra il «sì» di Tosi e del suo partito Fare al referendum del 4 dicembre e i destini dell’Arena.

Ci sono anche, e forse soprattutto, ragioni più strettamente economiche. Come ben si sa, la Fondazione ha attraversato nelle ultime settimane gravissime crisi di liquidità, destinate a riproporsi quando riprenderà l’attività e quando ci sarà da mettere mano alla nuova programmazione. Più tempo Polo resta in sella, vuol dire che più tempo ci vorrà per l’approvazione del piano di risanamento e, di conseguenza, per l’arrivo dei fondi statali.

Non solo: è altamente improbabile che, in assenza dell’approvazione del piano, grandi sponsor della Fondazione Arena onorino i propri impegni. Agsm in particolare, che si era impegnata a sostenere la Fondazione con 7,5 milioni in tre anni, dopo i 3,5 già versati quest’anno ha già dichiarato i propri dubbi a proseguire con il resto della somma.

Senza voler essere necessariamente catastrofisti, è possibile immaginare tempi ancora difficili per la Fondazione Arena, anche ricordando quanto successo quest’anno. Nei primi mesi del 2016 la Fondazione si è trovata in difficoltà con il pagamento degli stipendi alla fine versati con gran ritardo, poi ha subito l’onta di vedersi pignorare gli incasso per i cachet promessi e non pagati agli artisti, infine non ha pagato gli addetti per lo smontaggio delle scenografie (che sono poi intervenuti lo stesso, a credito). Un film dell’orrore di cui non si sente il bisogno di repliche: toccherà al nuovo sovrintendente Polo scongiurare questa possibilità.


Alessio Corazza

2 commenti:

  1. Quindi staremo non 2,ma 3 mesi senza stipendio.E il famoso f.i.s..qualcuno ne sá qualcosa?

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  2. Ma cosa vi aspettate da AGSM? Il presidente Venturi altro non è che un galoppino di Tosi, quindi è chiaro che tosi abbia intimato di smettere di erogare fondi , così da poter raggiungere i suoi scopi prima possibile. Tanto poi con la privatizzazione un lucroso posticino × gli amici ci sarà sicuramente dove potranno mangiare bene.

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