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domenica 6 novembre 2016

Più che mai urgente una legge sulla danza! - da TUTTODANZAWEB.IT

Riportiamo questo interessante articolo di Aldo Masella pubblicato ancora qualche mese fa dal Magazine di Danza italiano TUTTODANZA, e del quale condividiamo pienamente l'analisi in merito ai motivi del perdurare stato di crisi del balletto in Italia.

Unica critica e puntualizzazione ci preme farla sui dati riportati all'epoca in merito ai teatri sede di Fondazione Lirico Sinfonica che non avrebbero più un corpo di ballo o che non l'abbiano mai avuto. In effetti l'Arena di Verona conta ancora nell'organico una ventina di ballerini su cui pende l'apertura di un quantomai assurda procedura di licenziamento collettivo successiva all'epoca dell'articolo.

Dato che la procedura risulta essere ancora nella fase di trattativa che vede impegnati lavoratori e sindacati nel trovare e proporre soluzioni alternative al licenziamento e alla scomparsa di un ennesimo corpo di ballo, sarebbe più giusto, anche per correttezza ed un minimo di "delicatezza" verso dei lavoratori che stanno subendo tale procedura, non riportare la chiusura del balletto a Verona come cosa già fatta, ma magari spendere anche due parole affinché tale nuova assurdità non avvenga.

Scrivere un articolo così ben argomentato per poi non denunciare ciò che avviene proprio in questi giorni sotto i propri occhi è forse occasione sprecata.



PIÙ' CHE MAI URGENTE UNA LEGGE SULLA DANZA!

Nei Dialoghi di Luciano di Samosata, si legge di un incontro tra Licinio e Cratone nel corso del quale, rispondendo alle critiche dell’amico che gli rimproverava di essersi recato ad uno spettacolo di danza, Licinio s’impegnò in una lunga apologia dell’arte coreutica, entusiasmando il suo accusatore al punto da convincerlo a seguirlo ad una di queste rappresentazioni. Un pregiudizio, quello di Cratone, che si è perpetuato fino ai nostri giorni, ingenerando un acceso disinteresse verso l’arte coreutica in generale, tale da provocare lo stato di crisi in cui si dibatte la danza italiana.

“L’urgenza di una legge sulla danza” • Il nostro Paese è ricco di Accademie, Conservatori, Istituti d’Arte di ogni genere, teatri lirici e di prosa, ma non ha una compagnia nazionale di danza. L’ha avuta dalla seconda metà del 700 in poi irradiando di superba arte  la Russia, la Danimarca, la Germania, l’Austria, la Spagna e persino la Francia dove, ad opera del cardinale Mazarino la danza ebbe dignità alla pari della musica.

Quali sono le cause di una così evidente disparità tra l’attività di danza italiana e quella degli altri paesi europei?

Il discorso è lungo e complesso e cercherò di riassumere brevemente alcuni tra i principali aspetti della crisi che si avverte in Italia.

Gli enti lirici che avrebbero dovuto dar vita anche all’attività coreutica, si sono disfatti dei corpi di ballo, e lì dove esistevano, anche delle scuole, ingenerando nel pubblico prima uno stupito chiedersi il perché di una così insensata decisione e successivamente lasciandosi andare ad una lenta, ma fatale disaffezione verso questo genere d’intrattenimento tale da procurare la perdita di una cospicua percentuale di spettatori.

Se si fa eccezione per il Teatro alla Scala che fa posto ad una discreta programmazione in tal senso, seguito a distanza dall’Opera di Roma e dal San  Carlo di Napoli, nel resto del Paese si avverte un’assoluta incuria per questa forma di spettacolo

I sovrintendenti e i direttori artistici di diversi teatri, siano essi enti lirici o teatri di prosa, ignorano completamente la danza, disattendendo così le aspettative dei nostri migliori artisti che s’indirizzano verso più ospitali lidi.

E’ il caso di Emio Greco oggi alla guida del Balletto di Marsiglia, di Marcello Angelini, direttore artistico del Tulsa Ballet, di Paola Cantalupo direttrice dell’Ecole Superieure de Danse di Cannes e di molti altri.

Nathalie Rochas, critica su un diffuso quotidiano francese, in un suo articolo sulla danza in America ha elencato ben sette organizzazioni di balletto che agiscono nella sola New York. Una di queste è il New York City Ballet che, annota la Rochas, nel 2015 ha totalizzato 267 rappresentazioni.

A dar vita ad una discreta attività in Italia, rischiando in proprio,  sono alcuni privati che, nonostante i tagli operati dallo Stato sui contributi, riescono ad assicurare programmazioni, a volte, di rilevante entità.

Non credo occorra ricordare la fortunata soprintendenza al Teatro Coccia di Novara di Carlo Pesta – oggi direttore artistico del Teatro di Milano – e gli spettacoli coreutici da egli inseriti nella stagione, tutti di altissima qualità sia come cast d’interpreti, sia negli allestimenti scenici. Né credo vadano taciute le affermazioni in tal senso della regione Emilia Romagna, né quelle riportate da compagnie quali Il Balletto di Roma, il Balletto di Milano, il complesso di Liliana Cosi  e Marinel Stefanescu, la giovane (come età) compagnia di Andrea Volpintesta e Sabrina Brazzo, quella di Pompea Santoro, Il Balletto del Sud di Freddy Franzutti e tanti altri che garantiscono la sopravvivenza di tutto quanto rappresenta il variegato mondo dell’economia che si muove intorno alla danza.

Tra i maggiori enti lirici italiani se si fa eccezione, come si è già detto, per la Scala, l’Opera di Roma, il San Carlo ed il Massimo di Palermo, i restanti: Teatro Regio di Torino, Carlo Felice di Genova, Verdi di Trieste, La Fenice di Venezia, Arena di Verona,  Comunale di Bologna, Massimo Bellini di Catania, Lirico di Cagliari ecc., alcuni non hanno mai avuto un corpo di ballo, altri lo hanno soppresso. Viene allora da chiedersi il perché di tanta arroganza.

Eppure la vituperata Legge 800 obbligava i teatri ad allestire spettacoli di danza con lo stesso ritmo di programmazione utilizzato, ad esempio, per le stagioni concertistiche.

C’è da augurarsi che si affronti una volta per tutte questo argomento, finora mantenuto solo su palliativi, delineando una strategia che faccia tirare un sospiro di sollievo, non solo alla categoria dei danzatori, dei maitres de ballet, coreografi, responsabili di centri didattici, ma anche all’intero indotto che vive intorno a quest’arte.


Il tutto, per favore, in tempi brevi.

Aldo Masella

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