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domenica 13 novembre 2016

13 Novembre 2016: Un anno fa l'occupazione della Fondazione Arena - Riflessioni e bilanci ad anno dall'inizio della protesta dei lavoratori. Il Corpo di Ballo rischia di pagare il prezzo più alto!!

Oggi ricorre un anno esatto dall'inizio dell'occupazione della Sala Ettore Fagiuoli presso la sede amministrativa della Fondazione Arena che ha visto la nascita del Presidio Permanente dei Lavoratori della Fondazione in protesta contro la dirigenza del Teatro, presidio poi durato quasi sei mesi.

E' stato quello il momento che ha segnato l'inizio di una lunga vertenza che ha portato a rischio di liquidazione l'intero Teatro, che ha visto il sacrificio di due mesi di stipendio di tutti i lavoratori e che ancor oggi non ha trovato certezze di risoluzione.


Nella stessa data oggi i ballerini del Corpo di Ballo della Fondazione Arena si trovano a dover prendere una gravosa decisione in merito alla proposta di incentivazione all'esodo, i cui dettagli sono stati resi pubblici dall'indelicatezza della stampa locale nei giorni scorsi (vedi art.), come alternativa all'ipotesi del licenziamento previsto dall'apertura della procedura 223/1991 di licenziamento collettivo per effetto della soppressione dell'attività del Corpo di Ballo a seguito della sua cancellazione dalla programmazione artistica.


Domani si dovrebbe concludere la prima fase della trattativa tra sindacati e Fondazione in merito alla procedura di licenziamento. Se questa prima fase si dovesse concludere senza un accordo per evitare i licenziamenti si aprirebbe una seconda fase della trattativa davanti ad un tribunale amministrativo per la durata di altri 30 giorni.



Il gruppo storico dei tersicorei ai tempi del presidio
Nella speranza che i sindacati possano portare la trattativa a risolversi in modo dignitoso per ogni lavoratore, è certo che l'unica difesa efficace per la sopravvivenza del Corpo di Ballo della Fondazione sarebbe stata quella che l'intero Teatro avesse incrociato le braccia opponendosi ad una programmazione priva di attività di balletto, presupposto per l'apertura della procedura di licenziamento per cessata attività.

Riportiamo qui di seguito il primo post pubblicato su questo blog ancora il 22 novembre 2015, a pochi giorni dall'inizio della protesta dei lavoratori di cui i tersicorei sono stati parte attiva, trascinante ed in molte occasioni promotori delle iniziative intraprese.


Facendo un bilancio a distanza di un anno, sono loro che rischiano di pagare il prezzo più alto per la sopravvivenza del Teatro, con la loro stessa estinzione.


Buona riflessione a tutti!!



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I lavoratori della Fondazione Arena di Verona da venerdì 13 novembre hanno costituito un presidio permanente nella la sede legale del Teatro, occupando la sala "Ettore Fagiuoli" presso i locali della Sovrintendenza, della Direzione Artistica e degli uffici amministrativi della Fondazione stessa.



Da anni i lavoratori attraverso le proprie rappresentanze sindacali denunciano un progressivo decadimento del Teatro che sembra non trovi più soluzione di continuità, tale situazione ha ridotto oggi la Fondazione Arena di Verona in uno stato di profonda crisi economica e produttiva .

Tale decadimento viaggia di pari passo con il succedersi negli anni delle diverse dirigenze, le quali, gestendo una realtà tanto affascinante quanto complessa come lo è il Teatro senza passione e le dovute competenze, hanno contribuito pesantemente allo stato attuale delle cose, complici anche il completo disinteresse da parte della forze governative della politica veronese e la costante diminuzione degli investimenti governativi di questo paese nella cultura.

Scelte poco lungimiranti ed operate a discapito della qualità, che peraltro ci contraddistingue in tutto il mondo, operate al solo fine di ridurre gli investimenti in produzioni e nel personale per aumentare i profitti derivanti dai ricavi di botteghino, non hanno sortito altro effetto che far scappare il pubblico affezionato così come non hanno permesso di conquistarne di nuovo.

Anche e soprattutto l'attuale dirigenza, a tutti i livelli, non è esente da responsabilità in questo stato di crisi.


Il flop del Museo Amo, che, costato circa un milione e centomila euro all'anno, ha fatto il vuoto di pubblico, sottraendo sovvenzioni che invece si sarebbero dovute destinare alla produttività e ad investimenti in termini di professionalità ed organici, Arena Extra, che con la gestione degli eventi extra lirica nell'anfiteatro romano più famoso al mondo avrebbe dovuto assicurare ossigeno alla Fondazione stessa, ma che in realtà ha comportato solo costi aggiuntivi a carico della gestione del Teatro, investimenti sbagliati in produzioni costose che non hanno prodotto gli effetti sperati di richiamo sul pubblico, politiche di marketing inefficaci se non completamente nulle, il ricorso ad appalti in cooperative esterne a costi maggiori rispetto a quelli eventualmente necessari  per il mantenimento di personale interno dipendente, sono solo alcune delle strategie errate che hanno determinato un buco in bilancio che oggi sembra aggirarsi intorno ai trenta milioni di euro.

La stessa dirigenza che i lavoratori riconoscono come responsabile del disastroso stato in cui versa la massima realtà teatrale veronese, peraltro sostenuta dalla maggioranza del consiglio comunale capeggiata dal sindaco di Verona nonché presidente della Fondazione Arena Flavio Tosi e con la complicità del Consiglio di Indirizzo del Teatro, oggi, attraverso un piano "industriale" (vedi documento) che parla solo di tagli su personale, produttività e qualità e non di "teatro", vuole meschinamente scaricare sui lavoratori responsabilità e conseguenze di una gestione dirigenziale fallimentare, inadeguata e dalle capacità manageriali pressoché nulle.

Riduzione degli organici, riduzione dei costi destinati alla produttività a discapito di quantità e qualità dell'offerta artistica, tagli sul personale stabile ed aggiunto, la chiusura del Corpo di Ballo, la dismissione dei laboratori scenici tra i più grandi d'Europa, la progressiva riduzione della stagione invernale al Filarmonico, forse anche trasferita al Teatro Ristori nel tentativo di portare alla chiusura della stessa, sono la ricetta che Dirigenza, Consiglio di Indirizzo e Governance cittadina avrebbero proposto per sanare un deficit di cui sono responsabili.



Dei contenuti scaturiti dal confronto tenutosi in data 18 novembre tra la dirigenza della Fondazione Arena, il Consiglio di Indirizzo e le rappresentanze sindacali dei lavoratori in udienza dal sindaco e Presidente di Fondazione Flavio Tosi, alla presenza di un nutrito gruppo di dipendenti di tutti i settori, ciò che più preoccupa non è tanto la completa chiusura a qualsiasi istanza dei lavoratori o all'apertura di un tavolo di confronto al fine di poter condividere soluzioni che parlino di teatro, quanto la scarsa competenza in materia, l'assoluto disinteresse per la massima istituzione culturale nella città di Verona e la completa mancanza e povertà di pensieri ed idee da parte della controparte.

Sulla testa dei lavoratori pende anche una disdetta alla contrattazione integrativa aziendale per mano della stessa dirigenza che non trova legalità in termini di legge, e che comporterebbe per i dipendenti un taglio della propria retribuzione del 30% da gennaio 2016. Si ricorda come la contrattazione integrativa aziendale non riguardi solo salari ma anche norme che permettano una flessibilità al contratto nazionale al fine di rendere la normativa stessa più confacente alle singole realtà teatrali, equivale a dire che, vista la particolarità di un festival estivo quale quello dell'Arena, annullare la contrattazione integrativa significhi mettere a rischio la possibilità di poter svolgere regolarmente la stagione estiva prossima del Festival Areniano del 2016.

I lavoratori si oppongono a tutto questo, anche per difendere il proprio posto di lavoro, ma soprattutto per difendere un Teatro che appartiene ai cittadini, un Teatro che appartiene a tutti, per difendere un eccellenza culturale riconosciuta e che identifica e rende famosa la città di Verona in tutto il mondo, per difendere il patrimonio culturale teatrale italiano di cui solo la professionalità delle maestranze artistiche e tecniche del Teatro stesso sono uniche depositarie.

Vogliamo inoltre difendere una Stagione Estiva in Arena che solo l'esistenza di un teatro stabile tutto l'anno può essere garanzia di alti livelli qualitativi, stagione stessa oggi messa a rischio dalla cecità dell'attuale dirigenza che cura i propri interessi personali a discapito dell'indotto economico calcolato di circa cinquecento milioni di euro all'anno che il Festival estivo stesso genera sulla città e sul territorio grazie al movimento di turismo intorno all'evento.

Lottiamo perché questa città merita di avere un teatro di eccellenza, lottiamo perché i nostri figli hanno il diritto di studiare per diventare un giorno un musicista, un danzatore, un corista, un regista, uno scenografo, un tecnico di palcoscenico ed hanno il diritto di sognare di poter creare e fare cultura, di poter sognare di lavorare in un teatro.

Lottiamo perché la cultura e un diritto di ogni cittadino, lottiamo perché chiudere un teatro od anche un solo pezzo di esso equivale a chiudere una scuola od una università, lottiamo perché un paese civile non può rinunciare alla propria identità, a ciò che ha creato e che tutto il mondo ci invidia.

Lottiamo perché in questi tempi bui in cui c'è chi vuole annullare con la strategia del terrore la nostra cultura, la sola risposta efficace è quello di investire e difendere la nostra stessa cultura.


"L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita.
Vano delle scene il diletto, ove non miri a preparar l'avvenire"


(scritta sul frontespizio del Teatro Massimo di Palermo)

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