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sabato 8 ottobre 2016

Rassegna Stampa - 8 ottobre 2016


Arena, bufera sui nuovi tagli Tosi a Fuortes: «Fai ricorso»
Punita la poca qualità, ma il commissario è primo a Roma. Opposizioni contro il sindaco
sabato 8 ottobre 2016

VERONA Non c’è due senza tre. Riassunta al massimo, è questa la prima reazione del sindaco Flavio Tosi alla notizia del nuovo «taglio» governativo al contributo per la Fondazione lirica. «È la terza volta che ci provano – dice il sindaco – ma anche stavolta non resteremo fermi a guardare».

Tosi ricorda che con un primo taglio i fondi Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) erano stati ridotti di 2 milioni e mezzo. «Ma dopo un ricorso al Tar – spiega il sindaco – Roma era stata costretta ad erogarci anche gli arretrati. Dopo di che – prosegue – il governo ha fatto a sua volta ricorso, bloccando la restituzione di quei soldi a Verona. E adesso tornano all’attacco per la terza volta». Cosa intende il sindaco quando dice che non si rimarrà fermi? «Intendo dire – spiega – che ho già pronta una lettera da inviare al commissario straordinario, Carlo Fuortes, affinché presenti subito un nuovo ricorso al Tar».

Il ricorso dovrebbe contestare il nuovo taglio, deciso l’altra sera a Roma, che ridurrebbe del 25 per cento la parte di stanziamento che viene concessa per la qualità artistica della stagione 2016. Una riduzione che ridurrebbe il versamento di circa 700mila euro alla Fondazione veronese. Di qui la richiesta a Fuortes di presentare subito ricorso al Tar, anche se questo rischia di mettere lo stesso Fuortes in una posizione difficile: nella classifica della qualità, stilata dal ministero, proprio l’Opera di Roma, di cui Fuortes è sovrintendente, è al primo posto assoluto: ricorrendo ai giudici amministrativi, quindi, Fuortes rischia di chiedere che si diano più soldi a Verona togliendone anche alla «sua» Roma. Vedremo quindi, dopo che la lettera di Tosi sarà arrivata, come la prenderà il commissario.

Intanto piovono le reazioni politiche. Il parlamentare del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati tuona che «nella classifica delle 12 Fondazioni italiane Verona è passata in un solo anno, dal quinto al nono posto: una disfatta! Una classifica – conclude il parlamentare grillino - che ha evidenziato, ancora una volta, l’incompetenza del duo Girondini- Tosi». Per il Pd, Michele Bertucco ed Eugenio Bertolotti ricordano che «Tosi rivendicava la primogenitura di Girondini sulla programmazione del Festival 2016» e chiedono quindi «se sia ascrivibile allo stesso Girondini anche la perdita della parte del Fus legata alla qualità artistica. Il cartellone povero di novità, - elencano i due esponenti del Pd - l’uso massiccio delle repliche e la perdita di spettatori, sono tutte circostanze che abbiamo rilevato più volte, senza ricevere considerazione né dal sindaco né tanto meno dall’ex sovrintendente il quale, lo ricordiamo, giudicava “tafazziano” ogni tipo di critica, mentre i veri tafazziani erano coloro che nascondevano la testa nella sabbia».

Il senatore Stefano Bertacco (Battiti!) definisce «paradossale che la Fondazione, pur essendo in stato agonizzante si permetta un Direttore artistico (Gavazzeni) ed un vice direttore artistico (Sobrino), figura quest’ultima nemmeno prevista dalla pianta organica, profumatamente pagati che con le loro brillanti performance ci hanno fatto perdere anche questi 700.000 euro. Mi chiedo – conclude il senatore - come mai chi oggi parla tanto di privatizzazione non abbia provveduto a rimuoverli come si sarebbe fatto in una qualsiasi azienda sana».

Dal mondo sindacale, infine, Cgil, Cisl, Uil e Fials, protestano per non essere stati informati tempestivamente e aggiungono che «non si capisce con quali criteri il taglio sia stato valutato, ma se avesse una ragione oggettiva, la troverebbe solo nella programmazione artistica e produttiva, che proprio il commissario ha ridotto». I sindacati chiedono quindi a Fuortes di intervenire subito per far sì che la decisione venga rivista «e non ci siano ombre di conflitto d’interesse tra le diverse Fondazioni».

Lillo Aldegheri 

Dal progetto ai biglietti. Ecco perché il ministero ha punito Verona

VERONA Fondazione Arena bocciata sulla validità del progetto artistico, sulla capacità di collaborare con altri teatri, sull’uso dei nuovi linguaggi artistici. È di ieri la notizia che il ministero della Cultura ha decurtato del 25% il parametro del Fus che assegna un punteggio al valore culturale dell’attività di Fondazione Arena.

È vero che i tecnici ministeriali hanno rivisto al ribasso questo parametro, attuando di conseguenza un taglio di circa 700mila euro al Fondo Unico per lo Spettacolo destinato al nostro teatro, ma è vero anche che Fondazione Arena si è classificata piuttosto indietro, rispetto agli altri teatri, in questa particolare graduatoria. Per la precisione è nona su 12 Fondazioni totali.

I tecnici del ministero, infatti, valutano la qualità della produzione artistica delle Fondazioni lirico sinfoniche, tenendo conto di 7 parametri: la validità e la varietà del progetto, l’inserimento nel programma di compositori nazionali, il coordinamento tra loro dei teatri, l’incentivazione della produzione musicale nazionale con particolare riguardo ai giovani artisti e ai nuovi linguaggi, l’impiego di direttori e artisti di conclamata eccellenza, il costo dei biglietti per gli spettatori e le iniziative rivolte alla scuola e al territorio. Complessivamente, queste sette voci, possono dare un punteggio massimo di 150 punti.

Fondazione Arena, invece, ha totalizzato un misero 35 che la lascia in fondo alla classifica. In pratica dopo l’Arena ci sono solo Genova, con 31 punti, Trieste con 24 e Cagliari con 13. Guida la classifica, al contrario, l’Opera di Roma, il cui sovrintendente è Carlo Fuortes anche commissario a Verona, con 134 punti, segue seconda, seppur a distanza, la Fenice con 73 punti.

A penalizzare l’Arena sono i punteggi di tutte le singole voci, ma tra essi spicca il primo parametro, quello che valuta la validità e la varietà del progetto artistico, la sua capacità di realizzare spettacoli lirici, di balletto e concerti, ma anche di attrarre turismo culturale.
Ebbene, questa particolare sezione vale 50 punti, ma l’Arena riesce ad aggiudicarsene solo 11. Ma i tecnici bocciano anche la programmazione del nostro teatro per quanto riguarda le collaborazioni e le coproduzioni: in palio ci sarebbero 20 punti, l’Arena ne ottiene solo 3.

Lo stesso punteggio che raggiunge la Fondazione per quanto riguarda il costo dei biglietti e lo sviluppo delle attività culturali nel territorio; solo che in entrambi i casi, i punti a disposizione sarebbero 15.
Samuele Nottagar

Le lacune del Festival erano evidenti e ci ha rimesso il portafogli
Di Giorgio Benati

«Uno dei peggiori in termini di qualità artistica, già a partire dalla Carmen inaugurale del 24 giugno». Così scrivevamo sul Corriere di Verona domenica 28 agosto a consuntivo del festival areniano 2016. Comunque, Vox clamantis in deserto perché a breve emergeva la libido serviendi che smentiva tale annunciato. Squilli di tromba e ignominiose pagelle laudative compilate ad hoc.

Che tristezza vedere all’opera il servus callidus già immortalato dalla commedia greca. Ora, purtroppo (lo diciamo con grande rattristamento), il ministero ha sancito con un proprio pronunciamento che la Fondazione Arena di Verona è gravemente deficitaria in termini di qualità: solo 35 punti su un complessivo di 150.

Meglio di noi anche il Petruzzelli di Bari con i suoi 38 punti. Il bravo Samuele Nottegar ha ieri ben spiegato su queste pagine i contenuti e i meccanismi di tale pronunciamento. Beninteso, riguarda tutta l’attività della Fondazione Arena anche quella invernale al Teatro Filarmonico. Certo, è inelegante dire «io l’avevo detto», ma tant’è. Comunque sia, è da tempo immemorabile che lo andiamo scrivendo su queste pagine, spesso accolti con provinciali sorrisetti e scrollatine di spalle. Ora la questione è ope legis e, purtroppo, oltre a sancire uno status ci penalizza anche nel portafoglio… e Dio solo sa quanto questo ci fa ulteriormente male, consapevoli che il vil denaro ci è particolarmente gradito in questo periodo.

Fra una settimana il commissario governativo Carlo Fuortes ci lascerà e non sappiamo ancora chi prenderà la guida della Fondazione. Nuovo commissario? Nuovo sovrintendente? Non ci è noto.

Al ministro Dario Franceschini l’ardua decisione. Intanto, tempus fugit e il festival 2017 si sta avvicinando a grandi passi. Tanto per dire, in calendario c’è un «Nabucco» inaugurale con la dicitura «nuova produzione» ma ad oggi nessuno lo ha assegnato a qualcuno.

Infatti, chi sarà il regista? Che tipo di produzione sarà (classica, moderna, multimediale, innovativa, trasgressiva ecc.)? Cosa andiamo a vendere ai nostri compratori (il pubblico)? Fatto gravissimo, questo, sapendo quanto lavoro (e tempi di lavorazione) c’è dietro ad una nuova produzione che, diciamocelo, costerà qualche milione di euro. Sarà anche questa una produzione raffazzonata all’ultimo momento e alla faccia di quella qualità di cui avremmo bisogno per riemergere?

Da anni attendavamo una «nuova produzione». Al Festival di Bregenz (nostro concorrente) programmano la nuova produzione con due anni di anticipo … ma è così anche a Salisburgo, al Metropolitan di New York, al Covent Garden di Londra ecc.

Inoltre, abbiamo già in saccoccia gli interpreti principali della produzione? Programmare un «Nabucco» fa tremare i polsi a qualsiasi direttore artistico. Diciamocelo, che disastro gestionale! Più che un commissario o un sovrintendente qui serve un esorcista che ci liberi dalla mala sorte dato che è dal 2003 che navighiamo in questi marosi.

Concludiamo, comunque, con un fremito di speranza e una richiesta: dateci una governance autorevole che sappia riportare la Fondazione Arena nell’alveo della qualità e del buon governo. La città tutta, i dipendenti , il mondo che ci guarda, il nostro pubblico che ci onora con la sua presenza, lo chiedono a gran voce.



IL FUTURO DELLA LIRICA.
Opposizioni critiche con il sindaco per la riduzione del Fus

Arena, ricorso a ostacoli per i soldi tagliati da Roma
 Tosi: «Nel 2014 e 2015 l'ho fatto io da presidente della Fondazione. E abbiamo vinto». Ma con il commissario non è scattata la procedura

sabato 08 .10.2016 CRONACA, p. 13

Arena bistrattata: e ora chi farà ricorso? Abbiamo dato notizia dell'ennesimo taglio del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, per la lirica veronese: 700-800mila euro in meno dallo Stato. Fra le righe emerge che il taglio stesso, al pari di quelli già applicati da Roma nel 2014 e nel 2015 al budget scaligero, si potrebbe contestare. Con qualche speranza di «vedersi dare ragione dal Tar, come già successo per le due annate precedenti: 1,5 milioni per il 2014 e uno per il 2015», ricorda il sindaco Flavio Tosi.

Su che basi la decurtazione sarebbe contestabile? Secondo i nuovi criteri di assegnazione, un quarto del Fus è vincolato alla «attitudine degli spettacoli lirici, di balletto e dei concerti ad attrarre turismo culturale». Lo si legge nel sito del ministero dei Beni e delle attività culturali, dove sono pubblicati anche i punteggi ottenuti dalle altre città. Quale definizione migliore per il festival areniano? No. Verona si vede assegnare solo 11 punti, contro i 40 di Roma, i 21 di Venezia, i 20 di Firenze e Palermo, i 18 di Torino, i 16 di Napoli, i 13 di Bari, i 12 di Bologna.Ma l'altro problema è questo: se finora era stata la Fondazione Arena presieduta da Flavio Tosi a contestare le decurtazioni del Fus, ora chi lo farà? Non il commissario straordinario inviato da Roma, Carlo Fuortes, che tra l'altro ha reso nota l'intenzione del ministero di ricorrere al Consiglio di Stato contro le precedenti sentenze del Tar favorevoli a Verona. La Fondazione, ricordiamo, riceve all'anno circa una dozzina di milioni del Fus.Ma intanto le opposizioni attaccano il «duo Tosi-Girondini» come i responsabili della situazione.

I consiglieri comunali del Pd Michele Bertucco ed Eugenio Bertolotti commentano: «Vorremmo sapere da Tosi, che fino a poco tempo fa rivendicava la primogenitura di Girondini sulla programmazione 2016, se sia ascrivibile allo stesso Girondini anche la perdita della parte variabile del Fus legata alla qualità dell'offerta artistica. I tecnici ministeriali non fanno altro che certificare lo scadimento di una proposta culturale che il pubblico areniano ci dice essere inadeguata già da molti anni. Il cartellone povero di novità, l'uso massiccio delle repliche, la perdita di spettatori sono tutte circostanze che abbiamo cercato inutilmente di portare all'attenzione del dibattito politico».
Continuano: «Questa nuova tegola sulla Fondazione avvalora la nostra richiesta di una nomina ministeriale di spessore in grado di traghettare l'ente fuori da questo infausto decennio politico e rimetterla sulla rotta del rilancio. Basta con le nomine a favore degli amici, basta con dirigenti inadeguati».

Interviene anche Mattia Fantinati, deputato veronese del M5S: «Apprendo con rammarico e rabbia il taglio del Fus alla Fondazione Arena. Soldi che sarebbero stati una manna in questa situazione delicata e complessa. Nella classifica delle 12 fondazioni liriche Verona è passata in un solo anno dal quinto al nono posto. Una disfatta».«Posizioni perse a causa dello scarso punteggio dovuto al numero di rappresentazioni, varietà e qualità delle stesse. Classifica che ha evidenziato di nuovo l'incompetenza del duo Girondini-Tosi, non solo nella gestione della Fondazione, comportando un commissariamento, ma anche per l'incapacità di cambiare rappresentazioni che avrebbero comportato una maggiore considerazione da parte del ministero».

Lorenza Costantino

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