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giovedì 27 ottobre 2016

Rassegna Stampa - 26 ottobre 2016


Fondazione, si pensa già al dopo Fuortes Tosi vuol riconfermare i suoi ex consiglieri
Nuovo CdI, il ministero potrebbe puntare ancora su Mion. Difficile invece il ritorno di Ferro

mercoledì 26 ottobre 2016

VERONA Il Fuortes bis è iniziato, ma moltissimi cominciano già a pensare al dopo. La proroga dell’incarico al Commissario straordinario della Fondazione Arena è scattata in un clima di attese. L’incarico ministeriale è legato esplicitamente alla conclusione dell’iter per l’adesione alla Legge Bray, grazie al Piano di risanamento preparato dallo stesso Fuortes ma non ancora approvato a Roma. E l’attesa è piena di sussurri e grida, visto che il Piano è stato redatto da un «inviato» del governo, che a Roma esiste un apposito staff e che la società che ha collaborato alla stesura, la Bain and Company, è ben conosciuta in sede ministeriale per avere già redatto almeno quattro documenti di questo tipo, mentre la parte forse più «dolorosa» del Piano (ovvero l’introduzione di una sorta di part time verticale che ha portato alla chiusura di Fondazione per due mesi l’anno) è stata accettata dai sindacati ancor prima che la proposta complessiva tornasse approvata da Roma.
Se questa è la prima suspence (visto che a quel via libera romano è legato anche l’arrivo di una decina di milioni di euro) la seconda attesa guarda ancora più avanti. Il decreto ministeriale afferma infatti che la proroga per Fuortes durerà fino all’insediamento del nuovo Consiglio d’Indirizzo. E infuria ovviamente il toto-nomine: chi saranno gli almeno 5 nuovi membri di quel Consiglio (che nomineranno, subito dopo, il nuovo sovrintendente)?. Tre di loro saranno in ogni caso molto vicini al sindaco Flavio Tosi: il primo sarà Tosi stesso, in qualità di presidente della Fondazione, come prevede la legge. Gli altri due, secondo le previsioni più attendibili, dovrebbero essere i due rappresentanti comunali del vecchio consiglio, ovvero Sergio Cinquetti e Guidalberto di Canossa.
Un quarto membro sarà invece nominato dalla Camera di Commercio, il cui presidente, Giuseppe Riello, ha detto ieri d’essere «felice per la riconferma di Fuortes come commissario della Fondazione Arena» aggiungendo che«è stata la scelta giusta perché ritengo Fuortes la maggiore garanzia che ci possa essere per arrivare all’applicazione della Legge Bray. Solo quando questo iter sarà completato – ha concluso Riello - valuteremo il da farsi in merito alla composizione del nuovo Consiglio di Indirizzo». In questo caso sembra peraltro meno probabile una riconferma del rappresentante precedente, che era l’imprenditore ed ex parlamentare forzista Massimo Ferro. Riconferma più che possibile invece per il quinto consigliere, che sarà indicato dal ministero. Nel vecchio Consiglio il prescelto era stato Alberto Mion, presidente dei commercialisti veronesi e figura di spicco del Pd. «È probabile – ha detto Mion - che mi venga chiesto di tornare nel nuovo organismo, ma si tratterà di capire natura e durata dell’incarico».
Intanto, Stefano Bertacco (Battiti) attacca il ministro sulla proroga di Fuortes: «Azione irresponsabile, dettata da una smodata attenzione agli equilibri politici locali. Tutta teso a sancire il patto di ferro tra il Pd nazionale e il sindaco Tosi».
Quanto al toto-sovrintendente, diversi i nomi in circolazione, tra cui quello del vicedirettore artistico Giampiero Sobrino, che sembra comunque destinato ad un ruolo crescente in Fondazione (vedi articolo sotto) .
E poi c’è la questione dei fondi per puntellare il bilancio. Tosi ieri è tornato a batter cassa con la Regione, incontrando a Venezia l’assessore veneto alla Cultura Cristiano Corazzari. Tosi ha ricordato come nel corso degli ultimi 3 anni il contributo sia stato più che dimezzato, scendendo da 1 milione 296mila euro del 2014 ai 946mila euro del 2015 e ai 600 mila euro del 2016. Corazzari ha risposto che per quest’anno non riuscirà a trovare i 346 mila euro mancanti rispetto al 2015. E si è peraltro augurato di riuscire a reperire quei soldi almeno nel 2017.

Lillo Aldegheri

Il sindacato: «Bene il mandato bis Ma il commissario sia più presente»

VERONA La conferma, con prolungamento del mandato, di Carlo Fuortes la davano per scontata ormai da qualche tempo. E così, con il commissario tornato al proprio posto di comando in Fondazione Arena, anche per i sindacati è arrivato il tempo di ribadire le priorità. Parte delle questioni sono rimaste irrisolte, la ridefinizione dell’integrativo e la cancellazione del corpo di ballo, tra le altre, e ai rappresentanti dei lavoratori sembra doveroso ripartire con il piede giusto. «Il ministro Franceschini – analizza Dario Carbone, segretario provinciale Fials – ha affidato di nuovo l’incarico a Fuortes. Questo perché il commissario deve poter portare a termine l’iter di approvazione della Bray. Dal nostro punto di vista, la scelta è corretta, a patto che Fuortes sia molto più presente a Verona, perché è adesso che i nodi stanno venendo al pettine ed è da ora che c’è bisogno di concretizzare quel piano che abbiamo condiviso». A dire la verità, il piano è ancora al vaglio dei tecnici del ministero della Cultura, ma quando sarà dato il nulla osta (e su questo punto i dubbi dovrebbero essere pochi) c’è la necessità di tradurre in pratica ciò che per adesso rimane scritto sulla carta. Per dirla con le parole di Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil: «Con questa conferma, il ruolo di Fuortes è cambiato. Non è più commissario traghettatore, ma è necessario che diventi un commissario nocchiero. Deve cambiare anche la qualità della sua presenza, abbiamo bisogno di scelte che rappresentino una discontinuità e un rilancio per la Fondazione. Anche dal punto di vista artistico, va scelto un direttore che, pur nel ristretto cammino della Bray, sappia rilanciare il teatro». Una questione della quale i sindacati hanno investito anche il ministro Franceschini, chiedendo un incontro. Per quanto riguarda la durata, i sindacati non credono in un commissario lampo: «Una volta approvato il piano – chiarisce Ivano Zampolli, segretario Uil Comunicazione Verona – c’è bisogno di uno che lo faccia progredire, e non si tratterà di un processo di breve durata». (sam.nott.)
Sobrino, la scalata del primo clarinetto ai vertici dell’Arena
VERONA Sembra essere il candidato in pole per reggere il futuro artistico (prossimo) di Fondazione Arena. Di fatto un avanzamento ufficiale, dopo che in questi mesi, il commissario di Fondazione Arena Carlo Fuortes si è già avvalso delle sue competenze, anche in fase di trattativa con i sindacati. Da una parte il direttore operativo Francesca Tartarotti, dall’altro lui, Giampiero Sobrino, vice direttore artistico di Fondazione, in procinto di assumere l’incarico di responsabile artistico del teatro. Da un punto di vista musicale, Sobrino è una delle eccellenze della Fondazione. Si diploma giovanissimo in clarinetto, a 20 anni è primo clarinetto solista dell’orchestra sinfonica della Rai di Torino e nell’orchestra filarmonica della stessa città, dopo di che passa in Arena e assume lo stesso ruolo. Ha suonato con i più grandi direttori d’orchestra, è stato diretto da Maazel, Muti, Mehta, Chailly per dirne alcuni e continua la sua attività concertistica, al di fuori dell’Arena, nelle più prestigiose sale concerti d’Europa.A questo suo ruolo di solista di livello internazionale, Sobrino ha aggiunto un certa conoscenza anche dell’Arena e del mondo delle Fondazioni liriche. Iscritto alla Cisl, ha rappresentato il sindacato non solo a Verona, tra i colleghi dell’orchestra, ma anche a livello nazionale. Un curriculum il suo, quindi, duplice e interessante sia dal punto di vista artistico che amministrativo. Abbastanza per renderlo uno delle personalità di spicco del teatro, il che non è garanzia di sentimenti univoci. Chi lo apprezza, dice che è un uomo di teatro a tutto tondo, con una conoscenza gestionale, normativa, ma anche funzionale praticamente unica, soprattutto se lo si cala nella complessa realtà dell’Arena. Chi non lo ama, invece, e in teatro sembra essercene qualcuno, dice che è il miglior prodotto del sistema delle Fondazioni. Il che può apparire come un complimento, ma non è affatto detto che lo sia. Certo, il teatro è un ambiente chiuso e, quindi, le invidie e i malumori sono facili a sorgere, ma anche a scomparire. Ma se davvero Sobrino diventasse il braccio destro di Fuortes, la scelta del commissario avrebbe un senso dal punto di vista gestionale: sia Tartarotti che Sobrino sono già funzionari di Fondazione e non appesantirebbero i conti . Il tutto in attesa di conoscere se l’attuale vice direttore artistico può aspirare anche alla carica di sovrintendente (indicato dal sindaco).

Samuele Nottegar

Ristori gratis per le serate del Filarmonico. Mazzucco: non siamo una casa per sfollati

VERONA «Il Teatro Ristori non è una casa sfitta all’interno della quale dare riparo agli sfollati». Parola di Alessandro Mazzucco, presidente della Fondazione Cariverona che risponde a tutti quelli che ipotizzano un eventuale trasloco dei concerti del Filarmonico al Ristori («Verrebbe concesso gratis dalla Fondazione» è la tesi), per mitigare i costi della stessa Fondazione Arena.
«Abbiamo messo a disposizione del territorio questo piccolo capolavoro che è il Ristori, non limitandoci ad affidarlo a interlocutori esterni con le più svariate richieste - spiega il presidente della Fondazione Cariverona, alla presentazione del primo concerto dell’anno -, ma dando ad esso dei contenuti di qualità sul piano dell’educazione dei giovani e della cultura, anche dando spazio a settori oggi trascurati, come quello della musica barocca».
E a margine della conferenza stampa, il presidente non si risparmia a chi gli chiede una replica diretta a quanto chiesto per il Filarmonico: «Il Teatro Ristori non è una casa sfitta all’interno della quale dare riparo agli sfollati - ribatte -. Abbiamo una programmazione molto importante, una stagione ricca e costosa. Noi facciamo delle erogazioni, investiamo denari in questa bellissima struttura e dobbiamo contribuire al recupero delle spese anche con eventuali affitti, certo, ma è quello che già abbiamo in programma. Sempre con un unico, grande obiettivo: diffondere cultura».
E una considerazione si estende, più in generale, alla Fondazione Arena: «Cosa è stato fatto in questi anni? - si chiede Mazzucco -. È da tempo che si sa che la Fondazione Arena ha dei grossi problemi: si sono ridotte drasticamente le erogazioni istituzionali, ci sono degli ostacoli. Bisogna che ci si renda conto che la borsa non è più piena, e bisogna riempirla».

Il Teatro Ristori, nel frattempo (che costa circa 800-900 mila euro l’anno a cui sottrarre, ovviamente, quanto si riesce ad introitare con gli spettacoli), si prepara a vivere la sua seconda vita, con la nuova gestione del maestro Alberto Martini.

Sobrino, la scalata del primo clarinetto ai vertici dell’Arena

VERONA Sembra essere il candidato in pole per reggere il futuro artistico (prossimo) di Fondazione Arena. Di fatto un avanzamento ufficiale, dopo che in questi mesi, il commissario di Fondazione Arena Carlo Fuortes si è già avvalso delle sue competenze, anche in fase di trattativa con i sindacati. Da una parte il direttore operativo Francesca Tartarotti, dall’altro lui, Giampiero Sobrino, vice direttore artistico di Fondazione, in procinto di assumere l’incarico di responsabile artistico del teatro. Da un punto di vista musicale, Sobrino è una delle eccellenze della Fondazione. Si diploma giovanissimo in clarinetto, a 20 anni è primo clarinetto solista dell’orchestra sinfonica della Rai di Torino e nell’orchestra filarmonica della stessa città, dopo di che passa in Arena e assume lo stesso ruolo. Ha suonato con i più grandi direttori d’orchestra, è stato diretto da Maazel, Muti, Mehta, Chailly per dirne alcuni e continua la sua attività concertistica, al di fuori dell’Arena, nelle più prestigiose sale concerti d’Europa.A questo suo ruolo di solista di livello internazionale, Sobrino ha aggiunto un certa conoscenza anche dell’Arena e del mondo delle Fondazioni liriche. Iscritto alla Cisl, ha rappresentato il sindacato non solo a Verona, tra i colleghi dell’orchestra, ma anche a livello nazionale. Un curriculum il suo, quindi, duplice e interessante sia dal punto di vista artistico che amministrativo. Abbastanza per renderlo uno delle personalità di spicco del teatro, il che non è garanzia di sentimenti univoci. Chi lo apprezza, dice che è un uomo di teatro a tutto tondo, con una conoscenza gestionale, normativa, ma anche funzionale praticamente unica, soprattutto se lo si cala nella complessa realtà dell’Arena. Chi non lo ama, invece, e in teatro sembra essercene qualcuno, dice che è il miglior prodotto del sistema delle Fondazioni. Il che può apparire come un complimento, ma non è affatto detto che lo sia. Certo, il teatro è un ambiente chiuso e, quindi, le invidie e i malumori sono facili a sorgere, ma anche a scomparire. Ma se davvero Sobrino diventasse il braccio destro di Fuortes, la scelta del commissario avrebbe un senso dal punto di vista gestionale: sia Tartarotti che Sobrino sono già funzionari di Fondazione e non appesantirebbero i conti . Il tutto in attesa di conoscere se l’attuale vice direttore artistico può aspirare anche alla carica di sovrintendente (indicato dal sindaco).

Samuele Nottegar   

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