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martedì 25 ottobre 2016

Rassegna Stampa - 25 ottobre 2016


Arena, Fuortes resta commissario. Ma Tosi può indicare il sovrintendente
Il ministro proroga l’amministrazione straordinaria fino all’insediamento del nuovo Consiglio d’Indirizzo

martedì 25 ottobre 2016

VERONA Carlo Fuortes rimarrà Commissario governativo della Fondazione Arena fino a che non sarà completato l’iter per l’adesione alla legge Bray e non sarà ricostituito il nuovo Consiglio d’Indirizzo.

Il decreto di proroga è stato firmato dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, una settimana fa, il 18 ottobre, ovvero il giorno dopo la scadenza dell’incarico.

Stando così le cose, quindi, dal punto di vista politico, la palla torna al sindaco Flavio Tosi che, una volta «raggiunta» la Bray, coi relativi dieci milioni di euro di nuovi finanziamenti, dovrà indicare tre dei 5 membri del nuovo Consiglio (Tosi stesso come presidente più i due rappresentanti di Palazzo Barbieri), mentre gli altri due saranno indicati l’uno dal ministro Franceschini e l’altro dalla Camera di Commercio. E quel Consiglio d’Indirizzo, subito dopo, indicherà il nuovo sovrintendente.

Il decreto di proroga, reso noto domenica scorsa, consiste in due paginette scritte fitte fitte, che riepilogano l’iter burocratico-legislativo della vicenda. Il testo ricorda che «il Piano di risanamento della Fondazione Arena di Verona è in corso di approvazione» e dà atto a Fuortes di avere agito «efficacemente» fino ad oggi. Dopo di che, il documento spiega che c’è «l’esigenza di portare a conclusione l’azione già intrapresa dal Commissario, con riguardo specifico alle iniziative previste dall’articolo 11 della legge 112 (la legge Bray, ndr)». Su queste basi, il ministro decreta quindi che «la nomina conferita al dottor Carlo Fuortes è prorogata fino alla ricostituzione del Consiglio d’Indirizzo della Fondazione».

A questo punto la domanda è: quando sarà nominato il Consiglio d’Indirizzo? Domanda politicamente di enorme rilievo. In teoria, l’adesione alla legge Bray non dovrebbe richiedere più di un mese o due di tempo, e dovrebbe perciò essere «cosa fatta» entro le vacanze di Natale o subito dopo.

Se sarà così, Flavio Tosi avrà tutto il tempo di nominare il nuovo Consiglio, che avrà al suo interno i rapporti di forza che abbiamo sopra descritto, con almeno 3 tosiani su 5, e la conseguente nomina del sovrintendente ne sarà la logica conseguenza politica, anche se dovrà in ogni caso essere concordata col ministro.

A questo pensava probabilmente lo stesso Tosi già nel luglio scorso quando ha cominciato a spiegare (e lo ha fatto ripetutamente) che la proroga dell’incarico a Fuortes sarebbe arrivata a metà ottobre ma non sarebbe durata più di un paio di mesi.

Le opposizioni, sia politiche che sindacali, hanno invece più volte chiesto che la proroga fosse almeno di sei mesi, per arrivare alla scadenza dei pieni poteri del sindaco e per far scegliere sia il nuovo Consiglio che il sovrintendente a chi sarà eletto alle prossime elezioni. Ma a giudicare dal testo del decreto, il ministro Franceschini ha dato più ascolto al sindaco che alle opposizioni (e a parte del suo stesso partito). Ieri intanto la notizia della proroga è stata data ai sindacati nel corso di un incontro che Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno avuto con la dirigente della Fondazione, Francesca Tartaotti. Nell’incontro si è cominciato a negoziare un nuovo contratto integrativo aziendale, iniziando dalla parte economica ed aggiornandosi, alla fine, al prossimo 3 novembre, Proprio la dottoressa Tartarotti, assieme al vicedirettore artistico Giampiero Sobrino, dovrebbe far parte dello staff che affiancherà Fuortes nel periodo di proroga.


Lillo Aldegheri



I punti oscuri e la sinfonia referendaria

Ci sono alcuni punti oscuri nel decreto ministeriale che ha ratificato il prolungamento del mandato commissariale di Carlo Fuortes in seno alla Fondazione Arena. Ma quello più importante è legato alla durata dell’incarico, nel senso che non è affatto specificato quando e perché l’amministrazione straordinaria dell’Arena verrà a cessare. Ci si deve basare sulle interpretazioni, allora. E quella che va per la maggiore sostiene che Fuortes scadrà nel momento in cui, con il via libero di Roma alla Bray, il sindaco - nelle sue vesti di presidente della Fondazione - potrà cominciare a lavorare sul nuovo Consiglio di Indirizzo e, in sintonia con il ministro Dario Franceschini, indicare il nome del nuovo sovrintendente.

Se così fosse, si andrebbe a Natale, primi giorni dell’anno nuovo. E andrebbe quindi a carte e catafascio il desiderio degli oppositori di Tosi che da sempre invocano un commissariamento che duri almeno fino alle prossime elezioni comunali, in modo tale da non permettere «a chi aveva chiesto la liquidazione coatta della Fondazione» di possedere ancora voce in capitolo nella composizione dei nuovi vertici dell’Arena.

Prenderebbe invece ancora più corpo (sempre se così fosse) la vicinanza politico-strategica tra il Pd di governo e il sindaco del «centrodestra per il sì», un sodalizio che specie in ottica referendaria il premier Matteo Renzi vuole continuare a coltivare per raccattare più consensi possibili, sacrificando sull’altare dell’esame del 4 dicembre anche quella parte interna del suo partito che, da Verona ma non solo, chiede a gran voce un commissariamento lungo della Fondazione Arena.

Insomma, l’impressione che si ha è che sulla stesura del decreto ministeriale di proroga a Fuortes abbiano inciso più gli accordi sulla sinfonia referendaria che la reale situazione dell’Arena (sempre più critica). E anche in questo senso dovrebbe forse essere letto il corteggiamento (ricambiato) di Tosi a Renzi.



Il Petruzzelli e l’Opera di Roma. Le battaglie anti-privilegi del manager che scansa i party

Non ama le ribalte mediatiche. Non è animale da ricevimenti: appare solo quando è costretto dagli obblighi istituzionali. In certi giri della Capitale, specializzati nelle serate mondano-politiche, evita di apparire. Carlo Fuortes (nato a Roma il 5 settembre 1959, una laurea in Scienze statistiche ed economiche ottenuta studiando in un’area di riferimento, diciamo così, tra Paolo Sylos Labini e Luigi Spaventa, una gran passione personale per la musica, incluso il jazz) è un manager culturale diverso da un certo profilo italiano. Anche il suo aspetto fisico asciutto, quasi spagnolesco in omaggio al cognome, contribuisce a costruirgli un profilo di riservatezza.

Le sue riunioni all’Opera di Roma sono famose per la brevità: poche e dense. Sa delegare, naturalmente solo a collaboratori fidatissimi. Ma non è un santo laico, anche lui ha le sue furie, come è inevitabile in una Roma litigiosa negli uffici quanto lo è nella politica. Fuortes è sulla scena della gestione culturale italiana dal 2002, cioè da quando guida solo per un anno, come Direttore generale, il Palaexpò, Palazzo delle Esposizioni-Scuderie del Quirinale, incarico che richiede diplomazia per potersi destreggiare tra il Campidoglio e il Quirinale. Poi il sindaco di Roma Walter Veltroni vede in lui la guida ideale per la Fondazione Musica per Roma, ovvero l’Auditorium di Renzo Piano. La sua formula è innovativa: i concerti dell’Accademia di Santa Cecilia ma anche il rock, il folk, le fiere natalizie, le mostre d’arte, le conferenze di scrittori e storici illustri, gli appuntamenti per i bambini e i ragazzi.

Il primo decennio vola di record in record: nel 2012 l’ utile netto di 43.820 euro, cioè 308.554 euro prima delle imposte, i ricavi netti ammontano a 27,5 milioni di euro, mentre gli incassi da biglietteria superano i 5 milioni di euro, con un livello di autofinanziamento della fondazione al 66,5 per cento dei costi totali.

Per i parametri delle aziende culturali italiane è un clamoroso successo. Le voci sui conflitti sindacali interni trovano però una smentita nelle sue continue dichiarazioni dedicate «al ruolo fondamentale dei dipendenti» nel successo dell’Auditorium che nel 2015 si impone come prima struttura europea di quel tipo come numero di visitatori. Nel 2008 persino il sindaco An di Roma, Gianni Alemanno, non può non confermarlo proprio per i risultati.

Ma dal 2012 sulla strada di Fuortes si materializzano altre sfide. Da quell’anno al 2013 è Commissario straordinario della fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari. Quando arriva, annulla una serie di assunzioni della vecchia gestione, fatte senza concorsi e senza audizioni pubbliche. Affronta una causa intentata contro di lui da un esponente della Cgil, ma il pubblico ministero archivia tutto proprio perché «appare chiaro il metodo soggettivo delle assunzioni».

Poi, il 23 dicembre 2013, l’inattesa nomina a Sovrintendente del disastrato teatro dell’Opera di Roma. A portarlo lì è l’asse tra il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e il ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray. L’Opera appare subito come un caso disperato, oberato di debiti, con una realtà sindacale schierata a difesa di incomprensibili privilegi come «l’indennità Caracalla», riconosciuta a quasi tutto il personale per trasferirsi d’estate ad appena cinque chilometri di distanza.

Il duello è serrato, si arriva alla minaccia dei licenziamenti di massa dei 180 orchestrali e coristi.

Poi la legge Bray sugli enti lirici gli consente di imboccare la strada del risanamento. L’inciampo più complicato è l’addio di Riccardo Muti alla direzione del Teatro, un misto di stanchezza e di delusione per i riti sindacali di orchestrali e coristi. Ma nel maggio scorso il metodo Fuortes (confermato fino al 2020) porta all’Opera di Roma una Traviata firmata Sofia Coppola- Valentino. A Roma arriva mezza Hollywood, un bel rilancio mediatico. Ora la conferma pro-tempore come commissario straordinario all’Arena di Verona. Insomma: il mio nome è Carlo Fuortes, risolvo ogni problema amministrativo-managerial-musicale.

3 commenti:

  1. Una parola sola: SCHIFO

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  2. Muti se n'è andato perché non voleva far parte di quello schifo, con l'orchestra andava molto d'accordo e voi giornalisti dovreste smettere di scrivere baggianate sugli orchestrali e i coristi del Teatro dell'Opera di Roma. Vi auguro di avere dei figli che vogliano fare i musicisti.

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    1. La stampa che sponsorizza i poteri forti.. Pienamente d'accordo.

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