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Rassegna Stampa - 19 ottobre 2016



Mercoledì 19.10. 2016

Arena, si aspetta il rinnovo di Fuortes Ma a Roma i dipendenti lo attaccano

Ieri è scaduto il mandato governativo. Nella capitale situazione analoga a Verona

VERONA È attesa di ora in ora la proroga ufficiale dell’incarico a Carlo Fuortes quale commissario governativo della Fondazione lirica Arena di Verona. L’incarico è scaduto ieri, e la decisione romana dovrebbe quindi essere comunicata entro oggi.
Sul piano politico, sarà importantissimo vedere quale sarà la durata temporale della proroga, visto che il ministro Dario Franceschini sembra essere stato «tirato per la giacca» in due direzioni opposte. Da un lato c’è infatti il sindaco Flavio Tosi secondo il quale Fuortes resterà fino al compimento del suo mandato, che era da un lato quello di assicurare lo svolgimento della passata stagione estiva e dall’altro quello di concludere il percorso verso l’imminente adesione alla legge Bray.
Dall’altro lato c’è invece tutta l’opposizione politica e sindacale, che chiede una riconferma di Fuortes per almeno altri sei mesi, in maniera da arrivare ad un passo dalle elezioni comunali di primavera. E non è una differenza da poco, perché nel primo caso (proroga breve) Tosi potrebbe procedere, all’inizio del 2017 e d’intesa con Franceschini e la Camera di Commercio, alla nomina del nuovo Consiglio d’Indirizzo (costituito da lui stesso, quale presidente, più due membri di nomina comunale, uno del governo, uno della Camera di Commercio e uno della Regione, ed eventualmente altri due). E il nuovo Consiglio potrebbe nominare il nuovo sovrintendente.
In ogni caso, come abbiamo detto nei giorni scorsi, Fuortes sarà affiancato nel suo incarico da una sorta di staff, all’interno del quale sembra essere davvero in grande e rapida crescita il ruolo dell’attuale vicedirettore artistico, Giampietro Sobrino.
Lo staff avrà il compito di aiutare Fuortes, che già nelle scorse settimane ha dovuto spesso rimanere a Roma, dove potrebbe dover rimanere ancora di più se saranno confermate le notizie pubblicate ieri da un quotidiano on-line della capitale sulla situazione dell’Opera di Roma. Fuortes, come è noto, è il sovrintendente di quella Fondazione lirica, dove la crisi sarebbe sul punto di precipitare.
Secondo il giornale web Terzobinario.it, infatti, i dipendenti hanno chiesto un incontro alla Commissione Cultura di Roma Capitale e allo stesso Fuortes per denunciare «un aumento dei debiti di 9,5 milioni di euro, nonostante i 25 milioni arrivati per la legge Bray». In un documento di quattro pagine i lavoratori della Fondazione capitolina affermano che «il debito verso i fornitori che doveva trovarsi sostanzialmente in linea invece cresce inspiegabilmente di oltre 9,5 milioni di euro». Il documento ricorda che «la Fondazione aveva nel 2013 un debito strutturale di 28,7 milioni di euro, al netto di quello con le banche: da allora – si aggiunge - è arrivato il prestito da 25 milioni di euro grazie all’ingresso nella legge Bray e si chiede come sia stato possibile che non sia stato cancellato quel debito».
Il documento ricorda poi la vicenda del licenziamento collettivo di coro e orchestra, per evitare il quale «abbiamo lasciato – dicono - il 20 per cento dei nostri salari sul piatto», mentre «Fuortes percepisce 210mila euro l’anno, di cui 30mila di premio risultato».
Si chiede conto poi della «mancata verifica degli interessi anatocistici presso Unicredit» e si conclude con la stagione lirica estiva alle Terme di Caracalla che quest’anno «per la prima volta non avrà il ballo, per cui la prossima estate avremo 70 ballerini a spasso».

Lillo Aldegheri 



Dal Festival al Piano Bray tra il part time verticale, le tante assenze e l’addio al corpo di ballo 

VERONA Un’incompiuta. Perché comunque la si guardi l’opera di Carlo Fuortes a Verona, per adesso, lo è. Il copyright è di Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil, ma in realtà, sono molti, pur da visioni opposte, a considerare il lavoro del commissario di Fondazione Arena Fuortes come un’opera non conclusa.
Fuortes venne nominato dal ministro alla Cultura Dario Franceschini, lo scorso 15 aprile, con due precisi mandati: realizzare il festival lirico estivo, messo in dubbio dalle minacce di liquidazione coatta e dal conseguente stato di agitazione dei lavoratori, e far accedere la Fondazione ai benefici della Bray. Il primo obiettivo è stato raggiunto, con un discreto successo al botteghino e con una certa «tranquillità» estiva garantita dai lavoratori; il secondo è ancora in divenire. Nel senso che è stato raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali, è stato presentato un Piano di risanamento, ma risposte ufficiali dal ministero sull’ammissione alla Bray ancora non ci sono. In teoria, non ci dovrebbero essere problemi, ma con Fuortes che ha concluso il proprio mandato proprio ieri, non si può dire che il lavoro affidatogli sia stato portato a termine.
Se lo si guarda da una prospettiva sindacale, i risultati del commissario sono in chiaroscuro. «Ciò che, dal nostro punto di vista, emerge della presenza del commissario a Verona – sintetizza Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – è la sua assenza. Perché in tutto, l’avremo incontrato 5 – 6 volte, senza la possibilità di un vero confronto e senza che ci fosse un mandato preciso alla delegazione trattante. In pratica, una trattativa al telefono».
Trattativa che, tuttavia, ha portato risultati: accordo raggiunto con i sindacati, come prevede la legge Bray; taglio di 2,4 milioni sul costo del personale; introduzione, per la prima volta in Italia in un teatro, di una sorta di part time verticale che ha portato alla chiusura di Fondazione per due mesi, ottobre e novembre. Fuori dall’accordo, la chiusura del corpo di ballo di Fondazione Arena, una misura che, tuttavia, era già propria del progetto di contenimento dei costi che il precedente Consiglio di Indirizzo aveva approvato e varato.
I sindacati, oggi come allora, si oppongono a questa parte del piano Fuortes. Proprio questo pomeriggio, si terrà il primo incontro sulla procedura di mobilità firmata da Fuortes, ma su cui il commissario, ormai scaduto, non potrà discutere o trattare (a meno che non venga rinominato proprio oggi). Non che abbia mai anticipato le intenzioni di farlo, e la scarsa disponibilità a condividere le soluzioni è un’altra caratteristica che i sindacati gli rimproverano, ma si tratta di un altro impegno non portato a termine. D’altro canto c’è chi gli rimprovera la scarsa capacità di incidere sulla gestione di lungo periodo di Fondazione Arena. La legge Bray, infatti, mette a disposizione alcuni strumenti per abbattere i costi di gestione del teatro: il taglio fino al 50% del personale tecnico e amministrativo da affidare ad Ales spa, il blocco del pagamento del contratto integrativo e anche la razionalizzazione del personale artistico.
Questi strumenti, previsti dalla Bray, sono stati scarsamente, per non dire per nulla, utilizzati da Fuortes e, così, nessun intervento strutturale è stato realizzato. In pratica, si fa notare, Fondazione Arena porta ancora sulle proprie spalle il peso di una struttura molto costosa, soprattutto, se si punta al futuro e al rilancio del teatro. «I lavoratori – ribattono le organizzazioni sindacali – sono gli unici che ci hanno messo del proprio. Il costo del lavoro è sotto controllo e, come dimostrano i numeri, sono le altre spese a non essere state tagliate». D’altro canto, si può pensare, che la strategia di non ricorrere a misure più incisive abbia permesso di condurre in porto il festival senza grandi tensioni. Forse guardando più all’autunno che ai prossimi anni, quando sarà comunque il nuovo sovrintendente a dover affrontare i gravi problemi di Fondazione. Ed è anche questo che si rimprovera al commissario: avrebbe avuto mano libera, dopo le fortissime tensioni tra amministrazione e sindacati, e invece ha lasciato a chi lo succederà. Che potrebbe essere sempre lui.

Samuele Nottegar 


Dalla lirica al canile. Per Girondini l’obiettivo è sempre la «liquidazione»

VERONA Due notizie diffuse ieri in rapida successione dall’Ufficio Stampa del Comune di Verona. La prima: l’erogazione, da parte della fondazione «Cani e Gatti Giorgio e Antonella Fietta» di un nuovo contributo di 46mila euro al Comune per il Rifugio del Cane, una donazione da aggiungere ai 475mila euro donati nel marzo 2013 per dar vita al progetto del nuovo «Centro di Benessere Animale». La seconda è la nomina, da parte del sindaco Flavio Tosi, di Francesco Girondini quale amministratore della Fondazione stessa. In realtà Girondini era già da tempo presidente della Fondazione «Cani e Gatti», nata per gestire il lascito testamentario da oltre mezzo milione di euro al Comune di Verona dei coniugi Fietta finalizzato alla realizzazione del nuovo canile, che non a caso è stato a loro intitolato. Il progetto di fatto è concluso e, con l’ultimo versamento, la fondazione verrà posta di fatto in liquidazione.
Una circostanza singolare vuole che, a presentare l’istanza al Tribunale di Verona, sia a questo punto proprio Girondini, ex sovrintendente della fondazione lirica che, proprio in coda alla sua gestione, ha rischiato di essere messa in liquidazione (una prospettiva stoppata in extremis dal ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini, che ha rimosso Girondini dal suo incarico e ha inviato a Verona Carlo Fuortes come commissario straordinario).
Tornando al canile, il nuovo Rifugio del Cane è stato inaugurato il 16 ottobre dello scorso anno, sorge in località Binelunghe, su un’area di 16.626 mq. Il Centro è destinato ad accogliere i cani abbandonati o smarriti del comprensorio territoriale e i felini non reintroducibili sul territorio, in attesa di essere adottati o di proprietari che non sono più in grado di tenerli presso la propria abitazione.

La realizzazione della struttura ha avuto un costo complessivo di 1.924.586 euro, finanziati oltre che dalla Fondazione Fietta (475.000 euro), dalla Regione Veneto (euro 437.264), dal Ministero della Salute (euro 190.000), oltre a contributi di altri privati (euro 24.100) e a fondi comunali. Il nuovo canile è in grado di ospitare circa 200 cani. (a.c.)

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