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domenica 9 ottobre 2016

La Fondazione Arena sopprime il ballo, chiude al pubblico il teatro per due mesi, non investe in qualità, non scommette sulla varietà della propria offerta artistica, ma ci si sorprende perché non considerata un "teatro virtuoso". Il Ministero boccia l'Arena in qualità ed offerta artistica e taglia il contributo statale.

"Chi ha raggiunto lo stadio di non meravigliarsi più di nulla dimostra semplicemente di aver perduto l'arte del ragionare e del riflettere".
frase del fisico tedesco Max Planck (1858-1947), iniziatore della fisica quantistica.

L'Arena di Verona durante il Festival d'Opera estivo

Forse non era alla fisica quantistica che andavano i pensieri in riva all'Adige in quest'ultimi giorni della settimana, ma di certo questa frase deve aver ispirato le reazioni di amministratori cittadini, dirigenza e sindacati di Fondazione Arena all'ennesima tegola questa volta piovuta direttamente dal ministero sulle sorti della Fondazione Lirico Sinfonica veronese.

Evidentemente il sindaco di Verona, la dirigenza di Fondazione ed i sindacati non vogliono di certo sfigurare nell'arte del ragionare e del riflettere.

Così, quello che ai più può sembrare ciò che di più ovvio possa accadere al mondo, capita che riesca a meravigliare coloro che per missione avrebbero l'obiettivo di pianificare, prevedere, organizzare, prevenire o per lo meno trovare adeguate soluzioni ai problemi, quasi come se ci si ritrovasse difronte ad un abitante venuto dall'asteroide B612 che vi chiedesse di disegnare una pecora.

Nel pieno spirito di quanto riportato sopra, e quindi con estrema meraviglia, anche se in genere questo sentimento di stupore per l'inaspettato dovrebbe essere associato ad avvenimenti positivi, e qui di positivo non c'è proprio nulla, sembra essere stata appresa la notizia del taglio del FUS di circa 700/800mila euro per la Fondazione Arena di Verona (vedi rassegna stampa 7 ottobre 2016)

Quest'ultima difatti, nella speciale classifica redatta dai tecnici ministeriali utile all'assegnazione del punteggio per la ripartizione delle sovvenzioni governative all'attività delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, sarebbe sbalzata dal quinto al nono posto sul totale delle 12 Fondazioni italiane.

Non c'è che dire, un bel passo indietro per quello che in tutto il mondo è conosciuto come il Teatro di Lirica più famoso al mondo.

Quello che ancor più sorprende che "sorprenda", è il fatto che tale decurtazione sia stata determinata da valutazioni rispetto altre Fondazioni inferiori in rapporto alla validità del progetto artistico della Fondazione Arena ed alla sua capacità di collaborazione con altri teatri. Tale bocciatura avrebbe determinato la decurtazione del 25% dei fondi derivanti proprio dai parametri che attribuiscono dei punteggi al valore culturale dell'offerta artistica di ogni singola Fondazione.

I parametri su cui si fanno stime e valutazioni sono in totale sette, ad ognuno di essi viene assegnato un punteggio massimo. In base ai punteggi raggiunti in ogni singolo parametro viene calcolata la percentuale di FUS spettante per ogni singola area di valutazione.

Come si apprende anche dalla stampa locale, la Fondazione Arena sembra aver perso punti prevalentemente nella valutazione della validità e della varietà dei progetti artistici presentati, raggiungendo 11 punti di valutazione su un massimo di 50, nella capacità di coordinamento e sinergie con altri teatri dove ha ottenuto un punteggio di 3 p. su un totale massimo di 20, e nelle iniziative rivolte a scuola e territorio dove il punteggio raccolto è stato sempre di 3 p. su un massimo di 15.
Tali risultati avrebbero conseguito una diminuzione del contributo statale riferito a tali parametri del 25%, determinando così una decurtazione delle sovvenzioni totali di quei circa 700/800mila euro.

Ora, come possa sorprendere un tale risultato per un teatro che abbia deciso di "massacrare" la propria capacità produttiva e di impoverire la propria offerta artistica avviando una procedura di licenziamento collettivo per i 20 componenti del proprio corpo di ballo, cancellandone completamente la programmazione di balletto, e che abbia deciso di sopprimere due mesi all'anno la propria attività, rimane un mistero.
Come anche non possono sorprendere i risultati ottenuti da un teatro che da anni trascini un'offerta (in alcuni casi ventennale!!) di titoli ripetitivi negli allestimenti e nelle regie ormai esausti di interesse, tanto da aver creato una grave disaffezione nel pubblico che, invece di affollare un Arena quale tempio della lirica, scappa altrove per far la fortuna di festival quali Salisburgo, Macerata e Torre del Lago, ed ancora di una Fondazione che da anni soffra di una grave e patologica crisi d'identità artistica, dovuta peraltro ad un costante, come riconosciuto dalla stessa critica di settore, abbassamento della qualità dei propri spettacoli soprattutto in quella che dovrebbe rappresentare il cavallo di battaglia della propria attività, della propria "fortuna", cioè la stagione d'Opera in Arena.

Non può difatti sorprendere.. è quanto di più ovvio possa aspettarsi che accada.

Non può sorprendere, ma come si apprende dalla stampa locale e dai comunicati sindacali di queste ultime ore, politica e sindacati continuano a ragionare, a riflettere.. e a meravigliarsi.

Singolare è notare come, mentre la Fondazione Veronese nella classifica delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane sia scesa dal 5° al 9° posto con un punteggio attribuitogli dal ministero di soli 35p. su un massimo di 150, la Fondazione Teatro Roma Capitale, teatro guidato dallo stesso Fuortes che alla Fondazione Arena in qualità di commissario ha deciso di sopprimere il balletto e chiudere l'attività per due mesi all'anno castrandone capacità produttiva ed di offerta al pubblico, sia al primo posto tra tutte le Fondazioni italiane con 134 punti totali. Peggio di Verona pare siano risultate solo Bologna, Genova e Cagliari.

Che il governo italiano, in barba alla Costituzione italiana che all'art. 9 recita:

"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"

voglia eliminare la maggior parte delle Fondazioni Liriche è dato acquisito, visto anche le disposizioni emanate "a tradimento" in pieno agosto scorso in tema di Fondazioni Lirico Sinfoniche dalla recente L.160/2016, legge che mina seriamente la sopravvivenza delle stesse obbligando a risanare entro due anni i propri debiti per non perdere lo status di Fondazione e quindi i finanziamenti statali.

A Verona è noto come si stia combattendo una battaglia tutta politica per condurre alla privatizzazione dell'Arena attraverso una cordata di imprenditori dell'acciaio e dell'intimo, schieratisi a favore di una SPA per la gestione degli eventi in Arena assieme agli avvocati che da anni difendono gli interessi privatistici di una amministrazione cittadina, quella della giunta Tosi, che ha sperperato in due amministrazioni beni e patrimonio comune di ogni cittadino per farli confluire nelle poche tasche di amici, ed amici degli amici.

L'Arena fa gola, e gli eventi che possono essere rappresentati nell'anfiteatro romano più famoso al mondo sono un ottimo affare da gestire, sempre che ci si liberi di quel "fardello" culturale chiamato Teatro, quella cosa costituita da un ammasso di competenti in arte musicale, coreutica, canora, scenografica, che per la loro specificità di competenze e formazione dovuta ad anni di studio e dedizione pensano di saper fare teatro più di un carpentiere, di un mutandaio, e di un sindaco molto naif.

Il commissario Carlo Fuortes ed il sindaco di Verona Flavio Tosi
In questi loschi progetti governativi e della politica amministrativa cittadina, entrambi tendenti per interessi diversi  all'annientamento della Fondazione Arena, sembra essersi ben inserito anche il commissario Fuortes, uomo di cultura, senza dubbio, ma che rappresenta nel suo duplice incarico di sovrintendente a Roma e commissario a Verona, espressione stessa della politica che lo ha incaricato, ed ad essa sembra debba comunque rispondere, ed attenersi. In sintesi, Tosi vuole l'Arena, Franceschini vuole ridurre all'osso il numero delle Fondazioni Liriche per ridurne il peso dell'onere del finanziamento governativo, e Fuortes come sovrintendente del teatro della sua città, vuole assicurarne la sopravvivenza, anche a costo e a danno di qualcun'altro.

"Mors tua vita mea", è la dura legge della sopravvivenza.

Il Ministro dei Beni Culturali, Spettacolo e Turismo
Dario Franceschini
Così, mentre la Fondazione Arena quest'anno perderà ulteriori sovvenzioni trascinandola in un circolo vizioso per il quale per coprire un debito "appositamente creato" è pianificato negli anni per condurla al fallimento, produrrà in futuro sempre di meno ottenendo sempre meno sovvenzioni e così via fino alla sua estinzione, questo potrà andare a vantaggio di chi la crisi, vedi Roma, l'abbia affrontata nella direzione opposta, ossia incrementando la propria attività sia in qualità che in offerta, risultando oggi uno, se non il, teatro più virtuoso in Italia, e che per questo sarà premiato. 

E' singolare pensare come lo stesso Fuortes a Verona abbia deciso di chiuderne il corpo di ballo anche contro gli stessi principi della legge "Bray" che assegnerebbe aiuti finanziari alle Fondazioni in grave crisi economica a patto della salvaguardia dei propri complessi artistici in funzione di investimenti in un serio progetto di rilancio artistico in qualità e quantità di rappresentazione di spettacoli, e contemporaneamente leggere quanto dichiarato in un intervista recente sul portale tuttodanzaweb.it: 

Durante la Conferenza Stampa il Sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato che: “Enorme è il piacere di presentare qui al Teatro dell’Opera di Roma in prima nazionale il lago dei cigni di Christopher Wheeldon, uno dei principali coreografi a livello mondiale. Quest’anno il Corpo di Ballo ha incontrato alcuni dei più grandi maestri da Forsythe a Preljocaj crescendo in autorevolezza. Il nostro lavoro, il nostro impegno sinergico è un modo per confermare, ancora una volta, la centralità della danza nell’offerta complessiva del Teatro. Colgo l’occasione per ringraziare la Direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato per il grande lavoro che stiamo svolgendo insieme”.

(Vedi articolo integrale da cui estratto dell'intervista)


Ragionando, perché anche a noi a volte piace rimanere meravigliati, rileviamo come la Fondazione Arena abbia perso punti preziosi proprio nei campi di valutazione dove proprio l'ormai dichiarato sacrificabile settore ballo avrebbe potuto giocare i suoi numeri vincenti e costituire una risorsa preziosa.

In primo luogo nell'offerta artistica che, in un paese dove ormai i corpi di ballo si sono ridotti a stare sulle dita di una mano, possederlo o non possederlo farebbe un'enorme differenza tra una Fondazione e l'altra.

In termini di qualità, perché se allestimenti, regie e cast di cantanti qualitativamente elevati per il melodramma è noto come non possono avere costi eccessivamente contenuti, per il balletto questo discorso non vale dati i budget nettamente ridotti rispetto all'opera.

In tema di sinergie con altri teatri, sempre rispetto alla peculiarità di una Fondazione nel possedere un corpo di ballo e quindi nella capacità di produrre balletti. Quali potenzialità potrebbero essere sfruttate anche solo in una regione come il nord-est Italia, dove esiste un solo corpo di ballo e ben tre Fondazioni Lirico Sinfoniche (Arena di Verona, Fenice di Venezia e Verdi di Trieste), sono assolutamente evidenti. Un solo corpo di ballo, titoli in coproduzione rappresentati in tutti e tre i teatri, tralasciando le potenzialità offerte da tutto il territorio rispetto alla miriade di teatri quali Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile del Veneto di Padova, Teatro Sociale di Trento, Teatro Sociale di Mantova solo per ricordarne alcuni.

Il Corpo di Ballo in protesta contro la chiusura del settore ancora
durante gli scioperi di dicembre al Teatro Ristori a seguito delle
gravi dichiarazioni pubbliche del sindaco Tosi durante la
trasmissione "Diretta Verona"del 10 dicembre 2015
In ultimo, non per importanza per quanto riguarda l'attività rivolta alle scuole ed al territorio. Per il discorso scuole consideriamo come nel comune di Verona, senza considerare la provincia, vi siano più di 50 accademie di danza o scuole di balletto, che insieme a istituti pubblici e privati di vario grado di istruzione costituirebbero un importante bacino di utenza per una forma d'arte da sempre vicina ai giovani. 

Ricordiamo ancora come solo a Verona vi siano due Licei Coreutici quali l'Istituto Michelangelo Buonarroti e l'Educando Statale Agli Angeli,  ed ancora come in Italia vi sia di gran lunga un numero superiore di scuole di danza rispetto alle scuole calcio, e questo è tutto dire. Per quanto riguarda l'attività sul territorio, attività alla Fondazione Arena praticamente inesistente, è facile intuire la praticità e la portabilità di una "serata" di balletto (eseguibile con numeri anche estremamente ridotti) rispetto al melodramma.

In conclusione, se pensiamo che la decurtazione del FUS alla Fondazione Arena sia stata determinata dalla classifica stilata dai tecnici in riferimento alla produzione e rappresentazione dell'anno 2015, non osiamo pensare cosa accadrà il prossimo anno rispetto al 2016 anche in conseguenza delle disposizioni del piano di risanamento firmato Fuortes.

Non pensiamo si potrà rimanere meravigliati del risultato, sempre non si torni indietro sulle decisioni e si recuperi l'arte del ragionare e del riflettere, come si diceva sopra. 

Una cosa è certa, i responsabili di questo ulteriore buco di 700/800 mila euro non sono di certo i lavoratori, soprattutto i ballerini che rischiano di pagare il prezzo più alto degli errori altrui, delle scelte di chi, con le proprie decisioni, abbia affossato artisticamente negli ultimi otto anni la Fondazione Arena.

Se fossimo in un paese serio i primi a pagare sarebbero i diretti responsabili, ma siamo in Italia e Renzi per vincere il referendum ha bisogno anche dei voti dei tosiani, e Tosi vuole l'Arena.

Ortensia Sal

5 commenti:

  1. Analisi lucida, pertinente ed ahimè! ..assolutamente veritiera.

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  2. Che schifo!! Piena solidarietà ai ballerini. Mi dispiace, ma penso che non ci sia futuro per il teatro di Verona. Politica cittadina e governativa nazionale, interessi privatistici, classi dirigenziali inadeguate e politiche sindacali colluse e compiacenti sembra ne abbiano ormai minato la sopravvivenza. E come sempre saranno i lavoratori a pagare il prezzo più alto.

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    1. Concordo pienamente, però anche i lavoratori hanno le loro colpe perché hanno sempre accettato tutto e non hanno mai difeso il proprio posto di lavoro in modo adeguato. Questa estate quando il balletto ha chiesto solidarietà, metà teatro ha voltato le spalle. Oggi chiuderà il ballo, ma domani toccherà al resto dei settori.

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    2. Questo nostro paese è divenuto ormai uno schifo nonpiù accettabile!!
      In altri paesi, quando accadono situazioni come queste dove dei lavoratori rischiano di perdere il posto per responsabilità di chi è pagato profumatamente per far funzionare un'azienda, succede che gli stessi responsabili si dimettano volontariamente anche per cambiare aria a tutela della propria incolumità personale. Quando si rovinano famiglie levando il lavoro alla gente non c'è da scherzare. Ma qui siamo in Italia e i delinquenti vengono premiati e promossi.

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  3. Non c'è via d'uscita. Solo la guerra civile contro la casta ci può salvare.
    Franchino

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