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mercoledì 19 ottobre 2016

Apertura delle procedure di licenziamento collettivo ex. L.223/1991 per 156 lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche tra Verona, Bologna, Bari e Firenze. Duro attacco dalle Sovrintendenze delle Fondazioni ai lavoratori. Il Governo rimane a guardare.

Da una parte i governi che si sono succeduti in Italia, a prescindere dall'orientamento politico, che nel corso degli ultimi decenni hanno tolto progressivamente risorse alle Fondazioni Lirico Sinfoniche, mettendole oggi ancor più in serio rischio di sopravvivenza con l'approvazione della recente Legge 160/2016, dall'altra parte le gestioni inefficaci e clientelari a politica e a interessi privati che le hanno condotte ad una situazione di profonda crisi economica senza eguali prima d'ora.

Il risultato di tutto questo si sta ripercuotendo gravemente sui lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, i quali, nonostante in molte situazioni abbiano accettato pesanti sacrifici per mantenere in piedi i propri teatri pagando per responsabilità gestionali a loro non imputabili, oggi subiscono la prepotenza di coloro che sono i veri responsabili di tale crisi, coloro che, pur avendo condotto all'attuale situazione quasi tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche attraverso la "mala gestio", non sono mai stati chiamati a risponderne, rimanendo sovente ai loro incarichi se non promossi.


L'Arena di Verona con il commissariamento di Fuortes ha aperto la procedura di licenziamento collettivo L.223/1991 per 22 ballerini e rischia di far sparire completamente il proprio corpo di ballo, il Teatro Comunale di Bologna ha contato 30 esuberi nel proprio organico per cui annuncia l'imminente apertura della procedura di mobilità, stessa situazione per il Maggio Fiorentino dove gli esuberi sono circa di 25/30 lavoratori, il Petruzzelli di Bari ha avviato la procedura di licenziamento sempre ai sensi della L.223/91 per ben 74 lavoratori a causa di politiche aziendali errate che hanno creato numerosi contenziosi legali legate all'epoca del commissariamento Fuortes.

Dalle ultime notizie e dalle denunce dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma appare evidente come, nonostante i pesanti sacrifici dei lavoratori per evitare licenziamenti e salvaguardare il futuro del Teatro, la situazione debitoria sotto la sovrintendenza Fuortes non sia assolutamente migliorata, se non addirittura peggiore di prima. I Sindacati chiedono l'intervento del presidente della Fondazione Sindaca Raggi, nutrendo seri timori per il futuro del teatro e dei loro lavoratori.

Le Dirigenze delle Fondazioni stanno cercando di contenere la situazione esclusivamente smantellando pezzi dei propri teatri, sopprimendo interi settori artistici, lasciando a casa maestranze, impoverendo i teatri nella propria capacità produttiva e qualitativa.

156 professionalità e settori interi rischiano a breve termine di essere dispersi per sempre, senza che questo comporti un qualche beneficio alla risoluzione della crisi dei Teatri in cui siano state attivate le procedure di licenziamento. Tali azioni possono solo impoverire ulteriormente le capacità produttive dei teatri interessati che, attivando processi di riduzione dei propri organici e della propria attività con conseguente contrazione della varietà e della qualità dell'offerta al proprio pubblico, innescano un processo vizioso per il quale meno produci e meno qualità esprimi, meno finanziamenti ottieni, meno finanziamenti ottieni più devi contenere costi riducendo attività e personale.


Tale processo, largamente sponsorizzato dal governo con la Legge 160/2016 promossa e voluta da politici e sovrintendenti, porterà al processo irreversibile di svuotamento dalle maestranze artistiche, tecniche ed amministrative di tutte le Fondazioni Liriche Sinfoniche , che saranno così ridotte a soli contenitori vuoti di eventi.

Il governo difende e incentiva questa politica di smantellamento, incentivando la privatizzazione dei teatri e della cultura al fine di sgravarsene di dosso l'onere del finanziamento, avvallando quindi campagne di licenziamento e riduzione dell'attività dei teatri senza mai mettere in discussione chi, nominato dallo stesso governo e dalla politica, abbia gestito e diretto i teatri in questi anni, senza mai ritenere di sostituirli con seri manager dalle reali competenze culturali in campo musicale, operistico e coreutico e gestionale.

L'Italia, culla della cultura, la stessa di cui i nostri politici si riempono la bocca quando vanno in missione all'estero, è il paese fanalino di coda in Europa per gli investimenti nel campo della cultura. Mentre all'estero si creano ricchezza e posti di lavoro sfruttando il made in Italy anche nel campo dell'arte teatrale, in Italia si preferisce spendere i soldi dei contribuenti per sostenere il fallimento delle banche, le stesse che per anni hanno speculato sui debiti delle Fondazioni Liriche Sinfoniche attingendo a loro come bancomat di liquidità. Non a caso gli ultimi interventi finanziari governativi a sostegno delle Fondazioni Lirico Sinfoniche in difficoltà economica con la Legge 112/2013 (promossa dall'allora Ministro Bray), sono confluiti quasi interamente alla copertura dei debiti dei teatri accumulati con la stipula dei mutui con le banche e dei loro interessi anatocistici, piuttosto che in un serio progetto di ristrutturazione economica e rilancio artistico finalizzato all'incremento della propria attività.

Se questo processo involutivo non verrà arrestato, tra pochi anni nulla resterà più di quel patrimonio artistico culturale che oggi è rappresentato  dall'insieme delle professionalità e delle competenze artistiche e tecniche delle maestranze delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

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