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sabato 15 ottobre 2016

"Arena, la trasparenza online che manca al ministero" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena, la trasparenza online che manca al ministero
Molti colpi di scena, mentre i manovratori della privatizzazione restano dietro le quinte (dove si comanda...)


14 ottobre 2016
Cesare Galla

Le cronache della Fondazione Arena sono in questi giorni una miniera di rivelazioni e di colpi di scena, come si addice a ogni teatro, nel quale è imperativo tenere desta l’attenzione di chi assiste. Alla vigilia della scadenza del mandato del commissario Carlo Fuortes, il quadro che esce dalla narrazione ha le tinte altamente inquietanti di una situazione prossima alla definitiva paralisi. La settimana scorsa teneva banco la notizia del taglio della parte qualitativa del FUS (il finanziamento statale), per un valore di circa 7-800 mila euro. Una scoppola, non c’è che dire. Per qualche giorno se ne è parlato come se riguardasse la stagione 2016 appena conclusa, accreditando i burocrati ministeriali di una rapidità totalmente fuori dalla realtà. Le polemiche sugli ultimi mesi della lirica in Arena si sono incendiate, sono volati stracci politici e solo la parziale rettifica (per la verità un po’ obliqua) apparsa qualche giorno più tardi ha calmato di colpo le acque. I numeri sulla qualità – Arena quart’ultima su 12 Fondazioni lirico-sinfoniche – sono infatti meno recenti, perché relativi all’anno 2015.

Calendario a parte, la notizia, come suol dirsi, c’è tutta. Ma è di fonte blindatissima. In quanto pubblici, questi dati dovrebbero essere facilmente reperibili sul sito del Ministero dello spettacolo, invece ci siamo dovuti arrendere. Al massimo siamo arrivati a una tabella (risalente al 6 maggio 2016) nella quale figurano le tipologie qualitative individuate dalla Commissione consultiva per la Musica, con i punteggi massimi per ciascuna di esse. Ma la graduatoria che conta, con i punti assegnati a ogni singola Fondazione, non si trova da nessuna parte in un sito peraltro indecente, assolutamente bisognoso di un urgente aggiornamento nella grafica e nella navigabilità. Nascosta o non pubblicata che sia, la classifica che tante reazioni ha sollevato è in ogni caso un fantasma, eppure è finita lo stesso sui giornali. Stranezze della trasparenza. La prendiamo per buona, anche perché non è mai stata smentita. Certo, quello scambio di annata, 2016 al posto del 2015, qualche dubbio lo lascia, ma sono dettagli.

Gli 800 mila euro forse mancanti al prossimo FUS sono un bel gruzzoletto, se si pensa che la Fondazione non ha più i soldi nemmeno per pagare i fornitori esterni di servizi tecnici, che stanno smontando palco e platea in Arena. E così il lavoro è rimasto a metà. Ma visto che il debito complessivo è di 28 milioni e passa, qualcuno magari fa spallucce. E pensa giustamente che per far risalire la qualità bisogna affidarsi a seri e capaci professionisti. Ora, che cosa dice al proposito l’indiscrezione a più riprese apparsa nelle cronache della Fondazione Arena? Che Fuortes dovrebbe rimanere commissario per altri sei mesi (si attuerebbe così un nostro ripetuto auspicio) affiancato però, per sollevarlo un po’ dall’incombenza, da due suoi stretti collaboratori areniani, la direttrice operativa Francesca Tartarotti e il vicedirettore artistico Giampiero Sobrino.

Di lei si sa che è stata assunta a caro prezzo all’inizio del 2016 dall’allora sovrintendente Girondini (135 mila euro all’anno, durata del contratto quattro anni e otto mesi). Che ha condotto le trattative per entrare nella Bray prima del commissariamento, ma è stata falciata a un passo dal traguardo dal no dei dipendenti nel referendum consultivo. Che il segretario del sindacato autonomo Fials la considera di idee poco chiare, propensa a creare situazioni confuse e complicate nella gestione del personale. Lui è un clarinettista dell’orchestra dell’Arena in passato impegnato anche sindacalmente, che da qualche anno è saltato dall’altra parte della barricata come vicedirettore artistico, qualifica peraltro inesistente nelle altre Fondazioni. Garantiranno più qualità i due “scudieri” di Fuortes? Nulla lo lascia supporre.
Il prof. Sobrino alla sinistra e la dott.sa Tartarotti alla destra affianco al commissario Fuortes 

Intanto, nel giro di un paio di giorni, forse addirittura di ore, si saprà se il commissario saluterà definitivamente o si fermerà (sempre molto virtualmente, quanto a presenza fisica) fino a primavera. Rischiano di passare ancora parecchi giorni, invece, prima che giunga la definitiva conferma dell’ingresso della Fondazione sotto la tutela della legge Bray, atteso da tutti come la manna dal cielo ma incagliato in limacciose lungaggini burocratiche. E i grandi manovratori della privatizzazione? In questa fase dello spettacolo-narrazione sulla crisi dell’Arena, sono dietro le quinte. A teatro, il posto di quelli che comandano.

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