Post più popolari ultima settimana

domenica 18 settembre 2016

Rassegna Stampa - Corriere di Verona 18 settembre 2016


Arena, l’Agsm agita il sindacato «Così fanno saltare il piano Fuortes»
Fials: se tagliano i finanziamenti, non esiste più l’accordo con i lavoratori. I conti ancora in bilico dell’ente

domenica 18 settembre 2016

VERONA «I dubbi del Fabio Venturi sono quanto meno tardivi. I contributi di Agsm alla Fondazione lirica fanno parte integrante del piano Fuortes, garantiti e certi: se saltano i primi, salta anche il secondo. E a ruota salta qualsiasi accordo e va tutto a monte». Dario Carbone, segretario della Fials, commenta con durezza la notizia sulla richiesta del presidente di Agsm, Fabio Venturi, di ridiscutere il contributo finanziario previsto per il 2017 e il 2018. Dai vertici di Fondazione non trapelano commenti ufficiali, ma si parla di una malcelata irritazione. E dal mondo sindacale e dalle opposizioni si spara a zero.
I sindacati
Il rappresentante della Cgil, Paolo Seghi, ironizza: «Mi ricorda il film di Eisenstein “La Congiura dei Boiardi” – dice – perché ora tutti vogliono ridiscutere tutto, ma sempre in un combinato disposto verso la privatizzazione dell’ente. E allora ricordo che il lavoro del governo e del commissario, finora, è stato teso a portarci all’interno della legge Bray, e se si entra in quella logica la privatizzazione semplicemente non esiste». Da Seghi arriva anche una domanda: «Da maggio ad oggi sono arrivati in cassa quasi 30 milioni, ovvero 22 di incassi al botteghino ed altri 8 circa di anticipo del Fus: come e dove sono stati bruciati tutti quei soldi?». Ancora Carbone, poi, si rivolge alla Camera di Commercio per ricordare che «versare l’8% del Fus è la condizione minima per avere un seggio nel Consiglio d’indirizzo. Ebbene – aggiunge – la Camera di Commercio prevede un versamento di circa 600 mila euro, mentre l’8% equivale a circa 950mila. Mentre noi lavoratori, tra tagli e riduzioni varie, paghiamo 4 milioni l’anno con le nostre buste paga, e forse quel seggio in Cdi ce lo meritiamo più di altri».
Cosa succederà adesso? «I 30 giorni entro cui il ministero doveva dare il primo nulla osta al piano Fuortes – dice Carbone – sono scaduti il 2 settembre: siamo in Italia, e qualche giorno di ritardo ci sta, ma ci aspettiamo da Roma, rapidamente, un segnale preciso».
I conti
Ma chi aiuta concretamente l’Arena di Verona a sopravvivere? Lo Stato eroga una cifra che nel 2015 è stata pari a 11,4 milioni di euro. Gli sponsor privati principali (Calzedonia e Volkswagen) pagano cifre ingenti per i loro spazi pubblicitari, mentre una decina di sponsor minori pagano più o meno sui 50mila euro l’anno, per un totale comunque rispettabile di mezzo milione. Il Comune ha erogato un milione e mezzo di contributo straordinario quest’anno e altrettanto è previsto per il 2016.
Quanto alla voce «debiti», secondo il piano Fuortes, i debitori principali sono le banche (8,7 milioni nel 2015) i fornitori (14,9 milioni, compresi 2,6 milioni verso gli artisti), gli enti previdenziali (1,1) ed altre voci (4,1) per un totale di 28,6 milioni.
La politica
La polemica politica intanto è sempre più feroce. Secondo il Pd «la posizione di Agsm sui contributi alla Fondazione Arena va nella direzione opposta alla volontà del consiglio comunale che giovedì, all’unanimità, ha votato l’ordine del giorno che impegna sindaco e giunta a fare pressione su Regione e Camera di commercio affinché la prima integri la contribuzione in favore di Fondazione Arena che al momento vede impegnati appena 600 mila euro per il 2016, e la seconda eroghi il contributo straordinario di 500 mila euro deliberato il 2 luglio 2015» spiega il consigliere comunale Eugenio Bertolotti. Per Bertolotti «i tentennamenti di Venturi sono di natura squisitamente politica». E il capogruppo Michele Bertucco attacca: «Prima i ritardi del Comune nell’erogare il contributo ordinario, poi la parziale erogazione del contributo straordinario di 3 milioni, poi ancora la Camera di Commercio che trattiene i 500 mila euro promessi; ora ci si mette pure Agsm a minacciare di far saltare i finanziamenti. Per chi lo vuol capire - conclude - è evidente che esiste un disegno per mettere continuamente in difficoltà la Fondazione Arena, mentre il passivo di bilancio 2015, costato ai lavoratori l’integrativo, discende esclusivamente dai ritardi del Comune. Semplice dimenticanza o vendetta dettata dal rancore?

Lillo Aldegheri


Brand mondiale, ma non affare solo per privati

domenica 18 settembre 2016

«Una Fondazione Arena … privata privata, nella logica di qualcuno che ci mette i soldi e deve guadagnare». Un azzardo, una sfida, è da rimanerne basiti. Perché non anche il Teatro alla Scala allora? Quanto ci si può guadagnare sfruttandone il Marchio se è «100% privato privato»? Già il Sacrestano della Tosca ci ammoniva «Scherza coi fanti e lascia stare i santi!». Sappiamo che a certo mondo politico ed economico è ben presente la locuzione latina pecunia non olet di vespasiana memoria ma confidiamo che il governo e gli amministratori pubblici fissino certi confini. Su queste pagine, nei giorni scorsi, abbiamo letto di progettualità varia, di possibili divorzi, di contributi precari. Una domanda, perché tanti appetiti in giro e tutto questo movimento? Certo, forse è stato un errore quello di non concordare con il sindaco della città la scelta di un commissario, ma di imporlo com’è avvenuto. Non si sapeva che la città mette a disposizione dei teatri non solo i luoghi (come la legge impone) ma anche le risorse del territorio (che la legge non impone)? Intelligenti pauca .
Il Marchio, dicevamo. Il Marchio è l’asset più importante di un’azienda. Quello dell’Arena rientra nella tipologia «totally brand-driven» e rappresenta un valore intangibile totale che arriva a coprire l’80-90%. Quanto costa costruire un Marchio vincente? «Arena di Verona» che valore può avere dopo un secolo di operatività e dato che è conosciuto in tutto il mondo? L’Arena, può essere considerata una Ferrari nel mondo dello spettacolo? Certamente, sì. Di questo ne siamo totalmente convinti (non com’è gestita ora, ovviamente). Bene. È un primo punto. Avanti signori che volete acquisirne la gestione «100% privata, privata» per poi fare profitti, cosa mettete nel piatto? Va da sé che l’imprenditoria privata dovrebbe, soprattutto a Verona, partecipare attivamente agli oneri gestionali della Fondazione Arena in considerazione dell’ampio e benefico ritorno economico che viene da sempre spalmato sul territorio veronese ma utilizzando gli strumenti che già sono in campo: Art Bonus e sponsorizzazioni. L’uno permette di detrarne il 65% dalle tasse, l’altro è normato da molto tempo. Una imprenditoria e una classe politica illuminata che sa ben gestire il proprio brand ma altresì ha a cuore la crescita sociale e culturale di una comunità, non approfitta ma mette a profitto. Per il resto, ci affidiamo all’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Dato che siamo in periodo di riforme costituzionali, vogliamo emendare sostituendo «Repubblica» con «Res privata»? Chi se la sente e ha i mezzi, lo proponga. Ad oggi, comunque, è il governo che deve farsi carico di garantire ai cittadini il dettato costituzionale citato. È a tutti noto che le fondazioni liriche operano con difficoltà ed è per questo urgente che il governo intervenga con una legge quadro che sappia modernizzare il settore ma altresì promuovere la presenza di un management vincolato a dei risultati gestionali, come avviene con i privati. Non ha i soldi per farlo? Si faccia promotore di accordi con chi li ha, come la Cassa Depositi e Prestiti (come recentemente proposto su queste pagine) che, beninteso, non è un ente benefico ma una società (ha distribuito 160 miliardi negli ultimi anni), per cui ha bisogno non solo di valutare i singoli progetti ma anche di avere delle garanzie di solvibilità.
Giorgio Benati

REAZIONI POLITICHE
La proposta di Veronesi? «Impossibile da realizzare»

domenica 18 settembre 2016

VERONA «Se il centrosinistra, la prossima primavera, amministrerà Verona, avremo finalmente una fondazione lirica completamente privata. Anzi auspico proprio che nasca una fondazione lirica privata. Ma non sarà Fondazione Arena». Con questa provocazione, Vincenzo D’Arienzo onorevole veronese del Pd, risponde alla proposta di Sandro Veronesi, patron di Calzedonia, di un’Arena privata al 100%, ma anche all’apertura che viene dalla sua collega di partito Orietta Salemi. «Ciò che non capisco – continua D’Arienzo – è cosa impedisca agli imprenditori veronesi di creare una fondazione completamente privata per fare lirica o sviluppare la cultura. I teatri ci sono, investano e realizzino una stagione o un festival lirico. Ma non con l’orchestra dell’Arena, non con il know how dell’Arena». Non è così tranchant, invece, sulla proposta di Veronesi, il segretario provinciale della Lega, Paolo Paternoster. «Visti i disastri sortiti dalla gestione Tosi-Girondini – anticipa – ben venga l’idea del patron di Calzedonia la cui gestione garantirebbe tranquillità all’Arena. Se poi, invece, analizziamo la fattibilità del progetto da un punto di vista pratico, possiamo dire fin da ora che è impossibile. Ci sarebbero problemi insormontabili: dall’uso dell’Arena, alla proprietà delle scenografie, dalla gestione dei contratti di lavoro, ai magazzini. Ciò che, invece, si può fare è una buona gestione pubblica che affidi il teatro a management privato competente».
Samuele Nottegar

Nessun commento:

Posta un commento