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giovedì 8 settembre 2016

Rassegna Stampa - 8 settembre 2016


Nuove grane per l’Arena. A rischio anche i soldi della Camera di Commercio


giovedì 8 settembre 2016

VERONA Mentre prosegue il dibattito sulla possibilità, per la Fondazione, di accedere a nuove risorse economiche attraverso la Cassa depositi e prestiti (vedi box), nuove nubi si addensano sull’Arena e soprattutto sulla tenuta futura dei suoi conti. Ieri infatti, il commissario Carlo Fuortes, di ritorno a Verona, ha incontrato il presidente della Camera di Commercio scaligera Giuseppe Riello. Un incontro per discutere a quattr’occhi del Piano di risanamento avviato e delle possibilità che il teatro ha di rimettere in sesto i conti, grazie all’adesione alla Legge Bray. Ma l’occasione anche per discutere delle strategie future di rilancio della Fondazione.


In quest’ottica, Fuortes ha ribadito che non proseguirà il proprio mandato oltre la scadenza naturale, fissata per metà ottobre, ma ha assicurato che il percorso triennale intrapreso è pensato per rimettere in ordine le finanze del teatro. Quindi, in tal senso, non sono previsti cambi di rotta. La novità semmai sta nel disegno di legge per la riforma della Pubblica amministrazione, la cosiddetta legge Madia, che non riguarda direttamente le Fondazioni lirico sinfoniche, ma che è destinato a incidere sulle Camere di Commercio. «In pratica – spiega il presidente Riello di ritorno dal vertice Unioncamere – abbiamo appreso che la legge di riforma non solo taglierà del 50% i contributi alle Camere, ma contemporaneamente ridurrà i nostri introiti e ci aumenterà le tasse. Di fatto, mette in atto un depauperamento complessivo del sistema, tale da limitare di moltissimo la capacità operativa degli enti camerali».

Non ci vuole molto a capire che minori risorse disponibili si potranno tradurre in stanziamenti ben più modesti (potenzialmente fino a zero) che la Camera scaligera, nonostante sia socio fondatore, riuscirà a destinare a Fondazione Arena. «L’Arena – chiarisce il presidente Riello – è fondamentale per il sistema economico veronese e, quindi, ci impegneremo a sostenerla, ma come ho detto al commissario Fuortes, a fronte di due presupposti chiari: che sia garantito un piano industriale serio, per evitare sprechi come è avvenuto in passato, e di avere le risorse per farlo. Per quanto riguarda il piano, analizzeremo con attenzione i numeri; per quanto riguarda le risorse dovremo valutare quelle disponibili». Potenzialmente, quindi, seppur a malincuore, uno dei soci fondatori di Fondazione Arena potrebbe non essere più in grado di onorare i propri impegni, cioè erogare, ogni anno, una cifra pari all’8% del valore del Fus. «In questi anni – sottolinea Riello – la Camera di Commercio ha destinato complessivamente all’Arena una cifra attorno ai 20 milioni di euro, quindi, non ci siamo mai tirati indietro. Se il Fus si assesta attorno ai 10 milioni, noi siamo chiamati a versare 800mila». 

E ad essere a rischio non sono solo i contributi per il 2017, ma anche quelli di quest’anno.Un esempio può essere il contributo straordinario, da 500mila euro, che negli scorsi mesi l’ente camerale si era impegnato a deliberare, per sostenere la Fondazione in un momento di particolare difficoltà. Tuttavia, a fine giugno, periodo in cui Fuortes ha chiuso il bilancio 2015, quella somma non era ancora stata erogata e così il commissario, prudenzialmente, aveva svalutato interamente il credito. Il pericolo è che in futuro la situazione possa ripetersi.

Samuele Nottegar


Finanziamenti dalla Cassa depositi e prestiti? Servono progetti mirati, come ha fatto la Scala

VERONA Pensare che la Cassa depositi e prestiti sia una sorta di ente di beneficienza pronto ad andare in aiuto di chiunque sia in difficoltà è un errore marchiano. La mission della Cdp, come sta scritto nel proprio sito, è quello di «promuovere lo sviluppo del sistema economico e industriale italiano», sulla base di progetti concreti. 


Il fatto che per la prima volta abbia deciso di sposare la causa di una Fondazione lirica, in questo caso la Scala di Milano, ha una ragione ben precisa: il progetto presentato dall’ente milanese aveva come mission la promozione di giovani della propria accademia per mettere in scena un’opera, nella fattispecie «Il flauto magico». 


Questo cosa significa? Significa che anche la Fondazione Arena, nel caso in cui decida di prendere seriamente in considerazione l’opportunità di chiedere finanziamenti alla Cdp, deve pensare a qualcosa di particolare, a un progetto mirato, in grado di attrarre la curiosità di chi, dentro la Cassa depositi e prestiti, è deputato a decidere se finanziare o meno un’idea. Dire che si è favorevoli, dunque, non basta. Servono anche i progetti.

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