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giovedì 8 settembre 2016

Rassegna Stampa - 7 settembre 2016


Salvataggio dell’Arena. Tosi e l’idea della Cdp «È la strada giusta» 

La senatrice Bonfrisco: «Sono favorevole, ma c’è un grosso ostacolo e si chiama Fondazione Cariverona»


mercoledì 7 settembre 2016

VERONA «Chiedere un intervento finanziario alla Cassa Depositi e Prestiti? Certo che è la strada giusta. Non per niente è al centro del Piano Fuortes per la Fondazione Arena, ma lo era stata anche dei lavori del vecchio Consiglio d’indirizzo, prima del commissariamento». Il sindaco Flavio Tosi raccoglie senza esitazioni il consiglio di Giorgio Benati in un articolo di ieri sul nostro giornale. Proposta caldeggiata anche dal sovrintendente de La Fenice di Venezia, nonché presidente dell’Anfols, Cristiano Chiarot («Si segua l’esempio della Scala di Milano»).


Tosi ricorda che «proprio il vecchio Cdi aveva calcolato che sui 17 milioni di debito esistenti allora (adesso sono molti di meno) ottenendo un prestito dalla Cassa avremmo risparmiato più di mezzo milione l’anno di interessi passivi. Perché il compito di quell’istituto – sottolinea il sindaco - è anche e forse soprattutto questo: fornire finanziamenti pubblici (solitamente pubblico su pubblico) a costi inferiori rispetto a quelli praticati dalle banche».
Strada da seguire, quindi, su questo sembra esserci un accordo quasi unanime. Ma una persona che queste vicende le vive da vicino, segnala anche qualche difficoltà. La senatrice veronese Cinzia Bonfrisco è infatti la presidente proprio della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti. Anche lei si dice pienamente d’accordo sull’ipotesi rilanciata ieri sul Corriere di Verona . Ma ricorda a tutti che c’è anche un «ma», neanche tanto piccolo.

«Nella Cassa Depositi e Prestiti – spiega infatti la senatrice – sono presenti come azioniste le Fondazioni bancarie italiane. Tutte, ma non la Fondazione Cariverona, che per una sua scelta, a mio avviso sbagliata, ha voluto uscire da questo meccanismo. E allora – prosegue Bonfrisco – risulta per così dire… meno facile, chiedere un intervento a favore di un territorio la cui Fondazione sembra presa da tutt’altre vicende, dedicando ad esempio le sue energie al domino bancario (leggi Popolare di Vicenza e Veneto Banca) seguendo schemi ormai legati al passato». Per essere ancora più chiara, Bonfrisco aggiunge che «rischiamo di fare la figura di quei territori che, in caso di necessità, corrono a chiedere l’aiuto dello Stato ma poi sono i primi a non impegnarsi a fondo per risolvere i propri problemi». 
La senatrice tiene peraltro a ribadire che «sarebbe davvero un’ottima cosa se la Cassa mostrasse verso l’Arena di Verona la stessa sensibilità già dimostrata nei confronti della Scala di Milano e dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma. E spero che a questo si possa arrivare. Ma realisticamente – aggiunge – non dobbiamo nasconderci che per avere tutte le carte in regola avremmo dovuto mostrare prima di saper offrire una buona gestione della nostra Fondazione lirica (e non mi pare che nel recente passato ciò sia avvenuto) e poi dimostrare la sensibilità della nostra Fondazione bancaria, vedendola partecipe di un comportamento che invece è di tutte le altre Fondazioni ma non di quella veronese. E sarebbe il caso – conclude la senatrice Bonfrisco - di chiederci il perché…».

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