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domenica 4 settembre 2016

Rassegna Stampa - 3 settembre 2016

 

Sabato 3 .09. 2016

Sì di Tosi al «progetto Manni».

Ma i suoi avversari dicono no


VERONA «Il progetto di Manni è valido e, secondo me, con le modifiche legislative in arrivo, potrebbe diventare presto l’unica soluzione per noi. Ma, nel frattempo, quello trovato da Fuortes è il miglior compromesso fra gestione dell’ente e norme vigenti». Parola di Flavio Tosi sulle due strade che gli si pongono di fronte sulla Fondazione Arena: il progetto di Manni, quello «più spinto», che prevede un triennio di sola stagione estiva con sponsor in pista per alzare la qualità delle opere e risollevare i bilanci; o la formula Fuortes, invece, quella più soft di una stagione invernale in versione mini, che usi il Filarmonico da dicembre a maggio. «Manni è un imprenditore e come tale punta ai risultati e all’efficenza - spiega il sindaco -. Il commissario, però, con le attuali norme vigenti, al momento ha trovato il buon compromesso con il lavoro stagionale. Detto questo, a breve, credo che il piano di Manni possa essere l’unico da applicare: il governo presto imporrà degli standard chiedendo alle fondazioni di far quadrare i conti, altrimenti lo Stato se ne esce».

Un’apertura arriva anche da Alberto Mion, ex componente del Consiglio di Indirizzo dove era rappresentante del ministero: «Quella di Manni è probabilmente l’unica strada percorribile - spiega -, forse comporterà una riduzione del Fus, ma puntando alla stagione estiva ci sarà una riduzione dei costi e si avranno le risorse giuste per investire sulla qualità degli spettacoli. Noi, come cdi, avevamo cercato di mantenere la stagione invernale, ma con uno sforzo da parte di tutti. Questo non è stato capito. I lavoratori potevano sacrificare qualcosa e veder mantenuto il posto di tutti. Ecco, mi piacerebbe che il prossimo cdi, prima di passare alla formula di Manni, facesse l’ultimo tentativo in tal senso. Viste le risorse sempre più scarse, comunque, la via degli sponsor mi sembra la strada maestra».

Ma il mondo politico si divide. «Sono molto perplesso su questo stop alle attività invernali - spiega il senatore azzurro Stefano Bertacco -. Qui stiamo trattando la cultura come un settore aziendale. Già l’inverno a Verona, città Unesco e meta internazionale del turismo, non ha molta offerta, ad eccezione del Teatro Nuovo. Se si toglie il Filarmonico, cosa resta? Diventa la città delle discoteche o della playstation». Per Bertacco, dunque, la formula è troppo «estrema»: «La cultura è arricchimento delle persone, non è solo conti da far quadrare. Bisogna lavorare sulla capacità attrattiva di Verona, non depotenziarla. Mi farò carico di convocare presto una riunione con i colleghi veronesi».


Contrario anche Mattia Fantinati (M5S): «I dati confortanti della stagione lirica appena conclusa indicano la strada giusta da intraprendere e proseguire - spiega il deputato -. La situazione economica della Fondazione è grave e difficile: per questo nella fase post-commissariamento alla guida della stessa, che dovrà mantenere il suo status pubblico, avremo bisogno di una persona competente e capace, non di un personaggio scelto per giochi di poltrone e amicizie a Palazzo Barbieri. Una guida che abbia a cuore l’Arena, puntando alla qualità, alle novità e all’importanza di tutte le maestranze d’eccellenza che abbiamo». 


«Perdere la stagione invernale non è fattibile - aggiunge la parlamentare Alessia Rotta (Pd) - e se la perdi poi non la ripristini più. La vera domanda qui è capire come sia possibile mantenere una fondazione con un equilibrio dei costi. Il compito della politica, con chi si è speso fino ad oggi in prima persona, era ed è quello di creare un’infrastruttura possibile: noi abbiamo evitato la liquidazione e ripreso la Bray, ma non siamo mai entrati nel merito delle scelte artistiche, non è il nostro compito. Lo ricordo ai sindacati, quando tirano fuori la questione del corpo di ballo e attaccano i politici».
E ancora: «Tutti si improvvisano tuttologi, quando invece dovremmo fidarci delle scelte di chi è arrivato proprio per risolvere il problema - conclude Rotta -. In tal senso ringrazio Manni che, con onestà intellettuale, ha riconosciuto il lavoro di Fuortes. Non solo: Manni, parlando degli sponsor, ci fa capire che la fondazione interessa a qualcuno. Ora, per farla sopravvivere, serve un nuovo modello di gestione e responsabilità da parte di tutti: privati, politici e lavoratori». - Silvia Maria Dubois


«Una proposta fattibile e concreta. Ci sono già alcuni sponsor pronti» A ottobre presentazione del piano


VERONA «Una proposta fattibile, ci sono già almeno tre sponsor che si sono fatti avanti». A delineare i contorni concreti del «piano Manni» (tre anni di sola stagione estiva puntando ai privati e alla qualità delle opere per sistemare i conti della Fondazione) è l’avvocato Lamberto Lambertini.
«Questa è sempre stata la nostra proposta, fin dall’inizio ed è assolutamente gestibile - racconta -. Ma c’è ancora qualcuno che non l’ha capita, che pensa che i denari vadano ai privati. A loro va l’immagine, è questo il loro investimento. Qui bisogna cercare di recuperare spettatori e qualità. E tre anni sono sufficienti per raggiungere questi due obiettivi e restituire alla città un volano positivo».
Più dettagli sul progetto: «È molto semplice e dietro non c’è alcuna speculazione, solo buone idee - prosegue l’avvocato -. Ci sono già 3-4 sponsor ben conosciuti, alcuni già ufficiali, disposti a farsi avanti. Hanno dato la loro disponibilità gli attuali soci, un fondo di investimento è già pronto. La formula è semplice: oggi tu, sponsor, dai 200 o 300mila euro per avere un bollino piccolo con il tuo nome in fondo al manifesto. Invece domani me ne dai 500mila, mi sponsorizzi un’opera intera e io ti faccio una pubblicità più visibile». I mezzi ci sono, la società si può fare («e da Roma avevamo avuto aperture»).
Insomma, le condizioni per partire ci sono. «Si tratta di un progetto elastico, alla fine dei tre anni si potrà restare fondazione, tornare all’origine - spiega Lambertini -. E se le fondazioni spariscono, la stessa spa sarà trasformata in una fondazione. Parliamoci chiaro: l’ente veronese ha toccato il fondo ad inizio estate ed è stata salvato dall’esterno. Ma i problemi finanziari sono gli stessi. Serve trovare una soluzione alternativa». E da qui il prossimo passo concreto: «Di tutto questo discuteremo anche in un seminario universitario, previsto per ottobre - conclude Lambertini -: sarà a porte chiuse per evitare strumentalizzazioni. Ma coinvolgeremo tutti gli interlocutori. Non solo: avvieremo un’inchiesta e daremo dei numeri per far vedere che la nostra è una proposta articolata».

1 commento:

  1. Figuriamoci se mollano la presa! Sono all'attacco più agguerriti che mai! Non vogliono mollare la gallina dalle uova d'oro! E ci danno pure dei cretini,tipico degli imbroglioni intrallazzatori, che non abbiamo capito nulla, che i soldi non vanno ai privati..... fino a prova contraria ripartizione dei utili fra i soci, vuol dire esattamente questo. Cioè che i soci, Manni, Lambertini, Maccagnani, fino a prova contraria privati, alla fine dell'esperimento di 3 anni si mettono in tasca i soldini,dando a tosi la sua tangente, e poi addio festival lirico! Adesso appare anche Mion .....ma tutti questi geni della lirica cosa hanno fatto quando erano nel consiglio di indirizzo se non portare la fondazione nel baratro aiutati da Tosi è Girondini? Ricordiamo che la figura dello sponsor non è come la intendono loro!

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