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domenica 4 settembre 2016

Rassegna Stampa - 2 settembre 2016



LIRICA E POLITICA. La lettera del sindacato


Arena, la gestione Tosi-Girondini ancora nel mirino
La Cgil: «L'accordo fu bocciato per sfiducia verso il loro operato»

venerdì 02 .09. 2016 CRONACA, p. 12

Lirica, stagione areniana chiusa ma ancora braccio di ferro. Il sindaco Flavio Tosi «faccia a se stesso la cortesia di tornare alla realtà, a vedere le cose come drammaticamente sono, ripensare come questo teatro - nella sua integrità di settori artistici, tecnici e amministrativi e nella sia valenza di servizio culturale alla comunità locale e internazionale - non sia assimilabile alla "grande giostra" che l'effimero spessore di un pensiero solo presumibilmente moderno porta a concepire».È quanto dicono in una lettera aperta a Tosi Michele Corso e Paolo Seghi, rispettivamente segretario provinciale e segretario per lo Spettacolo del sindacato Cgil, replicando al sindaco Flavio Tosi il quale, plaudendo al risultato della stagione lirica appena conclusasi, ha detto che il commissario della Fondazione Arena Carlo Fuortes «grazie all'innovazione di un contratto più "stagionale" ha trovato una via d'uscita alla temporanea situazione d'impossibilità di accedere alle legge Bray, causata dal comportamento sciagurato di Fials e Cgil che avevano fatto naufragare un accordo riconosciuto da tutti come meno pesante per i lavoratori». Il riferimento del sindaco è all'accordo che fu bocciato per soli due voti nel referen e Cgil che avevano fatto naufragare un accordo riconosciuto da tutti come meno pesante per i lavoratori». Il riferimento del sindaco è all'accordo che fu bocciato per soli due voti nel referendum dei lavoratori.Corso e Seghi, però, sottolineano, sull'accordo, «che la Cgil non solo lo discusse e lo siglò, ma fu la sola organizzazione a convocare a Verona un coordinamento nazionale dei delegati delle Fondazioni liriche e il cui segretario nazionale Slc Cestaro lo venne a discutere proprio a Verona. L'esito del voto fra i lavoratori, previsto dagli accordi sindacali confederale e nostra pratica democratica, diede una indicazione negativa. La richiesta di liquidazione amministrativa e il successivo commissariamento», precisa la Cgil, «hanno segnato il resto di una storia a tempo».Concludono Seghi e Corso, rivolti a Tosi: «Non si è mai chiesto la ragione di quel voto negativo? Noi sì. Crediamo, in grande sintesi, che la sfiducia nei confronti dell'insieme della sua/vostra direzione», e il riferimento è a Tosi ex presidente e a Francesco Girondini ex sovrintendente della Fondazione Arena, «abbia prevalso, in forma peraltro trasversale tra sigle e settori, sulla nostra e purtroppo parziale opera di ricostruzione».oE.G.




L’INTERVISTA

L’imprenditore Manni analizza i dati del 94° festival «Arena Spa»

«Sponsor e tre anni di sola stagione estiva per sistemare i conti della Fondazione» 

VERONA I numeri del 94° Festival lirico continuano a far discutere. «Quei 370mila spettatori – spiega Giuseppe Manni, presidente dell’omonimo gruppo industriale – mi preoccupano molto, perché confermano il trend in calo degli ultimi anni, ma confermano anche la bontà della nostra idea». L’idea cui fa riferimento Manni è il progetto Arena Lirica spa che l’industriale ha elaborato assieme agli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani. In pratica, il progetto propone una gestione maggiormente privatistica di Fondazione Arena, la realizzazione solo del festival estivo per tre anni, con l’obiettivo di sistemare i conti del teatro, per tornare successivamente alla normale attività anche invernale.

Presidente Manni, i dati degli spettatori areniani come li valuta?

«Non sono granché positivi, non libiamo certo nei lieti calici, ma l’andamento della stagione ha anche aspetti positivi e ci confermano nella nostra idea».

Quali sono gli aspetti positivi?

«Bisogna prendere atto che la gestione estiva voluta dal commissario Carlo Fuortes, con l’interruzione delle attività per due mesi, è un atto necessario che noi avevamo definito nel nostro progetto. Dal nostro punto di vista andrebbe rafforzato per concentrare tutte le attività del teatro durante i mesi estivi. Questo non per sempre, ma solo per tre anni. In questo periodo transitorio, i dipendenti potranno godere di tutti i supporti sociali previsti e si avrebbe la possibilità di rimettere in ordine i conti dell’Arena. Quando vedremo i conti, credo che sarà evidente come non sia sostenibile un bilancio nemmeno con 10 mesi di attività».

Vede altri aspetti positivi in questo Festival?

«Sì, innanzitutto l’intervento di Fuortes ha permesso di realizzare il Festival e ha dato la possibilità di tornare a parlare di futuro. E poi è stato introdotto il tema delle serate-evento. Non faccio riferimento a quelle di musica pop, ma ad esempio a serate come quella di Bolle. Credo che eventi speciali abbiano la possibilità di arricchire il cartellone e di portare grande pubblico in Arena».

Ha già qualcosa in mente?

«Penso ad esempio alla possibilità di invitare grandissimi direttori, ad esempio Daniel Baremboim, sarebbe una serata da tutto esaurito, o dedicare una serata a un grandissimo cantante, un tenore di valore mondiale. Questo faciliterebbe la ricerca di sponsor e sgraverebbe la Fondazione dei costi».

In che modo?

«Ad esempio, gli sponsor, che sono grandi aziende internazionali, potrebbero essere i sostenitori delle prime del Festival, assumendosene i costi organizzativi. Quest’anno ci sono state cinque prime: oltre a richiamare grande pubblico, i costi sarebbero inferiori per Fondazione».

Un tema che rimane aperto è quello del corpo di ballo. In questo caso che si fa?

«Sono d’accordo con la decisione presa da Fuortes: il fatto che il corpo di ballo non sia sostenibile da una sola fondazione lirico sinfonica è evidente dal fatto che ormai tutti i teatri li stanno dismettendo. Creare, invece, un corpo di ballo che collabori con più fondazioni, Fenice, Arena, Verdi di Trieste è un progetto valido, ma deve essere un soggetto indipendente dalle fondazioni, in grado di competere per la qualità che propone».

Così si salverà l’Arena?

«A salvarla sarà un insieme di soluzioni: servono gli sponsor, va promossa l’Arena all’estero, vanno rimessi in ordine i conti. Bisogna fare più qualità con minori costi. Le nostre idee ci sono e il ministero, con Fuortes, in parte le ha utilizzate».

Samuele Nottegar 

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