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lunedì 26 settembre 2016

Il Petruzzelli di Bari avvia il riordino organizzativo per sanare 181 vertenze dei lavoratori, limitando danno economico, investendo su rinnovata capacità produttiva e allontanando i rischi di default e di ricorso al licenziamento collettivo - La Fondazione Arena che invece ha condotto a sentenza tutte le vertenze promosse dai lavoratori negli ultimi anni nonostante l'esito "scontato", ora pone rimedio licenziando i ballerini neo assunti e quelli storici

Mentre la Fondazione Arena si appresterebbe ad aprire l'iter per il licenziamento collettivo secondo legge 223/1991 per i 20 lavoratori componenti del proprio Corpo di Ballo, il Teatro Petruzzelli allontana momentaneamente il rischio licenziamento collettivo.

BARI - Proprio su indicazione del proprio Consiglio di Indirizzo, nella scorsa settimana, il Teatro Petruzzelli di Bari ha avviato un riordino organizzativo per sanare le posizioni dei 181 dipendenti che nei mesi scorsi avevano ricorso al giudizio dei giudici del lavoro per veder riconosciuto il loro diritto alla trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Date le prime sentenze a favore dei lavoratori il Teatro ha deciso di non disperdere ulteriori finanze in inutili spese legali per dei giudizi quantomai scontati e per il pagamento di consistenti indennizzi da corrispondere agli stessi lavoratori. Vista la situazione il Teatro ha ritenuto più utile investire tali finanze nel lavoro e in nuova capacità produttiva dettata da una disponibilità di organico allargata.

85 saranno i lavoratori, tra quelli già assunti e quelli che verranno assunti, che andranno a integrare l'organico del teatro tra orchestrali, coristi, tecnici ed amministrativi.
Ai restanti lavoratori che non hanno manifestato interesse alla trasformazione del loro contratto pur avendo promosso una vertenza verso il teatro in quanto collocati altrove, verrà proposta una trattativa per la rinuncia al contenzioso.

Il Petruzzelli di Bari chiude così momentaneamente la partita con le vertenze, scegliendo di contenere i danni, di scommettere quindi sui lavoratori e sulle rinnovate capacità produttive del teatro piuttosto che portare avanti contenziosi dall'esito scontato che avrebbero messo in serio rischio di default l'intero teatro.

Si allontana così, almeno momentaneamente, lo spettro del licenziamento collettivo secondo legge 223/1991, così come in una prima ipotesi era stato ventilato, di tutti quei lavoratori che sarebbero stati assunti tramite sentenza ed il cui costo per il teatro sarebbe stato insostenibile, data l'enormità della somma di mensilità a titolo di indennità e di spese legali che arrivando a sentenza sarebbero dovute essere corrisposte ad ognuno dei 181 ex lavoratori a termine.






VERONA - Sembrava questa la strada più ovvia poichè dettata dal buon senso anche per la risoluzione delle vertenze alla Fondazione Arena di Verona. Dopo essersi trascinate per anni, tali vertenze si sono risolte la maggior parte nel maggio scorso con esito scontato a favore dei lavoratori, grazie e soprattutto agli effetti della "famosa" sentenza della Corte Costituzionale n.260/2015 del dicembre scorso che, abolendo quegli articoli di legge ritenuti incostituzionali e che di fatto impedivano la trasformazione dei contratti per i lavoratori delle Fondazioni Liriche come unica eccezione nel comparto privato, aveva dato un chiaro orientamento alla risoluzione delle vertenze promosse dai lavoratori in tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche.

La Fondazione Arena, nonostante la se pur "timida" richiesta da parte dei sindacati, anche a seguito della decisione della Consulta, di trovare una soluzione che limitasse i danni economici al teatro ed assicurasse al lavoratore il "dovuto" posto di lavoro, pur conoscendone l'esito scontato, ha comunque voluto portare a termine ogni singolo percorso di giudizio con il conseguente ingente esborso economico per spese legali sostenute e da rifondere ai lavoratori assieme alle mensilità corrisposte ad ogni singolo dipendente come indennità. Se si pensa che le vertenze promosse riguardavano più di una cinquantina di lavoratori, è facile fare un calcolo della portata economica di cui andiamo a parlare, ossia nell'ordine di qualche milione di euro.

Anche tale incomprensibile scelta aziendale ha contribuito pesantemente sul bilancio della Fondazione Arena, la cui dirigenza ora, proprio nel settore dove si sono avute la maggior parte delle trasformazioni di contratti a tempo indeterminato e così come dichiarato dal commissario uscente Fuortes ai sindacati nell'ultimo incontro tenutosi venerdì scorso, starebbe avviando le pratiche per la messa in mobilità secondo la legge 223/1991 sui licenziamenti collettivi, di tutti i lavoratori del Corpo di Ballo, neo assunti o lavoratori storici che siano, cessandone l'attività.

Ancora una volta i lavoratori stanno pagando per scelte ed errori aziendali ai limiti della comprensione umana, mentre chi ha operato scelte di questo tipo, non solo non viene perseguito, ma spesso e volentieri rimane anche al proprio posto se non premiato.

1 commento:

  1. Ma forse il sindaco di Bari è un po' più colto del nostro è forse non antepone gli interessi personali suoi e dei suoi amici!

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