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lunedì 26 settembre 2016

"Arena privatizzata? Ma nessuno pensa al progetto culturale" di Cesare Galla - Vvox.it


Arena privatizzata? Ma nessuno pensa al progetto culturale
La torta é ghiotta e fa gola. E la qualità del "prodotto" passa in secondo piano



Cesare Galla
Arena: privato è bello, pubblico deleterio. Per la causa viene scomodata anche la buonanima di Big Luciano Pavarotti. Lui addirittura immaginava cinque anni di serrata dei teatri d’opera, per poi riaprire in una nuova età dell’oro della lirica, con il latte e il miele del privato a essere norma. Teatri italiani, è ovvio: gli stessi dove qualcuno per un certo periodo aveva avuto la bella pensata di mettere un tetto ai cachet dei cantanti per contenere i costi. Il che per inciso aveva notevolmente ridotto le presenze nel Belpaese del grande tenore modenese, di casa al Metropolitan di New York. Laggiù è idolatrato anche Franco Zeffirelli, i cui allestimenti tornano in Arena da decenni. Riusciti, meno riusciti, tutti notoriamente molto costosi anche a riallestirsi. Quindi è vero, come ha detto un addetto ai lavori, che la mano del regista fiorentino pesa ancora molto. Sui conti.

Anche se il “quadro legislativo” delle Fondazioni, come dicono i tecnici, non è mutato granché negli ultimi vent'anni (sistema misto pubblico-privato), e l’Art Bonus viene giudicato inadeguato praticamente da tutti, le sortite a favore di un’Arena non più pubblica si sprecano. Mentre incombe su tutto il sistema il drastico ridimensionamento che potrebbe derivare dalla delega per la riforma in mano al Governo, qui si vuole privatizzare “sul serio”, espellere lo Stato – chi dice per tre anni, chi forse per sempre – per mettere a posto i conti. Strano modo di sistemare il bilancio, rinunciando a 11-12 milioni di euro all’anno.

Numerose sono le Fondazioni lirico-sinfoniche in grave crisi, quasi tutte hanno dovuto ricorrere alle pubbliche agevolazioni della Legge Bray per sopravvivere, ma da nessuna parte si è sviluppato un dibattito come quello che si registra in riva all'Adige. Verona è solitaria per il semplice fatto che nessuna Fondazione, in Italia, ha un teatro come l’Arena che ogni estate incassa 22-23 milioni di euro. Questo porta a pensare i non addetti ai lavori che sia facile fare a meno dello Stato; questo fa anche venire qualche cattivo pensiero, perché la torta è ghiotta ed è a portata di mano. Basta liberarsi della “zavorra”, ovvero di un’attività spalmata su tutto l’anno, non solo in Arena ma anche al chiuso del Filarmonico. Che è l’obiettivo dello Stato, tenuto per il dettato costituzionale, ma guarda un po’, a sostenere e diffondere la cultura e quindi anche l’opera, fra tutti i cittadini.

Pervicacemente, gli argomenti dei privatizzatori “assoluti” continuano a evitare il discorso artistico: cosa fare, come fare, quali progetti culturali sviluppare, a chi affidare questi compiti oltremodo impegnativi. Il fumo più insidioso è proprio sulla “governance”. Questa gravissima crisi è stata determinata dall'inadeguatezza gestionale, e il problema non è il primo in agenda. La qualità del “prodotto”, cioè gli spettacoli, è sempre in secondo, terzo piano, utile per dire che bisogna cambiare, sepolta quando si dovrebbe provare a spiegare come.

Ci sarebbe piaciuto che oltre a commissionare uno studio sul valore del marchio Arena, i corifei del progetto Arena Lirica Spa avessero costituito una task force di esperti “cacciatori di teste”, incaricata di individuare i due-tre uomini necessari a far decollare – artisticamente – il progetto privatistico. E che questi si fossero presentati e ci avessero spiegato a grandi linee come sarebbero i prossimi tre festival estivi in Arena. Ma su questo, silenzio assoluto, mentre le chiacchiere vanno a mille. E intanto il sindaco Tosi si prepara a nominarsi un altro sovrintendente, se non lo fermerà il ministro Franceschini. Questione di buon senso, non di politica.

1 commento:

  1. Figuriamoci se Franceschini lo ferma! Vi siete già dimenticati che fu proprio lui a dare il benestare x il secondo mandato del perito agrario!

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