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martedì 2 agosto 2016

Riforma della Lirica: l'Italia si impoverisce per sempre - dalla Redazione di POSSIBILE

REDAZIONE POSSIBILE

Riforma della Lirica: l’intero Paese si impoverisce per sempre, pochi ne beneficiano


1 agosto 2016


In Italia ci sono 14 fondazioni liriche pubbliche che gestiscono altrettanti teatri cittadini, come ad esempio la Scala di Milano, l’Arena di Verona, la Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, il Massimo di Palermo.

Un teatro lirico è un’‘azienda’ che ha mediamente tra 200 e 300 tra cantanti, musicisti, danzatori, tecnici, costruttori di scenografie, costumisti, e naturalmente amministrativi.

Tutte insieme le 14 fondazioni costituiscono un ‘settore industriale’ nazionale che —oltre alla sua dimensione culturale— fabbrica spettacoli di opera lirica, danza e concerti. Si tratta di una delle cose che ‘vendiamo’ nel mondo e che attirano turismo di qualità in Italia.

Con un disegno di legge in discussione in Senato in questi giorni (non chiedeteci perché d’agosto), anche nella lirica come nella sanità o nell’università, lo Stato dice sostanzialmente “non voglio più occuparmene. Se ne occupino i privati”.

Non si parla apertamente di privatizzazione. Ma le infrastrutture pubbliche che costituiscono la spina dorsale del Paese vengono svuotate sino a renderle inservibili. Sino a rendere “sensata” per tutti la loro privatizzazione.

Anche nel disegno di legge sulle fondazioni liriche il mantra del “pareggio di bilancio” viene utilizzato per rinunciare a finanziare un’infrastruttura strategica del Paese come le fondazioni liriche, e potenzialmente per cedere a soggetti privati, anche esteri, teatri e monumenti che appartengono alla storia delle nostre città.

Ma in questo modo l’Italia perde un intero settore, quello della lirica e della danza, come ha fatto in passato per l’informatica, la farmaceutica, l’aeronautica. L’intero Paese si impoverisce per sempre, pochi ne beneficiano.

Si tratta di un impoverimento che colpisce non solo chi si occupa di cultura in Italia, ma l’intero settore turistico, e a cascata tutti coloro che vendono “made in Italy” nel mondo.

L’argomento del “pareggio di bilancio” non deve essere usato come foglia di fico per cedere a singoli privati gli asset strategici e le infrastrutture che servono per consentire all’intero Paese di generare ricchezza e benessere. A maggior ragione quando questi asset definiscono la nostra identità culturale.

Regalare tutti i pezzi più pregiati del nostro sistema produttivo (che magari sono anche dei monopoli naturali) a singoli privati non è una politica industriale: è un suicidio collettivo del Paese.


Il disegno di legge di riforma della lirica in discussione al Senato ha lo stesso senso di dire alla Fontana di Trevi “se non sei in grado di pagarti l’acqua e le spese di manutenzione da sola ti demolisco e ci faccio un parcheggio”. Significa non capire che finanziare la lirica italiana (e il mantenimento del patrimonio culturale in generale) è come comperare spazi pubblicitari sui giornali di mezzo mondo per promuovere l’Italia e attirarci turisti. Solo che funziona di più.

2 commenti:

  1. Gentile Redazione, articolo molto chiaro riguardo i meccanismi che porteranno il grande capitale ad appropriarsi anche della lirica italiana oltre i tanti settori in questi anni oggetto di "privatizzazione" come riportato sopra e ai quali aggiungerei le Poste, il sistema bancario e la previdenza (Inps). Quello che mi chiedo è perchè non viene fatto riferimento alla costruzione Europea e all'introduzione dell'Euro che di fatto ha permesso a un piccolo gruppo di potenti di prendere il controllo di interi settori dello Stato. Il mantra "pareggio di bilancio" è solo uno dei tanti accanto a "ce lo chiede l'Europa" (l'Europa chi?, "aumento dell'efficenza", "lotta alla corruzione" ad es. Tutti funzionali a smantellare settori vitali di una nazione per darli ai cosiddetti privati che altro non sono che rappresentanti di elite. Inserite se volete essere credibili nella vostra lotta, il tema della perdita di sovranità popolare a seguito della costruzione Europea.
    Coridali saluti

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  2. Ma cosa volete che interessi della cultura,dei ns monumenti,della nostra storia ecc., ai nostri amministratori sia centrali,Matteo nazionale e i suoi cortigiani e cortigiane,che locali, Flavio e company. Questa gentaglia ha ben altri interessi!Al nostro grande sindaco,"guardate quanto ho fatto io!"cosa volete che interessi la lirica,il balletto,la musica sinfonica? Non sa nemmeno di che sitratta!A lui interessa tutt'altro! Non sa neanche cosa succede a verona è a Roma o altrove quasi tutti i gg! Matteo nazionale anche quello sempre dappertutto fuorché al suo posto,come può questa gente conoscere le problematiche reali? A questi interessa solo farsi vedere in televisione!

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