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sabato 6 agosto 2016

Rassegna Stampa - 6 agosto 2016






Sciopero in Arena, ma solo dei ballerini
Lavoratori divisi sulle forme di protesta ai tagli di Fuortes. Salva l’Aida del 14 agosto. Convocata un’altra assemblea

Sabato 6 agosto 2016

VERONA «Guardi, i miei colleghi non li biasimo. Ormai ci guardano come il peso morto che va sacrificato per il bene di tutti, e con l’attendismo tipico del popolo italico, sperano di tirare a campare ancora qualche anno. I nostri dirigenti sono riusciti a dividerci, ancora una volta, buttandoci l’osso e facendoci scannare».
Massimo Schettini è sconsolato, al termine dell’assemblea dei lavoratori della Fondazione Arena ieri mattina al teatro Filarmonico. È uno dei componenti del corpo di ballo della Fondazione Arena, destinato a essere tagliato in blocco come previsto dal piano di risanamento predisposto dal commissario straordinario Carlo Fuortes.

I ballerini si erano riuniti in assemblea giovedì, decidendo uno sciopero per l’Aida del 14 agosto. Ieri speravano che i colleghi si sarebbero uniti a loro in una protesta plateale contro il commissario. Ma non è stato così, anche se martedì si terrà una nuova assemblea generale dei lavoratori areniani per valutare forme di protesta e di lotta. Ma lo sciopero è di fatto scongiurato: gli unici ad astenersi dal lavoro saranno i ballerini in quello che sarà, a questo punto, un gesto di protesta che rischia di passare quasi inosservato, visto che la rappresentazione si terrà comunque, semplicemente verranno tagliate le coreografie di ballo previste in alcuni passaggi strumentali dell’opera di Verdi.

Schettini dà la colpa anche ai sindacalisti: «Facevano interventi lunghi e verbosi,dilungandosi in questioni procedurali, secondo me proprio allo scopo di non far pronunciare l’assemblea sullo sciopero». «Magari sarò maliziosa, ma io vedo collusioni politiche - gli dà man forte Maria Grazia, che è parte del coro - c’è una grande deframmentazione anche tra le Rsu, manca un vero progetto». L’assemblea, d’altra parte, è stata molto tesa, con interventi anche sopra le righe, da parte di persone che, dopo quasi un anno di trattative, hanno i nervi tesi come corde di violino. «Ormai questo assemblee sono solo uno sfogatoio», commentava un orchestrale all’uscita.

Ma tra molti lavoratori della fondazione Arena è passato il messaggio dei sindacati, contrari in questa fase a iniziative dure come lo sciopero, che ritengono controproducenti. «Ci dispiace per il corpo di ballo, si tratta di famiglie che finiscono sulla strada - spiega Nicolò, un corista - però è rischioso fare uno sciopero adesso. Far mancare una giornata di incasso in questo momento potrebbe compromettere molte cose. Io sono per altre iniziative di lotta: ad esempio, far iniziare ogni sera l’opera in ritardo di un’ora. In questo modo, gli incassi sarebbero salvi, ma arriverebbe chiaro il messaggio del nostro disagio». Se ne riparlerà alla prossima assemblea di martedì.

La triste verità è che non ci sono grossi margini per salvare il corpo di ballo dell’Arena, al di là del difficile percorso di un corpo di ballo macroregionale al servizio dei teatri di Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia, e nonostante i sindacati insistano che il taglio in blocco non era presente nell’accordo sindacale firmato a giugno con Fuortes. Allo stesso tempo ci sono altre questioni pressanti. Prima su tutte: la questione del fondo di integrazione salariale (Fis) pagato dall’Inps che dovrebbe integrare i due mesi di stipendio che i lavoratori perderanno con la chiusura della fondazione a ottobre e novembre. L’alternativa, d’altra parte, è il taglio del contratto integrativo aziendale, che comunque andrà ridiscusso.
Sullo sfondo aleggia anche la riforma delle fondazioni liriche approvata dal Parlamento, con il possibile declassamento dell’Arena. «Una sindacalista della Cisal da Roma ne ha parlato per 42 minuti - dice Schettini - pur di non far esprimere l’assemblea sullo sciopero, se non quando tutti se n’erano già andati». Unico politico presente all’assemblea, Michele Croce, leader di Verona Pulita.  - Alessio Corazza 

Sabato 6 Agosto, 2016

Fuortes si libera dell’Amo il museo dei conti in rosso «Stop alla gestione interna»
Bertucco: «Finalmente chiarezza». Il Comune: falso problema
VERONA Trasferimento extra lirica e museo Amo al Comune da iniziare entro fine anno.

E una radiografia netta delle due realtà: l’attività extra lirica in attivo grazie agli incassi sull’affitto dell’anfiteatro; l’Amo in perdita per circa 750mila euro nel 2015. Proprio per il «peso» delle realtà extra lirica, il commissario della Fondazione Arena Carlo Fuortes ha deciso di accelerarne lo «sganciamento» dall’ente e dirottarle in carico al Comune, come scrive nel piano di risanamento.Amo, attualmente affidata ad Arena Extra, secondo i dati resi noti da Fuortes, nel 2013 registrava 416mila euro di ricavi, scesi a 82 nel 2014 e rimasti a tale cifra nel 2015. Questa la situazione contabile dell’anno scorso: ricavi a quota 82mila euro, costi operativi pari a 154mila euro, copertura perdite 130mila euro, locazione di 454mila euro, altri costi pari a 95mila euro. E sarebbe proprio la locazione dello spazio, in capo alla Fondazione, a «buttare» giù i conti secondo il report diffuso da Fuortes, totalizzando una perdita di 753mila euro l’anno (senza considerare gli introiti da biglietteria del Festival: 400mila euro, con un euro a biglietto destinato all’accesso al museo).

«È noto che Amo non è un museo, è soltanto un escamotage con cui Tosi ha scaricato sulle spalle della Fondazione Arena i debiti contratti dal Comune con Cariverona - spiega il capogruppo Pd Michele Bertucco -. Palazzo Forti, sede dell’Amo, fu scambiato dal Comune, per un valore stimato di 33 milioni di euro, con l’85% delle quote della società Polo finanziario Spa per chiudere unilateralmente la partita dell’area davanti alla fiera. Con la scusa di mantenere la Galleria d’arte moderna a Palazzo Forti, venne sottoscritto un contratto di affitto pesantissimo: 9,5 milioni di euro in 20 anni a carico del Comune. Ma la Gam si trasferì e il macigno dell’affitto gravò sulla Fondazione».

E ancora: «Arena Extra resta una nebulosa ed è sempre più necessario fare chiarezza sul suo ruolo - prosegue Bertucco -. Nata con grande clamore, doveva essere la soluzione ai problemi finanziari della Fondazione Arena portando centinaia di migliaia di euro dagli spettacoli extra lirica. In realtà la società ha sempre vivacchiato facendo utili per poche migliaia di euro e da parte di Girondini è sempre stato negato l’accesso agli atti alle minoranze che volevano capire cosa non funzionava in questa società».

Ma l’amministrazione non ci sta ed è pronta a confutare i dati: «Da anni si parlava di un museo della lirica che Verona era giusto che avesse - spiega il portavoce del sindaco Roberto Bolis - Prima che aprisse Amo, nel 2012, il sovrintendete Girondini mise subito in chiaro, con tutti, che la Fondazione Arena non poteva pagare il canone di affitto del palazzo alla Fondazione Cariverona. Intervenne il Comune e fu deciso il comodato d’uso alla Fondazione Arena, ma a due mesi dall’apertura si scoprì che era la stessa Fondazione, per legge, a dover pagare direttamente il canone di 454mila euro. Lo fece sistematicamente, ma l’amministrazione, con la stessa sistematicità, trovo sempre il modo di restituire quei soldi alla Fondazione, trasferendole, ad esempio, gli incassi dell’extra lirica. Dunque, se si tolgono quei 454mila euro, si vedrà che i conti cambiano».

Non solo: «L’aumento medio di un euro negli ingressi alla Lirica, deciso nel 2013, viene destinato esclusivamente all’Amo - si conclude dal Comune - e oggi il museo è un luogo conosciuto, produce attività didattiche e le mostre portano indotto. Qualcuno parla sempre della misteriosa Arena Extra per distrarre l’attenzione dai veri problemi dei costi che appesantiscono la Fondazione: Arena Extra non costa quasi nulla rispetto alle altre voci di spesa che sono la vera palla al piede della Fondazione lirica e questo qualcuno non si è nemmeno accorto che gli utili prodotti dall’attività extralirica non compaiono sul bilancio di Arena Extra perché i canoni di affitto dell’Anfiteatro vengono incassati direttamente da Fondazione Arena».

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