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mercoledì 31 agosto 2016

Rassegna Stampa - 31 agosto 2016

IL BILANCIO. Fa ben sperare il consuntivo del festival areniano che s'è chiuso domenica con Aida.
In un anno tormentato per il piano di tagli e i dissidi con i sindacati

Stagione lirica meglio del previsto

Incassati quasi 22 milioni, il commissario Fuortes puntava a 20. Aumento medio dell'8,2% per serata rispetto al 2015

mercoledì 31.8. 2016 CRONACA, p. 11

Era nell'aria che la 94ma stagione areniana avrebbe segnato un più, rispetto alla precedente del 2015, anche per il maggior flusso turistico di cui quest'anno ha goduto la città. I dati ufficiali comunicati ieri dal commissario straordinario Carlo Fuortes registrano un più 8,2% di incasso medio per serata rispetto al 2015, e un aumento rispetto alle previsioni che il commissario aveva tracciato nel suo piano di risanamento: i ricavi di botteghino sono saliti dal preventivato di 20,317 milioni ai 21,960 incassati. Un milione 630mila euro in più che rendono meno pesante il tragitto di risanamento, anche se la strada per rimettere in piedi la situazione economica della Fondazione è ancora lunga.

«L'amore dimostrato dal pubblico è la dimostrazione», ha detto Fuortes, «che la lirica all'Arena è un bene culturale prezioso da salvaguardare, unico e irripetibile nel panorama mondiale. L'edizione 2016 che si chiude con successo è un passaggio importante nel processo di risanamento. Ringrazio tutti i lavoratori della Fondazione che hanno lavorato con dedizione a questo festival, in una fase complessa per l'Istituzione». Una fase che prevede tagli di personale e la decurtazione della stagione al Filarmonico.

L'ottimo risultato andrebbe poi rapportato (solo per onor di statistica) con le 7 recite in meno rispetto al 2015, che se realizzate con la media per spettacolo di questa stagione (467mila euro per recita) avrebbero portato nelle casse altri 3,270 milioni. La presenza complessiva del pubblico è stata comunque di oltre 370mila spettatori, con una media di 7.883 per recita. Anche qui se la media fosse raffrontata col numero di serate 2015 (54), avrebbe fatto salire il totale di presenze a oltre 425mila. Ciò significa che avremmo ottenuto più di 18mila spettatori rispetto al 2015 (407 mila).

Le serate più affollate: quella inaugurale della stagione con Carmen - l'allestimento di Zeffirelli è quello che ha più coinvolto il pubblico, ma dopo 21 anni di onorato servizio andrà in pensione, rimpiazzato da uno nuovo nel 2018 - ha sfiorato l'esaurito, attestandosi a 13mila presenze, seguita dalla prima recita di Aida del giorno seguente, con oltre 12mila. L'opera di Bizet ha registrato una media di 8.055 mila spettatori per sera, con 105mila presenze per le 13 recite. Aida con le sue 16 recite ha toccato la punta di oltre 123mila presenze (7.700 la media).A seguire le altre tre opere: La Traviata ha totalizzato 59mila spettatori con una media di 7.360, Turandot 44mila spettatori e 8.820 per sera (l'opera pucciniana ha goduto della media più alta per preferenze... e bisognerà tenerne conto in futuro), mentre Il Trovatore, la più debole (era nelle previsioni) ha conseguito oltre 26mila spettatori, media di 6.573. Lo spettacolo di Roberto Bolle ha fatto sold out con oltre 13mila presenze.

Le curiosità della stagione riguardano anche i canali di vendita, dove il pubblico ormai privilegia l'acquisto on line rispetto al canale più tradizionale. E la media del 41,50% che usa internet sta a dimostrarlo mentre il solo 22,25% utilizza ancora il botteghino, con il rimanente che fa conto sulle agenzie convenzionate di vendita e il call center.Il pubblico italiano (30,27%) guida sempre la classifica delle affluenze, seguito da quello tedesco (18,86%), inglese (11,02%) e olandese (4,25%). Si intensifica anche il dialogo tra l'Arena e la propria community virtuale sui social network, soprattutto Facebook e Twitter. Sulla prima piattaforma, l'Arena conferma con oltre 357.167 fan il primato italiano e il terzo posto nella classifica internazionale dopo la Sydney Opera House e il Metropolitan di New York.

Gianni Villani
  
I Sindacati: «L'opera è una ricchezza, la città deve dare di più»

mercoledì 31 .8. 2016 CRONACA, p. 11

«I dati diffusi dalla Fondazione dimostrano, con l'indotto prodotto da quasi 400 mila presenze, che l'Arena resta un asset fondamentale per l'economia veronese che va però maggiormente sostenuto da enti locali e forze economiche, in particolare quelle che operano nel commercio e nel turismo». È uno dei passaggi della nota firmata da Paolo Seghi, Nicola Burato, Ivano Zampolli e Dario Carbone di Cgil, Cisl, Uil e Cisal. «Apprezziamo», scrivono, «il ringraziamento del commissario Fuortes a tutti i lavoratori che hanno reso possibile tali risultati nonostante le difficili condizioni, a volte esasperate dalla direzione, in cui si è trascorsa questa stagione». Ma i sindacalisti lamentano il fatto di averne avuto notizia «di seconda mano» . «Dal momento», evidenziano, «che al piano di risanamento i lavoratori destinano per accordo sindacale parte dei loro compensi». E aggiungono: «I dati positivi dimostrano che l'Arena e la fondazione possono e devono continuare a essere un punto di riferimento dell'arte e della cultura per la vasta platea di pubblico che apprezza l'opera e la musica e alla quale va rivolta una programmazione e una qualità capaci di alimentarne l'interesse».

Si chiede poi «un salto di qualità nelle relazioni sindacali, valorizzando il ruolo dei lavoratori che chiedono trasparenza e oculata amministrazione». E assicurano massimo impegno «nel trovare soluzioni alle problematiche aperte». In particolare per il corpo di ballo «che Fondazione e commissario intendono liquidare, ma che risultati come questi dovrebbero incoraggiare a mantenere, sviluppandone l'attività, anche nella prospettiva da noi aperta della costruzione di una realtà interregionale». Ma, denunciano, «le disponibilità da noi incontrate in sede di Regione, ministero e con l'Agis si scontrano con il silenzio della Fondazione stessa». E.S.


2017: Arriva un nuovo Nabucco, torna l'Aida «alla catalana»

mercoledì 31 .08. 2016 CRONACA, p. 11

La 95a edizione dell'Arena Opera Festival andrà in scena dal 23 giugno al 27 agosto 2017: in cartellone 47 serate con 5 titoli d'Opera e due Gala.Il Festival 2017 si inaugurerà il 23 giugno con una nuova e attesa produzione di Nabucco proposta per 12 serate per proseguire con Aida, opera simbolo del Festival lirico areniano a partire dal suo inizio nel 1913. Il capolavoro verdiano viene presentato in due allestimenti che evidenziano il legame tra tradizione e modernità: il primo, in scena per 8 serate, è quello contemporaneo firmato dal team artistico catalano La Fura dels Baus, produzione che ha inaugurato il Festival del Centenario, con le articolate e scenotecniche tecnologie di Carlus Padrissa e Àlex Ollé; assistente a regia e coreografa è Valentina Carrasco, scene di Roland Olbeter, costumi di Chu Uroz. Il lighting design è curato dall'areniano Paolo Mazzon. La seconda veste, con 9 rappresentazioni in programma, è quella tradizionale, l'allestimento di Aida realizzato nel 1982 da Gianfranco de Bosio - e replicato per 20 stagioni - che rievoca l'edizione storica del 1913 di Ettore Fagiuoli. Le coreografie portano la firma di Susanna Egri. Terzo titolo verdiano in cartellone è Rigoletto, 5 date con regia di Ivo Guerra, scene di Raffaele del Savio e costumi di Carla Galleri. Si prosegue con 6 recite di Madama Butterfly, tragedia in tre atti su musica di Giacomo Puccini. L'opera è proposta nell'allestimento del 2004 di Franco Zeffirelli che ne firma regia e scene, con i costumi del premio Oscar Emi Wada e i movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. L'ultima opera del Festival 2017 è Tosca, sempre di Puccini, 5 rappresentazioni nello scenografico allestimento ideato nel 2006 da Hugo de Ana. Il programma è arricchito da due serate speciali: sabato 21 luglio il Gala con Plácido Domingo, martedì 15 agosto il Gala IX Sinfonia di Beethoven.







Mercoledì 31 .08 2016

Il Festival incassa 22 milioni di euro. Fuortes: Arena, bene unico al mondo
Aida l’opera più vista, sold out per Bolle. Il Comune: programma di Girondini. Pd e M5S: buon risultato

VERONA L’incanto prosegue. O quasi. Con un pubblico che resta innamorato dell’Opera in Arena, nonostante le irrequietezze interne alla Fondazione. Il festival areniano incassa quasi 22 milioni di euro, con una media a serata aumentata dell’8,2 per cento rispetto al 2015 e un’affluenza totale di 370.501 spettatori. A ufficializzare i dati è lo stesso commissario straordinario dell’ente Carlo Fuortes: «Il festival 2016 si è concluso molto positivamente - spiega -. Il pubblico ha dimostrato grande amore per l’Arena e gli incassi sono stati superiori alle previsioni del Piano di risanamento della Fondazione. È la tangibile dimostrazione che la lirica in Arena è un bene culturale prezioso da salvaguardare, unico e irripetibile nel panorama mondiale. L’edizione 2016 che si chiude con successo è un passaggio molto importante nel processo di risanamento della Fondazione».

Lo stesso Fuortes «ringrazia calorosamente tutti i lavoratori dell’ente, artisti, tecnici amministrativi e maestranze, che hanno lavorato con dedizione a questo festival, in una fase così complessa della vita dell’istituzione». Una soddisfazione, dunque, che non perde di vista la consapevolezza delle criticità, che restano aperte dietro il sipario chiuso dell’ultima Aida di domenica scorsa.

A brillare è l’incasso medio a serata, che supera quello del 2015, anche se l’anno scorso l’incasso totale ha superato i 23 milioni e gli spettatori totali sono stati 408mila: numeri più alti di quest’anno, ma il tutto con sette serate in più. Ma per ora, insomma, ci si gode un successo relativo che a giugno non si pensava di poter raggiungere. Aida , con 16 rappresentazioni, ha totalizzato 123.207 presenze (7.700 spettatori di media a serata); Carmen , con 13 serate, ha registrato 104.711 presenze (media a serata di 8.055 spettatori); La Traviata , con 8 serate, ha raggiunto i 58.891 spettatori (media serale di 7.361); Turandot , con 5 serate, ha totalizzato 44.088 spettatori (media di 8.818 a sera) e Il Trovatore , proposto in 4 serate, ha totalizzato 26.293 spettatori (con una media a spettacolo di 6.573 spettatori). La serata speciale con l’etoile Roberto Bolle, sold out, ha svettato sulle 13mila presenze.

Il sindaco Flavio Tosi ieri ha preferito non esprimersi, ma dal Comune si precisa che la programmazione 2016, come quella del 2017 («comprese le tante novità») e del 2018, è stata decisa e votata dal precedente cdi, guidato da Francesco Girondini. Il mondo della politica, nel frattempo, dice la sua: «Tenendo conto della situazione critica della Fondazione, compreso il rischio iniziale della liquidazione coatta, direi che è un successo - spiega Michele Bertucco, capogruppo comunale Pd -: sfiorare i 22 milioni significa ottenere ancora un risultato di alto livello. Di chi è il merito? Innanzitutto dei lavoratori, che in questo festival si sono impegnati ancora più di prima, nonostante le difficoltà e la situazione salariale. Poi il merito ce l’ha anche il commissario, certo, che è riuscito a riportare l’attenzione sulla qualità del festival areniano a livello internazionale».
Per il Pd, «questo è un segnale importante per il futuro». «Questa è la dimostrazione che se si lavora bene e con persone competenti i risultati arrivano».

Un plauso arriva anche dal M5S: «I dati più che positivi della stagione lirica conclusasi da pochi giorni, confermano soltanto quanto abbiamo continuato a ribadire da diverso tempo - spiega il deputato Mattia Fantinati -: fino a quando il duo Girondini-Tosi resterà lontano dalla Fondazione Arena saranno maggiori le possibilità di risalire la difficile china: un incremento del 8,2 % di incassi a serata sono un ottimo risultato, considerando che, pochi mesi prima della stagione, Tosi aveva auspicato l’imminente fallimento. Minacce che abbiamo da subito respinto al mittente sia per i lavoratori coinvolti sia per rassicurare i melomani e non, indecisi e confusi nella scelta di acquisire i biglietti».

Non solo: «Ora però é tempo di agire - sollecita Fantinati -. Nei prossimi mesi speriamo che il commissario Fuortes non scelga soltanto di operare compiendo tagli e sacrifici da lacrime e sangue ma che pensi alle maestranze coinvolte e proponga un piano concreto di rilancio per la Fondazione Arena». Silvia Maria Dubois 


I sindacati: «Adesso tutelate i nostri talenti»
Le sigle unite: «Bene i ringraziamenti, ma i problemi rimangono». Sul tavolo la questione dei ballerini

VERONA «Questi dati dimostrano quello che sosteniamo da sempre: l’Arena e la Fondazione possono e devono continuare ad essere un punto di riferimento dell’arte e della cultura musicale del nostro Paese».

Parola di sindacati che, ancora uniti (Cgil silc, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal), commentano i dati del festival. «Numeri che dimostrano anche che l’Arena, con l’indotto prodotto da quasi 400mila presenze, si mantiene come un asset importante per l’economia del Veronese - spiegano - il suo valore va implementato con interventi di rilancio di sostegno da parte degli enti locali, ma anche delle forze economiche interessate, commercio e turismo in particolare».

I sindacati da una parte apprezzano il ringraziamento di Fuortes, dall’altra non gradiscono che i dati non siano stati comunicati direttamente alle rappresentanze dei lavoratori. «Alla luce di questi dati ora sarebbe bene che l’ente facesse un salto di qualità, valorizzando il ruolo e il contributo dei lavoratori che chiedono, oggi più che mai, trasparenza, lungimiranza corretta e oculata amministrazione del bene comune che questa realtà rappresenta».

I sindacati restano disponibili a trovare soluzione ai tanti problemi: «dalla gestione del Fondo di integrazione salariale che la fermata di ottobre e novembre comporterà per gli stabili, così come per le grandi preoccupazioni dei lavoratori aggiunti, rispetto alle condizioni di lavoro futuro». Restano, inoltre, aperte le problematiche relative alla pianta organica e al mantenimento di livelli di produzione e produttività qualitativamente elevati.

«Resta in particolare aperto il compito di offrire una prospettiva al corpo di ballo che la Fondazione e il commissario intendono liquidare - concludono Paolo Seghi (Cgil), Nicola Burato (Cisl), Ivano Zampolli (Uil) e Dario Carbone (Cisal) - ma che proprio risultati come quelli descritti dovrebbero invece incoraggiare a mantenere, sviluppandone l’attività, anche nella prospettiva da noi aperta della costruzione di una realtà interregionale, rispetto alle quali le disponibilità da noi incontrate in Regione, al ministero e all’Agis si scontrano con il silenzio della Fondazione stessa». - S.M.D.

Prima volta sotto i 400 mila. La nota dolente è il pubblico

VERONA Aumenta la media di spettatori per serata, così come aumenta l’incasso medio, rispetto alle ultime due edizioni, ma per la prima volta, nella storia recente del Festival lirico, gli spettatori che hanno assistito all’opera in Arena scendono sotto le 400mila unità.
La 94esima edizione del Festival lirico si presenta, quindi, con numeri tra loro discordanti. Se si guarda alla media spettatori si può notare un certo passo in avanti rispetto sia all’anno scorso che al 2014: nelle serate di spettacolo, l’Arena ha accolto in media 7.883 spettatori, una cifra superiore di qualche centinaio rispetto all’edizione 2015 del Festival, quando gli spettatori, in media, erano stati 7.555 e anche rispetto all’anno precedente, quando la media di occupazione dei posti era stata di 7.490.

Un dato sicuramente positivo, se si tiene conto delle difficoltà e delle molte incertezze che aleggiavano, ancora a giugno, anche solo sulla possibilità che questo festival andasse in scena. Di conseguenza, anche gli incassi medi per serata, sono stati superiori agli ultimi due anni: con 476.239 euro, incassati per spettacolo, il botteghino ha visto un incremento dell’8,2% rispetto all’anno scorso; in pratica oltre 35mila euro in più, per alzata di sipario. Nel 2014, l’incasso medio era stato di quasi 438mila euro, una cifra comunque inferiore a quella di quest’anno.

E fin qui i dati positivi. Perché se si guarda, invece, ai valori assoluti, spettatori e incassi sono ben inferiori a quelli degli ultimi anni. Ovviamente, una parte di questo minor risultato è attribuibile al numero ridotto di serate, 47 quest’anno, rispetto alle 54 degli ultimi due, ma questo non basta a spiegare il trend negativo, in termini di numeri, che sembra aver imboccato l’Arena.

Complessivamente, gli incassi totali del 94° Festival sono stati pari a 21 milioni e 960mila euro. L’anno scorso furono oltre 23,3 milioni e, nel 2014, 23,6. Quest’anno poi, si è aggiornato, al ribasso, il record negativo dell’anno scorso in termini di presenze che, per la prima volta, sono scese sotto le 400mila unità: mai una stagione estiva dell’Arena era stata vista «solo» da 370mila spettatori totali. Il che si traduce in mancati incassi: in pratica, se si esclude il Festival del 2012 che portò nelle casse della Fondazione 20,5 milioni di euro, il risultato economico di quest’anno è il peggiore della serie. Certo, i paragoni, anno su anno, non sono perfettamente aderenti perché ogni stagione può contare su un numero variabile di serate d’opera e di serate di spettacolo, gala compresi, ma se si prende in considerazione il 2011, anno simile, le differenze si notano. Nell’estate 2011, andò in scena un Festival con 49 serate, solo due in più di quest’anno: ebbene, quell’anno gli spettatori, complessivamente, furono oltre 465mila per un incasso di 24,1 milioni di euro.

Per capire: la media spettatori per serata era di 9.500, il che significa che in sei anni si sono persi quasi 2mila appassionati a spettacolo. E quei 2 milioni in più al botteghino sarebbero stati utili, anche quest’anno, per sistemare le casse della Fondazione. E se si va indietro nel tempo, il confronto rischia di diventare addirittura impietoso. L’unico anno, in tempi recenti, in cui sono andate in scena 47 serate d’opera è stato il 2.000. Ebbene, gli spettatori paganti di quel Festival furono oltre 522mila. Erano altri tempi, ma rimane un pubblico di 150mila persone da recuperare.Samuele Nottegar ©

Pagati i cachet agli artisti che erano ricorsi all’ufficiale giudiziario

VERONA (sam. nott. ) L’ufficiale giudiziario non è destinato a tornare in Fondazione Arena e, per adesso, nessun pignoramento è in vista. Al termine della scorsa settimana, infatti, la Fondazione ha pagato i cachet del soprano Martina Serafin e del basso Alessandro Guerzoni. I due artisti, che si erano esibiti in una recita di Nabucco nel 2015, non avevano mai viste saldate le loro prestazioni, per un totale di 16mila euro. Per questo, venerdì 19 agosto, Michele Lai, l’avvocato che li rappresenta, accompagnato dall’ufficiale giudiziario aveva bussato alle porte della biglietteria del teatro per chiedere un pignoramento di pari valore. Cosa che non è stata necessaria: grazie a un accordo tra le parti, infatti, avvocato e ufficiale giudiziario hanno deciso di lasciare una settimana di tempo a Fondazione per pagare. «Tutto a posto – dice l’avvocato Lai – i cachet sono stati Saldati». Fondazione, comunque, rimane esposta per 2,6 milioni nei confronti dei «suoi» artisti.

Filarmonico, rinnovata la locazione con l’Accademia Con il nuovo contratto si risparmiano 18mila euro


VERONA Si chiude una stagione (tribolata) e se ne apre un’altra. Se da una parte, infatti, domenica sera, con gli applausi (sia all’opera che al messaggio dei lavoratori) ad Aida si è chiuso il festival della lirica, dall’altra, ora, si deve affrontare la critica situazione invernale che riguarda il Filarmonico. La seconda parte dell’anno, infatti, vedrà un cartellone in versione short, come annunciato più volte dai vertici della Fondazione Arena. Un problema, però, sembra essere risolto: quello dell’affitto della struttura. Una determina comunale firmata il 25 agosto, infatti, ufficializza il rinnovo del contratto di locazione con l’Accademia Filarmonica di Verona per l’utilizzo dello stesso teatro da parte della Fondazione Arena. Fino ad oggi, il Comune aveva attivo un contratto di locazione per 488mila euro (importo comunque inferiore rispetto a quello originario, di 552.759 più Iva). La Fondazione ha chiesto la disdetta del contratto e la successiva richiesta di un nuovo accordo per un canone annuo di 470mila euro, con un risparmio, per il Comune di 18mila euro. Fondamentale, nella trattativa, la disponibilità manifestata, fin da subito, dai vertici dell’Accademia Filarmonica (che già alcuni giorni fa avevano espresso previsioni positive sulla questione Filarmonico). Il contratto in questione avrà valenza temporale di sei anni, con scadenza a fine giugno del 2022.

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