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martedì 30 agosto 2016

Rassegna Stampa - 30 agosto 2016


Aida con proteste, finisce il Festival. E nel 2017 torna la Fura dels Baus
Lavoratori sul palco nell’ultima rappresentazione: «Siano in stato di agitazione». Applausi in platea

30 agosto 2016

VERONA Finale con applausi. Per tutti: per chi si esibisce e per chi combatte. Si è chiuso con la lettura di comunicati sindacali multilingue e l’incitazione del pubblico, Aida, l’ultima serata del festival areniano messa in scena domenica in Arena. Non solo: sul sito della Fondazione ora già spunta il programma 2017, 47 serate al posto delle precedenti 46, con la novità (già anticipata, in parte, dai vertici) tutta veronese di una produzione nuova di zecca, quella di Nabucco, che inaugurerà la stagione il 23 giugno. 
«L’Arena, rispetto a tutti gli altri teatri lirici, ha un vantaggio straordinario perché qui il pubblico continua ad arrivare - aveva raccontato il commissario Carlo Fuortes, a luglio, in una lunga intervista al mensile «Opera» -, ma questa fedeltà non deve essere sfruttata. Motivo per cui, nel piano di risanamento è prevista una nuova produzione ogni anno. Per altro grida vendetta avere a Verona laboratori e tecnici di alto livello e non farli lavorare». Detto e fatto. Anche se al momento non vengono ancora forniti dettagli su chi lo produca, chi sia il regista e chi siano i protagonisti.
Fra le novità di un festival che già guarda al futuro, spuntano anche due ritorni da star: il galà dedicato a Placido Domingo, il 21 luglio, e il ritorno dell’Aida firmata da Fura dels Baus (24 giugno e varie repliche) che tante polemiche (e anche qualche consenso) suscitò al debutto. Ci sarà comunque anche l’Aida storica, programmata in nove serate a partire dal 28 luglio. C’è poi un concerto di Beethoven organizzato per Ferragosto, mentre il resto del cartellone comprende anche Rigoletto (dal primo luglio), Madama Butterfly (dall’8 luglio) e Tosca (dal 5 agosto).
Ma nel frattempo, la città ha visto chiudersi l’edizione 2016: oggi arriveranno i dati ufficiali dell’affluenza estiva di un festival tribolato, che in tanti han pensato non arrivasse alla sua conclusione, inseguito in binari paralleli prima dal commissariamento della Fondazione Arena, poi dalla lunga protesta dei sindacati. 
Proprio questi, per la seconda volta nel corso della stagione, sono saliti sul palco dell’Arena con la volontà di pubblicizzare la loro battaglia.
Prima è stato distribuito ai cancelli un volantino sul problema dei ballerini, intitolato «Chi chiude il ballo, uccide l’Arena», dove le quattro sigle sindacali hanno raccontato uno dei fronti aperti più critici: «Noi lavoratori eseguiremo l’opera sapendo che quella di questa sera potrebbe essere una delle ultime rappresentazioni del nostro corpo di ballo stabile e intendiamo gridare al pubblico la nostra indignazione e il nostro dolore per la perdita incommensurabile che ne deriverebbe - scrivono i rappresentanti di Slc Cgil, Uil Uilcom, Fistel Cisl, Fials Cisal -. Esprimiamo totale dissenso per questa scelta non necessaria, che giudichiamo scellerata perché tagliando un settore artistico, si tradisce il mandato istituzionale di diffusione dell’arte musicale e della danza per cui la Fondazione Arena esiste. Chi uccide il ballo, uccide l’Arena». 
Gli spettatori stranieri prendono il volantino, cercando di capire, a fatica. Ma per loro, poco più tardi, ci sarà una versione tradotta della battaglia sindacale.
L’appendice della realtà, infatti, va in scena poco prima di Verdi, con una nuova lettera scandita sul palco anche in tedesco e in inglese: «La stagione finisce, ma i lavoratori proseguono con la loro mobilitazione a salvaguardia del loro teatro - spiegano gli stessi, attirando l’attenzione del pubblico - la cui sopravvivenza è minacciata dalle scelte di una politica nazionale e locale che ne sta pianificando la chiusura. Un grave deficit che pagheranno i lavoratori». Anche qui, la preoccupazione maggiore è per il corpo di ballo: «Ci opponiamo con tutte le nostre forze alla sua eliminazione». Proprio il corpo di ballo incassa a più riprese gli applausi della platea. 
«L’Arena svolge un importante servizio culturale e deve restare a servizio dei cittadini - è la conclusione ripetuta, anche domenica, sotto i riflettori - per questo requisiti fondamentali sono una gestione onesta, tesa a produrre spettacoli di qualità e di successo e un serio controllo ministeriale». S. M. D.

LETTERA

«Gavazzeni, nessun accordo col Teatro Coccia. E il suo contratto in Arena scade il 15 ottobre»


Caro Direttore,
in merito all’articolo «Festival lirico, se la qualità artistica è ormai un optional», a firma di Giorgio Benati apparso sul «Corriere di Verona» nell’edizione del 28 agosto 2016, la Fondazione Arena di Verona intende precisare che non è stato sottoscritto con il Teatro Coccia di Novara alcun accordo di coproduzione per la realizzazione di un’opera con la regia del direttore artistico della Fondazione Arena, Paolo Gavazzeni, né qualsiasi altro tipo di collaborazione.
Inoltre si comunica che il contratto professionale che lega quest’ultimo alla Fondazione Arena, un rinnovo del precedente contratto con scadenza 15 ottobre 2016, consente di svolgere questo genere di attività artistiche.
Grazie per l’ospitalità


Il commissario straordinario Professor Carlo Fuortes

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